Lo sfruttamento del tesista

Stiamo offrendo1 consulenza per tesi universitarie. In pratica scriviamo tesi per chi non sa mettere due parole sensate di fila correggiamo le bozze di tesi altrui migliorandone la forma, curando la bibliografia e formattando il testo per renderlo pronto alla stampa. Un lavoretto svolto per il sostentamento e l’arrotondamento estivo per passione e amore per la cultura, visto che in fin dei conti stiamo avendo l’affascinante e appagante opportunità di studiare direttamente dalle fonti ufficiali – dai fascicoli della Questura – storie di reale antifascismo militante nella Sicilia che fu.

Niente di male e tutto di guadagnato, se non fosse per almeno una questione che sorge primigenia e spontanea: perché tale tesi? Perché una simile ricerca? Come sa qualsiasi universitario, le tesi si dividono in due grandi categorie (non senza ampi margini di sovrapposizione): quelle il cui argomento è scelto dallo studente e quello in cui viene suggerito dal docente2. Qua ci troviamo piuttosto in quest’ultimo insieme. Sarebbe abbastanza normale e cortese da ambo le parti, visto che solitamente un professore è più ferrato in un determinato argomento avendo compiuto studi focalizzati su una certa area tematica3. Eppure Eco, più di una trentina d’anni fa4, ci ammoniva contro i professori che sfruttano gli allievi

È questo il nostro – il loro – caso. Un caso che non casualmente presenteremo senza nomi né cognomi, perché ci caghiamo di eventuali querele siamo dei gran signori – oltre che dei signori filosofi i quali, diversamente dagli storici, aspirano cocaina all’universale più che rifugiarsi nel particolare5. In sostanza – e anche nella forma – tali ricerche degli studiosi impolverati d’archivi confluiranno anonime, affatto impunemente, nelle pubblicazioni6 del professore7.

Ora, forse sono io ad essere troppo rigido. A ben pensarci l’idea non è malvagia. Trattasi di libero scambio: io offro un centodieci e lode a te (e una tesina facile facile), e tu cedi a me le tue sudate8 ricerche. Come in politica, dunque, il problema non è chi detiene il potere9, ma la massa che tacita lo legittima10 per vera o presunta convenienza. È solo una questione di economia11.


Note:
  1. Un po’ majestatis, un po’ plurale che include la convivente.
  2. In altre e più schiette parole, quelle in cui viene presentato dal basso e quelle in cui viene imposto proposto dall’alto…
  3. Il che, come è risaputo, implica sovente una totale ignoranza di tutto ciò che esula dal proprio microcosmo…
  4. Chiaramente in Come si fa una tesi di laurea, in una pagina che non mi va di cercare…
  5. «Microstoria, storia della micragna», ipse dixit.
  6. Indispensabili per la processione della carriera, in Italia, meno per la loro qualità che per la quantità enumerabile. Alla faccia del merito
  7. O meglio ricercatore – ché di autentico professore universitario (ordinario o associato che sia) non si tratta, essendo arenato nella terza fascia (ancora per poco, invero).
  8. E pagate, giacché non basta il solo tempo a consultare le scartoffie, ma si deve anche pagare per visionarle e fotocopiarle…
  9. Per quanto scarso e malfermo possa essere…
  10. Sì, ho cominciato a leggere Massa e potere
  11. Non a caso è una tesi di una Facoltà di Scienze politiche, ramo amministrativo-economico…
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