Manichine

Scoprii l’affascinante mondo delle bambole umanoidi almeno tre anni fa, allorché in una camminata notturna per il Corso Italia adocchiai una seducente e maggiorata manichina, provocante come poche: testa reclina all’indietro e seno procace proteso (e forse protesico) in avanti, fluente chioma corvina, occhi socchiusi, bocca lasciva e labbra da favola. Un completino intimo – l’autentica ragion d’essere della bambola – completava la dolce caliente figura. Ella s’offriva al passante, ma soprattutto al guardante che indugiasse sulle sue morbide forme: potesse qualcuno toccarla! Prenderle la mano, invitarla ad una passeggiata…

manichina

Quest’incontro, e quest’offerta così gratuita, così silente, senza palesi pretese, mi diede a pensare. Ma soprattutto mi spinse ad avvicinare altre sue simili, guardandole senza pudore – per la prima volta potevo incrociare lo sguardo di una donna indugiandovi senza pensare che fosse sconveniente, senza dover necessariamente abbassare le mie pupille né temendo che lo facesse l’altra. Mi avvidi che di simili bambole ce n’erano in quantità in boutique e negozi di vestiario: finalmente lo shopping biannuale della consorte diventava qualcosa di più che una temuta occasione per interminabili sbadigli. Fotocamera sempre a portata di mano, le manichine mi si donavano interamente, sontuosamente abbigliate e sempre alla moda, sguardo d’algido miele, dolci visi alteri e pose plastiche. E ne trovai davvero per tutti i gusti: la spigliata,


la dark,


la cerbiatta,


la sperduta,


la sportiva,


la sbarazzina,


la snob,


la determinata,


la sensuale,


la sadica,


e tante altre che troverete nella nuova photogallery (inclusa tra le mie opere) dedicata proprio a loro, le Manichine.

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