Libertari sì, ma anche un po’ paternalisti Nudge: la spinta gentile (Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, 2008)

Lo ammetto: per qualche tempo, tanti anni fa, fui affascinato da certe letture di libertarianismo di stampo americano, anzi statunitense – chiamiamolo pure anarcocapitalismo, cercando di non vergognarci troppo. Trovavo le loro teorie sociali assolutamente aberranti, è vero (immaginano senza pudore un mondo abitato da straricchi non tassati ritirati nelle loro enclavi che ridistribuiscono del tutto volontariamente parte della loro ricchezza ai più “sfortunati”: ma da quelle parti si sa, vedono la “filantropia” di Bill Gates chiudendo gli occhi sui “finanziamenti” di Trump e poi si compiacciono che esiste giustizia e bontà a questo mondo…); però al contempo le loro spiegazioni economiche mi sembravano eleganti, sensate e razionali. Oggi so che non è affatto così semplice.

Possiamo discutere per ore se ad essere un furto sia più la proprietà o la tassazione, ma su una cosa dobbiamo concordare: gli umani, almeno economicamente, non sono affatto esseri razionali. (Taciamo degli altri ambiti, per semplicità). Anche gli economisti più accademici hanno ormai abbandonato il paradigma dell’homo oeconomicus: resiste solo qualche filosofo qua e là, ritardatario e disinformato come sempre. Tversky e Kahneman (quest’ultimo autore dell’interessante Pensieri lenti e veloci) già negli anni settanta facevano emergere coi loro esperimenti psicologici la non razionalità del comportamento economico umano: ora mi sono ritrovato tra le mani Nudge: la spinta gentile di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein (Feltrinelli 2009) che si inserisce nello stesso filone ma ha in più il pregio di indicare una “terza via” in economia, un’opzione anche politica equidistante dal laissez-faire tipicamente di destra e dalle manie di controllo della sinistra.

I due autori chiamano la loro proposta “paternalismo libertario”. Un ossimoro, sulla carta; sicuramente un’espressione infelice che mette assieme due termini polarizzanti e politicamente agli antipodi. «Ci consideriamo libertari perché sosteniamo che, in generale, gli individui dovrebbero essere liberi di fare come credono e, se lo desiderano, di non partecipare a situazioni che considerano spiacevoli… Ci consideriamo paternalisti in quanto pensiamo che sia lecito per gli architetti delle scelte cercare di influenzare i comportamenti degli individui al fine di rendere le loro vite più lunghe, sane e migliori». Detto così suona già meglio: e ho continuato a leggere.

Il presupposto è che l’uomo non sempre agisce razionalmente: «in molti casi, gli individui prendono cattive decisioni: decisioni che non avrebbero preso se avessero prestato piena attenzione e se avessero posseduto informazioni complete, capacità cognitive illimitate e totale autocontrollo». Thaler e Sunstein però ritengono preferibile minimizzare il ricorso a divieti e aumentare i nudge, i “pungoli” come ha voluto renderlo la traduttrice Adele Oliveri. «Un pungolo è qualsiasi elemento che incide in misura significativa sul comportamento degli Umani ma che viene ignorato dagli Econi» (gli “Econi” sarebbero gli inesistenti uomini iperrazionali postulati dall’economia classica…). Un esempio tipico di pungolo è l’opzione per essere donatori di organi di default (nei paesi in cui vige questa regola, che non impone a nessuno di essere donatore ma lo considera tale fino a dichiarazione contraria, le donazioni sono di gran lunga di più…); un altro, più banalmente, è quello di non tenere cibo spazzatura a casa quando si è a dieta (anche in questo caso nessuno ci vieta di ingozzarci, ma non averne disponibile rende la dieta più semplice…); più concretamente, sono pungoli anche le etichette energetiche degli elettrodomestici e i dati di consumo delle automobili. Di esempi è pieno il libro e lascio al lettore la scoperta, ma avverto che alcuni sono fin troppo americani – sempre nel senso di statunitensi: i capitoli sulle assicurazioni sanitarie e sui piani pensionistici sono pressoché illeggibili per noi italiani, e spero che non dovremo mai averci a che fare…

L’uomo che hanno in mente Thaler e Sunstein non è dunque quello razionale ma inesistente dei vecchi economisti né l’uomo progredito ed evoluto teorizzato dagli utopisti: il loro è l’uomo in carne e ossa, con problemi di autocontrollo e soggetto alle più disparate tentazioni, tendenzialmente conformista e pigro, con poco tempo per informarsi meglio e volontà insufficiente per fare scelte che nel lungo periodo possono rivelarsi le migliori. L’uomo in quanto tale deve avere tutta la nostra comprensione e supporto, perché siamo noi. Un uomo del genere va aiutato senza essere vessato: «pensiamo che una buona società debba fare scelte di compromesso tra proteggere gli sventurati e incoraggiare l’iniziativa privata e l’autoaiuto, tra dare a tutti una fetta decente della torta e aumentare le dimensioni della torta… Il più delle volte, i pungoli aiutano chi ha bisogno, determinando un costo trascurabile per chi non ne ha».

«Sosteniamo che in molti campi… una migliore amministrazione si basi non tanto sulla coercizione e l’imposizione di vincoli da parte del governo, quanto su una maggiore libertà di scelta. Se gli incentivi e i pungoli sostituiscono gli obblighi e i divieti, la pubblica amministrazione sarà al tempo stesso più piccola e modesta. Quindi, a scanso di equivoci: non siamo favorevoli a un governo più invadente, ma a un’attività di governo migliore» (ecco riecheggiare Thoreau…). Thaler e Sunstein credono che la loro proposta sia veramente bipartisan – né di destra né di sinistra, dicono testualmente. Oggi questa espressione è per noi un campanello d’allarme e ci mette in guardia contro chi la pronuncia come uno chiaramente di destra: credo però che in economia, almeno in alcuni ambiti, si possa ancora usare senza troppi timori. Il libero scambio, ad esempio, davvero non è di destra né di sinistra: ma la pretesa del capitalismo (con o senza prefisso “anarco”: non fa davvero differenza…) di giustificare con esso la propria condotta schiavistica, monopolistica ed esternalizzante, questo sì che è di destra.

(Pubblicato nel numero 406 di Sicilia Libertaria)

Questo scritto è stato pubblicato in recensioni e parla di , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , .