Morali coi presenti

Scenario uno: sei in macchina, la tua bella auto, quando sul bordo della strada scorgi una bambina con la gamba ferita e sanguinante. Cazzo, che fare? Sporcherai la tappezzeria, saranno almeno 200 € di spesa… Ma no, non puoi lasciarla dissanguare lì. La carichi senza pensarci troppo e la porti al pronto soccorso. Scenario due: torni a casa, nella buca delle lettere c’è una lettera dell’Unicef che ti chiede un contributo di 50 € per salvare venticinque bambini dalla dissenteria. Ci sono pure le solite foto scioccanti e fastidiose di bambini deperiti. La guardi, ci pensi un po’ e poi concludi: non ora, magari l’anno prossimo.

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Un rapido calcolo è impietoso: 200 € per salvare una vita (anzi, una gamba…) contro 50 € per salvarne 25 (o sia 200 € per salvarne ben 100!). Eppure la prima spesa la concedi, la seconda no. Non c’è giustificazione che tenga. (Sai benissimo che il prossimo anno con le 50 € ci andrai al ristorante con l’amante.) Perché ci comportiamo così? Semplice: ci siamo evoluti per aiutare il prossimo – i vicini, i parenti, i presenti. Per il resto, lontano dagli occhi lontano dal cuore. La trovo una valida regoletta universale1 che spiega molte cose, dall’emarginazione dello straniero alla dieta carnivora dell’animalista.


Note:
  1. Benché probabilmente con delle eccezioni, di cui parlerò in seguito.
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