Glaucone e gli esperimenti mentali

Abbiamo finito il primo libro della Repubblica con Trasimaco che si fa dolce e smette di strapazzare Socrate1; non per questo però i dissenzienti sono stati messi a tacere definitivamente2. Glaucone, come noi, non è del tutto persuaso che «il giusto è in ogni caso migliore dell’ingiusto» (Resp. II, 357b); di più, svela il ragionamento socratico:

«Quando gli uomini si fanno reciprocamente ingiustizia e provano il male e il bene, coloro che non sono capaci di evitare l’uno e di ottenere l’altro ritengono vantaggioso venire a un accordo, di non farsi a vicenda ingiustizia. E così hanno cominciato a porre leggi e a fare patti tra loro; e hanno dato nome di legittimo e giusto a ciò che è stabilito dalla legge» (Resp. II, 358e-359a).

Siamo dalle parti del contrattualismo: il bene è soverchiare gli altri, e se ciò di norma non accade è solo grazie alle leggi3. Ma non è questo che oggi m’interessa4, quanto il modo usato da Glaucone per dare manforte al povero (di parole) Trasimaco. L’esordio è un mito leggendario – o una favoletta un po’ horror, secondo i gusti: Gige, un pastore lidio, discende in una voragine apertasi dopo un terremoto e vi trova un cavallo di bronzo con dentro un cadavere con un bell’anello in mano. Ovviamente fa quel che avrebbe fatto chiunque di noi non fosse fuggito via atterrito: prende l’anello e se lo porta (al dito). Di lì a poco scopre che, in base a come rigira l’anello, diventa invisibile agli occhi dei presenti: è il mitico anello di Gige, che gli permette di ottenere il potere seducendo la regina e uccidendone il marito5. Ma se qua siamo sul terreno fantasy6, nel seguito cambiamo (lievemente) genere. Sentiamo.

«Supponiamo ora che ci siano due di tali anelli e che l’uno se lo infili il giusto e l’altro l’ingiusto. In tal caso non ci sarebbe nessuno, si può credere, tanto adamantino da restare giusto e da avere la forza di astenersi dal toccare la roba d’altri, quando gli si offrisse la possibilità di asportare dal mercato impunemente ciò che più gli piacesse, di entrare nelle case e di unirsi a chi volesse, di ammazzare o liberare dalle catene chi desiderasse, e di fare ogni cosa come un dio tra gli uomini. Così facendo non si comporterebbe diversamente dall’altro: ambedue moverebbero alla medesima meta» (Resp. II, 360b-c).

Vediamo bene che si tratta di un esperimento (“supponiamo…“); ma, non essendo possibile l’invisibilità7, un simile sperimentare accade interamente nella mente. È un Gedankenexperiment; di più, è tra i primi esperimenti mentali filosofici8 e senz’altro il primo9 di natura etica. Ora, mi attarderei sulla mia concezione di filosofia come arte dell’esperimento mentale (unico modo per renderla più prossima alla scienza e distaccarla dal continente…), ma davvero è materia per altri scritti. Soffermiamoci invece sulle conclusioni che vengono tratte nel laboratorio filosofico di Glaucone:

«Questa, si potrà dire, è la prova decisiva che nessuno è giusto di proposito, ma in quanto vi è costretto: ciò perché nel suo intimo nessuno considera un bene la giustizia, ché anzi ciascuno, dove crede di poterlo fare, commette ingiustizia. Privatamente ogni uomo giudica assai più vantaggiosa l’ingiustizia che la giustizia» (Resp. II, 360c).

Dunque saremmo tutti ipocriti – delle merde travestite da santi che compirebbero nefandezze nell’oscurità. Un po’ categorico, certo, come giudizio; del resto non è facile immaginare la mosca bianca (dunque invisibile) che non commetterebbe ingiustizia: Glaucone – e noi con lui – ha visto solo corvi neri. A questo punto gli si può ribattere solo con un altro esperimento mentale. E Socrate, anzi Platone in persona, lo farà in grande stile immaginando l’intera Repubblica.


Note:
  1. Cfr. Resp. I, 354a.
  2. Se non altro, un grande merito di Platone è quello di cogliere e anzi anticipare sempre le obiezioni che gli possono venire mosse: da esse muove i passi.
  3. Cfr. Resp. II, 359c.
  4. Hobbes lo leggerò più in là.
  5. Resp. II, 359d-360b.
  6. Dicono che questo mito abbia ispirato Il Signore degli Anelli
  7. Non ancora almeno…
  8. Per quanto qua non sia nemmeno citato.
  9. Almeno il primo di cui abbiamo sì viva testimonianza…
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