Inculalmondo

Dici che sto
Inculanmondo
che abito
Inculalmondo
che vegeto
Inculalmondo
– e sei catanese.
Catania, capitale
(la pena capitale le ci vorrebbe)
– e chi ti sente da Torino
sornione sbuffa, sorseggia
sherry e, tra grissini e tartufi
sbraita contro i provincialotti,
anche quelli del sud, anche quelli del meridione.

Dite che sto
Inculalmondo
che pratico
Inculalmondo
che gemo
Inculalmondo
– come se voi foste troppo più distanti
dalla chiappa, accipicchia.
Voi che poltrite nell’ano
di questo mondo
infame
ingrato
infranto
pascete tra soffici emorroidi
d’un mondo immondo che parla italiano
che implora italiano
che farfuglia solo italiano
o peggio.

Diciamo che sto
Inculalmondo
– che stiamo, che amiamo
Inculalmondo.
Tutto il mondo è paese
ma l’Italia è provincia vaticana
– vaticina, vana
vantaggi vaghi
per pochi prodi
(ormai nessuno, davvero)
per troppi nipoti
per alcuni amici
di amici di nemici di supplici
tra supplizi e supplì.

Diciamo,
Inculalmondo,
che l’Ammerica è malata
– dittatura guerra totalitarismo capitalismo
eppure
se dovessi spostarmi giusto un po’
da quel bulbo di pelo torto
da quella ragade che è la Sicilia
non sogno Siena
non vagheggio Venezia
non bramo Bari
(lì inciamperei)
ma baderei a Boston
(sì, esimio, non London:
semmai mi seppellirei
tra ghiacci scandinavi).

Abbiamo detto, adesso, che
Inculalmondo
non si sta poi così male
– lo spauracchio USA è sempre fatale.
Male.
Maledetto Garibaldi
maledetto Dante
maledetta primavera
e Manzoni, con tutti i coglioni
che ha rotto a scuola
– vola: il buco t’innamora!

Dicevamo:
Inculalmondo
– ma vi capisco
ci capiamo
e allora capitemi.
Gesualdo nacque visse operò
in un buchino qui vicino
leggeva leggeva
leggeva Marcel
diveniva sessagenario
fiero e tranquillo
mentre tutti intorno facevano rumore
(ma specie più lontano, oltre stretto
oltre oceano
oltre mondo)
e adesso le tacciono tutte
quelle chiacchiere tossiche
e ammirano
quelle tesi tisiche,
mai stitiche né statiche.

O voi d’Inculalmondo,
rumoreggiate, orsù
ruttate pure contro la mia serenità:
il vostro livore
non vale un soldo bucato
finché spasimerete per un foro di fama
finché non sarete in grado di farvi il bucato.

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17 risposte a Inculalmondo

  1. Don_Carlos scrive:

    ma non è che mi pensavi quando hai scritto ste righe??
    da Catania -appunto- mi sto trasferendo a Torino per lavoro.

    Saluti.

    Carlos

  2. Saresti l’ennesimo, di tanti amici, che da Catania si dirige a Torino. Che – spero lo si sia inteso – per un bostoniano non è meno Culonia di Ragusa. ;-)

  3. Cateno scrive:

    Inculalmondo pur’io!

  4. Ci siamo tutti dentro, Cateno. Tutti. ;-)

  5. Salvo X scrive:

    Amico mio,
    perché sei così pessimista.
    Nell’Era di Internet e del Villaggio Globale le distanze si sono notevolmente accorciate.
    E allora non ci troviamo più Inculalmondo, perché viviamo nell’Ombelicodelmondo

    Il problema non è dove ci troviamo, ma le persone che ci stanno intorno.

  6. Ma caro Salvo, io non sono pessimista. Semmai sono gli altri ad esserlo più di me (“come puoi stare là?”). Io sono sono realista: un luogo può valere l’altro, quand’è occupato dal medesimo (nostro) corpo.
    Ricordo ancora Seneca che ammoniva contro i viaggi – ovunque vai ti porti dietro sempre te stesso. È quella la nostra rovina – altro che gli altri!

  7. Luca Massaro scrive:

    Oh che ammirevole prova poetica redatta in questo novello “incunabolo”!
    Domanda capziosa: la bella fanciulla disegnata e replicata ai margini, abita anch’ella in tal ameno sito?

  8. L’amena fanciulla, Nuda Verità, è la mia ospite viennese del mese. ;-)

  9. Giofilo scrive:

    Io sono più che d’accordo con te. E ti “capisco” perfettamente. E non direi mai il contrario di quel che dici tu!
    Solo che ognuno si sceglie i suoi buchidiculo e culidelmondo e nessuno è migliore/peggiore dell’altro ;-)

  10. Dirò di più. Sai quanto io sia darwiniano – e allora diciamolo: gli ambienti di per sé non sono né buoni né cattivi; chi vi abita, tuttavia, può essere meglio o peggio adattato (di solito lo è abbastanza, altrimenti soccombe). Detto questo, però, dovrei giustamente concluderne che siamo tutti alquanto adatt(at)i a quest’Italietta da poco, sia chi sa che chi non sa. :-(

  11. Salvo scrive:

    Ti cito molto più umilmente Björk:

    If travel is searching
    And home has been found
    I’m not stopping
    I’m going hunting
    I’m the hunter
    I’ll bring back the goods
    But I don’t know when…

    Saluti dallo spauracchio Bostoniano
    Tury

  12. E così alla fine sei approdato da quelle parti! :-o
    Facci sapere come si sta… ;-)

  13. Miryam scrive:

    Versi che gridano :)
    Forse siamo caduti un po’ tutti nel nuovo “pseudo-mito” della migrazione fortunosa e porta-fortuna…:( e, come dici tu, in buona sostanza non riusciamo a notare che ovunque, alla fin fine, non fa la differenza…Certo, le differenze ci sono, inutile negarlo, ma il marchio è sempre quello: MADE IN ITALY…:/ (se ci riferiamo agli spostamenti sul territorio).
    Concordo pienamente con Giofilo, aggiungendo che ciuscuno deve scegliere con libertà e consapevolezza dove vuole “andar a morire”…Sarebbe bello nascere e morire nello stesso luogo…Magari dopo un lungo viaggio, che non sia per forza fisico ;) Odisseo docet…
    Alla prossima, Tomasello :D

  14. Miryam scrive:

    dimenticavo…:figa la Nuda Veritas…ma il pelo rosso merita di essere valorizzato…,proprio come voleva zio Gustavo…;)

  15. Beh, il mito della migrazione fortunosa e fortunata c’è sempre stato. In Italia è vecchio di almeno un secolo; presso la specie umana è stato presente sin dai primi passi, oserei dire. Si inseguono risorse, anzitutto e per lo più. Le avventure narrate e/o inenarrabili sono solo un effetto collaterale più o meno piacevole. ;-)

    Bah, per adesso non cerco niente di tutto ciò. Del resto si sa: ci sono scrittori amanti della quiete estrema (come Proust) e altri assai più avventurosi (Bukowsky, Carver…). E io, modestamente, non sono neppure uno scrittore… :-P

    P.S. Guarda che anche lo zio aveva previsto la versione nuda d’ogni colore: Ver Sacrum era monocromatico…

  16. Miryam scrive:

    Sì che Gustavo aveva realizzato questa versione…:) E, se non ricordo male, nella stessa rivista era apparso non solo questo nudo (comunque un po’ più morigerato…), ma anche un bel Teseo dalle pudenda al vento…poi censurato con l’aggiunta di un tronco di albero per celare le vorgogne…:(
    La versione a colori di Nuda Veritas fece molto scalpore anch’essa, proprio per quel particolare così ben in mostra…ecco perchè, se accostata alla sua versione monocromatica (oltretutto e importante ricordarlo di un anno precedente-1898-, quasi a modello preparatorio), sembra emanare quella carica che, a parer mio (modesto…), realmente l’artista voleva conferire all’immagine, proiezione di quanto un anno prima aveva scritto su Ver Sacrum: “Verità è fuoco, verità vuol dire illuminare e bruciare”. Nulla di più esaltante per l’occhio scorgere quelle chiome purpuree…
    Insomma: la Nuda Veritas del 1899, nella sua interezza plastica e cromatica, è la riscossa successiva alle restrizioni dettate nell’ambito della rivista.
    E io la preferisco :D

  17. Eppure, proprio nella versione infuocata, cambiò motto, mettendone uno schilleriano. Mah!
    Io ho scelto la versione in bianco e nero perché non voglio più elementi colorati nello sfondo – tutto qui. Ma per me, nella loro differenza di concezione ed espressione, pari sono quanto a bellezza. (Sull’arte ‘bidimensionale’ scriverò prima o poi un post…)

    P.S. Anch’io ho presente quel Teseo – prima e dopo. :-P

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