Cattivi insegnanti

Sono un insegnante mancato. Ho studiato (storia della) filosofia anche cullandomi nel pensiero che prima o poi l’avrei insegnata. Ma adesso è un pessimo momento per fare i professori. Per quelli della mia leva1 è semplicemente impossibile2. Immaginate con quale spirito leggo queste parole di Popper:

«Ho riflettuto, a quel tempo, su cosa sia più importante in una riforma scolastica. Come si può riformare davvero la scuola? Poiché riflettevo sulle mie esperienze come giovane insegnante in cattive scuole, sono arrivato alla conclusione che la cosa più importante sia di dare ai cattivi insegnanti la possibilità di lasciare la scuola. […] Ho fatto una proposta molto semplice: a queste persone, che non sono affatto peggiori delle altre, bisogna costruire ponti d’oro perché se ne possano andare dalla scuola; al loro posto verranno dei giovani che in parte sono insegnanti nati» (K. Popper – K. Lorenz, Il futuro è aperto)3.

Inutile dire che la mia reazione immediata è quella della standing ovation – certo, forse perché mi sento un giovane insegnante nato nonché disoccupato (quindi potenziale beneficiario della proposta) e sicuramente poiché non sono di certo un vecchio, brutto e cattivo docente. Però. Però. Però Popper dimentica di aggiungere un ovvio corollario. Come dovrebbero abbandonare la scuola i cattivi insegnanti, così dovrebbero fare gli allievi pessimi. Dovrebbe essere loro permesso di fare altro. Capisco a stento l’obbligo scolastico fino alle scuole medie, ma averlo esteso fino ai 16 anni4 è una totale scelleratezza5. Per i ragazzi (che non possono imparare qualcosa di meglio), per i genitori (che devono sostentare i figli a prescindere dal prossimo decreto Brunetta) e soprattutto per gli insegnanti, che di fronte a certe bestie da soma non possono che incattivirsi ulteriormente – e dare davvero l’impressione di essere loro in trappola.


Note:
  1. Laurea in lettere e filosofia a.a. 2007/08.
  2. Tra gli ultimissimi che ce l’hanno fatta – o per meglio dire: tentano di farcela – ci sono Miryam e Azalais, ma provate a chieder loro a che prezzo.
  3. Così continua: «Fino a quando molti insegnanti sono insegnanti amareggiati, amareggeranno i bambini e li renderanno infelici. Rimangono nella scuola fino al pensionamento, e tirano un sospiro di sollievo quando la pensione arriva. Fintantoché nella scuola restano insegnanti amareggiati, che per comprensibili motivi terrorizzano i bambini – anche perché essi stessi vengono intimoriti dai loro superiori, ad esempio dagli ispettori –, la scuola non potrà diventare migliore». A proposito, l’ho letta su carta qualche sera fa, ma la conoscevo già grazie a Marco T.
  4. Età che suppongo verrà elevata presto fino ai 18. Aumenta la quantità e diminuisce la qualità, ovviamente.
  5. So di ragazzi che si fanno bocciare due o tre volte alle superiori finché non sono fuori dall’obbligo. Viva la squola, eh.
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