X – Che cos’è il libero arbitrio?
Y – È la libertà metafisica, vale a dire la forma di libertà più generale e astratta.
X – In altre parole?
Y – È la possibilità stessa della libertà. La possibilità di scelta, ancor prima che di azione.
X – Quali sono le condizioni del libero arbitrio?
Y – La possibilità di fare altrimenti e l’autodeterminazione – o sia la capacità di controllare le proprie azioni.
X – Noi abbiamo queste possibilità?
Y – Dipende. C’è chi dice sì, c’è chi dice no.
X – E da cosa dipende?
Y – Dalla fisica, anche. Dallo stato del mondo.
X – Cioè?
Y – Dovremmo prima capire se il mondo sia determinato o meno.
X – Non lo sappiamo ancora?
Y – No. Non con certezza almeno – come tutto, nella vita e nella scienza.
X – Ammettiamo che il mondo sia determinato.
Y – Postulando il determinismo, abbiamo due possibilità: che la libertà sia possibile nonostante ciò – o che sia impossibile proprio per ciò.
X – Sentiamo il primo caso.
Y – Per i compatibilisti la libertà esiste nonostante il (o – proprio grazie al) determinismo. (Per altro il compatibilismo è forse la soluzione filosofica del problema del libero arbitrio col miglior pedigree. Un po’ tutti i “moderni” – Hobbes, Locke, Hume – erano convinti di ciò.)
X – Ma se tutto è determinato, come si può essere liberi?
Y – Qua casca l’asino (di Buridano). I compatibilisti schivavano il problema ammettendo che non siamo liberi di agire, ma solo di volere. La volontà determina l’azione e non è a sua volta determinata se non da sé stessa.
X – Non mi convince.
Y – Non sei l’unico. L’altra classe di teorie sul libero arbitrio, infatti, suppone che il determinismo sia falso – e che dunque il mondo non sia determinato.
X – Così la questione si risolverebbe?
Y – Piano. Al solito, postulando l’indeterminismo, abbiamo chi crede nella libertà grazie ad esso, e chi la nega proprio per causa sua.
X – Parlami della prima soluzione.
Y – Per i libertari l’indeterminismo è ciò che rende possibile la libertà.
X – Tutto risolto, dunque.
Y – Non esattamente. Se tutto è indeterminato allora tutto è casuale. In altre parole, nell’indeterminismo niente può determinare gli eventi. Dunque neanche l’agente può controllare le proprie azioni – e ciò è la negazione della possibilità di scelta…
X – Bene. Dovremmo allora rinunciare alla libertà?
Y – È quel che suppongono i deterministi “duri” e gli scettici – questi ultimi indeterministi, o indifferenti.
X – Ma noi non vogliamo, non possiamo fare a meno della libertà!
Y – Abbiamo varie possibilità. Una è che la libertà sia un’illusione. Un’altra è che il problema sia mal posto. Ancora, possiamo immaginare che la libertà sia un mistero. O che si sia evoluta con l’uomo, per l’uomo.
X – Tu quale scegli?
Y – Devo o posso?
Davide Tomasello
Anche un catechizzato, dopo aver letto il tuo post, dovrebbe aver chiaro che se si prova di credere nella libertà tutto si fa oscuro. La libertà è affare dei mercanti di mistero: lasciamo questo pezzo di antiquariato ai preti. Tutto è casualmente determinato (da nessuno).
O forse bisognerebbe concentrarsi sui limiti strutturali della nostra libertà: ovvero quando e quanto siamo liberi e in quale spazio di gioco?
A parte: corroborante dialogo se letto di primo mattino.
Antonio: è quel che cerco di credere anch’io, ma finisco per scoprire che il concetto di libertà mi è più caro di quello di “dio” – fosse solo per la sfida logica e metafisica che mi sottopone. Ti aggiornerò su nuove, eleganti e fuffosissime teorie pro-libertà.
Luca Massaro: forse sì. O forse basterebbe aggettivare di volta in volta la libertà – parlando di libertà politica, ad esempio (i cui vincoli avverto come più oscuri e minacciosi che quelli della libertà metafisica…). (P.S. Pubblicherò più spesso di tarda notte…)
Mi piace molto il nuovo restyling del blog. Rende bene in poche immagini (nell’header le corna e il tuo viso con le tue passioni) la tua personalità e i tuoi interessi. Senza dover leggere autobiografie o tuoi post una persona sa già cosa ti interessa.
Il mio timore, Fabristol, è però quello di sembrare troppo bimbominkia.
Prima di esprimermi (forse molto prima) vorrei porre un paio di quesiti scherzosi:

1) X ed Y hanno a che fare con il loro 46° cromosoma? Gli potevi almeno trovare un nome!!
2) Ti sei reso conto che nelle prime 30 parole dei questo post vi sono un “libero” e 3 “libertà”? Praticamente sembra scritto da Bonaiuti e Capezzone!
3) Mettendo “fisica” in corsivo mi hai costretto a rileggere da capo il post 3 volte perchè mi hai completamente spiazzato (in sostanza un colpo di teatro … a salve)
Finito con gli insulti
Passerei alle domande serie (spero non seriose):
1) Mi sembra che tu faccia un po’ di confusione (e quello che aveva provato a leggere Chalmers ero io) tra “determinato” e “deterministico”. Il determinismo si occupa di ciò che accadrà (quindi è deterministico) mentre la storia (la giustizia, ecc…) cerca di occuparsi di ciò che è accaduto (ovvero è determinato).
2) Non sono certo di aver compreso il punto sui compatibilisti (e non aspiro ad essere nominato nella schiera… sai sono uno schivo), però, sapendo quanto anche tu apprezzi l’immenso D.C.Dennett, mi chiedo se non potresti leggerne qualche brano ad X (e forse ad Y) in modo che possa goderne dei costrutti presentati per esempio in “l’evoluzione della libertà” dove non mi sembra che egli provi a schivare il problema ne tantomeno si agiri dalle parti della postulazione di volontà preambolo della libertà… (che mi suona niciano).
3) Non comprendendo (e non condividendo) tesi riguardo l’ indeterminismo probabilmente non dovrei preoccuparmene, ma essendo un fautore del caso sin da quando lessi Monod ed il suo “il caso e la necessità” (si parla di una quindicina di anni fa) il lasciarlo lì come problema dell’indeterminismo invece di dargli il giusto risalto ed importanza, me ne farei paladino come elemento essenziale della storia universale e come elemento probante della inutilità di postulare strani esseri che lo sostituirebbero…. insomma perchè il caso dovrebbe dare fastidio invece che soccorso agli “indeterministi”? La visione da te presentata che appellerei come manichea sembra troppo facilmente attaccabile, quasi fosse intenzionalmente esposta alla berlina…..
4) Come si “può” rinunciare alla libertà ? (è chiaramente un ossimoro)
Ok per stasera sono stato fin troppo serioso …
Un Sorriso
1) E perché avrei dovuto trovargli un nome? Sono incogniti…
2) Forse ha ragione Antonio, quando sostiene che la libertà è roba da preti…
3) Il corsivo è messo a caso.
E ancora.
1) Sì, hai ragione (me n’ero accorto, ma non fui abbastanza accorto da correggere…). Determinismo è uno stato del mondo; determinato, se mai, è il mondo (per i deterministi, of course).
2) Sto leggendo quel libro proprio in questi giorni (ci avevo già provato, ma forze di causa maggiore – robe universitarie – me lo fecero sconsideratamente accantonare, anni fa).
3) La casualità è la spina nel fianco degli indeterministi (come la causalità lo è per i deterministi). Se tutto avviene per caso, che capacità avrei di controllare ciò che faccio?
4) Potere. Volere. Dovere. Verbi servili…
Alla prossima “seriosità” (ci sta).
Solo un punto non mi convince (al momento):
Perchè ritieni il tutto come o bianco o nero?
Nella teoria dell’evoluzione (delle specie per selezione naturale) vi sono componenti “casuali” (ovvero la variabilità dei geni) e parti assolutamente non casuali (la selezione stessa).
Il concetto di causalità è certamente più complesso, si rimanda alla intenzionalità….
Se un raggio cosmico genererà una variazione durante la riproduzione di un serpente non vi è causalità ma solo casualità… ma da questo dire che tutto accade per caso, forse meriterebbe una spiegazione, non ti sembra?
Un Sorriso
In generale, ritengo che tutto sia o bianco o nero perché sono un estremista. (E perché il grigio non mi piace.)
In particolare, penso che non si dia alternativa all’opposizione determinismo/indeterminismo; dunque, (meta)fisicamente, o è bianco o è nero. Che poi l’evoluzione venga invece dipinta come il connubio (perfetto?) tra casualità e causalità, è un altro discorso – che poco ha a che vedere con la risoluzione a tavolino del problema del libero arbitrio.
Comunque sto proseguendo i miei studi in questo (cattivo) verso. Per adesso sono confuso – o meglio, tutto mi è chiaro, tranne un’eventuale soluzione…
Solo un piccolo (Paola mi perdoni) riferimento ai colori: un libro bellissimo “Il colore della luna” di (appunto) Paola Bressan. Se non l’hai letto … fallo, anzi ti direi, se le tue attuali “conlusioni” sono quelle che ho inteso, molla qualunque cosa e procuratelo appena possibile. E’, a mio modesto parere, lì la causa del problema che non riesci a superare. In fin dei conti temo che tu, come tutti quelli che hanno avuto a che fare con gli studi filosofici, sia alla radice impregnato di un platonismo che ti fa chiedere (in sostanza) se c’è qualcosa fuori di me o è soltanto la mia immaginiazione ad ingannarmi e sono “solo” nell’universo con la mia coscienza ed utilizzo i “miei” sensi per indagarlo, ma sostanzialmente sono io che posso decidere cosa conta e cosa no… (va beh taglio qui)…
Non c’è nessuno che dipinga l’evoluzione! A meno che tu non ti stia riferendo alla teoria dell’evoluzione (che è quindi un opera umana) non c’è neanche molto da travisare, se non per stupidità, ignoranza o malafede (rubando al R.Dawkins riguardo alla scienza).
Che tu ti diverta con me e gli altri lettori del tuo blog a giocare all’estremismo mi sta persino bene (amo il gioco, specie quando con le sue simulazioni e provocazioni consente di “sviluppare consapevolezza”), però se vogliamo uscire di metafora per cercare di sviluppare un percorso no puoi trincerarti dietro dei muri in cui non ti riconosco.
In particolare se ho lasciato credere che sia un fautore della causalità vuol dire che mi sono sbagliato. La causalità (nel senso di intenzionalità ponente, non mai di azione finalistica) mi intriga proprio come le gru di Dennett. I “giochini morali” di Hauser mi piacciono perchè alla Smullyan tendono a scardinare i pregiudizi che evoluzionisticamente ci hanno portato fin qui ma come in un adventury game ad un certo punto devi mollare se vuoi andare oltre. Per comprendere la natura della luce non ci si può affidare agli occhi!!!
Un Sorriso.
P.S. questo commento che potrebbe avere dei seguiti (forse solo miei ho pensato di postarlo anche da me….
Temo di non essere stato troppo chiaro nel mio ultimo commento. La mia confusione riguarda esclusivamente la soluzione del problema del libero arbitrio in riferimento alla (o anche: all’interno della) dicotomia determinismo-indeterminismo (è ciò che facevo emergere pure nel dialogo…).
Il libro della Bressan lo conosco per via di citazioni e recensioni, e indirettamente tramite l’omonimo blog. Non capisco come possa risolvere i miei problemi (anche se lo intuisco; prova a leggere i commenti alla recensione che abbiamo accolto su Sitosophia – tra cui uno dell’autrice del libro, uno dell’autore della recensione e uno mio…).
Infine non capisco il tuo rigetto della causalità. Humiano?
Solo due cose:
1) Grazie per la segnalazione delle recensioni.
2) “Non capisco ma lo intuisco” è grandioso posso rivendermelo?
Un Sorriso
P.S. Giustamente ti dovrei una risposta… il rigetto della causalità…. fondamentalmente è una “paura”, forse dovrei studiarmi Hume che no frequento dai mitici anni 82-83 in cui finii il liceo. Quello che posso certo dire è che l’idea di causa è per me un metodo di referenzialità che cerca di esternalizzare (bleah che brutta parola) ciò che potrebbe essere interno al “causato”… dai ci devo riflettere….
Bella recensione (forse Paola la condivide più del sottoscritto, o lei è più diplomatica di me…ci vuole poco). Anche i tuoi commenti mi sembrano appropriati. Sul fatto che tu non conosca scienziati che abbiano “fede cieca” nell’evoluzionismo…. beh potremmo discuterne a parte, comunque ribadisco il suggerimento alla lettura, anche se a questo punto mi torna in mente un altro riferimento che ti avevo passato Jared Diamond… anche un altro paio Dawkins (che forse ai filosofi piace poco, di sicuro ad Alex) e Miller (Geoffrey di cui il “Uomini, donne e code di pavone resta per un capolavoro).
Un Sorriso
P.S. : Il motivo per cui avevo fatto un post da me era perchè non mi piace sporcare in giro e mi dispiaceva andare troppo off topic.
Attenzione. Non intendevo dire che non esistono scienziati che non credono nell’evoluzionismo (ma quale, poi?) in tutto e per tutto; se mai, volevo dire che coloro che ritengono che la teoria dell’evoluzione possa spiegare tutto sono veramente pochi: lo stesso Dawkins, per lo studio della cultura, propone al massimo la fondazione della “memetica”, disciplina (affascinante ma poco o niente esplicativa, a mio avviso…) che può avere delle analogie con la genetica ma non è certo la stessa cosa… Penso anche che, qualora diano questa impressione, avvenga più per esigenze di divulgazione che per altro: chi, oggi, ardirebbe sostenere che l’evoluzione può spiegare ogni mia scelta di essere umano qui e ora? Questo è l’affronto della libertà, che sia un mistero o un’illusione o qualcosa di reale benché incomprensibile.
Perdonami….
ma sei tu quello che dice che è tutto bianco o nero 8-).
Comunque rispetto alle posizioni di Dawkins quello che ho trovato in “I racconti dell’antenato” e “l’illusione di dio” mi hanno lasciato impressioni diverse da quelle che tu riporti. Riguardo inoltre:
tra gli scienziati indicherei anche Steven Pinker (Come funziona la mente e Tabula Rasa) e tra i non scienziati (purtroppo) di certo il sottoscritto
Un Sorriso
Mah. Vero che nell’Illusione di Dio (così come in Rompere l’incantesimo di Dennett) si tenta di indagare evoluzionisticamente la religione, non senza successo; qua però il discorso è più impervio: l’evoluzione sarebbe stata in grado di prevedere la nascita e lo sviluppo delle religioni (o dell’uomo, della sua cultura o quel che vuoi)? No; dunque non comprende tutto. (È logica: solo il demone di Laplace potrebbe sapere tutto.)
Aspettami … stai correndo troppo. Cosa significa:
Perchè se fosse qualcosa del tipo Nostradamus, ovviamente non mi interessa.
Se invece intendi darne giustificazione ti proporrei allora il Piovani in
Nati per credere
Oppure più semplicemente non ho capito niente.
Nostradamus le sparava (belle oscure), e forse ci azzeccava.
La scienza le spara (abbastanza chiare), e spessissimo ci azzecca.
L’evoluzionismo è una parte della scienza; le spara (oscuramente chiaro) e in parte ci azzecca.
Tutto qui.
(A me sinceramente il discorso di poter prevedere il futuro mi interessa, e anche molto. Ma come vedi, adesso siamo totalmente off topic, oltre che in terra off limits…)
La previsione del futuro è qualcosa che si scontra (Zemeckis ci ha dato qualche spunto quando eravamo ragazzi) con il problema della libertà e della causalità.
Il grande DCD quando parla di determinismo lo definisce (più o meno) come il fatto che : “ad una configurazione dell’universo K all’istante T può seguire una ed una sola configurazione K’ all’ istante T + t’”. Se non si accetta questo principio non so cosa voglia significare prevedere il futuro. Di solito quello di cui si parla (che poi è probabilemente quello che ti interessa) è la capacità di stimare statisticamente un evento. Ovvero definito un luogo (per comodità il centro di controllo di un aeroporto), un intervallo temporale (esempio la giornata di sabato) ed un tipo di evento (esempio le precipitazioni metereologiche) può avere particolarmente senso stimare la probabilità di accadimento (o la sua intensità). Questo approccio che può definirsi comunque tentativamente scientifico produce le previsioni metereologiche. Esse si basano (come certo saprai) su studi del comportamento in passato delle perturbazioni. Un altro tipo di previsioni possono essere quelle relative al dimensionamento di un imballaggio o alla portata massima di un elevatore. Anche queste solitamente (ma purtroppo non necessariamente, altrimenti non ci sarebbe bisogno di legilsazioni prescrittive) seguono degli approcci scientifici. Qualora invece tu voglia determinare quale terno al lotto giocare nella ruota di “Ragusa”, allora dato che il tipo di risultato che otteresti con un metodo scientifico non “ti” piacerebbe (ovvero statisticamente giocare significa accrescere gli introiti di altri, ma non i tuoi) allora come spesso accade si incomincia a dire “… ma qui la scienza non funziona, non serve, “… fidati di quello che ti dico io che ne ho viste tante…” e il campo non mi interessa più e lo lascio ai superstiziosi.
Un Sorriso
Bah, dietro suggerimento di Dennett dovrei approfondire la questione del caos deterministico (che sembra un po’ un ossimoro…). Nulla però può togliermi di mente che, se fosse vero il determinismo (la formulazione dennettiana che ne dai è perfettamente compatibile con la concezione standard), allora sarebbe possibile prevedere il futuro. Che poi noi non sappiamo farlo (e probabilmente mai ci riusciremo, visto che il demone dovrebbe stare fuori dal sistema…), è altra cosa…
La speranza degli indeterministi sono appese ad un filo e cio’ mi mette ansia, le contorsioni verbali dei compatibilisti invece sono quasi divertenti. Quanto agli scettici deterministi non riesco davvero a prenderli in considerazione seriamente.
Forse non c’ è altro ambito della filosofia dove un sano vecchio dualismo sia raccomandabile. Così evitiamo anche alla nonnina di leggersi Dennett.
Per farle leggere Searle o, peggio, Cartesio? (Sono convinto che il dualismo sia più imbarazzante del compatibilismo.)
Bella, fra…. (dialetto aquilano)
Un Sorriso
Searle?
Ma la sua teoria è no-free will!
Solo che perlomeno ha il buon gusto di segnalare tutto cio’ come una debolezza evitando frustranti piroette. Al povero Searle è stata rifiutata persino l’ iscrizione al club dualista, poverino, perché tirarlo in ballo?
Certo, gli epigoni di Cartesio hanno i loro punti deboli, ma oggi si sono smaliziati e sul free will, diciamocelo francamente, le elucubrazioni dei vari compatibilisti (epigoni di lucrzio) sembrano proprio tanti birilli messi in fila per lo strike.
E’ chiaro che quando si alzano palle così comode poi è inevitabile prendersi in faccia la relativa schiacciata:
The chief
prejudices come from people who assume that everything
about the mind must either be illusory or consistent with
theories derived from the study of inanimate matter.
“Dogma” is a harsh term, but an appropriate one for
such belief-systems. For what is the essence of
dogmatism but the acceptance of a belief in the absence of
or in contradiction to one’s immediate observations?
Materialism is not science; it is a dogmatic perversion of
Science that blindly demands that the mental be just like
the physical when it plainly isn’t… Strength of faith, as
Bergson pointed out, manifests itself not in moving
mountains but in not seeing mountains to move…
Broncobilly, ho forse detto che il compatibilismo è convincente? Non mi pare. Anzi, tornando al dialogo, esso può benissimo venire sintetizzato nel tuo:
Il dualismo, però, davvero non lo comprendo. Neanche alla luce di ciò che blatera Searle, assimilando il materialismo a un dogma solo per amore di salvare il “mentale”. Ma, per carità, non trasliamo il problema del libero arbitrio verso quello della coscienza, o complicheremo vieppiù la questione…