Ipazia. Chi era costei?

Mentre tutti intorno fanno rumore su Babbo Natale e Gesù Bambino – i due miti fondanti della ‘civiltà’ in cui viviamo – noi sussurreremo qualche parola su Ipazia, quella sorta di martire laica che fino a non molto tempo fa era pressoché sconosciuta ai più e ora perlomeno è ricordata da alcuni nelle fattezze di Rachel Weisz.

Volendo provare a vederci chiaro in vicende distanti mille e seicent’anni, non possiamo che rivolgerci a uno storico, Silvia Ronchey, che sulla scia del successo di Agora ha pubblicato Ipazia. La vera storia (Rizzoli 2010). Il problema che sorge ogni qualvolta ci si confronti con la figura di Ipazia è l’esiguità delle fonti storiche, alle quali si sono sovrapposti strati e strati di letture più o meno romantiche o romanzate. Per evitare di incorrere nello stesso errore dei cristiani col loro messia dobbiamo pertanto capire cosa c’è di vero o verosimile nella vulgata di Ipazia come paladina del libero pensiero.

L’introduzione ci rammemora il motivo principale per cui Ipazia è tristemente nota – lo strazio per mano di aguzzini cristiani – ma ci chiarisce subito «ciò che quella donna non è stata… non una scienziata perseguitata dalla chiesa per le sue scoperte astronomiche, non una protofemminista». Le fonti concordano sul fatto che Ipazia avesse raggiunto l’eccellenza nelle discipline filosofiche; ciò dovette costargli la fama di strega e probabilmente fu la molla che scatenò un’invidia funesta da parte di Cirillo, vescovo della città dal 412 (nonché dottore della chiesa dal 1882 e riabilitato nell’udienza papale del 3 ottobre 2007 da Ratzinger).

Le figure cominciano a delinearsi meglio: da un lato abbiamo una pagana – non un’atea, sia ben chiaro! – dotta con la sua cerchia di allievi; dall’altra un vescovo ambizioso in una chiesa tormentata da ‘eresie’ – il tutto in un’epoca in cui un potere politico più che religioso poteva finalmente permettersi di essere persecutore e di eliminare tutto ciò che attentava alla propria supremazia. «La storiografia laica ha riflettuto sull’assassinio di Ipazia facendone l’emblema dell’odio contro la cultura di un dogmatismo politico populistico e demagogico, l’evento simbolo dell’intolleranza e della fanatica violenza di cui la mentalità chiesastica può essere capace quando una religione, o un’ideologia pervasiva, diviene ideologia di stato e inaugura il suo connubio con il potere statale». Forse è una lettura troppo parziale, ma sulla colpevolezza di Cirillo nell’assassinio di Ipazia la Ronchey non ha dubbi. La sentenza degli stessi bizantini coevi è unanime: il vescovo non solo poteva, ma doveva evitare ingerenze politiche. In pratica, a difendere l’assassino è soltanto la chiesa cattolica, la quale sulla coincidenza dell’ambito spirituale con quello temporale ha basato le proprie fortune…

Così abbiamo chiarito (ma non schiarito) la fosca figura di Cirillo. Tornando alla nostra paladina, per l’autrice era una figura ambigua, «per un verso indiscutibilmente una matematica, nell’altra faccia, più oscura ma non meno credibile, una figura sacerdotale». La filosofia neoplatonica, infatti, era caratterizzata da una metafisica che venne pressoché plagiata dai cristiani; inoltre non era scevra da elementi iniziatici ed esoterici, nella cui cornice ben si spiega la presenza di una donna filosofa che incarnasse il ruolo di ‘sacerdotessa’.

Abbiamo con ciò deluso i fan di questa pretesa figura anticlericale? Dipende: la storia di un evento è composta anche dalle sue interpretazioni; «l’evento in sé e per sé, tale quale si è prodotto, non riusciremo mai veramente a ricostruirlo». Certo, il nostro vizio è quello di cercare similitudini, ma oggi è vano tentare di capire se Ipazia fosse più simile a un’odierna scienziata o a una santona. Tuttavia, abbattuto lo stereotipo del «Galileo in gonnella», rimane «la figura sacrale e carismatica e il suo conseguente prestigio sociale e ruolo politico», ma soprattutto permane la differenza tra due mondi: uno votato all’eccellenza personale raggiunta con lo studio, l’altro alla preminenza politica ottenuta tramite l’inganno, la crudeltà e il parassitismo.

(Recensione anarchica pubblicata nel numero 312 di Sicilia Libertaria).

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4 risposte a Ipazia. Chi era costei?

  1. Salvox scrive:

    Se non sbaglio, Cirillo era quello del secondo mistero della fede nella giaculatoria del rosario goliardico.
    Insomma, San Cirillo, quello che col cazzo a spillo inculava i microbi.
    Quello che veniva dopo Sant’Isaù, che col cazzo rosso e blù correggeva i compiti.
    Si, si, è proprio lui quello della giaculatoria:
    “Il nostro è più lungo del vostro. Il vostro è più corto del nostro. E noi non vi daremo mai un pezzo del nostro, affinché il vostro sia uguale al nostro”.
    Hi hi hi hi hi hi hi hi

  2. Giofilo scrive:

    Bel post! E secondo me potevi pubblicarlo come tuo primo Articolo su Sitosophia, egoista :-P

  3. Salvox: madonna… anzi maro’:-o

    Giofilo: e invece sarà un’altra recensione! ;-)

  4. COMUNE DI CASELLE T.SE

    ASSESSORATO ALLA CULTURA
    organizza
    (nei nuovi locali di via Basilio Bona)

    INCONTRO D’ARTE E CONVEGNO SU IPAZIA D’ALESSANDRIA
    (sapiente filosofa, astronoma, matematica e poetessa del IV secolo d.C.)
    e una considerazione sui primi secoli del cristianesimo

    Mostra d’arte in esposizione dal 2 al 18 marzo con orario visite dalle ore 16,00 alle 19,30.

    INAUGURAZIONE MOSTRA : venerdì 2 marzo alle ore 17,30 con introduzione dell’Assessore Luca Baracco e relazione critica di Valeria Massa e Antonio Zappia.
    La mostra proseguirà fino a domenica 18 dello stesso mese.

    Espongono: Paolo Abatecola, Quinto Airola, Ben Alfa, Giulio Benedetti, Alberto Bongini, Ivan Cambiolo, Antonio Cannata, Stefania Carollo, Carla Bresciano, Albino Cavaliere, Antonio Favara, Piero Feroglia, Ornella Frola, Rosa Gattuso, Mimmo La Grotteria, Bruna Giovannini, Roberto Giulietti, Antonella Guarneri, Attilio Lauricella, Francesco La Porta, Lorenzo Lo Verni, Francesca Mancuso, Bruno Mantovani, Serafina Marranghino, Lucia Micozzi, Salvatore Martinico, Mirandolina, Mario Mondino, Domenico Musci, Silvio Musto, Franca Valeria Oliveri, Esterina Pereno, Marcello Pisano, Sara Grazio, Salvatore Piazza, Alessandro Paliddo, Michele Privileggi, Maurizio Rivetti, Mario Rizzato, Giovanni Rodaro, Stefano Rollero, Rosato Gerardo, Giusy Romano, Ada Sgrò Falconbello, Claudio Zanni, Rosalia Zutta, Barbara Penna e Ernesto Cosenza per la fotografia.

    VENERDI’ 16 MARZO, ORE 20,45 CONVEGNO SU IPAZIA E IL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI
    Interverranno: Don Ermis Segatti – Direttore dell’Ufficio Cultura dell’Arcidiocesi di Torino
    Il Pastore Giuseppe Platone della chiesa valdese di Milano
    La Dott.ssa Gemma Beretta, autrice di un importante libro sulla filosofa
    La Dott.ssa Anna Iaccheo – appassionata studiosa di Ipazia
    La Dott.sa Valeria Massa – attenta studiosa delle tematiche femminili
    L’assessore Baracco accoglierà gli illustri ospiti
    Coordina il convegno Antonio Zappia

    CHI ERA “IPAZIA”.
    “Ad Alessandria c’era una donna chiamata Ipazia, figlia del filosofo Teone, che ottenne tantissimi successi nella letteratura e nella scienza da superare di gran lunga tutti i filosofi del suo tempo. Provenendo dalla scuola di Platone e di Plotino, lei spiegò i principi della filosofia ai suoi uditori, molti dei quali venivano da lontano per ascoltare le sue lezioni.
    Facendo conto sulla padronanza di sé e sulla facilità di modi che aveva acquisito in conseguenza dello sviluppo della sua mente, non raramente apparve in pubblico o davanti ai magistrati.
    Né lei si sentì confusa nell’andare ad una riunione di uomini. Tutti gli uomini, tenendo conto della sua dignità straordinaria e della sua virtù, l’ammiravano di più.
    Fu vittima della gelosia politica che a quel tempo prevaleva. Dopo la morte del vescovo Teofilo, la cattedra vescovile fu occupata, nel 412, da suo nipote Cirillo, di idee fondamentaliste, specie contro i novaziani e i giudei, e che venne subito in urto col prefetto di quel tempo, il romano Oreste.
    Cirillo, che mal sopportava la predicazione pagana di Ipazia, divenuta ad Alessandria la rappresentante più qualificata della filosofia ellenica, si convinse che l’ostacolo maggiore alla risoluzione della controversia fosse proprio lei.
    Pur non dando un espresso ordine, egli istigò il gruppo fanatico di monaci parabolani ed eremiti della Tebaide guidati da Pietro il Lettore a togliere di mezzo Ipazia.
    E così, dopo averla trascinata fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario, quasi volessero compiere una sorta di sacrificio umano, prima Pietro con una mazza ferrata, poi gli altri monaci con pugnali fatti di conchiglie, massacrarono il corpo di Ipazia e lo bruciarono. Era l’anno 415, il IV dell’episcopato di Cirillo.
    Gli assassini rimasero impuniti. Oreste il prefetto chiese un’inchiesta; Costantinopoli non poté non concederla, e mandò ad Alessandria un tale Edesio, il quale non fece nulla, poiché si lasciò corrompere da Cirillo.
    Oreste ottenne soltanto dei provvedimenti per arginare l’ingerenza politica dei vescovi nei poteri civili. Cirillo in seguito verrà addirittura santificato come esempio di sicura ortodossia.
    Fu Damascio, filosofo neoplatonico (480/prima metà del sec.VI a.C.), quinto successore di Proclo nello scolarcato dell’Accademia, che per primo, nella Vita di Isidoro, incolpò Cirillo del delitto, arrivando addirittura a dire che prima di ucciderla le strapparono gli occhi dalle orbite.
    Nella Storia ecclesiastica dell’ariano Filostorgio, nato circa il 368 d.C. e dunque contemporaneo dei fatti narrati, si arriva a sostenere che l’assassinio non era opera di una amorfa folla fanatica, ma di quel clero cristiano che, ad Alessandria in modo particolare, voleva spadroneggiare su tutti.

    Ipazia viene ricordata, ancora oggi, come la prima matematica della storia, anzi, fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre, da Maria Agnesi a Sophie Germain, bisognerà attendere il Settecento. Ipazia fu anche l’inventrice dell’astrolabio, del planisfero e dell’idroscopio.

    Info: Ufficio Cultura di Caselle: 011.9964182 oppure contattare l’artista casellese Stefano Rollero: 338.4155261

    Sito Web dell’evento http://www.equilibriarte.net/eventscal/8051

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