Mice, minds, machines and some about AI

E una macchina sorpassò un topo. O, se preferite, un computer superò un mouse – ma non quello che armeggiate con la destra, no: un topolino in carne ed ossa, piccolo mammifero dell’ordine dei roditori assai ghiotto di formaggio.


Se fosse come vorrebbe Moravec, infatti, a quel computer mancherebbe solo la facoltà di riprodursi come un sorcio, oltre che le dimensioni – ma anche per quelle ci promettono che ci stanno lavorando.


Una tesi molto diffusa presso i teorici di AI, infatti, postula – predica! – che il pensare sia essenzialmente calcolare. Il che non è nemmeno una novità dei nostri tempi: già Hobbes, a metà del Seicento, ne era convinto. Ma il merito, o la colpa, di aver portato alla ribalta tale geniale intuizione, lo attribuirei appieno a Turing.

Turing

Lui, Alan, colui che costruì una macchina pensante – una mente! – con un rotolo di carta igienica e una matita (!). Le ipotesi ‘computazionali’ sul mentale, infatti, non vedono molta differenza tra neuroni (che possono ‘eccitare’ o ‘inibire’ i segnali elettrochimici che transitano nel cervello, organo principe della mente) e bit (stati elettrici di alta o bassa tensione, del tipo acceso/spento: bit 1 e bit 0; essenzialmente, due simboli). Quel che conta, alla fin fine, è la funzione che sorge nella mente, che scaturisce dalle menti. Che tali ‘calcoli’ vengano svolti da materia neurale, da silicio o da formaggio, dunque, poco conta: l’importante è che portino a qualcosa di intelligente, e dunque sviluppino – ‘implementino’ – una qualche forma di pensiero.


Se le macchine, a tutt’oggi, non sono propriamente intelligenti – almeno nel senso che noi, oggi, attribuiamo all’intelligenza –, ciò dipende “semplicemente” dal fatto che, a livello di potenza di calcolo, sono ancora ben lontane dai nostri venti milioni di miliardi (20.000.000.000.000.000!) di calcoli al secondo. Ma dagli oltre 50mila del più potente computer disponibile al momento ai 20milioni (sempre, sottinteso, di miliardi) di calcoli-per-secondo nostri, il passo pare sarà breve, agli attuali ritmi di sviluppo tecnologico.


Almeno così ci garantisce Kurzweil, il visionario che pensa già alle macchine spirituali.


Ma fin qui ho parlato – per cenni – essenzialmente di GOFAI, la cara vecchia intelligenza artificiale di una volta. Che un approccio simile sia tuttavia ancora vivo in molte menti (umane), è palese. Abbracciandolo, probabilmente dovremmo prenderci la responsabilità per enunciare la (nuova) data prevista per l’arrivo della vera AI. Peccato che io, alle intelligenze, preferisca le coscienze artificiali…

(Continua. Forse.)

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