Può capitare che, mentre pubblicizzi il tuo mestiere presso un rivenditore di chitarre, si fermi qualcheduno interessato ai tuoi maneggiamenti. «Sei tu che suoni?»: ti raggiunge un accento femmineo dell’est; ti giri speranzoso e scopri che anche l’aspetto collima con l’afflato, ma subito dopo scorgi una targhetta appuntata al petto che recita – Sorella di Gesù. Merda, pensi: perché proprio oggi ho lasciato a casa il mio cartellino di sposo di Lilith ateo sbattezzato? Intanto cerchi di divincolarti; non hai tempo per la contesa, non hai spazio per idee avverse e non hai voglia né di dialogare – cosa affatto inutile – né di argomentare, ché sarebbe un gioco da ragazzi ma di quelli che adesso che sei cresciuto ti ha stufato un po’. Pensi che proprio la sera prima leggevi la Blackmore che ti convinceva che uno dei modi più “scaltri”, per un meme religioso, per moltiplicarsi è quello di giocare la carta dell’altruismo (visto che normalmente l’altruista ha più contatti sociali, di solito riconoscenti – e dunque disposti a concordare con lui, come gentile ricompensa):
«L’altruismo guidato dall’impulso memetico [è] un chiaro stratagemma pronto per essere sfruttato dai memi. Pertanto non dovremmo sorprenderci scoprendo che molti dei complessi memici più potenti e diffusi se ne avvalgono in varie forme. Le religioni sono un esempio lampante. [...] Una religione che persuada i suoi seguaci a essere più altruisti si diffonderà grazie allo stratagemma dell’altruismo»1 (Susan Blackmore, La macchina dei memi).

Intanto ripassi rapidamente in mente tutte le possibili obiezioni, anzi i contrattacchi – chi di domanda ferisce di domanda perisce:
SORELLA – Perché non credi in Dio?
TOMMY – Scusa, tu perché credi in “dio”?SORELLA – Secondo te chi ci ha creati, se non Dio?
TOMMY – Secondo te chi ha creato “dio”?SORELLA – Non credi che finirai all’inferno?
TOMMY – Non hai detto che “dio” è sommamente buono e perdona tutti?SORELLA – Non hai timore della giustizia divina?
TOMMY – Non hai terrore di reincarnarti in una scolopendra?SORELLA – Non credi che una vita senza Dio non valga la pena di essere vissuta?
TOMMY – Non credi che l’unica vita che hai senza sesso non abbia alcun senso?

Pensi pure che forse il domandare non sarà la dialettica adoperata, ma davvero vuoi evitare le villanie2: così ti divincoli in modo non troppo scortese, torni a casa, cerchi informazioni sulle sorelle e quasi t’intenerisci:
«Le Piccole Sorelle di Gesù sono organizzate in piccole comunità di tre-quattro sorelle: vivono in zone e quartieri poveri di tanti paesi del mondo, in abitazioni il più possibile simili a quelle dei vicini, vivendo con il lavoro delle proprie mani, testimoni della tenerezza di Dio per ogni persona umana. La spiritualità delle piccole sorelle è incentrata sull’Eucarestia, sulla condivisione di vita e di lavoro con i più poveri e con gli emarginati» (Wikipedia, Fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù).
Almeno fino a quando non capisci di essere stato preso per un povero emarginato3, e intuisci che è giunto il momento di cambiare cappotto.
Note:
- Segue narrazione di un piccolo incidente dell’Autrice in bicicletta, con conseguente soccorso da parte di due mormoni molto loquaci… Ovviamente – prima che qualcuno possa obiettare – più avanti l’Autrice specificherà che «gli individui sono gentili e generosi solo nei confronti di chi appartiene al loro gruppo»…
- Tipo: “Dio ti ama! – E a cu c’ha cunti?”.
- Ma forse c’hanno azzeccato…
Ah ah ah ah !
Mi sa proprio che devi comprare un nuovo cappotto.
Comunque avresti potuto dirle di essere fratello di Mitra, oppure fratello di Simon Mago.
Del resto un messia vale l’altro e sicuramente avresti potuto trovare dei punti in comune e, tra una discussione e l’altra, saresti riuscito a dissuaderla dal fare dell’inutile proselitismo e farla abbandonare ai piaceri della carne, per recuperare il tempo perduto.
Non è che ti sei fatto dare il numero di telefono?
Salvox: il cappotto buono ce l’ho, ma è troppo chic per uscirci a comprare le cipolle…
Quanto alle fratellanze divine, grazie ma mi bastano già i parenti umani…
P.S. Niente numero di telefono. Se è vero che vivono da povere, non dovrebbero averlo, spero.
Una volta alcuni testimoni di Geova mi hanno fermato, di sabato; ho detto: “Scusate, la mia religione mi impedisce di parlare di religione il sabato”.
Un paio di giorni fa suonano al citofono, mi affaccio e mi dicono: “Stiamo accampannu ppi san Giuseppi“. Rispondo: “Un minutu ca chiamu a Madonna!“.
Cateno, ROTFL!
Le sorelle di Charles Foucauld stanno dove sei tu ? Sono la punta più avanzata della carità spirituale cristiana cattolica…caspita ma tu dive vivi nel CONGO o nel BRONX pensavo che stessero solo lì !
Evidentemente c’è un Bronx in ogni città e una Brazzaville in ogni provincia…
Carissimo Tommy
quando leggo i blog come il tuo, sono sempre un po’ spiazzato… non per l’argomento decisamente opposto a quello che credo io, ma in quanto al tema del proselitismo. Ho amici tipo questo che afferma proprio il contrario: se sei convinto che il tuo credo è giusto e buono allora cerca di convincermi. Personalmente, al di là di partiti presi e senza infrangere la nostra amicizia basata sulla chitarra, ritengo che la fede non possa essere opera solo di convincimento, anzi mi puzzerebbe di autosuggestione… penso che sia un’esperienza libera, come è stata la mia, senza forzature o plagi, un cammino insomma.
Ciao
Carissimo Fra_Alby (il mio frate preferito!),
anni e anni di filosofia (o di mancanza di fede) m’hanno indurito il cuore. Per parafrasare la tua convinzione, tutto ciò in cui debba operare la fede o la fiducia mi puzza di inganno. (In verità non è esattamente così. Della comunità scientifica internazionale cerco ancora di fidarmi almeno un po’…)
Capisco la questione dell’esperienza libera (per tornare in campo comune: nessuno, almeno direttamente, m’ha costretto ad imbracciare la chitarra!), un po’ meno quella del proselitismo. Ma è mancanza mia, dato che non ho ancora un buon concetto di “buono e giusto” (in effetti Dio sarebbe un bel deus ex machina per la questione!). Ciò, unitamente alla mia convinzione della profonda incomunicabilità tra gli uomini (eccetto sparuti casi), fa sì che mi ritragga indietro, oggigiorno, da certe dispute. A meno che non si facciano ‘metadiscorsi’, come adesso. Insomma, più della credenza mi interessano le condizioni della credenza… (è il mio sporco mestiere).
A presto!