Discriminare

I. Se sono un essere degno d’essere detto ‘razionale’, se mi giova qualcosa agisco in base a criteri economici: permuto la maggior qualità per la minor quantità1. Così, per esempio, cerco un meccanico che sappia fare bene il suo lavoro e che non richieda troppa parte del frutto del mio lavoro – è uno scambio economico. Tanto mi basta: che mi irriti il suo ghigno beffardo o la barba ispida, che mi urti la sua alitosi o lo sciatto tartagliare o m’inquieti la sua carnagione o la religione è roba affatto estranea all’economia.

II. Può capitare che l’economica ricerca – la discriminazione tra ciò che è conveniente e ciò che non lo è – divenga lunga e dispendiosa, e per ciò non più così economica: allora ci si affida al parere di chi ha già fatto i conti giusti. «Ti raccomando il mio barbiere, ti affido al mio dentista»: se ti stimo so che non mi stai mandando da un lestofante2. Fino a prova contraria, giudichiamo nell’opera la competenza – come di una macchina diciamo che ‘funziona bene’ a dispetto della carrozzeria non in tono col nostro abito.

III. Fuori dal lavoro il lavoratore si rivolta, come un guanto. Ne scorgiamo l’interno: il tocco delicato ed esatto nascondeva un’anima assassina o assente, e non è facile accettare che l’operaio (che vuole sempre il suo pane) e la persona (che ha sempre le sue pene) condividano il medesimo corpo, nonché lo stesso nostro spazio. Eppure non cambiamo meccanico solo perché tiene idee incredibili o incresciose – a meno che non ci renda la macchina ammaccata adducendo come causa dello scasso l’urto con un unicorno.

IV. So di una pia donna che aveva un meccanico onesto e capace e per tanto apprezzato; un giorno la suddetta scoprì – verità che gli si leggeva in volto, in vero – che a quell’umile artigiano non importava nulla delle sue chiacchiere insistenti sui degni servi del ‘Signore’, né tanto meno del loro invisibile ma incontentabile padrone: più tosto, stringeva i denti e continuava ad avvitare bulloni, cortesemente non interrompendo il lavoro per disquisire di cotali quisquilie. Quel giorno l’ormai ex cliente alzò i tacchi senza manco salutare.

V. Conveniamone: non è corretto discriminare un lavoratore per quel che esula dal lavoro. E pure, se fossi stato nei panni del meccanico, non avrei mai accettato l’opera – non per la scontata conclusione, quanto per non divenire complice d’una credente parossistica che potrebbe ben decidere, con quell’auto, di mettere sotto ogni ateo (se non lo fa è solo perché teme l’inferno più che l’infermo). Discriminare la gente irrazionale – poiché troppo colma di fede – è di fatto l’unico modo per non farsi economicamente del male.


Note:
  1. Potrei certo accontentarmi dell’ottimale – ciò che pare avere il miglior rapporto qualità/prezzo – piuttosto che dell’ottimo; sarebbe ancor più ragionevole.
  2. A meno che tu stesso non t’accorga dopo d’essere stato raggirato. Ma allora ci fidiamo di tordi, e meritiamo la truffa.
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