Quel che importa è che siano felici

DAVIDE (che ha appena iniziato L’illusione di Dio) – “Orgoglio ateo”. Dice bene Dawkins.
SIMONA – Umpf. Non mi convince. Ancora con ’sta smania adolescenziale dell’ateismo a tutti i costi!
DAVIDE (insinuante): Perché? Ci si deve vergognare ad essere atei?
SIMONA – Ma no, però non si può pensare di convincere la gente a diventare atea, o peggio imporglielo.
DAVIDE – Dawkins non dice niente del genere, anche se forse lo auspicherebbe.
SIMONA – E tu?
DAVIDE – Beh, fosse per me dovrebbero essere tutti atei, ma questo è un altro discorso. Tu che ne pensi invece?
SIMONA – Secondo me non si può togliere alla gente la consolazione della religione.
DAVIDE – Ma ti senti come parli? In pratica stai ritenendo che la gente sia troppo stupida per riuscire a cercarsi un’alternativa alla religione. Come direbbe Dawkins: «Che paternalismo, che condiscendenza!»1.

SIMONA – È arrivato il filantropo. Non eri quello che detestava la gente e non la stimava per niente?
DAVIDE – Abbastanza. Non così tanto però da credere che non riuscirebbero a rimpiazzare la religione con qualcosa di meglio – o quantomeno di meno dannoso.
SIMONA – Tipo la filosofia?
DAVIDE – Beh, quello no. Ma ci sarà pur qualcos’altro…
SIMONA – Io però non capisco proprio perché dovremmo togliergli questa consolazione. Se stanno bene così… Tu andresti a togliere la religione a delle anime pie?
DAVIDE – A parte il fatto che credo che quelle autentiche siano veramente poche. Vedi, quel che mi fa rabbia è che non si dà alternativa consolatoria alla religione. E questo dipende dal fatto che la gente è stata educata alla religione fin dall’infanzia. Sfido io che poi non riescono a immaginare alternative2!

SIMONA – Sarà. L’importante però è che siano felici. In quel caso che diritto hai di togliergli la fonte della loro consolazione?
DAVIDE (sentenzioso, come sempre) – Guarda: fossero felici senza conseguenze per gli altri, andrebbe bene. Ma è grazie a tanta gente “felice” che siamo nella merda. È grazie a loro che siamo sudditi, o quantomeno succubi, del papa.
SIMONA – Beh, in effetti…
DAVIDE (ancora più assertivo) – E non ho finito! Tu dici che quel che importa è che la gente sia felice. Prendi i berlusconiani. Conosci gente più beota beata di loro? Hanno votato il loro beniamino, il quale adesso è padrone dell’Italia e non possono che esultarne, visto che tiene lontani quei cattivoni dei comunisti e inoltre favorisce (almeno così fa credere) in ogni modo i suoi fan, offrendo loro per di più televisione gratis, divertimento a buon mercato e mercanzie del genere. Ecco: è giusto che perché sia felice qualcuno debbano essere infelici gli altri?
SIMONA – Certo, se la felicità di qualcuno è dannosa per quella di qualcun altro…
DAVIDE – Con la religione credi sia diverso?
SIMONA – Ma la maggior parte della gente religiosa non fa nulla di male…
DAVIDE – Nel loro piccolo sembrerebbe di no. Del resto nessun berlusconiano ti ha mai picchiata… Il problema diventa quando questa gente assume un grande peso sociale.

SIMONA – Beh, allora che dovremmo fare? Giriamo per le case dei vicini e convinciamo le vecchine a diventare irreligiose?
DAVIDE – Beh, purtroppo credo che non ci sia molto da fare, almeno con gli adulti (anche se Dawkins parla comunque dell’angolo dei convertiti…). Forse avremmo più chance coi bambini. Del resto in tutta la prefazione Dawkins si scaglia anzitutto contro l’indottrinamento dell’infanzia3
SIMONA – Sei convinto che il catechismo abbia tutto questo potere? Ma se nessuno si ricorda nulla delle preghiere!
DAVIDE – È come la scuola: nessuno ricorda più come estrarre le radici quadrate, ma (quasi) tutti sanno far di conto, o almeno leggere. Così col catechismo – il messaggio base è rimasto intatto: dio esiste ed è giusto che esistano anche i parrìni. E le conseguenze le conosci benissimo anche tu…


Note:
  1. Richard Dawkins, L’illusione di Dio, Mondadori, Milano 2008; p. 9. E continua canzonando la riflessione un po’ snob tipica di chi non vorrebbe togliere alla gente la religione come consolazione: «“Tu e io siamo naturalmente troppo colti e intelligenti per credere in una religione, ma la gente comune, hói pollói, i prolet di 1984 di Orwell, i Delta e gli Epsilon semideficienti del Mondo nuovo di Huxley hanno bisogno della religione”». Siamo troppo pessimisti – e anche latentemente razzisti, o quantomeno classisti – noi o è Dawkins ad essere eccessivamente ottimista e illuminista? Propendo per quest’ultima ipotesi.
  2. Cfr. ibid., p. 11: «Credo che molti si aggrappino alla religione non perché sia consolante, ma perché sono vittime del nostro sistema educativo, che non ha offerto loro l’opzione di una visione laica della vita». Di seguito aggiunge pure che la gente è creazionista perché non sa nulla del darwinismo. Quasi una forma di intellettualismo etico, benché anzitutto cognitivo…
  3. Cfr. ibid., p. 15: «Se vivete la vostra religione come una trappola, chiedetevi perché. Non sarete stati indottrinati da bambini? Se siete credenti, è assai probabile che la vostra fede sia la stessa dei vostri genitori. Se siete nati nell’Arkansas e siete convinti che il cristianesimo sia vero e l’islamismo falso, pur essendo perfettamente consci che pensereste il contrario ove foste nati in Afghanistan, siete vittime dell’indottrinamento subito in età infantile». Vedi anche p. 18, in cui accenna al potere “memetico” della religione.
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