Felicità: un proposito Felicità: un’ipotesi di Jonathan Haidt

Ad ogni cambio d’anno è consuetudine stilare una lista di buoni propositi – solitamente cose che vorremmo fare, ma senza troppa convinzione o con poche possibilità di riuscita: perdere chili, diventare ricchi e così via. Mai che l’obiettivo sia più radicale e che punti all’essenza piuttosto che alla parvenza. Ecco: un buon proposito per il nuovo anno, giacché del doman non v’è certezza, può essere quello di provare ad essere lieti, nonostante tutto.

La felicità. Non è cosa da poco, anche perché non c’è concordanza su come raggiungerla – ammesso che ci metta d’accordo su cosa sia. Possiamo rivolgerci alla filosofia, che cerca la felicità (o almeno la serenità) da tempo immemore; o affidarci alla religione, che continua a prometterla invano (basta rimandarla a un’altra vita e l’inganno è servito). Invece vogliamo capire cos’abbia da dirci la scienza. Felicità: un’ipotesi (Codice 2008) è un bel testo di Jonathan Haidt, psicologo di formazione filosofica e adepto della “psicologia positiva”, che ha l’ottimistico obiettivo di rimuovere gli «ostacoli al benessere che noi stessi poniamo sui nostri cammini».

Punto di partenza del libro è la constatazione che «la mente è divisa in parti che a volte entrano in conflitto». Niente di nuovo sotto il sole: molti pensatori, nei secoli, sono giunti a questa conclusione e hanno elaborato varie teorie – o meglio metafore – quali l’auriga alla guida di un cocchio trainato da un cavallo bianco e uno nero di Platone, o l’Io dinamico che cerca di gestire Es e Super-Io di Freud. Haidt adotta un’altra immagine, quella del “portatore di elefante”, in cui il portatore rappresenta il pensiero cosciente, razionale e controllato, mentre l’elefante simboleggia il corpo con le sue emozioni e i suoi automatismi ancestrali. Evolutivamente, le facoltà del “portatore” si sono sviluppate in tempi abbastanza recenti: da qui la loro fallibilità contro la forza dei meccanismi atavici dell’“elefante”. In pratica «il portatore è stato generato al servizio dell’elefante… è un consulente o un servitore, non un re, un presidente o un auriga con una presa salda sulle redini». Il problema è riuscire a farli andare bene assieme.

Secondo Haidt, per essere felici dobbiamo anzitutto imparare a ricomporre la frattura tra mente/controllante e corpo/automatico, cercando di addestrare l’elefante recalcitrante. Si tratta di un lavorio soprattutto interiore: «Gli eventi del mondo ci influenzano solo attraverso l’interpretazione che ne diamo, quindi se riusciamo a controllare l’interpretazione, riusciremo a controllare anche il nostro mondo». Verrebbe da pensare al fatalismo; in realtà la maggior parte delle persone è incline alla preoccupazione e al pessimismo semplicemente perché ci siamo evoluti per essere estremamente sensibili soprattutto al “male” – il pericolo, il rischio, la minaccia, il disgusto – in modo da poterne prontamente rifuggire. In pratica il nostro elefante, che “ragiona” in meri termini di attrazione e repulsione, ha un efficientissimo “allarme rosso” ma è sprovvisto di un antitetico allarme verde…

Per fortuna è possibile cambiare questo «stile affettivo» che contraddistingue – e logora – molti di noi. Per l’autore i tre metodi migliori per cambiare la nostra mente sono la meditazione, la terapia cognitiva e il Prozac. La meditazione, soluzione orientale trovata da varie correnti religiose e filosofiche già nell’antichità, ci permette di «cambiare i processi di pensiero automatici, ammaestrando così l’elefante». La terapia cognitiva, rimedio occidentale, ci aiuta a superare i «tre convincimenti collegati, noti come triade cognitiva della depressione… “Non valgo nulla”, “Il mio mondo è squallido” e “Il mio futuro è privo di speranza”», pensieri automatici che si attivano quando le cose sembrano andare male. Il Prozac infine è descritto da Haidt come «portare occhiali rosa» che fanno «vedere il mondo con occhi nuovi»; purtroppo non è esente da pesanti effetti collaterali (motivo per cui lo stesso autore ha smesso di prenderlo), e inoltre può turbare la nostra etica o contrariare i nostri ideali poiché permette di ottenere benefici rapidamente e senza sforzo alcuno da parte nostra.

In realtà poi la vita è varia e complicata e, oltre a delle terapie contro l’infelicità e la depressione, dobbiamo adottare delle strategie nel quotidiano per stare meglio, considerando bene certe peculiarità della nostra specie: ad esempio la nostra innata reciprocità, che ci spinge alla socievolezza predisponendoci a ricambiare (purché cominciamo positivamente!), o il principio di adattamento, che ci spiega perché una vincita alla lotteria ci rende felici solo per poco tempo – perché presto ci si fa l’abitudine. Vi sono tuttavia delle condizioni esteriori alle quali è molto difficile adattarsi, tra cui il rumore, il pendolarismo, la mancanza di controllo, la vergogna, le relazioni conflittuali; riuscire a sfuggirle è già un primo passo verso la felicità, della quale viene proposta una “formula”: F = P + C + A (dove P è la nostra propensione genetica alla letizia, C sono le condizioni della vostra vita e A le attività volontarie che decidiamo di intraprendere).

La felicità autentica e duratura viene dunque dall’amore, dall’amicizia, dal lavoro, dall’impegno – in una parola dalla socialità. L’elefante tende verso risorse, piacere e prestigio, ma queste sono conquiste effimere; siamo esseri sociali e creature industriose, e in quanto tali dovremmo realizzarci. «La felicità implica che cambiate voi stessi e cambiate il vostro mondo, e implica che perseguiate i vostri scopi e che vi adattiate agli altri». Dobbiamo conciliare l’individualismo occidentale col collettivismo orientale, la contesa dell’uno con l’accettazione dell’altro. In conclusione: «L’egoismo è una forza potente, particolarmente nelle decisioni degli individui, ma quando gruppi di persone si uniscono per fare uno sforzo serio per cambiare il mondo, si può scommettere sul fatto che perseguano una visione di virtù, giustizia o sacralità».

(Recensione anarchica pubblicata nel numero 313 di Sicilia Libertaria).

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