Io, il lavoro e i mestieri

Avrei voluto far incontrare il Filosofo con i Mestieri, ma temevo che avrei generato soltanto ulteriori equivoci. È bene dunque che esponga adesso il mio pensiero riguardo al lavoro e alle possibili professioni. Eccovi il post meno continentale che analitico.

No full-time!
Non è mistero che il lavoro comunemente inteso non mi sia simpatico. Tuttavia, per puro istinto di sopravvivenza, so che presto non potrò farne a meno (per poter mangiare e quindi studiare). Ora, io credo che un’attività che si protrae per le sindacali e insindacabili 8 (otto) ore al giorno è logorante e sfiancante, e lascia ben poco spazio e tempo ad altre più grate attività (ovvero il libero studio di cui cianciava il mio Filosofo). Detto questo, conoscendo questo mio personale limite, è difficile ch’io possa invischiarmi in un’attività lavorativa “a tempo pieno”: ne andrebbe della mia sanità mentale, e un dì pure delle mie eventuali creazioni di spirito. Credo mi andrebbe bene anche mezzo stipendio, pur di poter lavorare part-time. Peccato che l’Italia non è di certo all’avanguardia in questo campo.

Nanni Moretti in “Ecce Bombo”
L’insegnante? Bel sogno.
L’ho detto e lo ripeto: tutti i miei drammi nascono dal non poter fare l’insegnante. Tutto è contrario: ogni provvedimento della Gelmini, incrociato coi tagli di Tremonti e il razzismo di Bossi, rema contro l’opportunità che avrei potuto avere di andare a insegnare in qualche liceo del nord: le graduatorie degli abilitati sono chiuse (né, in mancanza di Ssis e concorsi, avrei potuto accedervi), le graduatorie dei supplenti (la “terza fascia”) vengono (venivano…) aperte un anno sì e uno no (e io sono uscito nell’anno no, manco a dirlo), le stesse messe a disposizione sono abbastanza inutili… Insomma, uno strazio. Quella che per me era praticamente l’unica attività che mi avrebbe permesso di coniugare studio e tempo libero mi è del tutto preclusa, al momento – e non credo che nel futuro andrà meglio.

Dottorato? Col cazzo.
Un dottorato probabilmente mi avrebbe permesso, anche meglio dell’insegnamento liceale, di lavorare studiando e studiare lavorando. Peccato che a Catania esso sia in mano alla schiatta morale, gente nei confronti della quale non esiste alcuna reciproca stima né tantomeno l’indispensabile rapporto di lubrificazione anale e podale. Vedere altrove? Perché no. Ma non adesso. Mi sento – e sono – troppo ignorante per propormi senza pudore a una commissione esaminatrice non amica né amichevole. Né è escluso che in altre Facoltà siano assenti i giochetti di potere ai quali assistiamo tristemente impotenti da queste parti. (Tempo fa Dario Antiseri scriveva un articolo su questo noto vizietto italiano – dei dottorati per raccomandazione. Se lo trovo lo linko.)

Personale ATA cercasi.
A luglio ho compilato e spedito la domanda per entrare nelle graduatorie del personale ATA – ovvero segretari, ma anche bidelli. A fine mese dovrebbero uscire le graduatorie. Non è detto che da Alessandria mi chiameranno: la buona volontà tuttavia ce l’abbiamo messa. È il mestiere della mia vita? No. È part-time? Nemmeno – per quanto conti 36 ore settimanali, meno di tanti altri mestieri. È solamente un’opportunità per conoscere nuovi luoghi e inserirmi – ma dalla porta di dietro – nell’ambiente scolastico. (Così magari mi passerà la voglia di insegnare.) Posso solo sperare che mi prendano come bidello collaboratore scolastico e che veramente, come dicono, questa sia una professione da fannulloni: porterei con me un paio di libri al giorno studiandoli impunemente, come accadeva ai tempi in cui ero “addetto alla copisteria di Facoltà”.

Sfrutta le tue capacità!
Quando sento cose del genere mi schermisco sempre, pur non rigettando i complimenti. Sappiate che mi sento inequivocabilmente mediocre. Non credo di avere marce in più rispetto a molti altri. Ok, c’è chi è messo peggio di me: ma costoro sono probabilmente rassegnati alla loro vita di duro e continuo lavoro coatto. Ad ogni modo, quali capacità dovrei sfruttare? Chitarrista? Non tocco la chitarra da troppo tempo, né ero esattamente un virtuoso. (Ma poi, ci si camperebbe?) Scrittore? Lo faccio già qua gratuitamente. E poi cosa avrei dovuto tentare, la carta del correttore di bozze? Naaa. Il giornalista? Non mi ci vedo in giro per paeselli a cogliere becera cronaca locale per pochi spiccioli al giorno. Che dite, dovrei girare qualche casa editrice? Come no: mi staranno aspettando a braccia aperte. Accettasi altre idee – o meglio, proposte concrete.

Comincia dal basso.
Come (quasi) tutti, ovvio. Sempre riguardo alle mie presunte capacità: in questi giorni, forse perché parecchi m’hanno visto con una reflex appiccicata sulla faccia, m’hanno detto che potrei fare il fotografo. Ora, lasciamo stare il fatto che possiedo gli strumenti, ma non le capacità (e quelle poche che possiedo, sono piccola cosa – alla portata di chiunque); che potrei fare in concreto? Propormi come garzone per fotoscioppare gli scatti di qualche fotografo di paese? Non sarebbe male, almeno per cominciare (ma dipende sempre dalla paga e dagli orari). Senonché non credo di possedere l’abilità necessaria per smanettare come si deve con le fotografie; idem coi siti internet. Dovrei quindi quantomeno mettermi di buona lena e imparare seriamente i rudimenti del mestiere – di un qualsiasi mestiere. Il fatto è che sono pigro e orgoglioso – dunque non concluderò mai un cazzo.

Più in basso! Devi essere umile.
E lo sono, almeno a sprazzi. Però va detto che non siamo buoni neanche a fare i camerieri. Avete mai provato a presentarvi a quasi trent’anni in un ristorante e a proporvi come garçon? Vi chiederanno: l’hai mai fatto? E io, a differenza di Antonio Patti, rispondo che no, non l’ho mai fatto. Risultato: spiacente, non c’è posto per te. Probabilmente però al nord ci sono altre strade umili: come attesta Alex, si può trovare posto in scommetteria, in un’assicurazione, in magazzini e cose simili. Purtroppo ciò va contro il mio assunto di non lavorare per più di 5 ore al giorno1. Criticatemi quanto volete; un dì il solito maledetto Appetitus mostrerà di essere più forte di ogni mia schizzinoseria.

Sii imprenditore, avvia una tua attività!
Ho riflettuto spesso che con un governo di tal fatta, e con un berlusconismo insinuato in qualsiasi piega della società, non ci resta altro che adeguarci – per non soccombere. Se andiamo a vedere chi sono coloro che hanno eletto questo governo, noteremo che molti si proclamano “piccoli imprenditori”: evidentemente si tratta di una classe sociale non eccessivamente danneggiata da tale governo – almeno all’apparenza, o nella loro angusta ottica. Ma tralasciamo il discorso politico-sociale e andiamo al sodo: cosa potrei fare? Non ho idee serie, al momento, per una mia attività imprenditoriale. Oltretutto non avrei il capitale, né le adeguate conoscenze. Mio padre mi spingerebbe verso attività di ristorazione, supponendo ch’io sappia cucinare meglio di molti cuochi improvvisati (ovvero tutti quegli addetti alle cucine di tanti pub paesani), il che è forse vero. Ma dovrei aprire un negozio nel paesello? Non se ne parla! A Catania? Peggio ancora. In genere escluderei a priori tutta la Sicilia, terra di buzzurri, estortori e inutili servi. L’isola nell’isola, forse… (ma nemmeno quella, a ben pensarci).

Una scena da “Tutta la vita davanti”
E allora cosa si fa?
Bella domanda. Sim, mio apripista (così come io lo sono per gli amici del Circolo di Catania), non vede altra soluzione che la “prostituzione fisica e/o mentale”. Tenderei anch’io a porla in questi termini. Però Sim ha anche qualche soluzione immaginaria che tiene tutta per sé. Ecco: provate a pensare che ne abbia una anch’io, e non ve la rivelerò – per superstizione o gelosia – fino a cose fatte.


Note:
  1. Stavo per scrivere 4, pur avendone in mente tre… Tuttavia, per essere più o meno realisti, diciamo cinque.
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