Progettando una libreria

QED: una telefonata.
PADRE – Dunque, che mi conti? Hai qualche progetto in questo periodo?
FIGLIO – Sì pà. Ho in mente una libreria.
PADRE – Ah, benissimo! Abbiamo già una licenza per aprire una cartoleria, e dunque anche una libreria…
FIGLIO – Ehm. No. Non quella. Una libreria di legno.
PADRE – Ah.

Problema: non è una roba da poco.
Nonostante il malinteso quella vocale finale non fu un’interiezione di “sufficienza”. (Al massimo è stata rivelatrice di un’esperienza a-ha, benché in negativo.) Eh no, perché anche fare una libreria nel senso di scaffale-per-ostendervi-i-propri-libri (altra Abitudine Spocchiosa del Filosofo) non è una passeggiata. Innanzitutto perché se continui a passeggiare non puoi costruirla bella diritta; secondariamente perché senza la sega circolare gentilmente offerta dal papi padre è difficile ricavare qualcosa di utile da delle tavole di legno. Poi certo, ci vuole la colla, le viti, le spine, la vernice… ma soprattutto un progetto. Che cos’è un progetto? È quella cosa che t’impedisce di farti troppo male quando ti getti nelle cose. (La stessa cosa che solitamente non prevede l’imprevisto – tipo un martello che si getta sul tuo indice della mano sinistra, mozzando sul nascere una promettente ancorché tardiva carriera da guitar hero.) Ma ho voluto premunirmi per bene.

Formule: il quadrato costruito sull’ipotenusa…
Se una libreria deve contenere libri, è bene che sia a misura degli stessi. Ma tutte le librerie che ho visto finora hanno il terribile difetto di avere troppo spazio vuoto1; il quale però è pronto a rivoltarsi contro quelle collezioni di monografie d’arte o di fumetti che non entrano nello scaffale per mezzo fottuto centimetro2. Così mi son detto: vediamo quanto devo fare alto ogni scaffale. Ho preso il righello e ho misurato i principali tipi di libri che possiedo. Li ho suddivisi in tre categorie: lepri, tori e cavalli piccoli, medi e grandi. Per ogni tipologia ho poi calcolato col teorema più filosofico quale sia la loro lunghezza massima in erezione – o sia la diagonale. (Il motivo è presto detto: quando estraggo un libro incastonato tra gli altri, tendenzialmente lo tiro con l’indice dallo spigolo superiore; l’inferiore di conseguenza funge da fulcro e si ottiene un’inclinazione del libro che percorre un raggio pari alla distanza tra angolo inferiore sinistro e angolo superiore destro. In pratica il libro compie il movimento come nella foto, e se sbatte sullo scaffale sono cazzi per estrarlo.)

libri in libreria

Dati e incognite: quanti libri ho?
Ho dimenticato di fornirvi i dati3.

  • Piccoli: 11×18 (21,1)
  • Medi: 13×20 (23,9)
  • Grandi: 15×23 (27,5)

L’incognita principale è: quanti libri avrò? Quanto occuperanno?4 Dovrei armarmi di buona pazienza e inserirli tutti su aNobii, o in BookDB (per poi fare come lui, o come lei).

Soluzione: sto ancora perdendo tempo.
Ho perso un’ora o quasi a misurare i libri; un’altra a cercarne le misure “ufficiali” su LiberOnWeb5; un’altra ancora a concepire e scrivere questo post. Un’altra (come minimo) se ne andrà per capire se fare tutti gli scaffali uguali, pari o superiori alla diagonale massima dei libri grandi (ma così gli Art Dossier e i fumetti rimarranno ancora esclusi…) o concepirli di tre diverse misure, magari decrescenti dall’alto verso il basso o viceversa; o ancora ridurre tutto a due misure, quella per libri mediopiccoli e quella per libri grandi e oltre (dunque scaffali alti 24 cm affiancati ad altri alti, poniamo, 36). E con tutto ciò sto scordando quanto deve venire complessivamente grande la libreria (alta oltre la portata di mano, tanto in alto si tengono i libri da prendere una volta al mese o meno con la sedia? E larga quanto? A misura di parete occasionale o “universale”?). È proprio vero: il filosofo è il genio perverso delle domande (le quali gli impediscono di darsi alla prassi). Nel vizio, rifugiamoci nella teoresi.


Note:
  1. Troppa aria cioè tra libri e mensole; e in me v’è dell’horror vacui
  2. Maledetti scaffali da ventotto centimetri, laddove un foglio A4 è alto 29,7!
  3. Le misure esprimono in centimetri le dimensioni della base per l’altezza; tra parentesi la diagonale, arrotondata ai decimi. Il prototipo dei piccoli sono i libelli della Piccola Biblioteca Adelphi, ma con essi stanno anche i Meridiani e i BUR; gli Oscar Mondadori – ma anche “gli” Adelphi, i Feltrinelli economici, i Bompiani e gli Einaudi tascabili – fanno parte dei medi; tra i grandi annovero robe serie (scientifiche) dell’Adelphi, della Raffaello Cortina e della Bollati Boringhieri unitamente ai classici del pensiero occidentale della Bompiani, nonché qualche roba rilegata anziché brossurata (edizioni club). I più stronzi sono i Laterza, troppo grandi per essere medi e troppo medi(ocri) per essere grandi.
  4. Il futuro non è meramente ipotetico.
  5. Alcune edizioni hanno una forte variabilità tra un esemplare e l’altro. Misuro ben due millimetri di scarto, ad esempio, tra alcuni individui del genere Adelphi, specie “Gli” – quelli con copertina satinata e senza la classica sovraccoperta di carta.
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