Tenere note per me

I migliori giovani della mia generazione si disprezzano tutti.

Quando il filosofo dice che non è bene spiegare una cosa, si dà il caso che non sappia spiegarla.

Essere frainteso è l’eufemismo del risultare offensivo.

Ho disgusto degli allievi di chicchessia. Hanno sempre un’aria da rapaci – come un sentore di candide iene.

Il modello è seguito da scimmie canterine.

Tra gli orrori che l’uomo può imporsi, la prigione è seconda solo alla guerra.

Non badare alle critiche altrui: giusta sicurezza o sbruffonaggine?

Codeste robe che scrivo, non le direi mai. Men che meno pronunciarle di giorno…

Tutto ciò che crea esplode, e viceversa.

Mi prendo troppo sul serio? Ci mancherebbe.

C’è una soddisfazione atavica e pansessuale negli stronzi che affondiamo ogni mattino.

V’odio e v’amo. Perché lo faccio, forse richiedete. Non so, ma così sento – e non me ne cruccio.

La contemporaneità nasce nel riconoscere che non esiste un concetto univoco e/o immutevole di – per – ogni cosa.

Chi taglia raglia.

A mezzo quarto di secolo son già tutti più che compromessi.1

Un filosofo, non può ch’essere fascista – intollerante verso le altrui “opinioni”, e fascinato solo dalla sua Verità.

L’ironia è roba da grandi.

Ogni stima è perlopiù disprezzo dissimulato.

Leggo come se dovessi morire domani; scrivo come fossi già morto.

I filosofi senza barba non sono Filosofi – ecco un’affermazione da filosofi!

io crucciato

La differenza fra la filosofia e la letteratura è che la prima pretende che le sue narrazioni vengano prese per vere – le sue storie, per buone.

L’aggettivazione è la puntualizzazione e l’esattezza del linguaggio. (Nell’isola deserta, come Bufalino, porterei il vocabolario, che contiene tutte le opere.)2

La morale. Quella che è tale anche nella certezza di non essere sgamato.

La convivialità di internet: così comoda, così conveniente. Senza la presenza ingombrante e maleolente dell’Altro, e tutti quei salamelecchi e riti che ne stemperino l’aggressività – basta ignorarLo…

Quando non parliamo di noi, unica originalità, facciamo per forza sorbire minestre scaldate, brodini già gustati – e dunque dis-gustati.

L’Europa. Come si può vivere in – e inneggiare a – uno spazio che consente ancora assoluti e gerarchie, monarchie e vaticini di vaticani?

Non si può dare filosofia delle (dalle) citazioni altrui – quello scorgere precursori di idee apparentemente proprie. Eppure, quale sfacciataggine nel concederci il merito di ciò che – ignorammo – fu di Cesare, o di Caio!

Eppure divento sistematico – intollerabilmente metodico – anche in nota. In nota stilografata. La grafite è più incerta – più in nuce quanto meno è in luce.

Apporre il proprio nome sulle cose significa rivendicarne la proprietà, riconoscendone le proprietà – come dire: è mio, è parte di io!

Siamo onerosi. Se non in termini di denaro, certo in termini di tempo – di manutenzione. (Giacché la vita è mantenersi – anche: contrastare l’entropia, come direbbero alcuni evoluzionisti.)

La solitudine d’un foglio o d’un figlio fa l’uomo scrittore.

Quando, nel tentativo di distinguere il grano dal loglio, si scorgono i frugivori e i mangiatori di carogne…

Sogno un mondo in cui tutti mi diano ragione. Nei miei peggiori incubi.

“Civetteria erudita”3. È quella che sfoggiamo ogniqualvolta scriviamo.

Il francese, come lingua straniera d’adozione. Perché no? Proust lo usò – e Céline e Cioran, e Sartre e Camus e gli esistenzialisti, e Picasso dopo gl’impressionisti e Baudelaire prima di tutti i maudits; e ancora Voltaire, gl’illuministi, i moralisti e giù giù fino a Descartes, il primo filosofo che ri-conosciamo4. Al diavolo il tedesco, così poco latino – così troppo europeo

Il tuo nemico ciancia di Morte, di Tempo, di Corpo? E allora tu canta della vita dello spazio della mente…

Sul grasso non aggrappa l’inchiostro – ciò che è toccato da mano non può essere scritto.

L’attenzione s’offusca con un granello, e la memoria mediatica è media e mediata. Possiamo forse vantare una memoria diversa da quella impostaci?

Mi è congeniale la nota ingegnosa, oggi, come ieri giocai con versi sparsi, quarantaquattro in fila per 44.

Forse la forza semantica del greco sta anche nell’infinita possibilità di combinare lemmi, di generare termini composti e giustapposti – ossimori tra lettere, coiti tra parole…

Fuga dall’orrore5 leggendo libri in corsia d’ospedale. (Estraniarsi: rendere il Dolore cosa degli Altri, cosa estranea – cosa strana.)

Svezzarsi dal sonno – stuprare gli occhi cisposi del mattino.

Sbozzare. L’arte della lima, della pazienza, dell’attesa. Che è nemica della quantità, ma non necessariamente flirta con la qualità…

Perché mai dovrei rispettare le scelte altrui, se non per sbizzarrirmi con i “ma”?


Note:
  1. Figuriamoci al quarto intero…
  2. Ricordiamo tutti la più paurosa biblioteca di Babele di Borges. Il dizionario combinerebbe meno insensatezze?
  3. Motto di Bufalino, esatto come ogni suo detto.
  4. Ho dimenticato, forse esplicitamente, Rousseau e Pascal.
  5. Nonché dal venir meno…
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