Fatalisti

Il fatalismo è il credere che ciò che deve accadere accade – concezione più che diffusa in Sicilia, dove si macchia sovente di toni consolatori, religiosamente rassegnati («com’uoli diu»…). È luogo comune supporre che il fatalismo spinga all’inazione o quanto meno all’inerzia, ma basta poco per mostrare che non è così. Mettiamo in palio cento euro. Puoi scegliere: puoi vincerli se fai dodici con due dadi, o se ti esce testa lanciando una moneta. Tu sei un essere razionale, e giustamente scegli la moneta; a rigor di logica, per un fatalista la scelta è indifferente. Così anche Dennett1 tenta di confutare il fatalismo, glissando sul fatto che perfino il fatalista deve scegliere tra dadi e moneta2. Lì per lì quasi m’entusiasmo, specie immaginandomi la scelta errata da parte del fatalista3; poi torno nei ranghi, metto da parte l’ennesimo esperimento più mentale che reale4 e mi rivolgo nuovamente alla storia. È abbastanza chiaro, infatti, che un fatalista puro, come comunemente inteso, non può esistere5. Andiamo a vedere allora dove emergono delle sacche di mero fatalismo. Esse si manifestano nelle malattie, negli incidenti e nella morte6, e mai nel bene improvviso o imprevisto, come può insegnarvi qualsiasi vero siculo7. Sono tutti eventi in gran parte indipendenti dalla propria volontà8, diversamente dalla scelta tra la moneta e i dadi9. Sono cose molto poco in nostro potere. Ecco: a mio avviso il vero fatalista, oggi, è colui che meglio computa il cieco fato – quel caso che può essere indagato solo con la categoria della possibilità, e dunque con lo strumento della probabilità. Il fatalista è colui che sa che la feccia lo circonda – ma il prezzo per imbracciare un kalashnikov, o anche solo per aprir bocca, è troppo vitale. Con buona pace di Dennett, il fatalista – il cui unico scopo è arginare il male – è l’unico che si salverà.


Note:
  1. In L’evoluzione della libertà, ma intuisco che egli non sia stato il primo a proporre un argomento del genere.
  2. O non sceglie? O forse affiderebbe la scelta a… un ulteriore lancio di moneta?
  3. Senza necessariamente connotare, come Dennett, i fatalisti come evoluzionisticamente perdenti…
  4. E che mostrerebbe solo chi è più bravo in matematica e chi meno, mica chi è fatalista e chi no.
  5. Forse proprio perché s’è estinto – vuoi vedere che aveva ragione Dennett?
  6. Non senza un pizzico di afflitta eresia. «È Dio che vuole il male»: ci hanno mai pensato che è questo quel che dicono i fatalisti nostrani?
  7. Cosa può saperne un americano di fatalismo? Ditemelo.
  8. Checché ciò voglia dire, specie in un’ottica strettamente determinista.
  9. Non il lancio della moneta o dei dadi in sé, però!
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