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> <channel><title>Davide Tomasello</title> <atom:link href="http://www.davidetomasello.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" /><link>http://www.davidetomasello.it</link> <description>Narrazioni filosofiche e filosofie narrate</description> <lastBuildDate>Thu, 10 May 2012 12:42:57 +0000</lastBuildDate> <language>en</language> <sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod> <sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency> <generator>http://wordpress.org/?v=3.3.2</generator> <item><title>Contro il regime</title><link>http://www.davidetomasello.it/2012/05/09/contro-il-regime/</link> <comments>http://www.davidetomasello.it/2012/05/09/contro-il-regime/#comments</comments> <pubDate>Wed, 09 May 2012 11:30:54 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <category><![CDATA[www.davidetomasello.it]]></category> <category><![CDATA[anarchia]]></category> <category><![CDATA[Come abbattere un regime]]></category> <category><![CDATA[democrazia]]></category> <category><![CDATA[disobbedienza civile]]></category> <category><![CDATA[dittatura]]></category> <category><![CDATA[Gene Sharp]]></category> <category><![CDATA[Governo]]></category> <category><![CDATA[lotta]]></category> <category><![CDATA[nonviolenza]]></category> <category><![CDATA[potere]]></category> <category><![CDATA[recensione]]></category> <category><![CDATA[recensioni anarchiche]]></category> <category><![CDATA[regime]]></category> <category><![CDATA[ribellione]]></category> <category><![CDATA[Stato]]></category> <category><![CDATA[tirannide]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5209</guid> <description><![CDATA[Continuando il discorso – il percorso – intrapreso nella scorsa recensione, facciamo un salto di cinque secoli e vediamo cosa possa significare “disobbedienza” ai giorni nostri. Rivolgiamoci a Gene Sharp: “Come abbattere un regime” – edito da Chiarelettere nel 2011, ma &#8230; <a
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href='http://www.davidetomasello.it/2011/11/21/disobbedire-o-ritirarsi/' rel='bookmark' title='Disobbedire o ritirarsi'>Disobbedire o ritirarsi</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Continuando il discorso – il <em>percorso</em> – intrapreso nella <a
href="http://www.davidetomasello.it/2012/02/27/contro-la-servitu/">scorsa recensione</a>, facciamo un salto di cinque secoli e vediamo cosa possa significare “disobbedienza” ai giorni nostri. Rivolgiamoci a <a
href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gene_Sharp">Gene Sharp</a>: “<strong><em>Come abbattere un regime</em></strong>” – edito da Chiarelettere nel 2011, ma <a
href="http://www.aeinstein.org/organizations/org/FDTD_Italian.pdf">disponibile gratuitamente in rete</a> – è un vero e proprio manuale di “lotta” nonviolenta, un trattatello di disobbedienza civile allo scopo di abbattere i regimi dittatoriali. Pubblicarlo l’anno scorso in Italia poteva avere lo scopo di spingere a protestare contro il Presidente Prescritto; rileggerlo oggi ha senso, per noi anarchici, perché non è cambiando i governanti che si riacquista la libertà.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5227" title="Gene Sharp" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/genesharp.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Tra i vari metodi per contrastare il regime, Sharp opta per quelli nonviolenti, considerati gli strumenti più efficaci. Infatti, «confidando nella violenza, si sceglie un terreno di lotta in cui gli oppressori hanno quasi sempre la superiorità», e l’insuccesso è pressoché garantito (credere che con la violenza si possa ottenere ciò che si vuole è infatti, per l’autore, solo un pregiudizio). Certo, per essere quanto più efficace possibile una lotta nonviolenta deve essere diffusa e capillare. Il problema è che «spesso, la popolazione è stata atomizzata: ridotta cioè a una massa di individui isolati e incapaci di lavorare insieme per raggiungere la libertà, di confidare l’uno nell’altro o persino di agire di propria iniziativa». Superare questa sfiducia reciproca – quando si dovrebbe piuttosto essere uniti contro un nemico comune – è il primo passo da compiere.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5229" title="Tank Man" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/tiananmen.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Il secondo passo è capire come si reggono e persistono le dittature. Qua l’analisi di Étienne de La Boétie viene ripresa in toto: «i dittatori necessitano della collaborazione del popolo su cui dominano: senza questa collaborazione non possono conquistare e mantenere le fonti del potere politico». In sostanza «il tiranno ha il potere di infliggere solo ciò a cui noi non abbiamo la forza di resistere». Le fonti del potere sono l’autorità di cui gode presso le popolazioni, le persone che gli obbediscono, le risorse materiali e le sanzioni contro i disobbedienti. Dobbiamo comprendere che nella misura in cui neghiamo questa linfa al potere – qualunque sia – ne miniamo la forza alle radici. «I governi sono in grado di reggere solo finché riforniti delle necessarie fonti di potere anche grazie alla cooperazione, alla sottomissione e all’obbedienza della popolazione e delle istituzioni. La ribellione politica, a differenza della violenza, serve esclusivamente a recidere il flusso di queste fonti».</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5232" title="Piramide del potere" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/piramidepotere.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>Vengono dunque elencati con più precisione i punti deboli della dittatura, tra cui il suo fare affidamento alla cieca collaborazione dei sottoposti, la sua scarsa adattabilità a nuove situazioni, gli eventuali conflitti che possono minarla dall’interno, l’instabilità della gerarchia e, soprattutto, l’apatia, lo scetticismo e l’ostilità della popolazione. La ribellione politica nonviolenta e la disobbedienza civile mirano a colpire questi talloni d’Achille tramite «armi psicologiche, sociali, economiche e politiche imbracciate dalla popolazione e dalle istituzioni sociali» – come scioperi, boicottaggi, volantinaggi, controinformazione, opere satiriche, proclami, comizi, manifestazioni, occupazioni, marce e tant’altro.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5231" title="Quarto stato" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/quartostato.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Il finale palesa le intenzioni dell’autore, che sono quelle di aiutare i popoli a costruirsi una democrazia duratura. Non per questo è per noi una lettura oziosa: il fatto di vivere in una &#8220;democrazia&#8221; – almeno sulla carta – non significa in automatico vivere <em>democraticamente</em> (in ogni caso, poi, una democrazia rappresentativa concede al dêmos solo l’<em>illusione</em> del potere). «La non collaborazione e la ribellione politica di massa sono in grado di alterare le situazioni sociali e politiche, soprattutto i rapporti di forza, tanto da privare la dittatura della capacità di controllare i processi economici, sociali e politici di governo». Con questa consapevolezza rileggiamo l’elenco delle <a
href="http://www.aeinstein.org/organizations103a.html">198 azioni nonviolente</a> (in italiano <a
href="http://palabre.altervista.org/fare/198.shtml">qui</a> e <a
href="http://cecio.krur.com/2005/11/25/nonviolenza-198-tecniche-nonviolente/">qui</a>), e vediamo quali mettere <em>in pratica</em>.</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata, in forma estesa, nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria315.pdf">numero 315 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5176</guid> <description><![CDATA[Discorso sulla servitù volontaria (ripubblicato da Chiarelettere, ma reperibile gratuitamente in rete) è l’opera unica di Étienne de La Boétie, filosofo francese del Cinquecento. Scritto attorno ai vent’anni e noto anche come Il Contr’uno, il Discorso è un pamphlet che &#8230; <a
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href='http://www.davidetomasello.it/2010/03/10/tassati/' rel='bookmark' title='Tassati'>Tassati</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8861901956/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=davidtomas-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8861901956">Discorso sulla servitù volontaria</a></strong></em> (ripubblicato da Chiarelettere, ma <a
href="http://www.inventati.org/apm/abolizionismo/boetie/boetie.pdf">reperibile gratuitamente in rete</a>) è l’opera unica di Étienne de La Boétie, filosofo francese del Cinquecento. Scritto attorno ai vent’anni e noto anche come <em>Il Contr’uno</em>, il <em>Discorso</em> è un pamphlet che mette in guardia contro i nascenti Stati assoluti (ma esistono stati che non siano tali, sciolti da ogni vincolo?) e contro ogni padrone, che sia uno solo o più d’uno, come accade nelle democrazie rappresentative (ma esistono forse democrazie non rappresentative?). Infatti «è un’estrema disgrazia esser soggetti a un padrone della cui bontà non si può mai esser sicuri poiché ha sempre il potere d’incattivirsi a proprio piacimento, e avere parecchi padroni significa essere parecchie volte vittime di una tale disgrazia».</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5184" title="Étienne de La Boétie" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/laboetie.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>Ma ciò che maggiormente lascia perplessi non è tanto l’esistenza di padroni, quanto di servi e schiavi che <em>volontariamente</em> accettano di subire un potere superiore. «Vorrei solo comprendere come è possibile che tanti uomini, tanti borghi, tante città, tante nazioni sopportino talvolta un tiranno solo, che non ha forza se non quella che essi gli danno, che ha il potere di danneggiarli unicamente in quanto essi vogliono sopportarlo, che non potrebbe far loro alcun male se essi non preferissero subirlo invece di contrastarlo». Certo, oggi ci sono eserciti di picchiatori professionisti pronti a sedare sul nascere ogni insubordinazione, ma La Boétie ci ricorda la grande disparità numerica tra le migliaia di uomini asserviti e quei pochi che di questa servitù si avvantaggiano.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5185" title="Il Leviatano, la più tremenda metafora della nostra servitù" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/leviathan.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>La ricetta proposta da La Boétie per disfarsi del tiranno ed essere liberi è semplice: smettere di servirlo. «Non v’è bisogno di distruggerlo; egli vien meno da solo a patto che il paese non acconsenta alla propria servitù. Non è necessario strappargli alcunché, basta solo non dargli nulla». L’invito alla disobbedienza è chiaro; il metodo da adoperare è un po’ più implicito: non dare modo allo Stato di sostenersi. In altre parole: non pagare le tasse. È vero che diversi anarchici non sono, almeno in linea di principio, contrari alla tassazione, vista come strumento di redistribuzione; ciò purtroppo potrebbe essere vero solo in una società utopica, non nelle nostre “democrazie” che di fatto creano una contrapposizione tra governanti e governati – o meglio tra padroni e servi – e in cui le tasse servono per soggiogare più che per dispensare servizi. Se usassimo contro la tassazione statale lo stesso zelo che adoperiamo contro l’otto per mille alla Chiesa – di cui viene ridistribuito ai poveri <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otto_per_mille#Chiesa_cattolica">appena un quinto</a> – saremmo già a metà dell’opera&#8230;</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5189" title="Tipico modo di spendere le tasse raccolte dallo Stato" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/politicisbafoni.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>«I tiranni, quanto più saccheggiano, tanto più pretendono, quanto più rovinano e distruggono, tanto più ricevono, quanto più li si serve, tanto più si fortificano e diventano sempre più forti e più capaci di annientare e distruggere tutto; ma se non gli si consegna niente, se non gli si obbedisce affatto, senza combattere, senza colpirli, ecco che restano nudi e sconfitti, non sono più nulla, come rinsecca e muore il ramo che non riceve più linfa dalle radici». La resistenza, dunque, non dev’essere necessariamente attiva e violenta; può avere inizio dalla disobbedienza civile – come suggerisce La Boétie, dal rifiuto di lasciarsi sottrarre sotto gli occhi il reddito, i campi, le case (Equitalia ci dice qualcosa?).</p><p
style="text-align: center;"><img
class="aligncenter size-full wp-image-5186" title="«Lo Stato ti ha dato tanto: adesso dagli casa tua». Condivisibile, ma non vi dico di chi è questa campagna..." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/lostatotihadatotanto.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>La Boétie vede, purtroppo, non poche difficoltà per il trionfo della libertà. Una è il fatto che spesso la servitù deriva dall’abitudine, se non dall’indottrinamento, o dalla stolta convinzione di non essere servi per il solo fatto che ci si è scelti i propri padroni. Un’altra è l’isolamento in cui credono di vivere i libertari. L’ultima, forse la più importante, è ciò che oggi chiamiamo <em>clientelismo</em>: il tiranno controlla direttamente cinque o sei persone, alle quali obbediscono seicento, e questi a loro volta «ne hanno sotto di loro seimila cui fanno fare carriera, ai quali fanno avere il governo delle provincie». In pratica il sistema funziona perché la rete in apparenza avvantaggia parecchi; «insomma, grazie a favori o vantaggi, a guadagni o imbrogli che si realizzano con i tiranni, alla fin fine quelli cui la tirannide sembra vantaggiosa quasi equivalgono a quelli che preferirebbero la libertà». L’invito libertario di La Boétie è dunque rivolto a tutti coloro che non hanno alcun vantaggio (e non sono pochi, sono i più): «Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi».</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata, in forma estesa, nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria314.pdf">numero 314 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5150</guid> <description><![CDATA[Ad ogni cambio d’anno è consuetudine stilare una lista di buoni propositi – solitamente cose che vorremmo fare, ma senza troppa convinzione o con poche possibilità di riuscita: perdere chili, diventare ricchi e così via. Mai che l’obiettivo sia più &#8230; <a
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href="http://www.amazon.it/gp/product/8875780889/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=davidtomas-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8875780889">Felicità: un’ipotesi</a></em></strong> (Codice 2008) è un bel testo di Jonathan Haidt, psicologo di formazione filosofica e adepto della “psicologia positiva”, che ha l’ottimistico obiettivo di rimuovere gli «ostacoli al benessere che noi stessi poniamo sui nostri cammini».</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5163" title="Jonathan Haidt e il suo faccione da inguaribile ottimista americano." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/jonhaidt3.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Punto di partenza del libro è la constatazione che «la mente è divisa in parti che a volte entrano in conflitto». Niente di nuovo sotto il sole: molti pensatori, nei secoli, sono giunti a questa conclusione e hanno elaborato varie teorie – o meglio <em>metafore</em> – quali l’auriga alla guida di un cocchio trainato da un cavallo bianco e uno nero di Platone, o l’Io dinamico che cerca di gestire Es e Super-Io di Freud. Haidt adotta un’altra immagine, quella del “portatore di elefante”, in cui il portatore rappresenta il pensiero cosciente, razionale e controllato, mentre l’elefante simboleggia il corpo con le sue emozioni e i suoi automatismi ancestrali. Evolutivamente, le facoltà del “portatore” si sono sviluppate in tempi abbastanza recenti: da qui la loro fallibilità contro la forza dei meccanismi atavici dell’“elefante”. In pratica «il portatore è stato generato al servizio dell’elefante&#8230; è un consulente o un servitore, non un re, un presidente o un auriga con una presa salda sulle redini». Il problema è riuscire a farli andare bene assieme.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5166" title="Portatore d'elefante." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/elephantrider21.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>Secondo Haidt, per essere felici dobbiamo anzitutto imparare a ricomporre la frattura tra mente/controllante e corpo/automatico, cercando di addestrare l’elefante recalcitrante. Si tratta di un lavorio soprattutto interiore: «Gli eventi del mondo ci influenzano solo attraverso l’interpretazione che ne diamo, quindi se riusciamo a controllare l’interpretazione, riusciremo a controllare anche il nostro mondo». Verrebbe da pensare al fatalismo; in realtà la maggior parte delle persone è incline alla preoccupazione e al pessimismo semplicemente perché ci siamo evoluti per essere estremamente sensibili soprattutto al “male” – il pericolo, il rischio, la minaccia, il disgusto – in modo da poterne prontamente rifuggire. In pratica il nostro elefante, che “ragiona” in meri termini di attrazione e repulsione, ha un efficientissimo “allarme rosso” ma è sprovvisto di un antitetico allarme verde&#8230;</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5170" title="Tristezza." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/tristitia.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Per fortuna è possibile cambiare questo «stile affettivo» che contraddistingue – e <em>logora</em> – molti di noi. Per l’autore i tre metodi migliori per cambiare la nostra mente sono la meditazione, la terapia cognitiva e il Prozac. La meditazione, soluzione orientale trovata da varie correnti religiose e filosofiche già nell’antichità, ci permette di «cambiare i processi di pensiero automatici, ammaestrando così l’elefante». La terapia cognitiva, rimedio occidentale, ci aiuta a superare i «tre convincimenti collegati, noti come <em>triade cognitiva della depressione</em>&#8230; “Non valgo nulla”, “Il mio mondo è squallido” e “Il mio futuro è privo di speranza”», pensieri automatici che si attivano quando le cose sembrano andare male. Il Prozac infine è descritto da Haidt come «portare occhiali rosa» che fanno «vedere il mondo con occhi nuovi»; purtroppo non è esente da pesanti effetti collaterali (motivo per cui lo stesso autore ha smesso di prenderlo), e inoltre può turbare la nostra etica o contrariare i nostri ideali poiché permette di ottenere benefici rapidamente e senza sforzo alcuno da parte nostra.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5164" title="Pillole magiche?" src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/prozac.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>In realtà poi la vita è varia e complicata e, oltre a delle terapie contro l’infelicità e la depressione, dobbiamo adottare delle strategie nel quotidiano per stare meglio, considerando bene certe peculiarità della nostra specie: ad esempio la nostra innata reciprocità, che ci spinge alla socievolezza predisponendoci a ricambiare (purché cominciamo positivamente!), o il principio di adattamento, che ci spiega perché una vincita alla lotteria ci rende felici solo per poco tempo – perché presto ci si fa l’abitudine. Vi sono tuttavia delle condizioni esteriori alle quali è molto difficile adattarsi, tra cui il rumore, il pendolarismo, la mancanza di controllo, la vergogna, le relazioni conflittuali; riuscire a sfuggirle è già un primo passo verso la felicità, della quale viene proposta una “formula”: F = P + C + A (dove P è la nostra propensione genetica alla letizia, C sono le condizioni della vostra vita e A le attività volontarie che decidiamo di intraprendere).</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5167" title="Formula della felicità." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/happinessformula.png" alt="" width="320" height="240" /></p><p>La felicità autentica e duratura viene dunque dall’amore, dall’amicizia, dal lavoro, dall’impegno – in una parola dalla <em>socialità</em>. L’elefante tende verso risorse, piacere e prestigio, ma queste sono conquiste effimere; siamo esseri sociali e creature industriose, e in quanto tali dovremmo realizzarci. «La felicità implica che cambiate voi stessi e cambiate il vostro mondo, e implica che perseguiate i vostri scopi e che vi adattiate agli altri». Dobbiamo conciliare l’individualismo occidentale col collettivismo orientale, la contesa dell’uno con l’accettazione dell’altro. In conclusione: «L’egoismo è una forza potente, particolarmente nelle decisioni degli individui, ma quando <em>gruppi</em> di persone si uniscono per fare uno sforzo serio per cambiare il mondo, si può scommettere sul fatto che perseguano una visione di virtù, giustizia o sacralità».</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria313.pdf">numero 313 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5043</guid> <description><![CDATA[«In nome dell’ampiezza dell’informazione, stiamo distruggendo noi stessi e la nostra capacità di pensare»: così viene riassunta in Scegliere nel tempo di Facebook la tesi esposta in Internet ci rende stupidi? da Nicholas Carr. Pare oramai assodato che l’overload informativo e il multitasking applicato al &#8230; <a
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href="http://www.amazon.it/gp/product/8843062069/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=davidtomas-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8843062069"><strong>Scegliere nel tempo di Facebook</strong></a></em> la tesi esposta in <a
href="http://www.amazon.it/gp/product/886030377X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=davidtomas-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=886030377X"><em>Internet ci rende stupidi?</em></a> da Nicholas Carr. Pare oramai assodato che l’overload informativo e il multitasking applicato al cervello umano facciano inesorabilmente decadere le nostre capacità di attenzione e di profondità di pensiero: lo può sperimentare ognuno di noi – anche tu, o lettore che consulti al contempo una ventina di pagine e scorri codesto scritto frettolosamente, tentando d’appigliarti a qualche grassetto o parola chiave. «La capacità di “dare un’occhiata” diventa il nostro modo dominante di leggere»; la nostra attitudine, finché stiamo davanti allo schermo di un computer, è quella di dividerci tra più attività, procrastinando letture più impegnative o frammentandole in più sessioni. La serialità e la <em>serietà</em> di lettura che il libro ci imponeva, nei testi che scorrono sullo schermo è definitivamente perduta: nuovi browser che ci permettono di aprire molteplici schede e connessioni a banda larga hanno, di fatto, reso internet sempre più simile alla televisione. La rete che ci appariva un oceano da navigare ora sembra rivelarsi uno stagno in cui galleggiare, magari annaspandovi in giornate particolarmente insipide o in nottate in cui la mente è troppo stanca per dedicarsi a letture cartacee.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5055" title="E il naufragar m'è amaro in questo stagno." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/timeline-naufraga.jpg" alt="" width="320" height="240" /></p><p>Dovremmo capire se Facebook cambi il nostro modo di pensare così come sembra fare il <em>medium</em> internet – così come ha fatto la televisione. È un dubbio che non può essere risolto agevolmente: internet non coincide con Facebook, nonostante tutto; la ricchezza sovente disorientante e altrettanto spesso superficiale della rete non necessariamente si riflette nel social network <em>mainstream</em>, che anzi nella rete opera dei tagli, rendendocela a brandelli; il fenomeno di Facebook è tutto sommato recente ed effimero nonché mutevolissimo. I nuovi profili con la “<a
href="http://www.facebook.com/about/timeline">timeline</a>” – in italiano resa come “diario” – spostano la questione identitaria dallo spazio al <em>tempo</em>. Non c’è più spazio per le preferenze, precedentemente ben individuabili nella pagina “Info” – fossero musica, libri, film, attività, interessi, filosofia di vita (<em>sic</em>). L’identità sociale costruita tramite la composizione di un puzzle di preferenze è sostituita da un incessante flusso di (in)coscienza in cui, al posto del costume d’arlecchino che andavamo cucendoci addosso, risalta il chiacchiericcio perenne e continuo in cui si può sprofondare all’infinito, o sia l’anno di nascita, o almeno fino al momento dell’iscrizione a Facebook. Il profilo è sempre meno statico; al posto di ciò che ci piace abbiamo adesso ciò che stiamo facendo e ciò che abbiamo fatto – il tutto meticolosamente archiviato nei database californiani. Il vezzo di sistemare e condividere i propri gusti in un’istantanea durevole è scombinato, a tutto favore degli aggiornamenti fugaci e delle “storie” sempre nuove – un’abitudine nuova che non molti utenti sono disposti ad accettare, come dimostrano i tanti che hanno tentato invano di tornare al vecchio profilo. Vista la leggerezza degli <em>internettiani</em>, l’unica cosa che resta da dire è che «nei social network la scelta è nulla più che l’espressione di un lieve moto dello spirito, un’adesione momentanea a qualcosa».</p><p><em><small>(Brano estratto &#8211; con qualche modifica &#8211; da una <a
href="http://www.sitosophia.org/recensioni/facebook/">recensione pubblicata su Sitosophia</a>).</small></em></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5064</guid> <description><![CDATA[Il proposito non esposto per il 2011 è stato rispettato: sono riuscito a leggere (la media di) un libro a settimana, per un totale di 13507 pagine &#8211; così dice aNobii. Ho dovuto un po&#8217; impormelo, altrimenti sarebbe stato l&#8217;ennesimo proposito &#8230; <a
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class="meta-nav">&#8594;</span></a> Related posts:<ol><li><a
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href='http://www.davidetomasello.it/2011/02/09/leggere-qualcosa-di-decente/' rel='bookmark' title='Leggere qualcosa di decente'>Leggere qualcosa di decente</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il proposito non esposto per il 2011 è stato rispettato: sono riuscito a leggere (la media di) un libro a settimana, per un totale di 13507 pagine &#8211; così dice <a
href="http://www.anobii.com/davidetomasello">aNobii</a>. Ho dovuto un po&#8217; impormelo, altrimenti sarebbe stato l&#8217;ennesimo proposito irrealizzato: ma è stato un giogo desiderabile e confortevole &#8211; il peso della cultura, quando ben bilanciato e non <a
href="http://www.sitosophia.org/citazioni/sulla-filosofia-e-sul-filosofo/">pedante</a>, raddrizza gli animi (per il resto della goffa retorica da bibliofilo si rilegga <a
href="http://www.davidetomasello.it/2011/01/08/trentasei-passi-sotto-il-cielo/">quanto scritto l&#8217;anno scorso</a>). Dei 52 libri intendo suggerirne dodici &#8211; uno al mese, in mero ordine di pubblicazione &#8211; con non più d&#8217;un <em>tweet</em> di postilla.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8817122092/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8817122092"><strong>Esiodo, <em>Le opere e i giorni</em></strong></a><br
/> Il Greco sapeva già che è bene rifuggire gli onori e tornare alla terra, fonte di sofferenze e piaceri impagabili.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/886473077X/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=886473077X"><strong>Thomas Hobbes, <em>De cive</em></strong></a><br
/> Il trattato da cui partire per ogni critica dello Stato &#8211; a patto di riuscire a sfuggire al sortilegio della sua stringente logica.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8817166545/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8817166545"><strong>Henry D. Thoreau, <em>Walden</em></strong></a><br
/> Prezioso resoconto di uno che ebbe il coraggio di <a
href="http://www.davidetomasello.it/2011/11/21/disobbedire-o-ritirarsi/">sfuggire</a> allo Stato e alla società conformistica.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8817169579/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8817169579"><strong>Marcel Proust, <em>Il tempo ritrovato</em></strong></a><br
/> Degna conclusione del <em><a
href="http://bit.ly/rqQF3V">Libro</a></em> &#8211; e non c&#8217;è altro da aggiungere quando c&#8217;è così tanto (tutto) da leggere.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8874930542/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8874930542"><strong>Ivan Illich, <em>La convivialità</em></strong></a><br
/> Come va la società (oggi come negli anni &#8217;70) e come dovrebbe andare in un mondo affrancato dal consumismo capitalistico.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8806203010/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8806203010"><strong>Raymond Carver, <em>Principianti</em></strong></a><br
/> Tra i racconti più veri che abbia mai letto, prima che passassero dalle forbici dell&#8217;editor minimalista.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8809748670/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8809748670"><strong>Robert B. Cialdini, <em>Le armi della persuasione</em></strong></a><br
/> Per capire che non è la retorica verbosa ad essere convincente per il nostro cervello buggato.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8804461934/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8804461934"><strong>Vincenzo Consolo, <em>Le pietre di Pantalica</em></strong></a><br
/> L&#8217;unico scrittore in grado di farti riscoprire la tua terra in ogni sfumatura possibile.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8806186426/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8806186426"><strong>Jared Diamond, <em>Collasso</em></strong></a><br
/> Disamina sul <a
href="http://www.davidetomasello.it/2011/10/18/sul-collasso/">tracollo</a> che stiamo rischiando, nella speranza che non sia ormai troppo tardi, per noi e per il pianeta.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8807721317/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8807721317"><strong>Serge Latouche, <em>La scommessa della decrescita</em></strong></a><br
/> Possibili vie d&#8217;uscita all&#8217;imperativo della crescita tanto sbandierata dai politici e auspicata dagli insipienti.</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/8875780889/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=8875780889"><strong>Jonathan Haidt, <em>Felicità: un&#8217;ipotesi</em></strong></a><br
/> Il miglior libro di psicologia che mi sia mai capitato tra le mani. Forse perché l&#8217;autore è (anche) filosofo&#8230;</p><p><a
href="http://www.amazon.it/gp/product/888941345X/ref=as_li_qf_sp_asin_il_tl?ie=UTF8&#038;tag=davidtomas-21&#038;linkCode=as2&#038;camp=3370&#038;creative=23322&#038;creativeASIN=888941345X"><strong>Pippo Gurrieri, <em>L&#8217;anarchia spiegata a mia figlia</em></strong></a><br
/> Dialogo platonico sulla realizzabilità dell&#8217;utopia anarchica &#8211; l&#8217;umanità libera non soggiogata ai poteri tirannici.</p><p><small><em>P.S. Segnalo <a
href="http://www.catenotempio.eu/2011/12/31/settanta-letture-degne-di-noia">il post di Cateno Tempio</a>, scritto contemporaneamente al mio, all’insaputa l’uno dell’altro.</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=5014</guid> <description><![CDATA[Mentre tutti intorno fanno rumore su Babbo Natale e Gesù Bambino – i due miti fondanti della ‘civiltà’ in cui viviamo – noi sussurreremo qualche parola su Ipazia, quella sorta di martire laica che fino a non molto tempo fa &#8230; <a
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href='http://www.davidetomasello.it/2009/11/16/ateofobia/' rel='bookmark' title='Ateofobia'>Ateofobia</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Mentre tutti intorno fanno rumore su Babbo Natale e Gesù Bambino – i due miti fondanti della ‘civiltà’ in cui viviamo – noi sussurreremo qualche parola su Ipazia, quella sorta di martire laica che fino a non molto tempo fa era pressoché sconosciuta ai più e ora perlomeno è ricordata da alcuni nelle fattezze di Rachel Weisz.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5019" title="Rachel Weisz nelle vesti di Ipazia." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/ipaziaweisz.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>Volendo provare a vederci chiaro in vicende distanti mille e seicent’anni, non possiamo che rivolgerci a uno storico, Silvia Ronchey, che sulla scia del successo di <em>Agora</em> ha pubblicato <strong><em>Ipazia. La vera storia</em></strong> (Rizzoli 2010). Il problema che sorge ogni qualvolta ci si confronti con la figura di Ipazia è l’esiguità delle fonti storiche, alle quali si sono sovrapposti strati e strati di letture più o meno romantiche o romanzate. Per evitare di incorrere nello stesso errore dei cristiani col loro messia dobbiamo pertanto capire cosa c’è di vero o verosimile nella vulgata di Ipazia come paladina del libero pensiero.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5016" title="La figura scelta dall'autrice per rappresentare Ipazia sulla copertina del libro (da un dipinto di John William Godward)." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/ipaziagodward.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>L’introduzione ci rammemora il motivo principale per cui Ipazia è tristemente nota – lo strazio per mano di aguzzini cristiani – ma ci chiarisce subito «ciò che quella donna non è stata&#8230; non una scienziata perseguitata dalla chiesa per le sue scoperte astronomiche, non una protofemminista». Le fonti concordano sul fatto che Ipazia avesse raggiunto l’eccellenza nelle discipline filosofiche; ciò dovette costargli la fama di strega e probabilmente fu la molla che scatenò un’invidia funesta da parte di Cirillo, vescovo della città dal 412 (nonché dottore della chiesa dal 1882 e riabilitato nell’<a
href="http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2007/documents/hf_ben-xvi_aud_20071003_it.html">udienza papale del 3 ottobre 2007</a> da Ratzinger).</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-5017" title="Ipazia come immaginata da Elbert Hubbard." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/ipaziamatita.jpg" alt="" width="240" height="320" /></p><p>Le figure cominciano a delinearsi meglio: da un lato abbiamo una pagana – non un’atea, sia ben chiaro! – dotta con la sua cerchia di allievi; dall’altra un vescovo ambizioso in una chiesa tormentata da ‘eresie’ – il tutto in un’epoca in cui un potere politico più che religioso poteva finalmente permettersi di essere persecutore e di eliminare tutto ciò che attentava alla propria supremazia. «La storiografia laica ha riflettuto sull’assassinio di Ipazia facendone l’emblema dell’odio contro la cultura di un dogmatismo politico populistico e demagogico, l’evento simbolo dell’intolleranza e della fanatica violenza di cui la mentalità chiesastica può essere capace quando una religione, o un’ideologia pervasiva, diviene ideologia di stato e inaugura il suo connubio con il potere statale». Forse è una lettura troppo parziale, ma sulla colpevolezza di Cirillo nell’assassinio di Ipazia la Ronchey non ha dubbi. La sentenza degli stessi bizantini coevi è unanime: il vescovo non solo poteva, ma <em>doveva</em> evitare ingerenze politiche. In pratica, a difendere l’assassino è soltanto la chiesa cattolica, la quale sulla coincidenza dell’ambito spirituale con quello temporale ha basato le proprie fortune&#8230;</p><p><a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_Atene"><img
class="aligncenter size-full wp-image-5018" title="Qualcuno identifica in questa figura della Scuola di Atene di Raffaello la nostra Ipazia..." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/ipaziaraffaello.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a></p><p>Così abbiamo chiarito (ma non schiarito) la fosca figura di Cirillo. Tornando alla nostra paladina, per l’autrice era una figura ambigua, «per un verso indiscutibilmente una matematica, nell’altra faccia, più oscura ma non meno credibile, una figura sacerdotale». La filosofia neoplatonica, infatti, era caratterizzata da una metafisica che venne pressoché plagiata dai cristiani; inoltre non era scevra da elementi iniziatici ed esoterici, nella cui cornice ben si spiega la presenza di una donna filosofa che incarnasse il ruolo di ‘sacerdotessa’.</p><p><a
href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/Hypatia_%28Charles_William_Mitchell%29.jpg"><img
class="aligncenter size-full wp-image-5015" title="La morte di Ipazia in un dipinto di Charles William Mitchell." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/ipaziabionda.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a></p><p>Abbiamo con ciò deluso i fan di questa pretesa figura anticlericale? Dipende: la storia di un evento è composta anche dalle sue interpretazioni; «l’evento in sé e per sé, tale quale si è prodotto, non riusciremo mai veramente a ricostruirlo». Certo, il nostro vizio è quello di cercare similitudini, ma oggi è vano tentare di capire se Ipazia fosse più simile a un’odierna scienziata o a una santona. Tuttavia, abbattuto lo stereotipo del «Galileo in gonnella», rimane «la figura sacrale e carismatica e il suo conseguente prestigio sociale e ruolo politico», ma soprattutto permane la differenza tra due mondi: uno votato all’eccellenza personale raggiunta con lo studio, l’altro alla preminenza politica ottenuta tramite l’inganno, la crudeltà e il parassitismo.</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria312.pdf">numero 312 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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href='http://www.davidetomasello.it/2009/11/16/ateofobia/' rel='bookmark' title='Ateofobia'>Ateofobia</a></li></ol></p>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidetomasello.it/2011/12/19/ipazia-chi-era-costei/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>4</slash:comments> </item> <item><title>Disobbedire o ritirarsi</title><link>http://www.davidetomasello.it/2011/11/21/disobbedire-o-ritirarsi/</link> <comments>http://www.davidetomasello.it/2011/11/21/disobbedire-o-ritirarsi/#comments</comments> <pubDate>Mon, 21 Nov 2011 11:01:47 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <category><![CDATA[www.davidetomasello.it]]></category> <category><![CDATA[15 ottobre]]></category> <category><![CDATA[anarchia]]></category> <category><![CDATA[bosco]]></category> <category><![CDATA[disobbedienza]]></category> <category><![CDATA[disobbedienza civile]]></category> <category><![CDATA[disobbedire]]></category> <category><![CDATA[filosofia]]></category> <category><![CDATA[Gandhi]]></category> <category><![CDATA[Henry D. Thoreau]]></category> <category><![CDATA[libertarismo]]></category> <category><![CDATA[pratica]]></category> <category><![CDATA[recensione]]></category> <category><![CDATA[recensioni anarchiche]]></category> <category><![CDATA[scontri]]></category> <category><![CDATA[Stato]]></category> <category><![CDATA[tassa]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[Thoreau]]></category> <category><![CDATA[violenza]]></category> <category><![CDATA[vita]]></category> <category><![CDATA[Walden]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=4882</guid> <description><![CDATA[Il 15 ottobre scorso ha dato ad alcuni di noi l’occasione di tradurre le parole in azioni. Tutto è andato come da copione: i soliti cortei pacifici di indignati che già non impressionavano più nessuno (né quell’un per cento scarso &#8230; <a
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class="meta-nav">&#8594;</span></a> Related posts:<ol><li><a
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href='http://www.davidetomasello.it/2012/05/09/contro-il-regime/' rel='bookmark' title='Contro il regime'>Contro il regime</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Il 15 ottobre scorso ha dato ad alcuni di noi l’occasione di tradurre le parole in azioni. Tutto è andato come da copione: i soliti cortei pacifici di indignati che già non impressionavano più nessuno (né quell’un per cento scarso di politicanti e banchieri né, tanto meno, quella maggioranza silente e frustrata ormai ribattezzata “rassegnados”) sono stati definitivamente offuscati dalle sterili violenze di incendiari, infiltrati, forzanovisti, lanciatori d’estintori, incappucciati, impellicciati e smutandati vari. In quest’epoca di estremismi si direbbe che non possono esistere gli uni senza gli altri; purtroppo, nessuno di loro centra il centro. Anche volendo protestare, ci manca un esempio da seguire, sia teorico che pratico.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-4893" title="Henry D. Thoreau." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/thoreau.jpg" alt="Thoreau" width="240" height="320" /></p><p>Personalmente credo di aver trovato un fulgido modello in <a
href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau">Henry David Thoreau</a>. Le sue opere più note, “<em><strong><a
href="http://www.anobii.com/books/La_disobbedienza_civile/9788817038690/01a7401197ce796b5f/">La disobbedienza civile</a></strong></em>” e “<em><strong><a
href="http://www.anobii.com/books/Walden_ovvero_Vita_nei_boschi/9788817166546/01561fa6ca66c588d5/">Walden</a></strong></em>” (entrambe tradotte da Piero Sanavio per i tipi della BUR), offrono due soluzioni opposte ma non incompatibili al problema del rapporto del singolo con lo Stato. Entrambe rifuggono il compromesso: l’ottica di Thoreau è chiaramente antistatalista («il miglior governo è quello che non governa affatto», scrive nella prima pagina della <em><a
href="http://www.liberliber.it/mediateca/libri/t/thoreau/disobbedienza_civile/html/d_civile.htm">Disobbedienza civile</a></em>) nonché individualistica («il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi è di fare sempre ciò che credo giusto»). Sorvolando sulla mancanza di giustificazione teorica dell’individualismo (non era l’obiettivo dello scritto), leggiamo il pamphlet del 1848 soprattutto per i risvolti <em>pratici</em> del proposito di Thoreau di obbedire sempre alla propria coscienza libertaria e antiautoritaria. Se è vero che gli uomini nello Stato non sono altro che cellule di un solo corpo o ingranaggi di una grande macchina (metafore ormai assodate dai tempi di Hobbes), allora un <em>vero</em> uomo non può riconoscere neanche per un momento un’istituzione schiavista com’era lo Stato americano allora – e come, in forme diverse e spesso celate, è ogni istituzione statale ancora oggi.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-4895" title="Il Leviatano." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/leviatano.jpg" alt="Leviatano" width="320" height="240" /></p><p>Come sempre il dilemma è: come opporsi a questa organizzazione armata? «Coloro che <em>mentalmente</em> condannano la schiavitù e la guerra e tuttavia, da un punto di vista pratico, non fanno nulla per opporsi, sono migliaia»: grazie a costoro lo Stato continuerà a prosperare indisturbato. Anche le elezioni e i referendum sono vieppiù inutili: «persino votare per <em>ciò che è giusto </em>è come non <em>fare</em> nulla per esso: significa soltanto esprimere debolmente il desiderio che ciò che è giusto prevalga». Il problema sta proprio nella subordinazione alle regole statali, nell’<em>obbedienza</em>: «quelli che, pur disapprovando il carattere e le attività d’un qualsiasi governo, gli concedono la propria obbedienza e il proprio favore, ne sono indubbiamente i sostenitori più coscienziosi e assai spesso i più seri ostacoli da superare». Rivoluzionario sarà dunque non obbedire alle leggi dello Stato, soprattutto quelle palesemente ingiuste o contro la ragione. Tentare di emendarle, infatti, è inutile: si dovrebbe quantomeno far parte della stretta minoranza che legifera – in tal modo perpetuando l’esistenza nociva dello Stato stesso&#8230; Disobbedienza civile pertanto è «un pratico e deliberato diniego della sua autorità&#8230; la sola offesa che il governo non ha mai contemplato».</p><p><a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_del_sale"><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/marciadelsale.jpg" alt="Marcia del sale" title="Un esempio di disobbedienza civile riuscito: la marcia del sale." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4906" /></a></p><p>«Lo Stato mi dice, con voce forte e chiara, “Riconoscimi”. Dato l’attuale stato di cose, il modo più semplice ed efficace di trattare&#8230; è rifiutarsi di riconoscerlo». E il modo forse più radicale di disconoscere lo Stato è non onorarne i balzelli necessari alla sua sopravvivenza. Thoreau non lo dice esplicitamente, ma basta poco per comprendere che finché evade le tasse uno solo (come egli stesso ha fatto) o una minoranza, lo Stato potrà permettersi ancora di perseguitarli; ma se a farlo fossero la maggioranza o tutti, e <em>sistematicamente</em>, lo Stato non avrebbe più come reggersi. «Basta che il cittadino rifiuti ogni alleanza allo Stato, e che l’esattore rinunci al suo incarico, perché si realizzi la rivoluzione». Certo, non è facile oggi pensare di agire in tal modo: le <a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carta_di_pagamento">carte di pagamento</a> elettroniche prendono il sopravvento, concedendo in tal modo sempre più potere alle banche e ai controlli statali; <a
href="http://www.repubblica.it/economia/2011/10/02/news/equitalia_nuove_regole-22546403/">Equitalia è la nuova inquisizione</a>; le televisioni diffondono le <a
href="http://www.youtube.com/watch?v=FV10PX1nMZM">immagini stereotipate dell’evasore come un parassita dalla barba incolta</a>&#8230; Inoltre, onestamente, con una simile condotta spesso quel che si perderebbe sarebbe più di quel che si guadagnerebbe. Evidentemente non siamo così poveri come lamentiamo; oppure siamo fin troppo attaccati alla proprietà – quella stessa cosa che parecchi anarchici, almeno a parole, aborrono&#8230;</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/scontri.jpg" alt="Scontri" title="Scene di lotte barbariche." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4920" /></p><p>Bisognerebbe ribaltare tali rapporti di potere – economico, anzitutto. «Desidero rifiutare obbedienza allo Stato, e ritirarmi e starne discosto <em>effettivamente</em>». Esperienza che Thoreau mise in pratica realmente. <em><a
href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/wm2_walden.htm">Walden</a></em> è il resoconto dei due anni di ritiro dal “consorzio civile”, trascorsi vivendo in mezzo alla natura sulle rive di un lago, lontano dai pettegolezzi della città in una ricerca di essenzialità. «Essere filosofi non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente». E se il primo problema della vita è come sopravvivere, allora «un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno». Niente fronzoli e bando al superfluo, come sapevano già gli antichi. Uomini del genere, di fronte allo Stato, non hanno nulla da perdere, nulla di che temere.</p><p><img
class="aligncenter size-full wp-image-4898" title="Riproduzione della casa di Thoreau a Walden." src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/casawalden.jpg" alt="Casa Walden" width="320" height="240" /></p><p>Tornando ai connazionali che hanno animato Roma il mese scorso, non posso che rammaricarmi per le vie che hanno “scelto” – a ragion veduta? – di percorrere. Chiudere i conti in banca, evitare di foraggiare il Leviatano, boicottare quelle corporazioni ree di azioni dannose nei riguardi di popoli e ambiente: questo – o il <a
href="http://www.parodos.it/books/pensiero%20filosofico/erju.htm">ritiro al bosco</a> – sarebbe stato rivoluzionario. Tutto il resto è <a
href="http://libertarianation.org/2011/10/18/ce-da-indignarsi-eccome/">fighettismo</a>.</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria311.pdf">numero 311 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=4823</guid> <description><![CDATA[Non c&#8217;è due senza tre. E così, dopo la libreria rossa e quella blu, ne mancava decisamente una color legno. È vero, rispetto ad un anno fa molte cose sono mutate: ora abbiamo l&#8217;Ikea anche quaggiù; dobbiamo sottostare alla legge &#8230; <a
href="http://www.davidetomasello.it/2011/11/07/come-fare-una-parete-a-libreria-che-e-meglio-di-una-libreria-a-parete/">Continua a leggere<span
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href='http://www.davidetomasello.it/2009/05/16/progettando-una-libreria/' rel='bookmark' title='Progettando una libreria'>Progettando una libreria</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non c&#8217;è due senza tre. E così, dopo la libreria <a
href="http://www.davidetomasello.it/2009/09/01/come-farsi-una-libreria-e-vivere-infelici/">rossa</a> e quella <a
href="http://www.davidetomasello.it/2010/10/22/come-costruire-una-libreria-in-legno/">blu</a>, ne mancava decisamente una color legno. È vero, rispetto ad un anno fa molte cose sono mutate: ora <a
href="http://www.ikea.com/it/it/store/catania">abbiamo l&#8217;Ikea anche quaggiù</a>; dobbiamo sottostare alla <a
href="http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/07/28/news/libri_mai_pi_sconti_oltre_il_25_polemiche_per_la_norma_anti_amazon-19736908/">legge Levi</a>; non siamo più tanto certi che il nostro futuro sarà in città&#8230; Ma facciamo come se nulla fosse cambiato: del resto, la pianta del salone è (era) la medesima di un anno fa. Il che era un problema, perché a causa delle consuetudini dell&#8217;architettura locale non esisteva distinzione tra salone e ingresso.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-ingresso.jpg" alt="ingresso-salone" title="Ingresso-salone, o sia l'ingresso visto dal salone." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4849" /></p><p>Sicché ho ben pensato di <em>separarli</em>. Niente murature, per carità: non ne ho &#8211; ancora&#8230; &#8211; le capacità; e poi avrei ottenuto un ingresso buio. Mi metto di buzzo buono e progetto una parete-libreria, o sia una libreria-parete che funga da stabile <em>séparé</em> tra i due ambienti. Prendo le misure, calcolo gli spazi, il rapporto tra vuoti e pieni&#8230; e schizzo un progettino.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-progetto.jpg" alt="progetto libreria-parete" title="Progetto della libreria-parete." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4847" /></p><p>Dunque acquisto il materiale legnoso: tre tavole di monostrato (listellare) di abete spesso 27 mm da 400×122 cm. Facendomi aiutare da un amico falegname, le passo sul banco sega fino a ottenere delle &#8216;strisce&#8217; larghe &#8211; o meglio <em>strette</em> &#8211; 33 cm (avrei potuto farlo da me, ma con la sega circolare <em>a mano</em> non sarebbe stato altrettanto rapido e preciso&#8230;). Quindi organizzo il piano di lavoro, onde ridurre ognuna delle nove tavole da quattro metri alla lunghezza desiderata.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-lavoro.jpg" alt="piano di lavoro" title="Io nel mio piano di lavoro." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4853" /></p><p>Al taglio segue la smerigliatura. Con una levigatrice rotorbitale gentilmente offertami dal <a
href="http://carmelo.tomasello.eu/">genitore</a> smusso per bene gli spigoli delle tavole, fino a ottenere dei bordi ben stondati.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-smussature.jpg" alt="smussature" title="Smussature delle tavole." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4850" /></p><p>Inoltre do una rapida levigata alla superficie e ai bordi delle tavole, finché non sono ben lisce e pronte per essere verniciate e rifinite. Compro dell&#8217;impregnante ad acqua color palissandro e, in minor quantità, di colore ebano (rispettivamente, 4 e 0,750 litri). <a
href="http://www.simonacanzonieri.it">La consorte</a> dà praticamente da sola la prima mano; alla seconda accorro ad aiutarla, e la terza all&#8217;ebano (previa leggera carteggiatura delle due precedenti al palissandro) viene spennellata da me soltanto.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-tulavori.jpg" alt="Simona lavora" title="La consorte al lavoro." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4852" /></p><p>Seguono due mani di <a
href="http://www.maxmeyer.it/it/prodotti/vernici-legno/finitura-ad-acqua/aquablock-finitura-effetto-cera-all-acqua.html?pad=35">finitura trasparente all&#8217;acqua effetto cera</a> (basta e avanza una latta da 2,5 l). Ora il legno è ben protetto e gradevole al tatto.</p><p>È tutto pronto per l&#8217;assemblaggio &#8211; fase non poco problematica, visto che tutta la costruzione andrà a <em>incastrarsi</em> tra muro e pilastro. Di conseguenza per prima cosa monto le due strutture laterali, fissando i vari ripiani ai montanti con abbondanza di robuste viti autofilettanti.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-dueelementi.jpg" alt="strutture laterali" title="I due elementi laterali in piedi." width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-4856" /></p><p>A queste aggiungo, grazie al prezioso aiuto del suocero, la parte superiore che le incatena assieme e che dà forma alla &#8216;porta&#8217;.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-inposa.jpg" alt="Gino in posa" title="Gino in posa." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4859" /></p><p>La tolleranza è ai minimi termini: la base superiore, ovviamente, striscia sul soffitto. Ci vuole un bel po&#8217; di forza (grazie anche ad Enzo) e qualche bella martellata per portare la parete-libreria <em>in sede</em>.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-spostamento.jpg" alt="spostamento" title="Spostamento della libreria." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4860" /></p><p>Bene: adesso il grosso è fatto. Manca l&#8217;ancoraggio con dei robusti tasselli a pareti e pavimento, la stuccatura di fessure e imperfezioni nel montaggio e il finale riempimento con libri, dizionari, enciclopedie, riviste e quant&#8217;altro. La parete-libreria comincia ad acquisire la forma finale.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-premontaggio.jpg" alt="premontaggio" title="Premontaggio della libreria." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4861" /></p><p>Il tempo di stringere le ultime viti e posso inserire i cestini (quattro <a
href="http://www.ikea.com/it/it/catalog/products/20110540/">Knipsa</a> dell&#8217;Ikea) negli appositi scomparti creati su misura.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-anteprima.jpg" alt="anteprima" title="Anteprima della libreria." width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-4862" /></p><p>Credo che ora si intuisca meglio come questa costruzione contribuisca a separare gli spazi. Un lento e sapiente riempimento isolerà nella misura voluta il salone dall&#8217;ingresso.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-serale.jpg" alt="libreria" title="Libreria: frontale, serale." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4866" /></p><p>Adesso la visione dell&#8217;ingresso dal salone è così.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-finitaorizzontale.jpg" alt="libreria" title="Libreria finita, orizzontale." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4867" /></p><p>Si scorge sulla destra la vecchia libreria rossa (costruita con molta meno esperienza&#8230;). Entrambe, sui due lati del pilastro, formano un carinissimo spazio del genere.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-angolo.jpg" alt="librerie" title="Tra due librerie." width="240" height="320" class="aligncenter size-full wp-image-4863" /></p><p>Ora, giacché la libreria è &#8216;aperta&#8217;, si dovrà stare attenti a riempirla da entrambi i lati, come si deve.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-ravvicinato.jpg" alt="libreria" title="Libreria, lato A (dal salone)." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4870" /></p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-esposizione.jpg" alt="libreria" title="Libreria, lato B (dall&#039;ingresso)." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4869" /></p><p>Per finire, dei bei libri omogenei e qualche pupazzo renderanno la libreria piacevole da sopportare.</p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-pupazzo.jpg" alt="pupazzo" title="Pupazzo..." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4871" /></p><p><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/libreria3-pupiddi.jpg" alt="pupazzetti" title="...e pupazzetti sulla libreria." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4872" /></p><p>Alla prossima (se mai ve ne sarà bisogno<sup><a
href="http://www.davidetomasello.it/2011/11/07/come-fare-una-parete-a-libreria-che-e-meglio-di-una-libreria-a-parete/#footnote_0_4823" id="identifier_0_4823" class="footnote-link footnote-identifier-link" title="Ne dubito: questa &egrave; stata un po&amp;#8217; un salasso &amp;#8211; ed &egrave; ancora in parte vuota. Per i curiosi e gli economi(sti), la spesa complessiva &egrave; stata di 390 euri, cos&igrave; ripartita: legno 270, impregnanti 60, finitura cerata 40, viti 20. Consideriamo i cestini (&euro; 68) una spesa extra.">1</a></sup>).</p> <small><br
/><b>Note:</b></small><ol
class="footnotes"><li
id="footnote_0_4823" class="footnote">Ne dubito: questa è stata un po&#8217; un salasso &#8211; ed è ancora in parte <em>vuota</em>. Per i curiosi e gli economi(sti), la spesa complessiva è stata di 390 euri, così ripartita: legno 270, impregnanti 60, finitura cerata 40, viti 20. Consideriamo i cestini (€ 68) una spesa extra.</li></ol><p>Related posts:<ol><li><a
href='http://www.davidetomasello.it/2010/10/22/come-costruire-una-libreria-in-legno/' rel='bookmark' title='Come costruire una libreria in legno (e campare lieti ancora un anno)'>Come costruire una libreria in legno (e campare lieti ancora un anno)</a></li><li><a
href='http://www.davidetomasello.it/2009/09/01/come-farsi-una-libreria-e-vivere-infelici/' rel='bookmark' title='Come farsi una libreria (e vivere infelici)'>Come farsi una libreria (e vivere infelici)</a></li><li><a
href='http://www.davidetomasello.it/2009/05/16/progettando-una-libreria/' rel='bookmark' title='Progettando una libreria'>Progettando una libreria</a></li></ol></p>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidetomasello.it/2011/11/07/come-fare-una-parete-a-libreria-che-e-meglio-di-una-libreria-a-parete/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>21</slash:comments> </item> <item><title>Sul collasso</title><link>http://www.davidetomasello.it/2011/10/18/sul-collasso/</link> <comments>http://www.davidetomasello.it/2011/10/18/sul-collasso/#comments</comments> <pubDate>Tue, 18 Oct 2011 12:58:05 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <category><![CDATA[www.davidetomasello.it]]></category> <category><![CDATA[ambientalismo]]></category> <category><![CDATA[ambiente]]></category> <category><![CDATA[Collasso]]></category> <category><![CDATA[consumismo]]></category> <category><![CDATA[crisi]]></category> <category><![CDATA[crisi economica]]></category> <category><![CDATA[debito pubblico]]></category> <category><![CDATA[decrescita]]></category> <category><![CDATA[Diamond]]></category> <category><![CDATA[dittatura]]></category> <category><![CDATA[ecologia]]></category> <category><![CDATA[ecologismo]]></category> <category><![CDATA[economia]]></category> <category><![CDATA[élite]]></category> <category><![CDATA[energia]]></category> <category><![CDATA[filosofia politica]]></category> <category><![CDATA[isola di Pasqua]]></category> <category><![CDATA[IVA]]></category> <category><![CDATA[Jared Diamond]]></category> <category><![CDATA[massa]]></category> <category><![CDATA[Moai]]></category> <category><![CDATA[natura]]></category> <category><![CDATA[politica]]></category> <category><![CDATA[rating]]></category> <category><![CDATA[recensione]]></category> <category><![CDATA[recensioni anarchiche]]></category> <category><![CDATA[recessione]]></category> <category><![CDATA[risorse]]></category> <category><![CDATA[società]]></category> <category><![CDATA[tasse]]></category> <category><![CDATA[territorio]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=4820</guid> <description><![CDATA[Non c’è stato neanche il tempo di rientrare dalle vacanze che già ci si pente di abitare ancora in questo paese: l’IVA aumenta, il rating cala e incombe lo spauracchio del tracollo. Pare che dovremo ‘prenderci le responsabilità’ del pauroso &#8230; <a
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class="meta-nav">&#8594;</span></a> Related posts:<ol><li><a
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href='http://www.davidetomasello.it/2010/03/16/ecologisti-intelligenti/' rel='bookmark' title='Ecologisti intelligenti'>Ecologisti intelligenti</a></li></ol>]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Non c’è stato neanche il tempo di rientrare dalle vacanze che già ci si pente di abitare ancora in questo paese: l’IVA aumenta, il rating cala e incombe lo spauracchio del tracollo. Pare che dovremo ‘prenderci le responsabilità’ del pauroso debito pubblico malamente gestito da coloro che ci governano. Conoscendo l’italica stirpe, non si può non pronosticare un imminente collasso.</p><p>Ma è bene distoglierci da una <a
href="http://www.noisefromamerika.org/index.php/articles/Libera_nos_a_malo">prospettiva angustamente economica</a> e adottare una visione più ampia. <strong><em>Collasso</em></strong> (Einaudi 2007) è un saggio scritto da <a
href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jared_Diamond">Jared Diamond</a> nel 2004, in tempi non sospetti. Come si evince dal sottotitolo – “Come le società scelgono di morire o vivere” –  Diamond intende illustrare i motivi per cui una società possa entrare irrimediabilmente in crisi, giungendo all’estinzione. Attraverso un’indagine storica che analizza varie civiltà scomparse, Diamond elenca le otto pratiche che hanno sempre messo a rischio le società: «deforestazione e distruzione dell’habitat, gestione sbagliata del suolo (con conseguente erosione, salinizzazione e perdita di fertilità), cattiva gestione delle risorse idriche, eccesso di caccia, eccesso di pesca, introduzione di specie nuove, crescita della popolazione umana e aumento dell’impatto sul territorio di ogni singolo individuo». Motivi ambientali principalmente, ma non per questo non <em>politici</em>, visto che la gestione delle risorse è l’ambito principale in cui l’attività politica si esplica. Oltre ai suddetti problemi, oggi se ne aggiungono altri quattro: «cambiamenti climatici dovuti a intervento umano, accumulo di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente, carenza di risorse energetiche ed esaurimento della capacità fotosintetica della Terra».</p><p>Diamond ammoniva che «la maggior parte di queste dodici minacce raggiungerà uno stadio critico, a livello planetario, entro i prossimi decenni: non ci resta che risolvere questi problemi prima di allora, se non vogliamo che i loro effetti si facciano sentire non soltanto sulla Somalia, ma anche sui paesi del Primo Mondo». I decenni sono già il presente; la crisi è la diretta conseguenza di un’economia consumistica, bulimica, insostenibile e irriguardosa nei confronti dell’ambiente e delle risorse esauribili – il tutto con un avallo politico entusiastico e costante.</p><p><a
href="http://it.wikipedia.org/wiki/Moai"><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/moai.jpg" alt="Moai dell&#039;isola di Pasqua" title="Un fulgido esempio di attività che porta al collasso." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4825" /></a></p><p>Di chi è la colpa? Ovviamente gran parte dei danni dipende da un’élite ingorda, avida di privilegi e incurante delle conseguenze della ‘politica’ propugnata: specie nelle società antiche, essa si contrapponeva a una massa di contadini malnutriti, la vera forza lavoro della società iniquamente parassitata. Oggi le società sono più complesse, ma le prerogative delle élite che le conducono al collasso sono sempre le stesse: «mire personali e a breve termine, quali arricchirsi, intraprendere campagne militari, costruire monumenti, rivaleggiare con le altre élite e sottrarre ai contadini cibo sufficiente per poter sostenere tutte queste attività» – cose che oggi, in un’epoca più informatizzata e <em>informata</em>, possiamo contemplare <a
href="http://www.ilfattoquotidiano.it/">quotidianamente</a>&#8230; Eppure l’élite, da sola, potrebbe non essere sufficiente a decidere le sorti della società: per Diamond, infatti, sono «gli stessi consumatori e l’opinione pubblica i primi responsabili del comportamento dannoso delle imprese». Le masse, infatti, troppo spesso inseguono uno stile di vita insostenibile, sopportando e <em>supportando</em> le prevaricazioni, chiudendo gli occhi davanti ai problemi o non accorgendosi che esistono.</p><p>Tutto è perduto? Non saprei. Diamond, sette anni fa, individuava ancora almeno due ‘strade per la vittoria’ (una che parte dal basso, dai cittadini verso il bene comune, e una dall’alto – laddove esistano leader illuminati&#8230;). Forse oggi è ormai troppo tardi per tentare di invertire la rotta. «Nel corso della storia, l’azione o l’inazione di re, capi e uomini politici troppo concentrati sui loro privilegi hanno quasi sempre portato a disastri». Conoscendo i nostri, faremmo bene a capire che il futuro non troppo remoto dell’Italia è <a
href="http://www.presseurop.eu/it/content/article/978451-verso-un-genocidio-finanziario">il presente della Grecia</a>.</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata, in forma estesa, nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria310.pdf">numero 310 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>Related posts:<ol><li><a
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href='http://www.davidetomasello.it/2010/03/16/ecologisti-intelligenti/' rel='bookmark' title='Ecologisti intelligenti'>Ecologisti intelligenti</a></li></ol></p>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidetomasello.it/2011/10/18/sul-collasso/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>16</slash:comments> </item> <item><title>Descolarizziamoci tutti</title><link>http://www.davidetomasello.it/2011/09/12/descolarizziamoci-tutti/</link> <comments>http://www.davidetomasello.it/2011/09/12/descolarizziamoci-tutti/#comments</comments> <pubDate>Mon, 12 Sep 2011 17:51:45 +0000</pubDate> <dc:creator>Davide Tomasello</dc:creator> <category><![CDATA[www.davidetomasello.it]]></category> <category><![CDATA[apprendimento]]></category> <category><![CDATA[burocrazia]]></category> <category><![CDATA[descolarizzare]]></category> <category><![CDATA[descolarizzazione]]></category> <category><![CDATA[educazione]]></category> <category><![CDATA[insegnamento]]></category> <category><![CDATA[istruzione]]></category> <category><![CDATA[Ivan Illich]]></category> <category><![CDATA[libertarismo]]></category> <category><![CDATA[recensione]]></category> <category><![CDATA[recensioni anarchiche]]></category> <category><![CDATA[scuola]]></category> <category><![CDATA[sistema scolastico]]></category> <category><![CDATA[società]]></category> <category><![CDATA[università]]></category> <guid
isPermaLink="false">http://www.davidetomasello.it/?p=4796</guid> <description><![CDATA[Settembre, andiamo. È tempo di migrare – ma alla tradizionale transumanza s’è sostituita oggi quella di nuove greggi che dal mare tornano su in città e, quotidianamente fino alle soglie della maggiore età, si recano a scuola. Una scuola dilaniata &#8230; <a
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class="meta-nav">&#8594;</span></a> No related posts.]]></description> <content:encoded><![CDATA[<p>Settembre, andiamo. È tempo di migrare – ma alla tradizionale transumanza s’è sostituita oggi quella di nuove greggi che dal mare tornano su in città e, quotidianamente fino alle soglie della maggiore età, si recano a scuola. Una scuola dilaniata dai tagli, che non soddisfa più nessuno, e che non sembra mai sufficiente a genitori e insegnanti e sempre superflua agli alunni – e agli odierni politici.</p><p>Eppure una soluzione alternativa a quella di sinistra (più obbligo di scuola pubblica) e a quella di destra (finanziamenti alle scuole private, cioè cattoliche) esiste da tempo, e venne teorizzata da Ivan Illich quarant’anni fa. <em><strong>Descolarizzare la società</strong></em> (Mimesis 2010, ma <a
href="http://www.altraofficina.it/ivanillich/Libri/Descolarizzare/descolarizzare.htm">liberamente disponibile in rete</a>) è il testo che ha reso popolare il concetto di ‘descolarizzazione’. Come molti di noi, anche Illich era convinto dell’importanza di estendere a tutti la scuola dell’obbligo, salvo poi comprendere che «per la maggior parte delle persone l’obbligo della frequenza scolastica è un impedimento al diritto di apprendere».</p><p>I motivi di tale disillusione sono molteplici. Anzitutto, nota Illich, si tende a confondere insegnamento e apprendimento: in tal modo non si concepisce altra forma di apprendimento oltre a quella scolastica, anzi si inorridisce al solo pensiero di potersi formare al di fuori della scuola; di più, essere istruiti diventa sinonimo di ‘possedere un diploma’. In secondo luogo, la scuola comporta una cultura del produrre più che del ‘fare’: abitua a consumare servizi ‘professionali’ e merci industriali, e pertanto è funzionale a una società illiberale, grazie al suo indottrinamento coatto che educa al consumismo. Per finire, dal mero punto di vista libertario, la scuola resta pur sempre un’imposizione che comporta la mancanza della libertà di imparare cosa e dove meglio si crede.</p><p><a
href="http://www.youtube.com/watch?v=t4SKL7f9n58"><img
src="http://www.davidetomasello.it/wp-content/uploads/noeducation.jpg" alt="" title="We don&#039;t need no education." width="320" height="240" class="aligncenter size-full wp-image-4811" /></a></p><p>Immagino già le contestazioni, anche da parte di certi sedicenti anarchici: meglio ammaestrati dalla scuola pubblica (sì, statale!) che ignoranti e inermi nelle mani dei potenti. La risposta di Illich è esemplare: «dare a tutti eguali possibilità d’istruzione è un obiettivo auspicabile e raggiungibile, ma identificare questo obiettivo nella scolarizzazione obbligatoria è come confondere la salvezza eterna con la chiesa». Descolarizzare non significa foraggiare l’insipienza: significa togliere alla scuola il primato di agenzia formativa obbligatoria, capendo che essa è uno ‘pseudoservizio pubblico’ basato sul falso presupposto che l’apprendimento sia il risultato di un insegnamento programmatico (in realtà «la scuola, facendo abdicare gli uomini alla responsabilità del proprio sviluppo, ne conduce molti a una sorta di suicidio spirituale»). Inoltre «descolarizzare significa abolire il potere di una persona di costringere un’altra a partecipare a una riunione»!</p><p>A questo punto Illich propone delle alternative, immaginando delle ‘trame di possibilità’ – reti sociali che facciano sorgere delle ‘centrali delle capacità’ (in cui chiunque sia capace possa mettere a disposizione degli interessati le proprie abilità) e che favoriscano il cosiddetto ‘assortimento degli eguali’, ossia lo scambio di contatti proficui tra gente con gli stessi interessi e voglia di riunirsi per perseguire obiettivi simili. In ciò fu profetico: immaginava che simili reti potessero essere messe in piedi coi computer&#8230;</p><p>Per finire lascio ai perplessi l’ultima breve considerazione libertaria di Illich. «Dappertutto il programma occulto della scolarizzazione inizia il cittadino al mito dell’efficienza e benevolenza delle burocrazie guidate dalla conoscenza scientifica». Il laureato di oggi, che ieri sognava soltanto di entrare tra i ricchi, è lo schiavo dei potenti di domani.</p><p><small><em>(Recensione <em>anarchica</em> pubblicata, in forma estesa, nel <a
href="http://www.sicilialibertaria.it/wp-content/uploads/sicilialibertaria309.pdf">numero 309 di Sicilia Libertaria</a>).</em></small></p><p>No related posts.</p>]]></content:encoded> <wfw:commentRss>http://www.davidetomasello.it/2011/09/12/descolarizziamoci-tutti/feed/</wfw:commentRss> <slash:comments>68</slash:comments> </item> </channel> </rss>
