Pseudospecie

Torno brevemente sulla discussione sui diversi, che tanto astio e troppi fraintendimenti ha disseminato fra me e l’interlocutrice prediletta. In breve ella pensa che qualsiasi “incomprensione” (che è scontro e paura, avversione e timore prima ancora che omicidio) possa essere appianata con quanto di più elevato si pretende caratterizzi l’uomo: la razionalità. Questo presuppone una visione dell’uomo (socratica? cristiana?) come di un animale che può sedare i propri istinti grazie alla ragione. Mi spiace, dissento1. La dimostrazione è semplice e a portata di mano. Prendiamo l’essere – l’uomo – che più riteniamo razionale, cioè noi stessi.

Konrad Lorenz

Fatto? Scorgiamo adesso alcune nostre peculiarità. Parlo per me: sono filosofo, ateo, antiberlusconiano, rockettaro, blogger, siculo (non necessariamente in quest’ordine). In quanto tale sento di appartenere almeno a mezza dozzina di gruppi che si definiscono soprattutto in base alle differenze con gli altri: coi non-filosofi, con i religiosi, coi berlusconiani, con i fan del pop, coi non-connessi2, coi padani. Ora, tra questi gruppi non discerno alcuna seria possibilità di confronto che non sia lo scontro – l’aggressività. È avvenuta la pseudospeciazione. Nulla ci convincerà che il rivale sia degno di parola (e, talora, di vita). Quand’anche si tentassero rapporti, nella migliore delle ipotesi non si giungerebbe da nessuna parte. O sia: sterilità.


Note:
  1. Lorenz, manco a dirlo, è con me. In Gli otto peccati capitali della nostra civiltà sostiene che «il massimo che si possa ottenere con la ragione e l’apprendimento è di fissare l’impulso aggressivo su un dato oggetto; ma non sarà mai possibile sradicarlo del tutto o dominarlo con il pensiero»…
  2. O col popolo di Facebook, in alternativa.
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