Della filosofia-politica

Non da molto ho detto che la filosofia non mi dà tanto. Come dire – la filosofia con me ha chiuso; e però non aveva mai aperto, in verità.

Più di recente, più concretamente, avevo cominciato a speculare sulle autentiche possibilità filosofiche, a mio avviso sempre più ristrette. Sarà che aborro la metafisica, quel borgesiano ramo della letteratura fantastica che m’auguro possa presto affondare nel manzoniano ramo del lago di Como, ma mi pare che delle tre idee kantiane della ragione, anima mondo e dio, ci sia ormai ben poco da discutere – una cosmologia filosofica farebbe ridere i polli, un’anima immateriale è una chimera dimidiata e dio, beh, lasciamolo perire ancora una volta.

Ragion per cui da parte mia vedevo una via per la filosofia solo attraverso la libertà. Ma la libertà è sia metafisica – il “libero arbitrio” – sia fisica – la libertà politica cioè. Sulla prima c’è poco da dire perché si può tuttora dire di tutto; quel poco che m’ero proposto di leggere1 l’ho esaurito e m’ha esautorato2. Sulla seconda, invece, c’è parecchio da leggere, tanto da dire e fin troppo da ridire.

Credo, appunto, che le ultime dialettiche possano giocarsi nella morale che si fa politica. L’etica politica mi sembra l’ultima questione ancora tanto complessa, talmente controversa e così scarsamente riducibile o riconducibile a scienza da meritare una onesta e mai tardiva attenzione filosofica. Ma prima, si ascoltino i primi.

Avevo già detto che ero indeciso su quale libro serio cominciare a leggere in primavera. Bene: iniziai la Repubblica: intrigante. E frattanto mi venne l’idea che sarebbe meglio pensare ad un ciclo di letture, tosto che ad un libro soltanto (che, pur studiato e sudato, può portarti via un paio di mesi – oltre marcirebbe). Ecco la mia bibliografia minima3 di filosofia politica4:

Platone, Repubblica (360 p.e.v.)
Aristotele, Politica (335 p.e.v.)
Machiavelli, Principe (1513)
Moro, Utopia (1516)
Campanella, La città del Sole (1602)
Bacone, La nuova Atlantide (1626)
Hobbes, Leviatano (1651)
Spinoza, Trattato teologico-politico (1670)
Mazzarino, Breviario dei politici (1684)
Locke, Secondo trattato sul governo civile (1690)
Rousseau, Il contratto sociale (1762)
Kant, Per la pace perpetua (1795)
Hegel, Lineamenti di filosofia del diritto (1821)
Leopardi, Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani (1824)
Stirner, L’unico e la sua proprietà (1845)
Marx, Manifesto del partito comunista (1848)
Mill, Sulla libertà (1859)
Bakunin, Stato e anarchia (1873)
Nietzsche, Genealogia della morale (1887)5
Huxley, Il mondo nuovo (1932)
Popper, La società aperta e i suoi nemici (1945)
Orwell, 1984 (1948)6
Arendt, Le origini del totalitarismo (1951)
Canetti, Massa e potere (1960)
Marcuse, L’uomo a una dimensione (1964)
Rawls, Una teoria della giustizia (1971)
Nozick, Anarchia, stato e utopia (1974)
Jünger, Eumeswil (1977)

È vero, mancano in tanti7, ma va bene così. Leggerò tutto e tutti? Ne dubito8. Proverò a commentarli su queste malnate pagine? Lo spero davvero. Orsù, esortatemi all’impresa!


N.B. Volevo aggiungere altre piccole considerazioni personali in questo scritto – come il mio imbarazzato silenzio solito di fronte alla politica dell’Italia (e) di B., come lo scettico pensiero della necessità di una solida preparazione filosofico-politica per l’aspirante competente governatore, come una piccola postilla per la consorte («Cara, non è certo un caso che il sogno di molti, troppi filosofi è sempre stato il governo di sé… e degli altri. Sono arrivato a questa fase anch’io, non essendo scienziato…» ecc.) ma diamine, m’ero già dilungato fin troppo.


Note:
  1. Essenzialmente questo e poi questo, ma anche questo e quest’altro
  2. Quando capiremo se la materia funziona in modo deterministico o indeterministico avremo risolto metà dei nostri liberi problemi, probabilmente.
  3. Almeno tale era nella prima stesura, quando contemplava la metà delle opere – Platone Aristotele Machiavelli Hobbes Spinoza Rousseau Kant Stirner Marx Mill Bakunin Rawls. L’ho poi allargata con scritti meno strettamente filosofici e più storici, sociologici o addirittura romanzeschi.
  4. Parzialmente debitrice a un paragrafo enciclopedico sugli influenti filosofi politici.
  5. O piuttosto – o pure – Così parlò Zarathustra?
  6. Ma anche La fattoria degli animali, che in verità era stata la mia prima scelta.
  7. Tutti i tardoantichi e i medievali e parecchi contemporanei, tra cui i non più pubblicati elitisti (Pareto e Mosca su tutti).
  8. Hegel, ad esempio, lo escluderei a priori; Locke non m’invoglia più di tanto (non ho nemmeno il libro), Spinoza per metà blatera di questioni bibliche ed ermeneutiche (salterò, una volta tanto, delle pagine…) e gli anarchici, beh, quelli vorrei leggerli per ultimi – ma prima delle opere più storico-sociologiche (Arendt, Canetti, Marcuse). I romanzi, poi, li ho già letti e non so se avrò il tempo e la voglia, così preso da Proust come sono, per rileggerli. In buona sostanza rimarrebbe un nocciolo d’una dozzina di opere che potrei pervicacemente spalmare in un anno di tempo o giù di lì.
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