Sintesi moderna: una sintesi

Se l’espressione “Sintesi Moderna” è stata coniata da Julian Huxley – che intitolò la sua opera del 1942 Evolution: the Modern Synthesis – gli studi teorici li dobbiamo soprattutto alle ricerche effettuate tra gli anni ’30 e ’40 dello scorso secolo, tra gli altri, da Theodosius Dobzhansky (che fornì fondamentali apporti alla genetica delle popolazioni), da Ernst Mayr (che si dedicò alla sistematica e a nuove ricerche sulla speciazione) e da George Gaylord Simpson (che adottò un approccio prevalentemente paleontologico)1. Con tali apporti il darwinismo, pur rinforzandosi, cambiò sostanzialmente volto:

«Il concetto di selezione naturale torna ad essere considerato cruciale, anche se muta profondamente: esso perde il significato darwiniano di sopravvivenza del più adatto nella lotta per l’esistenza e assume quello di diffusione dei caratteri del più prolifico all’interno della popolazione. La selezione naturale viene intesa come riproduzione differenziale: alcuni individui contribuiscono in misura maggiore di altri – cioè con un maggior numero di discendenti – alla generazione successiva. Il centro dell’attenzione si sposta dalle macro- alle microstrutture, dall’organismo e dalla sua competizione vitale al programma genetico e alla sua realizzazione» (Barsanti 2005, p. 349).

A mutare non è soltanto la concezione del meccanismo della selezione naturale, che dalla darwiniana e spenceriana sopravvivenza del più adatto si trasforma in un processo che altera la frequenza dei geni in una popolazione (questa nuova visione è dovuta principalmente agli apporti della genetica delle popolazioni): quel che cambia più profondamente è la prospettiva adottata. Infatti gli oggetti d’indagine prediletti dagli studiosi della Sintesi Moderna diventano i geni, i fenotipi e le popolazioni, mentre l’approccio di Darwin si rivolgeva principalmente agli organismi, alla speciazione e agli individui. La macroevoluzione viene illustrata attraverso la microevoluzione2: tutti gli aspetti macroevolutivi e morfologici sono da ricondurre a cause microevolutive (cioè genetiche).


L’evoluzione graduale diviene spiegabile in termini di piccoli cambiamenti genetici (per mutazione e ricombinazione) e il fenomeno della deriva genetica diventa importante quanto la selezione naturale se non più, facendo focalizzare in tal modo l’attenzione sui processi stocastici3 che presiedono alla sopravvivenza differenziale. In realtà il processo della selezione naturale non venne mai abbandonato, ma soltanto ampliato:

«Per quanto riguarda la selezione naturale, essa venne concepita come un processo in due tempi: il primo consistente nel fatto che per mutazione e ricombinazione si produce una grande quantità di variazione genetica, e il secondo (la selezione in senso stretto) nella sopravvivenza e nella riproduzione degli individui più adatti» (Barsanti 2005, p. 351).

Volendo infine ricapitolare e sottolineare i punti in cui la Sintesi Moderna diverge significativamente dall’evoluzionismo darwiniano, notiamo che:

«– It recognizes several mechanisms of evolution in addition to natural selection. One of these, random genetic drift, may be as important as natural selection. – It recognizes that characteristics are inherited as discrete entities called genes. Variation within a population is due to the presence of multiple alleles of a gene. – It postulates that speciation is (usually) due to the gradual accumulation of small genetic changes. This is equivalent to saying that macroevolution is simply a lot of microevolution» (Moran 2005).

Nel prossimo articolo vedremo chi ha colto l’eredità di Darwin mediato dalla Sintesi – nella corrente del cosiddetto “neodarwinismo”.

Riferimenti bibliografici:
BARSANTI, G. (2005), Una lunga pazienza cieca. Storia dell’evoluzionismo, Einaudi, Torino 2005.
MORAN, L.A. (2005), The Modern Synthesis of Genetics and Evolution, University of Toronto, Toronto 2005.
PIEVANI, T. (2005), Introduzione alla filosofia della biologia, Laterza, Roma-Bari 2005.


Note:
  1. Per una puntuale ricostruzione del contenuto delle opere di tali autori si veda Barsanti 2005, pp. 352 sg.
  2. Per Pievani addirittura «lo slogan della grande Sintesi fu che “la macroevoluzione è totalmente riconducibile alla microevoluzione”» (Pievani 2005, p. 14).
  3. Cfr. Barsanti 2005, p. 351: «La variazione genetica è aleatoria nel senso che non è indotta né dalle condizioni ambientali né dai bisogni organici. Nello stesso tempo, tuttavia, essa è determinata, poiché vi sono ben pochi gradi di libertà nel tipo di variazione genetica possibile per un qualsiasi organismo in qualsiasi tempo».
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