Il filosofo è nudo

Spero solo di non attirarmi, con un simile titolo, un nuovo sciame di visitatori in cerca di culi filosofici. Niente di tutto ciò: volevo invece fermare qualche breve considerazione sparsa sulla giornata di studio di ieri.

Sandro Nannini
Scherzando (ma non poi tanto) abbiamo parlato di match tra Analitici e Continentali. Trascuriamo il fatto se sia ancor lecito operare una simile divisione, forse grossolana o forse superata: focalizziamo la nostra attenzione, piuttosto, sul fatto che le due categorie (ripeto, probabilmente del tutto improprie in questo momento storico-filosofico) sono purtuttavia sintomatiche di due modi diversi e per molti versi opposti di intendere la filosofia (quando non di farla). Così, per la prima metà dell’incontro, ho avuto l’impressione di avere a che fare con degli pseudoscienziati; nella seconda ho ascoltato degli pseudopoeti.

Giovanni Camardi
Dei mancati scienziati e/o dei mancati poeti: ecco come mi appaiono la gran parte dei filosofi contemporanei. A questo punto sarebbe stato interessante (e forse più proficuo) avere nel dibattito dei “veri” scienziati e poeti: i primi a giudicare la validità ed esattezza delle divulgazioni analitiche, i secondi a considerare la bellezza e l’eleganza delle costruzioni continentali. Non mi stupisce affatto, dunque, che essi si siano insinuati, benché non in carne e ossa, nei discorsi dei professori, diventandone referenti, ispiratori e mentori. Una filosofia autoreferenziale sarebbe ormai totalmente vuota.

Marco Mazzone
Forse Russell non era nel torto quando affermava che la filosofia è quella (cosa che è nella) via di mezzo tra la scienza e la religione: dato ciò, sarà facile che vi siano due principali tipi di filosofi, quelli che propendono più per l’una o per l’altra parte. Chiarezza contro mistero; utilità versus verità. Poco conta declinare la religione più nel senso artistico che in quello di sistema di credenze: in fin dei conti tutti ambiamo alle certezze, e tutti ci scontriamo al più con le probabilità. (Tra le poche cose serie che si possano dire del tempo, è che nulla sappiamo del futuro. Una cosa arguta tanto quanto dire che il tempo non lo vediamo – ma le lancette degli orologi sì…)

Alberto Biuso
A un certo punto mi sono venute strane fantasie, e ho smesso di ascoltare i discorsi dei professori. Mi è venuta voglia di alzarmi e di dichiararmi beatamente soddisfatto di non capire il nulla. Non capire nulla dei discorsi dei filosofi, nulla delle parole che nascondono l’oggetto (o dell’oggetto che sfugge alle parole), nulla dei motivi per cui stare a sentire dei filosofi che stanno a discutere di cose troppo lontane dalla vita e dai problemi quotidiani (essenzialmente metabolizzare per contrastare l’inevitabile sfacelo): cose totalmente fuori dal tempo, per quanto storicisticamente in esso immerse. È forse un caso che l’oggetto della discussione fosse il tempo?

Giuseppe Raciti
Poi ho capito che la cosa più notevole di quell’incontro era il fatto di ritrovare così tante teste in così pochi metri quadri (quanta materia cerebrale allo sbando!) e poter prevedere, con ragionevole certezza, che nessuno avrebbe mai dato di matto – che so, prendere l’estintore per lanciarlo contro la cattedra, o più civilmente (e meno fisicamente dolorosamente) alzarsi e urlare che il filosofo è nudo – è un aborto di altri progetti, un presuntuoso sotto sotto invidioso di altrui capacità, un arrogante anche quando sa con certezza che nulla è certo. La filosofia è una palude per commentatori e una palestra per ripetitori di parole altrui.

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