Tra filosofi, fra le loro grinfie

Non è bello, non per un non filosofo almeno, incappare fra le grinfie di filosofi. Questo essenzialmente per un motivo: sono gli unici viventi in grado di prendere mortalmente sul serio ciò che non sembra degno di attenzione ai più. Voglio recarvi due testimonianze. La prima riguarda una diatriba sulla differenza tra fra e tra, o fra tra e fra (o fraffrà ettrà o trattrà effrà), il cui esito non è stato dissimile da questo1. Ma ciò è un’inezia se paragonata alla seconda discettazione, che ha avuto inizio dalla lettura dei primi quattro libri del(la) Genesi2. Al di là dei facili commenti su quanto di pecoreccio vi è in quelle pagine (e non potrebbe essere altrimenti, essendo roba concepita da pastori dell’Ottomila Avanti Cristo!), alcuni brucianti dubbi sono sorti man mano. (Cattolico apostolico, fermati qui, non leggere oltre, lo dico per il tuo bene!)

filosofi panici

Ad esempio: com’è che un firmamento separa le acque dalle acque? E perché poi le acque vengono separate dalla terra, se era stata descritta come “deserta”? Ma queste sono bagatelle, a confronto della prima creazione divina. Intanto c’è Dio che si dà il plurale maiestatis3: “Facciamo l’uomo”. Facciamolo, dai! E “maschio e femmina li creò”. Separatamente? Ed Eva? O forse contemporaneamente, come gli androgini platonici? Boh. Ma un attimo: ecco il racconto di un fumato che ricomincia a narrare da capo4: “Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo, nessun cespuglio campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata”: ma come, poco prima avevi detto che “la terra produsse germogli, erbe che producono seme” eccetera eccetera! Ah, ovvio: è perché “nessuno lavorava il suolo”. E così ecco che viene creato l’uomo. Solo maschio stavolta…


Note:
  1. Si è altresì stabilito che nessuno di noi voleva stare tra trans – Marrazzo essendo stato spirito guida della serata –, né tantomeno fra Franz.
  2. Per chi non avesse una Bibbia, eccoli: 1, 2, 3 e 4.
  3. O forse parla tra sé, come suggeriscono i commenti. E comunque Dio è uno e trino, quindi può parlare di sé anche al plurale, o può parlare ad un’altra parte di sé…
  4. Triad dixit.
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