Leggere nel tempo (del diario) di Facebook Scegliere nel tempo di Facebook di Maura Franchi e Augusto Schianchi

«In nome dell’ampiezza dell’informazione, stiamo distruggendo noi stessi e la nostra capacità di pensare»: così viene riassunta in Scegliere nel tempo di Facebook la tesi esposta in Internet ci rende stupidi? da Nicholas Carr. Pare oramai assodato che l’overload informativo e il multitasking applicato al cervello umano facciano inesorabilmente decadere le nostre capacità di attenzione e di profondità di pensiero: lo può sperimentare ognuno di noi – anche tu, o lettore che consulti al contempo una ventina di pagine e scorri codesto scritto frettolosamente, tentando d’appigliarti a qualche grassetto o parola chiave. «La capacità di “dare un’occhiata” diventa il nostro modo dominante di leggere»; la nostra attitudine, finché stiamo davanti allo schermo di un computer, è quella di dividerci tra più attività, procrastinando letture più impegnative o frammentandole in più sessioni. La serialità e la serietà di lettura che il libro ci imponeva, nei testi che scorrono sullo schermo è definitivamente perduta: nuovi browser che ci permettono di aprire molteplici schede e connessioni a banda larga hanno, di fatto, reso internet sempre più simile alla televisione. La rete che ci appariva un oceano da navigare ora sembra rivelarsi uno stagno in cui galleggiare, magari annaspandovi in giornate particolarmente insipide o in nottate in cui la mente è troppo stanca per dedicarsi a letture cartacee.

Dovremmo capire se Facebook cambi il nostro modo di pensare così come sembra fare il medium internet – così come ha fatto la televisione. È un dubbio che non può essere risolto agevolmente: internet non coincide con Facebook, nonostante tutto; la ricchezza sovente disorientante e altrettanto spesso superficiale della rete non necessariamente si riflette nel social network mainstream, che anzi nella rete opera dei tagli, rendendocela a brandelli; il fenomeno di Facebook è tutto sommato recente ed effimero nonché mutevolissimo. I nuovi profili con la “timeline” – in italiano resa come “diario” – spostano la questione identitaria dallo spazio al tempo. Non c’è più spazio per le preferenze, precedentemente ben individuabili nella pagina “Info” – fossero musica, libri, film, attività, interessi, filosofia di vita (sic). L’identità sociale costruita tramite la composizione di un puzzle di preferenze è sostituita da un incessante flusso di (in)coscienza in cui, al posto del costume d’arlecchino che andavamo cucendoci addosso, risalta il chiacchiericcio perenne e continuo in cui si può sprofondare all’infinito, o sia l’anno di nascita, o almeno fino al momento dell’iscrizione a Facebook. Il profilo è sempre meno statico; al posto di ciò che ci piace abbiamo adesso ciò che stiamo facendo e ciò che abbiamo fatto – il tutto meticolosamente archiviato nei database californiani. Il vezzo di sistemare e condividere i propri gusti in un’istantanea durevole è scombinato, a tutto favore degli aggiornamenti fugaci e delle “storie” sempre nuove – un’abitudine nuova che non molti utenti sono disposti ad accettare, come dimostrano i tanti che hanno tentato invano di tornare al vecchio profilo. Vista la leggerezza degli internettiani, l’unica cosa che resta da dire è che «nei social network la scelta è nulla più che l’espressione di un lieve moto dello spirito, un’adesione momentanea a qualcosa».

(Brano estratto – con qualche modifica – da una recensione pubblicata su Sitosophia).

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