Chiacchiere non distintive

La cosa che più odio del natale non è il buonismo – basta grattare la superficie per scorgere la solita aggressività. Sono le chiacchiere – quel blaterare anonimo, inconsulto e quasi d’obbligo per quanti si ritrovano, volenti o nolenti, a condividere il desco. Purtroppo i cavi orali restano sovente vacui, e allora è zampogna – gote empi(t)e di grossi fiati.

Nella chiacchiera odierna il meteo regna sovrano; dato ciò che (non) si è sentito su Copenaghen, non sarà insolito imbattersi in colui che, patiti il freddo e la neve che gli han fatto subire ritardi e raffreddori, dubita animosamente del sedicente riscaldamento globale.

Un convitato a casa nostra potrebbe sentirsi sottilmente a disagio non scorgendo nel soggiorno, né in alcuna altra stanza, alcun apparecchio televisivo1. Il dubbio sorge spontaneo: ma come facciamo noi ad approfondire gli eventi, senza quelle straordinarie trasmissioni serali? E quando siamo venuti a sapere – se già ne siamo al corrente – dell’orrido attentato?

Attendendo la chiusura forzata delle bocche, si parla del più e del meno – o sia del tempo non svenduto all’altro. Non si dura fatica a individuare un hobby che ci accomuna tutti: il magico mondo dei modellini di aerei e auto radiocomandati. Costosetto, però: tra gomme, miscela e riparazioni sono non meno di cinquanta euri ad uscita. Purtroppo possiamo permettercelo solo una volta al mese.

Intanto il pranzo è servito. No, niente carne per noi2. Cribbio, ma cosa mangiate allora? Volete ammalarvi? Siete denutriti! Peccato che la discussione venga mozzata dalla transumanza dei più verso il balcone per fumare l’immancabile sigaretta che suggella ogni piacere carnale.

Ma, ricordiamolo, è pur sempre Natale (con la maiuscola, porco!), la ricorrenza della nascita del bambinello. Presso i più siamo ormai atei sospett(at)i, quando non apertamente dichiarati. Diamine, si può capire che non crediamo in Dio – ma almeno a Padre Pio ci crediamo?

Ecco: è in momenti come questi che mi pento di aver inquadrato le parole d’un tale nella categoria della fuffa.

«Più che di comprendere l’ente di cui si discorre, ci si preoccupa di ascoltare ciò che il discorso dice come tale. Ciò che è compreso è il discorso, il sopra-che-cosa lo è solo approssimativamente e superficialmente. Si intendono le medesime cose, perché ciò che è detto è compreso da tutti nella medesima medietà.» (Martin Heidegger, Essere e tempo, § 35 “La chiacchiera”)

Permettete: abbassate i vostri toni da ripetitori e diffusori3, ché preferisco addirittura ascoltare lui.


Note:
  1. Ciò non significa che non siamo dotati di alcun apparecchio telericevente – ma non diciamolo troppo forte…
  2. In verità adesso abbiamo ripreso a mangiarla – più lei che io, che non ho mai smesso seriamente. Mica possiamo restare morti di fame in queste sordide occasioni sociali.
  3. «L’infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica, bensì un fattore che la favorisce. La chiacchiera è la possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere.» (ivi)
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