Pillole referendarie

In comodo blister da 30, ecco le pillole per guarire dall’iperacidità – ma anche dalla basicità – causate dal referendum prossimo venturo.

  1. In Italia è previsto soltanto il referendum abrogativo. In altre parole, questo ‘strumento della sovranità popolare’ interviene a giochi fatti, per eliminare leggi ormai approvate – prima ti frust(r)ano, poi, talvolta, ti chiedono se per caso vuoi che smettano.
  2. Sarà necessario raggiungere il quorum. Se fosse così anche per le elezioni politiche, potremmo cominciare a vederne delle belle – invalide (a Napoli, all’ultimo ballottaggio, si è presentata giusto la metà più qualcuno degli elettori). Sarà un’impresa molto dura.
  3. Non si raggiunge il quorum dal 1995. Da allora ci sono state sei consultazioni referendarie, per un totale di 24 quesiti non validi – vani e costosi centinaia di milioni di euri. Ne vale davvero la pena?
  4. Dicono che se non ci fosse il quorum la minoranza deciderebbe per la maggioranza (manco fosse il governo…). In realtà, proprio senza quorum tutti sarebbero incentivati a pronunciarsi. Ma si sfiorerebbe pericolosamente la democrazia…
  5. Di fatto, inoltre, il meccanismo del quorum viola la segretezza del voto. Chi propende per il no non va a votare, punto. Si deduca su cosa metterà la croce chi si recherà alle urne.
  6. Cosa andremo ad ‘abrogare’ – cancellare – di preciso? Boh! Il Governo italiano s’è divertito a renderli ostici per chiunque – praticamente delle supercazzole. Oltretutto tocca a noi andare a scovare il contenuto delle leggi abrogande. Siamo assai remoti dai vicini d’Oltralpe
  7. D’altro canto i testi dei quesiti, a parte alcune guide, sono stati volgarizzati dai vari illuminati comitati per andare incontro alle capacità mentali del volgo. Che poi è lo stesso che preferisce andare al mare – finché può
  8. Dicono che i primi due quesiti vogliono farci esprimere la nostra opinione sulla ‘privatizzazione dell’acqua’. Falso: l’acqua è e rimane un bene pubblico – se scavi un pozzo per raggiungere una falda freatica o raccogli l’acqua piovana in una cisterna nessuno verrà a farti pagare l’acqua che usi.
  9. A subire una privatizzazione sarebbe la gestione dell’acqua – sostanzialmente la sua distribuzione. Qualcuno parlerebbe piuttosto di liberalizzazione – una delle poche cose buone per cui ricorderemo Bersani.
  10. Forse pretendi che ti portino l’acqua fino a casa gratis? (Perché non anche l’energia elettrica?). Intendiamoci: non ci sono pasti gratis. Se l’acqua ‘pubblica’ – ossia la sua gestione tramite ATOsembra costare poco è perché è pagata con le tasse.
  11. Mi dicono che dovrei temere la gestione privata. Non capisco, però, perché non dovrei paventare altrettanto quella pubblica. (Quant’è grottesco vedere i più critici avversari del Governo divenuti i più grandi sostenitori del pubblicoquesto pubblico!).
  12. Dicono che l’acqua aumenterebbe di prezzo. A nessuno viene in mente che il problema è che adesso costa troppo poco ed è per ciò che poi costerebbe di più. Oltretutto cercare di evitare il rincaro significa non capire nulla di ecologia.
  13. Si prevede una remunerazione per il capitale investito. Un tasso iniquo, il 7%? Molto meno dell’IVA. E a differenza di quest’ultima, probabilmente – benché indirettamente, visto che non verrà reinvestito – permetterebbe un servizio migliore e più adatto alle tue esigenze, visto che potrai sceglierlo come fai già coi servizi telefonici.
  14. Per un privato l’acqua sarebbe denaro. È un male? Non forse dal punto di vista ambientale, visto che sarebbe interessato a ridurne gli sprechi. Invece già ora si perde quasi un terzo (ma in alcune zone anche oltre la metà…) dell’acqua immessa nella rete idrica.
  15. Intendiamoci: nessuno vorrebbe che si lucrasse sull’acqua. Nemmeno io. È ben strano, però, che acquistiamo tranquillamente pasta Tomasello o Barilla anziché pretendere la nostra tessera del pane. O è abitudine o è incoerenza – o stolida convinzione che si possa sì campare senza cibo pubblico, ma non senza acqua.
  16. Nucleare: conviene? non conviene? Non si sa. È un po’ come l’aereo: ottieni subito quel che vuoi, ma in caso di incidente schiatti senza dubbio. Eppure, mediamente e quotidianamente, rimane più pericolosa la ‘macchina’.
  17. Quasi tutto il mondo ha il nucleare – anche in Europa, come sempre, l’Italia è praticamente una mosca bianca. Sarà una moda? Vogliamo adeguarci? O rivendichiamo almeno un merito al nostro Bel Paese controcorrente?
  18. Se non ci fosse stato l’incidente di Fukushima – o, più correttamente, uno dei sismi più potenti mai registrati – sono certo che adesso non saremmo a fare i buffoni con tute e maschere, o ballando e cantando. Inoltre la bacheca di Facebook sarebbe assai più pulita.
  19. Gli scienziati sono concordi: il nucleare deve andare avanti. Sarà che sono atei e non credono nel sole. O sarà che sanno che l’energia solare altro non è che energia nucleare. Per fortuna non dietro casa.
  20. Costa di più, costa di meno… Tutti assillati dal danaro. Coerentemente dovremmo essere contro l’acqua privata e a favore del nucleare. Ma evidentemente anche la salute ha il suo prezzo. Incalcolabile, manco a dirlo. (Capiremo mai che sono le esternalità che ci fregano?).
  21. Quasi nessuno parla di scorie. Proprio nessuno, poi, prospetta un futuro di decrescita – diminuzione del consumo energetico piuttosto che ricerca di ulteriori fonti. Per fortuna un grande scrittore ci viene incontro con una parabola – e una metafisica.
  22. Proviamo a fare quattro conti. Poi proviamo a pensare come facevano i nostri nonni a campare. Infine chiediamoci se il progresso sia veramente tale – lo chiedo proprio a te che leggi sul pc uno che è stato un giorno intero al pc.
  23. Peraltro il quesito referendario sul nucleare è stato cambiato dalla Cassazione, visto che la legge su cui avremmo dovuto esprimerci è già stata abrogata. Un pasticciaccio? Certo che sarà ben strano andare ad abrogare il comma che recita che «non si procede alla… produzione di energia elettrica nucleare»!
  24. Ad ogni modo, in caso di raggiungimento del quorum, non si escluderanno strascichi giudiziari, non solo sulla retta interpretazione della volontà popolare, ma anche sulla legittimità di aver votato su un quesito per cui non erano state raccolte firme (anche se la Consulta s’è pronunciata favorevole), nonché sul fatto che gli italiani all’estero hanno già detto la loro sul vecchio quesito. Insomma, non sarà così semplice ‘vincere’.
  25. È davvero un peccato che si parli poco o punto dell’ultimo referendum sul legittimo impedimento – giusto per non perdere i voti dei berlusconiani… Peccato: potremmo scoprire che forme ancor più imbarazzanti di immunità erano già previste dalla Costituzione. Mica ci tenevano a cadere vittime di giudici fascisti o monarchici…
  26. E comunque quella legge è stata già in gran parte dichiarata incostituzionale. Non ci fidiamo più nemmeno dei giudici comunisti? O dovremmo imparare a diffidare persino della Costituzione, come di qualunque strumento di potere? (Ad ogni modo è odiosissima una legge così discriminante. Più immunità e impedimenti per tutti, non solo per nobiltà e clero! Modifichiamo anche la Costituzione! Anche l’articolo 7!).
  27. Il lettore arguto avrà intuito che in linea di principio non sono esattamente convinto dei quattro sì. Ovviamente i principî vanno poi calati nella realtà brut(t)a. Il contesto fa la differenza. Storicizziamo, dopo aver teorizzato. In Italia, più possibilità per tutti significano una cosa sola: più clientelismo. O viceversa.
  28. Del resto gli effetti del referendum potrebbero andare oltre ciò che tecnicamente verrebbe abrogato – o almeno così ci auguriamo. Si potrebbe inoltre argomentare che andare a votare al referendum è un dovere – è ciò che ci rende cittadini. Sarà.
  29. Anarchicamente sarei per l’astensionismo attivo: mi sembra più proficuo boicottare, manifestare, occupare, incatenarsi. Affidare il territorio alla carta non è mai stata una buona idea. Però è comodo, e in tempi di (non eccessiva) crisi siamo tutti più pigri.
  30. Ricordiamo infine che un’abrogazione non è per sempre. Ciò che esce dalla porta può rientrare in qualunque momento dalla finestra – o dalla stessa porta, dopo appena cinque anni. È già successo: una vera e propria presa per il culo. Faranno quello che vogliono, come sempre, illudendo di lasciare a noi l’ultima – ma non l’estrema – parola.

Vignetta sul referendum di Altan

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