Stressati Stress e libertà di Peter Sloterdijk

Può capitare di non riuscire ad onorare gli impegni. Di più: può succedere di non essere in grado di concedersi i dovuti piaceri, come leggere un libro e meditarci un po’ su. In tali casi la causa e l’effetto sono la stessa cosa: lo stress. Quando si è stressati non si riesce a fare niente di piacevole; quando non si fa niente di piacevole ci si stressa.

Peter Sloterdijk

Al di là degli eventi personali, tuttavia, lo stress è il liquido amniotico nel quale annaspa tutta la nostra odierna società. Lo sa bene ogni filosofo, che cerca fondamentalmente la pace; l’ha capito in particolare Peter Sloterdijk, che l’ha enunciato più volte fino a esplicitarlo in forma libraria nelle pagine di Stress e libertà (Raffaello Cortina 2012). Stressante, per l’uomo moderno, è l’incontro e scontro quotidiano con tanti “prossimi” che non sono mai stati così lontani; stressante è la fine della dimensione locale e l’immissione forzata in quella globale; stressante, insomma, è il grande Stato nazionale. Stressante e sorprendente al contempo: «Nulla è più stupefacente della possibilità di esistenza di questi insiemi di milioni/miliardi di individui nei loro involucri nazional-culturali e nelle loro molteplici suddivisioni interne». La principale fonte di stress, dunque, sono per Sloterdijk quei “macrocorpi politici” nei quali viviamo; di più, le società attuali non sarebbero altro che «campi di forza stress-integrati» e «sistemi di preoccupazioni autostressanti».

folla a natale

Onde evitare di prendere il nostro filosofo per un misantropo elitario (ma probabilmente lo è, come ogni buon pensatore), o peggio per un nazista (come ha stoltamente fatto Habermas), cerchiamo di capire meglio cosa lo indigna del vivere sociale. Leggiamo almeno questo stralcio: «Una nazione è un collettivo che riesce a preservare un’inquietudine comune. In esso un costante flusso tematico di stress, più o meno intenso, provvede alla sincronizzazione delle coscienze per integrare le rispettive popolazioni in comunità di cura e di eccitazione che si rigenera di giorno in giorno. Per questo i moderni mezzi di informazione sono semplicemente irrinunciabili per la creazione di coerenza in ambiti di stress comune nazionali e continentali». Sono i media, nelle attuali società, a suggerire e fomentare continuamente stati d’animo negativi e stressanti di inquietudine, paura, indignazione, preoccupazione. Senza i mass media, anzi, secondo Sloterdijk non esisterebbero nemmeno le società di massa con le loro coesioni forzate e artefatte. Libertà, pertanto, è l’affrancarsi da questo flusso uniformante e deformante di angosce eterodirette.

società dello spettacolo

La mancanza di libertà può essere esperita almeno in due varianti: la repressione politica e l’“oppressione del reale”. «La repressione politica costituisce un sistema di stress che produce effetti finché coloro che la subiscono scelgono di evitare lo stress – in un linguaggio d’uso comune: obbedienza, rassegnazione, sottomissione – piuttosto che la ribellione e la rivoluzione». In poche parole: la vita oppressa negli attuali Stati è stressante, ma la ribellione è ancor più stressante – anzi, la rivolta antitirannica si configura come la massima operazione di stress. Purtuttavia «le rivoluzioni scoppiano quando, in momenti critici, i collettivi rivalutano intuitivamente il proprio bilancio di stress e giungono alla conclusione per cui l’esistenza in una posizione sottomessa che cerca di evitare lo stress risulta infine più costosa dello stress della rivolta». La rivoluzione è una questione matematica ed economica, insomma; se considero che sto scrivendo nel giorno in cui l’IVA è stata ulteriormente aumentata al 22%, e la disoccupazione giovanile ha ufficialmente oltrepassato il 40%, capisco bene che è solo questione di giorni, o di punti percentuale.

cortei

Ma per Sloterdijk l’oppressione non è soltanto una questione sociale e politica: anzi essa spesso deriva dal “reale”, o quantomeno dalla nostra disposizione verso la realtà. La modernità stessa, secondo Sloterdijk, nasce dalla sua pretesa di lottare contro l’oppressione del reale; la sua forza sta nell’universalità del messaggio e nella capacità di arruolare gente di ogni provenienza per combattere questa “battaglia”. Gli Stati, che siano tirannici o sedicenti democratici, nascono e prosperano proprio grazie a questa bugia, a questo mantra costantemente ripetuto: la promessa di una vita migliore, in contrasto con una supposta vita grama e invivibile in una società anarchica. Sappiamo bene come va a finire: in tutto ciò gli individui e le minoranze – a meno che non facciano parte dell’élite al potere – sono costantemente schiacciati. E se pensiamo per un attimo che la modernità politica ha inizio con una recriminazione di “life, liberty and the pursuit of happiness”, la beffa non può che essere ancor più amara…

mirikani

Tornando a noi, libertà è autarchia e felicità; «libero è perciò colui che riesce a conquistare la spensieratezza», quella sensazione sperimentata e descritta da Rousseau nelle sue passeggiate solitarie, grazie alle quali si divincolava dalla morsa delle strette sociali. A tutt’oggi ci sono in giro troppi pochi gruppi con alti valori di “irradiazione rilassante”, per dirla alla Sloterdijk: in città è inutile cercarne, è tutto un affannarsi di gente in crisi perché c’è la crisi, stressata perché lavora troppo o depressa perché non lavora affatto. È per questo che negli ultimi mesi mi sono eclissato: la città mi stressava troppo, al punto da farmi preferire di accollarmi il grande stress (sì, non ce ne tiriamo fuori…) dell’abbandono dell’appartamentino cittadino e del trasloco in campagna. I ritmi, i sentimenti e i logorii imposti dalla vita quotidiana nella città si amplificano, diventando estremamente logoranti: meglio allontanarsi il più possibile dai media, dai megafoni, dagli amplificatori di comunicati stampa, dalle deprimenti emittenti, e cercare di vivere perseguendo la propria morale – lontanissima dalla legalità burocratica e autoritaria – e ammirando il cielo stellato stesi su un prato. Perché, come sa anche Sloterdijk, «l’uomo, disteso, è più vicino alla libertà».

(Recensione anarchica pubblicata nel numero 332 di Sicilia Libertaria).

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