Da leggere e conservare

Uno dei miei più grandi crucci è quello di non avere abbastanza memoria libraria – il che è un eufemismo per dire che è norma ch’io non ricordi un cazzo o quasi di ciò che leggo. La cosa mi addolora non poco, a maggior ragione considerando il numero non irrispettabile di libri posseduti (di cui una quota poco indifferente letti).

libri gettati
Sembra un male incurabile. Intere pagine lette nell’ultima dozzina d’anni sono state inesorabilmente affidate all’oblio, e di quelle notti sui libri è rimasta solo qualche tiepida sensazione, qualche tenue eco dissolta ormai quasi del tutto. Inoltre, come se non bastasse, sono (stato) affetto dall’avversione allo sciupamento dei libri. Non ho mai capito con quali motivazioni la gente si arrogasse il diritto di erigere impalcature di parole proprie su quelle altrui.

insegnamento molecolare
Di conseguenza non ho mai sottolineato i libri che ho letto: mi è sempre sembrata una cosa stupida (adesso mi sembra piuttosto vero il contrario), e brutta a vedersi. Ma il mese scorso, forse preso dalla nostalgia delle sottolineature compulsive e coatte di squallide fotocopie indesiderate – attività che m’ha accompagnato per sette lunghi anni universitari – ho cominciato a scalfire lievemente le pagine dei libri che leggevo con qualche timido segnetto a mina. Poi c’ho pure preso gusto.

mela verde delicious
No, non mi sono totalmente ricreduto: detesto ancora i libri orrendamente sfregiati, quelli che qualcuno definisce “vissuti” ma che a me paiono solo orrendi mostri di carta gonfia, spiegazzata, ingiallita, accartocciata e tutta solcata da brutti segnacci oscuri che stuprano l’occhio e oscurano le parole del vero autore (diamine, sono libri – oggetti sacri –, non liste della spesa!). No: lo scopo dei miei segnetti (all’inizio a margine di pagina, poi anche sotto qualche rigo, e domani chissà) è quello di permettermi di rintracciare subito i passi che poi o prima riporterò diligentemente su qualche supporto di memoria esterno, vista la carenza di quella interna.

meridiana dello spazio e del tempo
Il computerino l’ho già (anche se in verità lo adopera più Lei che io): si tratta solo di compiere uno sforzo di volontà tra una lettura e l’altra. Cosa che sembra mancarmi totalmente, preso come sono – in questo senso il periodo post-universitario è assai fecondo – dalla frenesia delle letture (forse fisiologico contrappasso alla pochezza, quando non al nulla, di ciò che m’hanno fatto leggere in questi vili anni).

giovani vecchi laureati
Non che legga tanto: non è mai abbastanza. E poi, per leggere roba seria è necessaria la congiuntura. La mente dev’essere fresca, il corpo rilassato (e viceversa). Mica si può riflettere limpidamente sul Bene, sul Bello, sul Vero, sull’Uno e sul Tutto col cane che abbaia senza sosta e i familiari che sovrastano i canini latrati con le loro emissioni di fiato.

miranda quasi in mutanda
Il fatto è che (spero “finora”) non riesco poi a sedermi, a riunire le energie, a riaprire il libro e cercare i segni grigi (non neri: mai sia!), sillabarne le righe, ricopiarle al pc, intercalarle con riassunti del non trascritto e inframezzarle di riflessioni più o meno mie, più o meno spontanee: in poche parole scrivere una recensione.

quasi monaca
Forse è vero che quel che mi manca è (un) metodo. Forse. O più semplicemente mi manca la pazienza, la lentezza, il respiro (sempre ampio) e tutte le altre amene qualità dell’umanista che commenta, commenta e ancora commenta. Quel tipo, insomma, che arriva alla cosiddetta maturità a tarda età, quando la stanchezza, la disillusione e la diafonia cacofonica delle sue letture gli avranno fatto perdere qualsiasi opinione sua (o, peggio, l’avranno incancrenito in sterili idee mutuate dai suoi più illustri predecessori).

vegliardo imbiancato
Stop. Così dicendo svio il discorso. (Del filosofo che – come dio – crea volevo parlarne un’altra volta, più diffusamente. Vi basti il cenno, ora o per sempre.) Il fatto è che, tra i propositi settembrini, contemplavo segretamente anche quello di avviare quaggiù una sezione dedicata alle mie letture, ai libri che mi segnano mentre li segno. Qualcosa che in pratica mi serva essenzialmente a rammemorare rapidamente e comodamente. (Sottovoce, un mero espediente che incrementi ulteriormente il mio ego.)

anfibi psichedelici
Ma vi pare che sia finita qui? No, perché sono un filosofo, e dunque sono problematico (o forse semplicemente “paranoico” – un po’ così, per rendere l’idea1). Così – riecco l’usuale autoreferenzialità e una delle mie solite vane richieste d’aiuto al lettore – non so se dedicarmi a qualcosa tipo recensione promessa, seria o addirittura ufficiale, ovvero a qualcosa di più leggero come il libro del mese o le letture, per prendere spunto dai nostri paladini. Probabilmente però la verità sta in mezzo (come tutto ciò che è d’impaccio)2, e dunque mi sembrano ammirevoli gli spunti3 free dell’Estinto, liberi soprattutto dalla smania di far credere che s’andrebbe creando – pur solo commentando. (Ok, c’ha tagghiu. Ne riparleremo.)

sguardi dipinti
Mah. Nell’attesa di capire che fare delle mie letture, e cercando soprattutto di riprenderle (viste le recenti ore turbate), mi trastullo sognando gli ebook. (Sono davvero vantaggiosi, convincetevene – anche alla luce dei miei tormenti.)

dipinto sensualmente kitsch


Note:
  1. E così torna tutto, trame svaporate comprese.
  2. Altro ipse dixit per la gioia di Triad
  3. No, gli spuntini su aNobii non li ho considerati.
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