Perché Neurofilosofia?

Da ormai più di qualche anno si assiste ad un fiorire di pubblicazioni neuroscientifiche, ovvero di studi che riguardano in qualche modo il cervello. Oltre alle numerose e ormai puntuali traduzioni di opere di scienziati d’oltreoceano, anche l’Italia comincia a produrre degli studi significativi (vorrei qui ricordare in particolare il professor Rizzolatti e i suoi studi all’avanguardia sui neuroni specchio, senza peraltro dimenticare l’apporto ormai storico della Levi-Montalcini con la sua scoperta del NGF (fattore di crescita nervosa). Tuttavia mi sento di asserire che almeno inizialmente sono state proprio le opere, di divulgazione o meno – in lavori del genere, non confinati o sconfinanti nello specialistico, il limite è sempre assai labile –, di studi in laboratori americani ad aver suscitato interesse per le neuroscienze: paladini di tale revival cerebrale sono i vari Damasio, Edelman, Ramachandran, Varela, Maturana, Gazzaniga, le cui opere sono abbondantemente tradotte e reperibili in italiano.
Dopo la riscoperta della mente, che ha vissuto il suo momento apicale col fiorire delle scienze cognitive (per saperne di più vi rimando all’ottimo articolo di Dell’Ombra), finalmente il cervello. È questo il punto di partenza obbligato su cui imbastire speculazioni di volta in volta epistemologiche e logiche, psicologiche e sociali e ultimamente anche etiche ed estetiche. Potrebbe sembrare un approccio riduttivo se non riduzionista (nel senso deteriore del termine): tuttavia la giovinezza della neuroscienza, la molteplicità dei suoi approcci e inevitabilmente la complessità dell’oggetto rendono tali ricerche estremamente variegate e aperte alle problematiche più… metafisiche. Pensiamo a Damasio, che propone (fin dai titoli delle sue opere!) il superamento del dualismo cartesiano a favore di un monismo di spinoziana memoria; pensiamo a Sacks, sempre così sensibile alle vicende umane dei suoi pazienti (che sono uomini, con i loro limiti e le loro possibilità, prima che cervelli disfunzionali); pensiamo a Ramachandran, ben attento ai limiti delle neuroscienze ma nondimeno incline a ricercare le basi (neuro)biologiche finanche del piacere estetico e del sentimento religioso… Dalla lettura delle loro opere si avverte la limitatezza delle categorie tipiche di tanta filosofia della mente: si dibatte invano per capire quanto i vari Dennett, Fodor o i coniugi Churchland siano eliminativisti piuttosto che riduzionisti, tentando di salvare capra e cavoli (nella fattispecie, oltre all’indubitabile cervello, la cara vecchia res cogitans di volta in volta identificata con la mente, con lo spirito, con l’anima e ammantata di poteri speciali tra cui l’immaterialità): sebbene il pensiero sia un prodotto dell’attività cerebrale, tuttavia la “mente” non coincide col cervello: essa è un processo temporale che nella materia cerebrale ha il suo sostrato, e che si nutre (elaborandoli) di stimoli corporei, di percezioni terrene, di simboli del mondo. Nessun neuroscienziato crede sinceramente che noi siamo un cervello in vitro (se non addirittura in una vasca…), per quanto tutti nutrano una certa innegabile fiducia nelle capacità esplicative, forse più in potenza che in atto, dei propri studi, basati su PET, TAC, NMR… (darò una sinteticissima spiegazione di tali sigle in un prossimo articolo introduttivo alle basi delle neuroscienze). Nessun timore, dunque, che si possa perdere di vista l’uomo nella sua interezza…

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Ogni studio sul cervello risulta sempre fecondo di ricadute non soltanto, ovviamente, psicologiche, ma anche più generalmente genuinamente filosofiche: tanti sono i problemi che vengono alla luce, emergenti da immagini cerebrali sempre più accurate che ci danno idea di cosa accada nel nostro cervello mentre pensiamo, decidiamo, agiamo, patiamo. Tipiche tematiche di antico dominio filosofico sulle quali le neuroscienze stanno gettando una diversa (e talora inedita) luce sono la percezione, l’esperienza, la memoria, le emozioni, la coscienza, l’intenzionalità e persino il libero arbitrio e il piacere estetico. Ruolo della filosofia, oltre a quello di ricercare e ricreare nuove (vecchie) idee alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche, può essere quello di fornire una teoria unificante basata sulle varie scoperte (neuro)scientifiche: in tal caso la collaborazione interdisciplinare cara alle vecchie scienze cognitive (ma già nota ai filosofi non idealisti d’ogni epoca) può risultare feconda di nuove visioni del mondo e dell’uomo, per costruire un’antropologia naturale priva di pregiudizi ideologici o di forzature metafisiche (Dennett parlerebbe di naturalismo…). Ruolo ancellare? Forse. Ma anche nuovi impulsi. È necessario infatti uno svecchiamento di inveterate idee filosofiche, come quella insana che fa della nostra mente una tabula rasa o quella anche peggiore che rende il nostro corpo un inutile orpello (non che non siano esistiti filosofi, e numerosi, che abbiano teorizzato il contrario: ma adesso abbiamo le prove che non si sbagliavano…). E presto potremmo dover essere pronti a rinunciare anche al libero arbitrio…
È chiaro a questo punto che dire filosofia e dire neurofilosofia è la stessa cosa: non si tratta infatti di elidere le questioni filosofiche a favore delle spiegazioni neuroscientifiche (spesso dubbie quando non assenti, dato lo statuto della disciplina), ma piuttosto di fornire una comprensione (nella doppia accezione di collegare e rielaborare saperi) che sia ben informata delle ultimissime dal fronte caldo degli studi sul cervello, organo principe che ci rende ciò che siamo elaborando (o forse determinando) i nostri flussi vitali spaziotemporali…
Nel forum dunque ci proporremo di filosofare proprio a partire da queste acquisizioni. I canali informativi, a tal proposito, sono svariati: sempre utili i libri (più sotto propongo una bibliografia minima), ma ancor più idonei le riviste e i siti, non fosse altro per il loro costante aggiornamento. In Italia da ormai qualche anno esce in edicola (attualmente con cadenza mensile) “Mente & Cervello”, rivista su psicologia e neuroscienze, che più volte ha fatto capolino sui nostri forum. Sul web è consultabile, in italiano, Neuroscienze.net.
Non osando proporre al lettore filosofico la lettura di un manuale di neuroscienze (ne esistono diversi, ma hanno un target meno divulgativo che specialistico) consiglio però caldamente l’interessante Prima lezione di neuroscienze di Oliverio. Dello stesso autore anche Esplorare la mente. Il cervello tra filosofia e biologia, che aiuta ad evitare e anzi superare lo iato tra le “due culture”…
Di seguito una bibliografia minima di opere di neuroscienziati tradotte in italiano:
Damasio, L’errore di Cartesio
Damasio, Emozione e coscienza
Damasio, Alla ricerca di Spinoza
Edelman, Sulla materia della mente
Edelman, Più grande del cielo
Gazzaniga, La mente etica
Goldberg, L’anima del cervello
Pinker, Come funziona la mente
Ramachandran, La donna che morì dal ridere
Ramachandran, Che cosa sappiamo della mente
Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Sacks, Un antropologo su Marte
Changeux – Connes, Pensiero e materia
Changeux, L’uomo neuronale
Varela, L’albero della conoscenza
Lurija, Un mondo perduto e ritrovato
Lurija, Viaggio nella mente di un uomo che non dimenticava nulla
Altri strumenti di lavoro li citeremo strada facendo1


Note:
  1. Articolo originariamente pubblicato su Sitosophia.
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