TOMMY – E così non riesci più a scrivere?
DAVIDE – Già. Non si vede? Non s’era capito?
TOMMY – Beh. Se prendiamo a riferimento gli ultimi mesi certo, negli ultimi giorni un calo quantitativo c’è stato. Ma i primi anni la media era quella.
DAVIDE – Ma i primi anni non avevo internet costantemente.
TOMMY – Dunque avevi anche meno distrazioni.
DAVIDE – O meno spunti e ispirazioni.
TOMMY – Non mentire a te stesso.
DAVIDE – Già. Però, quell’orrida sensazione che quel che vorrei dire io l’ha già scritto qualcun altro…
TOMMY – Orrida? Ti tolgono fatiche! E poi alcuni sono anche ben pagati. Tu non prendi un cazzo manco dagli AdSense invece… (A proposito, toglili, ché fanno schifo.)
DAVIDE – Sì, sì. Ma magari, se avessi scritto costantemente di certe cose…
TOMMY – Non illuderti. Anche la blogosfera è una casta.
DAVIDE – Sarà. Ma resta che questo blog è una ciofeca, diciamolo! Rispecchia perfettamente l’Autore…
TOMMY – Con la maiuscola? Uha.
DAVIDE – Devo farmi forza.
TOMMY – Ce n’è bisogno?
DAVIDE – Sì, se non voglio sentirmi schiacciato dal soffitto.
TOMMY – Manca oltre un metro.
DAVIDE – Non quello, deficiente. Il soffitto della mia mediocrità.
TOMMY – Ah, quello.
DAVIDE – Già.
TOMMY – E che ti lamenti? È la sorte di tutti, no?
DAVIDE – Sì. Ma io sono io!
TOMMY – Tu sei tu.
DAVIDE – Io sono diverso. Più migliore, capisci? Io, coi miei sogni di gloria…
TOMMY – Una dozzina d’anni fa.
DAVIDE – Vuoi dire che me li ha ammazzati la vecchiaia? O l’università?
TOMMY – O più semplicemente la crescita, la disillusione, il realismo. Il pessimismo.
DAVIDE – No, no, non ricominciamo col discorso che è colpa del mio pessimismo paralizzante se non ho concluso (ancora?) un cazzo.
TOMMY – Non solo, ma anche.
DAVIDE – È la società che è iniqua.
TOMMY – Forse. Soprattutto in ciò che è cristallizzato e politicizzato (mi riferisco anche, anzi meglio non parlarne, all’insegnamento…).
DAVIDE – Taci!
TOMMY – Volentieri. Però, voglio dire, la blogosfera… Il tuo sogno era fare il giornalista, nevvero?
DAVIDE – Già. Così sembra.
TOMMY – Ma non ci hai mai provato.
DAVIDE – Avevo l’idea che può avere un adolescente, del giornalismo. L’eco dell’idea di Eco – che non a caso non è esattamente un giornalista, anche se scrive per dei giornali.
TOMMY – Insomma, volevi fare il criticone.
DAVIDE – Più o meno. (Certo non il pubblicista provinciale sfruttato…)
TOMMY – Potevi farcela, sul web.
DAVIDE – Già.
TOMMY – Ad alcuni riesce bene.
DAVIDE – Alcuni ci perdono la vita.
TOMMY – È quel che cercavo di dirti prima.
DAVIDE – Io ne ho di tempo da vendere!
TOMMY – Ma non se lo compra nessuno.
DAVIDE – Manco se lo regalo…
TOMMY – Forse non lo regali come si deve.
DAVIDE – E perché dovrei? Per chi? E poi, prendiamo i blog italiani…
TOMMY – Domani, ché adesso devo andare a mangiare.
DAVIDE – Beato te.
Davide Tomasello
Beh, a diventare criticone ci sei riuscito bene!
Criticone? De che? Verso chi?
Leggiamo, e piangiamo
(‘staddi)
E mi limito ad invidiare chi ha la fama! Dovessi invidiare (anche) chi ci fa i soldi, non sarei più qui.
Consòlati pensando a Bufalino.
Ma io non ho un romanzo nel cassetto.
(Però vivo ugualmente in culo al mondo.)
Neppure lui, alla tua età.
Ma io ai sessant’anni non ci voglio, anzi non ci posso, arrivare!
Questa probabilmente è la trascrizione di una qualche chat. Però mi sorprendete ! una razza di filosofi che prendono come invidiabile modello dei bloggatari ! Ragazzi ma quelle che fanno i soldi sul web in testa hanno tutt’altro che le auree minchiate di cui un filosofo si riempie la testa di solito. Cioè hanno un cervello interconnesso che viaggia molto velocemente da un aggancio all’altro dell’ambiente virtuale. Gente che non può coltivare una idea che non sia spendibile e linkabile e che non può perdere tempo a capire qualcosa per cui occorre invece proprio tutto quel tempo perso a girovagare e divagare. Insomma persone che non possono entusiasmarci per idee che non funzionano, come sono quelle filosofiche. Ad un filosofo imprenditore non ci credo, e in tal caso sarebbe imprenditore filosofo, sempre caso mai lo vedessi.
La si prenda come trascrizione di una chat, ma non come un argomento di poco conto! Credo poco nel mito del filosofo riflessivo e avulso dal mondo; sono più che convinto che i più contemporanei dei filosofi moderni (sostanzialmente da Schopenhauer a Cioran passando per Nietzsche) oggi avrebbero avuto un blog – e che blog! – e probabilmente avrebbero avuto immediatamente anche il meritato successo. Ma ovviamente sto parlando di una tradizione filosofica dirimpettaia rispetto a quella hegeliana, e probabilmente altrettanto infausta.
Come ti chiarisco nel commento a de Blog II, la chat va benissimo. E non ho neanche un pregiudizio sul tenore e sulla qualità che è possibile raggiungere in un Blog.
In realtà penso anche che si potrebbe fare un blog di successo con la filosofia. Ma in questo caso non sarebbe merito della “sola” filosofia. Ci vorrebbe anche molta indagine di mercato e occhio per i bisogni diffusi dell’utenza. Una mentalità commerciale. Se un blog di filosofia ha successo, dipende dal suo rispondere a qualche esigenza e la filosofia può certo aiutare a capire quali sono queste esigenze, ma non è detto, potrebbe anche non riuscire a vederle.
Ci vorrebbe, soprattutto, anche molta dedizione. O, meglio ancora, un’intera redazione.
Cerco di spiegarmi meglio. Coi libri funzionava diversamente. Erano più lenti (non necessariamente più meditativi); giocoforza non potevano trattare argomenti (da) quotidiani, e quindi anziché al particolare miravano all’universale (penso alle invettive di Nietzsche contro la Chiesa e dunque contro Dio).
Oggi invece devi parlare contro Ratzinger, contro Bertone, contro Ruini e via dicendo (essendo morto Dio, e dato che morto un papa se ne fa subito un altro…) e contro le loro singole azioni (vedi blog di Malvino o di Metilparaben).
Io ovviamente non ho né tutta questa pazienza né, effettivamente, il costante e pidocchioso interesse verso le quotidiane bazzecole. Ho smesso pure di leggere la Repubblica. Per questo sono alquanto tagliato fuori dal mondo contemporaneo…
(Con tutto ciò non voglio esattamente dire che un blog esclusivamente filosofico sia impossibile; tuttavia ci vorrebbe molta originalità, da vera stella danzante…)
Ricordo che qualche anno fa, con Cateno e Davide, ai Benedettini si parlava di fare filosofia sul web, però usando come mezzo principale il video.
L’idea, secondo me, è originale. Non penso ad una normale “lezione”, ci mancherebbe. Ma più ad un filosofare (anche divulgativo, se fosse il caso) che parta dalle cose più semplici e immediate. Per esempio: ci si pone in due davanti ad un’opera d’arte (un terzo fa le riprese) e si cerca di fare – con tutta naturalezza e anche il più simpaticamente possibile – un sunto sulle principali teorie dell’arte (siano esse propriamente estetiche o no). Per poi concludere con una provocazione o una domanda o una nostra opinione. Ovviamente si seguirebbe un “canovaccio” scritto prima.
Se riesci a farlo, con quell’accentaccio biancavillota/catanese/ragusano che ti ritrovi, sei il mio mito
Dimentichi che c’è di mezzo anche l’adranita.
(Bastardo però.)
Comunque: no, non riuscirei a farlo. Tralasciamo il fatto che ho una videocamera… MiniDV (praticamente inutilizzabile nell’era dei computer, a meno di avere molto tempo, spazio e pazienza per l’acquisizione dei video); il problema, oltre a quello del canovaccio, è il fattore divulgativo, almeno per me.
Cerco di spiegarmi meglio. Più studio, più tutto mi appare banale. Prendiamo un tema scottante: il problema mente-corpo. Interessantissimo, per carità (e in quanto tale anni addietro mi entusiasmava): ma adesso mi nausea. Prendiamo un filosofo cult: Cartesio. Importantissimo; ma oggi mi sembra becero oltremodo.
Insomma: passiamo la palla a chi ha più verve. Ad Adamo Medo, ad esempio.
Credo che Cartesio risulti banale, come tanto altri, quando è citato da un americano che si occupa di problemi mente corpo. Se lo leggi con la intenzione giusta Cartesio non è banale. Risulta banale perchè ci si limita a proporre le sue tesi in modo preconfezionato, se invece si comprendono le motivazioni che portano, lui come altri, a determinate affermazioni, la sensazione di banalitò, che tutti proviamo e che provavo pure io, scompare, e al suo posto puoi avere anche una sensazione di raffinata e rara inevitabilità. Ma per rivalutare i testi filosofici bisogna sempre ricordare (almeno io faccio così) che non sono scienza anche quando pretendono di esserlo. Non descrivono qualcosa che esiste da qualche parte, bisogna prenderli come sistemi assiomatici, architetture mentali e di pensiero. Come se il mondo non esistesse.
Un blog “filosofico” ha due strade davanti a sè. O essere un blog di divulgazione di temi elaborati altrove, nella tradizione o nella storia filosofica, e a questo punto l’utente ha il suolo di una sorta di allievo. Oppure deve proporre una filosofia applicata o pratica, serve a far riflettere a riconsiderare i problemi a scoprirne gli aspetti veramente originali e potenzialmente carichi di mutamento. Con questo tipo di filosofia chi è capace riesce anche a promuovere una attività professionale redditizia, anche se in questo caso il dialogo in presenza è forse obbligatorio. Questo genere di filosofi applicati ha successo in America e in Francia, in concorrenza con psicologhi e consulenti di carriera.
A me piacerebbe un blog “duro” sulle esperienze di lettura dei classici. Attorno a cui si raccoglierebbero poche persone interessate anche se non appartenenti al mondo accademico. Ma Sitosophia andava già bene
Poi c’è il blog genialoide, individuale-poetico che tenta l’alchimia suprema dell’infimo e dell’alto. Il Blog diario esistenziale e opera d’arte e vita. Insomma il blog che avete già.
Red Or, vero è che letto con sguardo storico – o sia ermeneuticamente – Cartesio ha più senso di quanto possa sembrare a prima vista; tuttavia io preferisco leggere autori (non necessariamente filosofi) che oggi siano in grado di darmi qualcosa. È vero, la filosofia non è scienza, ma nemmeno arte – l’unica attività che nel tempo non diventa ridicola.
Concordo sui due tipi di blog filosofici, anche se forse ne potrebbero esistere altri che non riusciamo ancora ad immaginarci. Il blog “duro”, invece, non lo vedo di buon occhio – non potrebbe essere un solito blog. Però credo ancora nei gruppi di lettura (una volta avevo avanzato mezza proposta a farlo in Sitosophia, ma richiederebbe molto impegno sia da parte del proponente – moderatore del successivo dibattito – sia dalla mezza dozzina di lettori).
Il blog genialoide, invece, non venire a cercarlo qua – nella terra dei cazzeggioni cazzari…
@Red Or: magnifico commento! D’accordo con te in tutto e per tutto.
Tra l’altro, quando parlavo di blog (o videoblog) filosofico intendevo (senza averlo fatto capire, però) proprio quel che hai scritto tu. Insomma, se ad esempio di Cartesio si deve parlare, si parli della sua folle genialità e non di body-mind: un uomo che – sul serio – confonde sogno e realtà dev’essere un uomo dai sogni eccezionali, quindi un uomo eccezionale. Questa visione “anticonformista” della filosofia attirerebbe non pochi, secondo me. E ci farebbe divertire.
Giofilo, un uomo eccezionale è un uomo dai sogni coerenti.
(Comunque siamo ancora in tempo per aprire il teatrino, eh.)
Fprse è un esempio a cui potreste guardare: http://www.rifl.unical.it. si può iniziare (ma anche finire) senza issn e senza la collaborazione di docenti.
Avevamo pensato anche alla rivista, ma forse è roba troppo seria per alcuni di noi.
Sarebbe bello intanto unirsi e unire, blog, riviste, gruppi di lettura, video pillole sono cose possibili. Superato lo scoglio del lavoro, se rimane ancora il sacro fuoco, o si tenta la fuga in solitario, ma allora bisogna essere oltremodo seriosamente capaci di arrampicarsi e ritrovare a livelli più alti il giusto contesto stimolante, oppure si batte la via del fare qualcosa, anche modesto, ma creando gruppo, creando una condivisione dal basso. Lo so che è difficile….però è anche facile. E soprattutto non solo virtuale, occorre anche l’incontro. Incontri un minimo strutturati dove ciascuno porta un contributo…. prendete le mie parole come un desiderio….che poi le vostre e la mia vita si svolgano per sentieri diversi è il dato di fatto.
Non vorrei però sovrapporre alla vostra amicizia altri intenti e altre finalità … dicevo così per continuare il filo di Giofilo
Red Or, sono tutte ottime idee per fare rinascere Sitosophia. O per ucciderlo definitivamente.
P.S. Ma tu sei di stanza a Modica?
No quello di Modica è mio fratello ! io sono a Catania.
Se può interessarti, non credo che i blogger famosi stiano bene. Sono tutti ossessionati dallo scrivere, dall’essere aggiornati, dall’arrivare prima di tutti, ma dire tutti la stessa cosa.
Essere un blogger di successo, è una vita di merda..forse più della tua
L’imprenditoria filosofica esiste perché noi filosofi possiamo fare qualsiasi cosa. Basta pensare, capire e imparare, e noi dovremmo riuscire a farlo mediamente meglio di chiunque altro.
Sulla rivista, ragazzi, dovrebbe essere daverro qualcosa di nuovo perché la Rete è piena di maestrini e chiacchieroni.
Già, Antonio, forse hai ragione. La fama ha il suo prezzo, è vero. Paradossalmente peggio che la fama libraria – i libri erano lenti…
Sull’imprenditoria filosofica – lo saprai – discordo: una cosa è la capacità d’analisi del filosofo (in gran parte un mito anche questo), altra è la realizzazione pratica… Probabilmente però sappiamo essere buoni consiglieri – possiamo fare arricchire qualche capitalista… (Sì, parlo un po’ da comunista, ma saprai meglio di me che da soli non si può concludere nulla, oggigiorno. E non è confortante…)