Necessità trascurata

Non v’è spazio per annoiarci, non c’è tempo per sollazzarci. Così ribalterei, dopo il titolo, il contenuto del post precedente. Quella stessa sera, infatti, giunse l’inattesa ma tanto attesa notizia della disponibilità di uno spazio, se non edificabile, perlomeno arredabile. E cominciarono le pene.

cucina

La perdita della pace è la conquista della casa. Specie, va da sé, se la conquista non è ancora avvenuta – ecco il senso bellico: dispiegamento di forze per occupare uno spazio altrui, cioè differente e non indifferente. Perché la prospettiva dovrebbe apparire allettante? Nella misura in cui preluderebbe, senza illusioni, a un avvenire borghese – se è vero che «borghese non è chi vive in un certo modo ma in un certo mondo, uno qualsiasi».

stanza da letto

Abitare è dispiegare il tempo nello spazio. È la messa in opera degli archi e dell’archivio – degli eventi morti nelle cose vive, nelle case giulive. Così annoto certosinamente il da farsi – para bellum, Tommy! – e immagino vettovaglie utili e meno. Una faticaccia. Le cose più costose, infatti, sono anche le più care, dunque le più semplici da tenere a mente. E le piccolezze? Le minutaggini della vita di tutti i giorni. I comfort. Robe così: posate e piattini, abat-jour e cuscini. Micragna. Gramigna. Che gran minchia.

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