Introduzione

Questo non è un blog, men che meno una “testata giornalistica”: non ci scrivo quotidianamente né vi tratto della cosiddetta attualità (se non sporadicamente1), e il fatto che gli scritti appaiano in ordine cronologico non ha alcuna rilevanza organizzativa (molti li rimaneggio costantemente; altri soglio riscriverli). Nessuno mi paga per scrivere, o non sarei libero; talvolta i lettori m’appagano, ma solo per pochi istanti.

Questa è un’opera. (Libro non posso – ancora – chiamarlo, perché non è su carta, non ha una chiara struttura sequenziale ed è privo di conclusione2.) È un’opera aperta3; è una carpetta di bozze più o meno definitive di scrittucci che non temo di mostrare in pubblico. E tanto mi basta per considerarmi pubblicato (spiacente, non ho fogli – se non intonsi – nel cassetto).

È un’opera in fieri: lo svolgimento mi si chiarirà scrivendo, nel tempo. L’argomento – quello mi è quasi palese – è il solito della filosofia: l’uomo col suo sapere, il mondo con i suoi eventi – l’essere, insomma. (Potrebbe fugacemente apparire anche dio: del resto, sono solo narrazioni – forse l’unica vera peculiarità della specie umana.)

È un’opera filosofico-letteraria; pertanto lo stile4 non sarà univoco – tra l’enciclopedia hegeliana e i conte volterriani ci sono svariate possibilità, dai dialoghi ai trattati ai saggi ai pamphlet agli aforismi. E come ogni sedicente pensatore postcontemporaneo vorrò esplorarli più o meno tutti; unica costrizione sarà mantenerli in una o due paginette5.

Sarà un’opera completa – nel tempo riempirò lo spazio delle mie opinioni veraci sulla vita, l’universo e tutto quanto –; pertanto vedrà la luce postuma, o non potrà dirsi compiuta – sempre se avrò la fortuna di avere il mio Andronico di Rodi. Ma un morto ha sempre fortuna.


Note:
  1. E quasi mai direttamente.
  2. Almeno per ora.
  3. Sentite (l’)Eco?
  4. E dunque il metodo
  5. Sono certo che Schopenhauer, Nietzsche e Cioran ci sarebbero riusciti sempre, e bene.