Leggere nel tempo (del diario) di Facebook

«In nome dell’ampiezza dell’informazione, stiamo distruggendo noi stessi e la nostra capacità di pensare»: così viene riassunta in Scegliere nel tempo di Facebook la tesi esposta in Internet ci rende stupidi? da Nicholas Carr. Pare oramai assodato che l’overload informativo e il multitasking applicato al cervello umano facciano inesorabilmente decadere le nostre capacità di attenzione e di profondità di pensiero: lo può sperimentare ognuno di noi – anche tu, o lettore che consulti al contempo una ventina di pagine e scorri codesto scritto frettolosamente, tentando d’appigliarti a qualche grassetto o parola chiave. «La capacità di “dare un’occhiata” diventa il nostro modo dominante di leggere»; la nostra attitudine, finché stiamo davanti allo schermo di un computer, è quella di dividerci tra più attività, procrastinando letture più impegnative o frammentandole in più sessioni. La serialità e la serietà di lettura che il libro ci imponeva, nei testi che scorrono sullo schermo è definitivamente perduta: nuovi browser che ci permettono di aprire molteplici schede e connessioni a banda larga hanno, di fatto, reso internet sempre più simile alla televisione. La rete che ci appariva un oceano da navigare ora sembra rivelarsi uno stagno in cui galleggiare, magari annaspandovi in giornate particolarmente insipide o in nottate in cui la mente è troppo stanca per dedicarsi a letture cartacee.

Dovremmo capire se Facebook cambi il nostro modo di pensare così come sembra fare il medium internet – così come ha fatto la televisione. È un dubbio che non può essere risolto agevolmente: internet non coincide con Facebook, nonostante tutto; la ricchezza sovente disorientante e altrettanto spesso superficiale della rete non necessariamente si riflette nel social network mainstream, che anzi nella rete opera dei tagli, rendendocela a brandelli; il fenomeno di Facebook è tutto sommato recente ed effimero nonché mutevolissimo. I nuovi profili con la “timeline” – in italiano resa come “diario” – spostano la questione identitaria dallo spazio al tempo. Non c’è più spazio per le preferenze, precedentemente ben individuabili nella pagina “Info” – fossero musica, libri, film, attività, interessi, filosofia di vita (sic). L’identità sociale costruita tramite la composizione di un puzzle di preferenze è sostituita da un incessante flusso di (in)coscienza in cui, al posto del costume d’arlecchino che andavamo cucendoci addosso, risalta il chiacchiericcio perenne e continuo in cui si può sprofondare all’infinito, o sia l’anno di nascita, o almeno fino al momento dell’iscrizione a Facebook. Il profilo è sempre meno statico; al posto di ciò che ci piace abbiamo adesso ciò che stiamo facendo e ciò che abbiamo fatto – il tutto meticolosamente archiviato nei database californiani. Il vezzo di sistemare e condividere i propri gusti in un’istantanea durevole è scombinato, a tutto favore degli aggiornamenti fugaci e delle “storie” sempre nuove – un’abitudine nuova che non molti utenti sono disposti ad accettare, come dimostrano i tanti che hanno tentato invano di tornare al vecchio profilo. Vista la leggerezza degli internettiani, l’unica cosa che resta da dire è che «nei social network la scelta è nulla più che l’espressione di un lieve moto dello spirito, un’adesione momentanea a qualcosa».

(Brano estratto – con qualche modifica – da una recensione pubblicata su Sitosophia).

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8 risposte a Leggere nel tempo (del diario) di Facebook

  1. fabristol scrive:

    D’accordissimo anche se non sono d’accordo quando dici che internet non coincida con Facebook. Per la nuova generazione Facebook è internet. La gente apre Facebook e lì trova il mondo, il suo mondo. Ormai la gente si informa solo da Facebook grazie ai link a qualche articolo di Repubblica o Corriere. E come la TV (secondo me hai azzeccato il parallelo) la gente riceve le informazioni a ondate come negli anni 80. Mi ricordo la mattina a scuola i bambini chiedevano: l’hai visto ieri sera Highlander? E tutti lo avevano visto. La TV decideva cosa la popolazione doveva guardare quella sera e la cultura diventava massificata. Tutti abbiamo visto quei film o quelle trasmissioni. Adesso è molto simile: arrivano queste catene di sant’antonio fatte di articoli, video, giochi che durano una settimana (più o meno) e che tutta la comunità di Facebook vede o legge.
    Per la prima volta nella storia dell’umanità internet ha rappresentato una rivoluzione: scegliere ciò che si vuole leggere. Ma è durata poco. Due o tre dei tuoi amici di FB lavorano per farti leggere quello che a loro interessa di più e tu (insieme ad altre migliaia) leggi solo quelle cose e le rilinki. Come negli anni 80: hai visto quel video che gira su Facebook? Hai visto quella petizione che gira su Facebook?

  2. Questo sarà vero, ma solo per i “novizi” di internet – quelli che probabilmente non l’avrebbero mai usato se non grazie a Facebook. Per te – tanto più che non hai un profilo FB – è cambiata qualcosa? ;-)

    (Ok, a livello di fruizione forse qualcosa è cambiata. Ma non voglio davvero impelagarmi nell’ennesima disquisizione sulla morte – o al contrario sulla vitalità – dei blog!)

  3. fabristol scrive:

    “Per te – tanto più che non hai un profilo FB – è cambiata qualcosa?”

    Molto. Anzi soprattutto per me che ho fatto voto di non iscrivermi a FB. Sono fuori dal mondo per certi aspetti; un po’ come essere senza TV negli anni 80 appunto.
    Per esempio il mio rapporto con le mie e-mail è purtrorppo cambiato non a causa mia ma a causa di FB. Esempi (veri!):
    1) scrivo e-mail e non arrivano risposte poi quando chiedo alla persona in carne e ossa se le ha lette mi dicono che le e-mail non le usano più. Usano solo FB per comunicare.
    2) scrivo e-mail e non vengono risposte: un amico mi dice che non guarda più la sua vecchia casella non perché ci sia FB ma perché i messaggi di FB sulla sua casela sono così tanti (nell’ordine delle decine al giorno) che la sua casella è diventata piena di spam e ha deciso di abbandonare quell’indirizzo e-mail.
    3) inviti a feste, uscite, rimpatriate e cose varie. Fortunatamente la mia ragazza mi informa di tutto e abbiamo tutti gli amici in comune, altrimenti sarei fuori dal mondo.

    E poi come ricordi il rapporto col blog è cambiato: i miei post nei miei tre blog vengono raggiunti quasi al 90% solo da persone che mi linkano su FB, non da Google Reader o da link diretto.
    Quindi, sì la mia vita è cambiata mio malgrado anche se non ho FB. ;)

  4. Ok, in realtà intendevo dire come “lettore” della rete. La piaga della comunicazione privata è un problema a parte che ho appurato anch’io (tant’è che tengo Facebook quasi esclusivamente per quel motivo). Peccato non poter dirottare la pseudoemail nomeutente@facebook.com nella cara casella Gmail…
    Quanto ai referrer, bisogna vedere se nel frattempo sono anche aumentate le visite!

  5. fabristol scrive:

    “Quanto ai referrer, bisogna vedere se nel frattempo sono anche aumentate le visite!”

    No purtroppo… :(

  6. Personalmente non credo che la Rete, da un oceano, possa diventare uno stagno. Forse dipende da chi ci naviga. Allo stesso modo non mi sento di denigrare Facebook, perchè non bisogna dimenticare che le stesse discussioni si sono fatte quando uscirono i primi veri “diari”, ossia i blog.
    Il Facebook del mio profilo personale, ad esempio, lo uso semplicemente per “copiaincollare” quello che scrivo nel blog perchè (è innegabile il vantaggio pratico) si ha più immediatezza nel far circolare attraverso il proprio “status” un aggiornamento o un link tra la “cerchia” dei propri contatti, e a loro volta, “condividendo”, possono poi replicare tra i loro.

    Per quanto riguarda la tesi di Carr non sono d’accordo perchè uno degli aspetti più interessanti della Rete, secondo il mio modesto punto di vista, è arrivare a leggere e discutere un articolo del genere in un blog dove l’approfondimento è fatto in maniera garbata e colloquiale da diversi lettori….ma ciò non toglie che lo stesso articolo potrebbe essere faticosamente letto da altre 5.420 persone, perfette “cinture nere” di ignoranza (non solo scolastica), di professione “troll”, che hanno chissà usato nella loro vita una penna solo per riempire le schedine del Superenalotto, e bramosi di scrivere la prima cazzata che passa per la mente. Siccome i numeri non ci danno ragione e gli stolti (già di loro, internet a prescindere) sono la maggioranza, allora dobbiamo per forza parlare di “Rete come uno stagno”? Non direi proprio.
    O forse, come ricordava Giovanni Sartori nel suo saggio “Homo Videns”, i media in generale hanno “villaggificato”, messo insieme, un esercito di persone che non ha nulla da dire, ma che può permettersi il lusso di aprire un blog (non si sa come poi facciano!) e di inquinare la Rete con le loro banalità.
    Io propendo a credere alla seconda che ho detto.

    Ciao a tutti
    Salvatore

  7. Sulla distorsione del tempo, o meglio della percezione che abbiamo di esso, scrivevo già pochi mesi dopo aver iniziato a utilizzare Facebook quasi quotidianamente.
    Concordo con fabristol sulla massificazione dell’informazione (intesa come flussi): paradossalmente, uno tipo di strumento come i social network, che dovrebbe garantire la circolazione libera di contenuti proposti dalla comunità degli iscritti, finisce col restringerla attraverso meccanismi di omologazione (in parallelo mi verrebbe anche da affermare che in generale la libera circolazione da sola non basta a garantire un bel nulla).
    Di questi meccanismi e della struttura di Facebook che impedisce agli utenti, anche quando lo vogliono, di scardinarli, si sta discutendo ultimamente in calce a questo mio post, che parla di strategie di controllo a scopo di lucro (e quindi anche di distorsione del tempo e correlata dipendenza, processi che in ultima analisi garantiscono il successo commeriale dell’azienda Facebook).

  8. Riflessioni Urbane: non so se è solo una mia sensazione, ma mi sembra che sia sempre più difficile trovare contenuti originali nella rete. Non che non ne esistano; il problema è che si assiste a uno scopiazzo generale e diffuso che mi ricorda tanto l’omologazione televisiva.
    Forse il conformismo è il destino dell’umanità, come sembra suggerire anche Monsieur en rouge. Questa mia stessa opinione, del resto, è un po’ troppo omologata: magari è tutta colpa mia se non trovo contenuti originali. O forse il problema è che il tempo è denaro, e un sito difficilmente paga…

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