Socrate e la teoria dei giochi

Diciamoci la verità: Trasimaco non ci è parso poi così anarchico. Nello stato (di cose) che denuncia si trova in fondo a suo agio, una volta assodato che «la giustizia consiste nell’utile del più forte, e l’ingiustizia in ciò che comporta vantaggio e utile personale» (Resp. I 344c). Questi sono appena i prodromi dell’anarchia; ad ogni modo la società delineata dal sofista è divisa in due: giusti e ingiusti – furbi e fessi, o falchi e colombe se vogliamo. La replica di Socrate non si fa attendere. Dapprima risponde a tono, avendo in fondo compreso il pericolo delineato da Trasimaco:

«Il massimo del castigo, se uno non consente a governare lui stesso, consiste nell’essere governato da uno che gli è inferiore: per timore di questo castigo, a mio parere, governano, quando governano, i galantuomini» (Resp. I 347c)

– ma in fondo questo è il caro vecchio timore dell’aristocratico per morale, l’àristos. Il vero colpo Socrate lo sferra basso: anzitutto con un incalzare di domande costringe Trasimaco a concordare che «il giusto non soverchia il suo simile, ma il suo dissimile, l’ingiusto invece soverchia sia il suo simile sia il suo dissimile» (Resp. I 349c-d), quindi lo spinge a identificare il giusto col buono e l’ingiusto col cattivo, per concludere che

«chi è buono e sapiente non vorrà soverchiare il suo simile, ma il suo dissimile, anzi il suo opposto. […] E chi è cattivo e incolto vorrà soverchiare sia il suo simile sia il suo opposto» (Resp. I 350b).

Ora, Socrate lascia intendere che una simile strategia non sarebbe stabile. Non può essere una ESS, teoria sviluppata in massimo grado nel V capitolo del Gene egoista di Dawkins. I cattivi (i falchi) infatti sconfiggeranno facilmente i buoni (le colombe1) ma non avranno lo stesso successo con altri cattivi: verosimilmente due ingiusti finiranno per logorarsi a vicenda, perdendo tempo ed energie. Da ciò ne consegue che la stragrande maggioranza saranno buoni e giusti, a voler vedere rosa. Volendo incupirci: la gran massa di ‘buoni’ saranno sottomessi a pochi cattivi, e la percentuale di questi ultimi può essere calcolata matematicamente. Un mix di pochi ingiusti e molti giusti, infatti, è stabile: se i ‘falchi’ fossero di più si sbranerebbero tra di loro e diminuirebbero, fino a tornare al numero ottimale2, quel «rapporto stabile tra falchi e colombe» che sempre vediamo e sempre vedremo nella politica. Ma ovviamente Socrate ne sapeva sempre una più del diavolo: rigetta il modello semplicistico delineato da Trasimaco e schematizzato nella teoria dei giochi (mi riferisco soprattutto al dilemma del prigioniero) e torna allo stato retto dai cattivoni:

«Secondo te, uno stato o un esercito o una banda di predoni o di ladri o qualsiasi altro gruppo di persone associate per un’impresa ingiusta, riuscirebbero a combinare qualcosa se i loro componenti si facessero reciprocamente ingiustizia?» (Resp. I 351c).

Sostanzialmente i governanti non possono essere ingiusti – almeno non totalmente, dato che «chi è perverso da capo a piedi e assolutamente ingiusto, è anche assolutamente incapace di agire» (Resp. I 352c). Ora, è vero che con ciò Socrate lascia intuire la soluzione del dilemma del prigioniero qualora reiterato nel tempo (emerge la giustizia3 e si diffonde l’altruismo, almeno sotto forma di collaborazione reciproca); tuttavia forte è l’impressione che il primo libro della Repubblica si chiuda e si aprano al contempo scenari inquietanti: i governanti sono una casta di uomini che concordano per non farsi reciprocamente ingiustizia. Avremo modo di parlarne.


Note:
  1. Più la colomba simbolica che quella reale: come ben sapeva Lorenz e come ci ricorda lo stesso Dawkins, i columbidi sono animali estremamente aggressivi!
  2. Una strategia di “tutti falchi” sarebbe perciò instabile, anzi impossibile; apparentemente la strategia “tutti colombe” è stabile – almeno finché non si introduca un falco!
  3. Benché nella forma della strategia “Tit for Tat” – occhio per occhio, dente per dente.
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