Sono un insegnante mancato. Ho studiato (storia della) filosofia anche cullandomi nel pensiero che prima o poi l’avrei insegnata. Ma adesso è un pessimo momento per fare i professori. Per quelli della mia leva1 è semplicemente impossibile2. Immaginate con quale spirito leggo queste parole di Popper:
«Ho riflettuto, a quel tempo, su cosa sia più importante in una riforma scolastica. Come si può riformare davvero la scuola? Poiché riflettevo sulle mie esperienze come giovane insegnante in cattive scuole, sono arrivato alla conclusione che la cosa più importante sia di dare ai cattivi insegnanti la possibilità di lasciare la scuola. [...] Ho fatto una proposta molto semplice: a queste persone, che non sono affatto peggiori delle altre, bisogna costruire ponti d’oro perché se ne possano andare dalla scuola; al loro posto verranno dei giovani che in parte sono insegnanti nati» (K. Popper – K. Lorenz, Il futuro è aperto)3.
Inutile dire che la mia reazione immediata è quella della standing ovation – certo, forse perché mi sento un giovane insegnante nato nonché disoccupato (quindi potenziale beneficiario della proposta) e sicuramente poiché non sono di certo un vecchio, brutto e cattivo docente. Però. Però. Però Popper dimentica di aggiungere un ovvio corollario. Come dovrebbero abbandonare la scuola i cattivi insegnanti, così dovrebbero fare gli allievi pessimi. Dovrebbe essere loro permesso di fare altro. Capisco a stento l’obbligo scolastico fino alle scuole medie, ma averlo esteso fino ai 16 anni4 è una totale scelleratezza5. Per i ragazzi (che non possono imparare qualcosa di meglio), per i genitori (che devono sostentare i figli a prescindere dal prossimo decreto Brunetta) e soprattutto per gli insegnanti, che di fronte a certe bestie da soma non possono che incattivirsi ulteriormente – e dare davvero l’impressione di essere loro in trappola.
Note:
- Laurea in lettere e filosofia a.a. 2007/08.
- Tra gli ultimissimi che ce l’hanno fatta – o per meglio dire: tentano di farcela – ci sono Miryam e Azalais, ma provate a chieder loro a che prezzo.
- Così continua: «Fino a quando molti insegnanti sono insegnanti amareggiati, amareggeranno i bambini e li renderanno infelici. Rimangono nella scuola fino al pensionamento, e tirano un sospiro di sollievo quando la pensione arriva. Fintantoché nella scuola restano insegnanti amareggiati, che per comprensibili motivi terrorizzano i bambini – anche perché essi stessi vengono intimoriti dai loro superiori, ad esempio dagli ispettori –, la scuola non potrà diventare migliore». A proposito, l’ho letta su carta qualche sera fa, ma la conoscevo già grazie a Marco T.…
- Età che suppongo verrà elevata presto fino ai 18. Aumenta la quantità e diminuisce la qualità, ovviamente.
- So di ragazzi che si fanno bocciare due o tre volte alle superiori finché non sono fuori dall’obbligo. Viva la squola, eh.
D’accordo su tutta la linea.
Ma cosa andrebbero a fare, verso cosa dovrebbero portare i ponti d’oro? E i cattivi insegnanti che si credono buoni insegnanti?
Vabbè.
Tempo fa credevo nella responsabilizzazione dei dirigenti, convinto che bastasse dargli il potere di assumere e licenziare, come in UK. Oggi temo che finirebbero per abusare in senso clientelare di quel potere. Migliaia di piccoli poteri clienterali distribuiti in tutta Italia. Per carità di dio.
Bellissimo il nuovo banner
Non solo capisco la tua frustrazione, ma sadicamente butto benzina sul fuoco per accrescerla ulteriormente. Essendoci dentro fino al collo, ti posso dire che la scuola è piena di docenti di filosofia che non l’hanno mai nemmeno studiata, che per intero non hanno mai letto nemmeno un brano antologico di filosofia, che si ritrovano ad insegnarla dopo 20 anni di insegnamento alla materna e alle elementari e con una laurea in Pedagogia presa nel frattempo con tutti 18, che non hanno mai scritto un rigo che non sia il riassunto del manuale steso su quaderno e dettato alla classe malcapitata per anni e anni sempre identico, che non hanno mai fatto un giro in rete, che votano Berlusconi, ecc. ecc. D’altra parte, avendo avuto modo di conoscere quelli come te, che alla filosofia danno del tu ecc. ecc., mi viene da piangere al pensiero dell’enorme potenziale didattico sprecato. Del resto, facendomi i conti delle immissioni in ruolo negli ultimi 9 anni, io, laureatomi in Filosofia nel 1994, se non avessi vinto il concorso ordinario del 2000 (in cui si assegnarono solo 10 cattedre in tutta la Sicilia), a quasi 41 anni sarei ancora precario.
Posso solo fare a te e a quelli della tua generazione di fenomeni i miei migliori auguri, con l’auspicio contestuale che quest’epoca di merda coi post-fascisti clericali e liberisti al potere finisca presto.
Renzo: se però sollevi problemi sull’effettiva realizzabilità pratica, il discorso collassa! Ma rilancio la palla. Sai a volte cosa ho pensato? Che si dovrebbe dare agli alunni la seria possibilità di valutare i propri insegnanti, e di conseguenza licenziare i peggiori. Ma siamo sicuri che i ragazzi non danneggerebbero invece i migliori – quelli davvero bravi, ad esempio, ma troppo “esigenti” e dunque stronzi? Insomma, la mentalità clientelare mi pare più diffusa di quanto tu stesso sospetti. Darwinianamente temo che andrebbero avanti, con una simile selezione da parte degli allievi, i più adatti: quelli che lasciano meno compiti (e/o quelli che non mettono insufficienze).
MarcoT: ti ringrazio per i tuoi auguri fenomenali. Sinceramente ti confesso che avrei voluto insegnare (storia della) filosofia anche per poterla imparare meglio – ciò ti lasci intuire le mie lacune! Tuttavia, visti i casi di lampante incompetenza che segnali, non posso non avvertire l’attuale situazione dell’insegnamento in Italia come una profonda ingiustizia. Piuttosto ti chiederei un parere sulla seconda parte della questione: come la mettiamo con gli alunni che “non ne mangiano”, come si dice dalle nostre parti? O forse credi che un buon insegnante (come sono certo sei tu) riuscirebbe a motivare anche la più fetente capra? (Insomma, siamo nel circolo vizioso. Cattivi insegnanti fanno pessimi allievi, e viceversa.)
Tommy, ti evito un mio giudizio sulle capre e, contestualmente, sulle vacche, ma sappi che sono tra coloro che ritengano sprecata la filosofia per il mondo della scuola. Ma forse MarcoT è più ottimista di me e potrà attenuare un po’ il mio pessimismo.
Avendo insegnato soltanto per 7 mesi nel lontano 1990-1991 non saprei se e come etichettarmi. Però posso dirti che nella mia esperienza (ovviamente più dal lato studente) definirei un buon insegnante non colui che riesce a trasferire ad altissimo “rate” conoscenza agli studenti migliori, ma quello che risveglia la voglia e le competenze, quello che è in grado di scorgere, segnalre e correggere le lacune che nella formazione si vengono a creare. Infine anche se lo studio della (storia della) filosofia non è certo riguardante una ampia varietà di età scolare penso che non sia comunque facile trovare sistemi di valutazione in particolare per gruppi “molto disomogenei” di fruitori. Se parliamo soltando dei licei (dov’altro viene insegnata la menzionata materia) può sembrare semplificato, ma uno degli effetti che mi farebbe più paura è quello degli insegnanti “piacioni” o comunque che potessero/dovessero mirare ad otttenere consenso prima ancora che degli studenti “formati”… ma il loop potrebbe essere ancora più aggrovigliato, quando invece sarei più interessato alla qualità che alla “accettazione”, in fin dei conti chi meglio di SB potrebbe fare il presdelcons….
Un Sorriso
Antonio: infatti nella scuola di fatto si insegna storia della filosofia. Ed essa non è mai sprecata – come non lo è la storia dell’arte, della letteratura e finanche delle religioni – se insegnata con passione e competenza. Altra cosa sono la filosofia, l’arte o la letteratura tout court, ma quelle notoriamente non si possono insegnare – benché si possano coniugare alle rispettive discipline dal taglio storico.
Il più Cattivo: la tua concezione della formazione non esclude l’individuazione degli insegnanti peggiori! Il problema, se mai, sarebbe quale criterio utilizzare per valutarli. Di questo si discuteva, anche. L’insegnante “piacione”, come dici tu, per me è tra quelli da bandire. A meno che la piacioneria non sia soltanto un aspetto del carattere dell’insegnante volto a formare meglio gli allievi (credo che esistano anche casi del genere).
Caro TD, mi complimento con te e coi tuoi commentatori.
Posso solo aggiungere che, forse, sarebbe utile – come scriveva Ivan Illich – “descolarizzare la società”.
Ringraziandoti per avermi citata come una delle poche investite dalla fortuna di esercitare il mestiere duro e impegnativo dell’educatore, ebbene posso riferirti poche ma, spero, valide opinioni in merito.
Partiamo dal presupposto che un insegnante alle prime armi deve attendere un certo tempo per capire di esser tagliato o meno per tale impegno (non solo impiego) sociale.
E la cosa non è facile, viste le difficoltà dei tempi, difficoltà relative al reale reclutamento, e difficoltà intrinseche all’ambiente scolastico stesso.
Prendi me: solo da 4 mesi insegno, a malapena sto cercando di capire se riesco o meno a far bene quello che faccio, e soprattutto mi sto arrovellando su quali sono le strategie migliori per “salvare” le teste di rapa dal totale disinteresse all’acculturamento basilare (quello che alla fin fine si prefigge la scolarizzazione…).
La realtà è troppo complessa per inquadrarla in possibili soluzioni alle brutture del sistema…Ci dovrebbero essere controlli, sulle competenze di docenti e allievi…Ma certe componenti sono troppo sfuggenti, e ricordiamolo: la scuola è un vero marasma, informe e difficile da forgiare come si dovrebbe e si vorrebbe.
Poi escludiamo del tutto di lasciare agli studenti (almeno in toto) il compito di decidere se un insegnante è valido o meno: i ragazzi di oggi dimostrano una totale incapacità non solo di valutazione, ma anche di osservazione semplice e lineare…
Come concludere? Superfluo dire che mi allineo alla tua visione. Purtroppo troppe sono le teorie, poche le possibilità di azione.
Sai cosa penso? tutto è cominciato da quando la cultura è diventata “take away”, un po’ come un hamburger da fast food: “fast culture”…poco prezzo, qualità discutibile, cancro assicurato…(sarcasmo nerissimo)…
Tommy, non desistere…la scuola ha bisogno di gente valida…, e tu lo sei…
P.S. i miei complimenti per la nuova veste grafica del blog
Caro Luca, mi fai pensare a ciò che disse un’amica ex insegnante: «se avessi figli mi piangerebbe il cuore a mandarli alla scuola pubblica». (Ti ringrazio anche per il brano dedicatomi, degno corollario delle nostre considerazioni.)
Cara Miryam, fai bene a riportarci alla complessità della realtà. La situazione non è solo nera né solo bianca – men che meno rosea; grigia sì, però. Come ben sai, non saprò mai se sono veramente tagliato per insegnare; di ciò ringrazio la Sorte e lo Stato in egual misura. Certo alle condizioni attuali non sarà semplice; non dev’essere nemmeno piacevole, da quel che mi fai intuire. Purtroppo parto dall’assunto che è impresa vana e disperata tentare di salvare delle “teste di rapa” dal loro (dis)interesse; cosa può dar loro un’insegnante, con le sue belle idee e lettere, che i genitori coi soldi e gli amici con la compagnia (per non dire di tutti gli altri cattivi modelli) non gli diano già? (Peggio ancora, un insegnante ingabbiato dai programmi e da tutti quei riti scolastici che va di moda chiamare “verifiche”.) Detto questo, vorrei discolpare la società della cultura rapida: non c’entra. Altrimenti sarebbe stato più facile trovare qualcuno almeno in grado di apprezzare le poesie di Ungaretti o gli aforismi di Cioran.
Intanto qua la faccenda del prof “manesco” si complica. Sono tempi proletari – in cui il figlio è l’unica cosa sacra rimasta a genitori poveri di tutto il resto.
“se però sollevi problemi sull’effettiva realizzabilità pratica, il discorso collassa!”
Ehm, temo di non potere farne a meno…
La valutazione dell’insegnante in ambito universitario si fa già. E non è del tutto vero che quelli bravi vengano puniti sempre. Quelli solo stronzi sempre, quelli bravi ed esigenti, nella mia esperienza, quasi mai. Quelli bravi e stronzi ricevono sì giudizi negativi, ma soltanto relativamente alla stronzaggine e MAI in percentuali bulgare: sembra che gli studenti siano disposti ad accettare una moderata stronzaggine in insegnanti preparati, e siano comunque pronti a riconoscere la preparazione degli insegnanti stronzi.
In ogni caso le conseguenze non sono immediate: la valutazione rientra in una serie di parametri che influenzano l’entitità di fondi ricevuti, non ha mai come conseguenza il licenziamento (e ci mancherebbe). Ciò forse influisce positivamente sull’obbiettività del giudizio.
Beh, Renzo, tu parti (e parli) d’un’esperienza universitaria ben diversa da quella che ho vissuto io. (Peraltro io volevo riferirmi più a quella delle scuole superiori…) A fine corso ricevevamo sì le schede di valutazione dell’insegnante, ma erano pezzi di carta vieppiù inutili. Considera questo: le lezioni di un professore “scarso” vengono abbandonate da una buona parte degli studenti; alla fine a valutarlo saranno solo i pochi rintronati (o leccapiedi) fedeli…
Ma lasciamo stare questo e prendiamo non i licenziamenti inesistenti, come sottolinei (male!), ma gli avanzamenti di carriera. Ti garantisco che dove ho studiato io sono andati avanti esclusivamente i peggiori (e chiamo Antonio, Cateno, Giofilo e Triad – nonché la consorte – a testimoniare). O i raccomandati. (Le amanti, pure. E i figli illegittimi.) Quanto ai fondi, sono rimasti solo per l’ambito di studi del preside. Ti basti questo.
Caro TD, sulla questione che mi poni non ho una risposta univoca, anche perché essa stessa è complessa. Cerco di spiegarmi. Io stesso mi trovo ad oscillare tra il tuo pessimismo e una sorta di ottimismo tragico alla Don Milani, dal momento che molto dipende dal tipo di scuola in cui ci si trova. Quando ero precario ed ero tra i 27 e i 30 anni mi sono trovato nella situazione didattica ideale: giovane, motivato, entusiaste e… fortunato, perché insegnavo in un Liceo Classico ad alunni spesso molto in gamba e socialmente ben messi. Per intenderci: una come Daniela, la figlia dell’ex-ministro Cardinale, ora parlamentare del PD, oppure quel Claudio Grasso con cui ora mi pizzico su Facebook, un genio della musica, al quale regalavo il “Doktor Faustus” di Thomas Mann e gli scritti di Nietzsche su Wagner e al quale una volta affidai la lezione su Nietzsche, che lui fece in modo magistrale alla classe portandosi dietro uno stereo e mettendo Wagner in sottofondo… Ma poi capisci che questi ragazzi non hanno bisogno di te e e forse nemmeno della della scuola, perché sono autonomi (come lo ero io).
Da quando sono di ruolo, invece, insegno al Pedagogico e lì hai a che fare con ragazzine che vivono di messaggini col balordo di turno, di Grande Fratello e della De Filippi, e sognano di fare le parrucchiere. Cosa fai lì? Il rischio della resa è sempre incombente e in questi giorni, per esempio, devo constatare la quasi assoluta inutilità di intrattenerle su Kant ed Hegel. Vedi che non arriveranno mai a capire, perché è come parlare di roba aliena. Ma poi fai un discorso “socialista” e capisci che proprio loro hanno bisogno di te, perché a casa e con gli amici che frequentano vivono coltivando l’ignoranza e il più totale e istintivo disprezzo del sapere (il contrario etimologico della filosofia, guarda caso). E allora? Allora cerchi di accendere un cero a Don Milani e di andare avanti, nonostante tutto e pur sapendo che nemmeno il dieci per cento proseguirà negli studi.
Caro Marco, ti sono sempre più grato per le tue testimonianze e considerazioni. Una, in particolare, mi suscita un nuovo sciame di riflessioni: dici che certi ragazzi – i più dotati – «non hanno bisogno di te e e forse nemmeno della scuola, perché sono autonomi». Dovremmo allora pensare seriamente alla descolarizzazione, vista la superfluità di instillare conoscenza nelle menti promettenti – oltre all’inutilità di farlo con le giovani menti acerbe?
Mi fai trapelare pure il dubbio, tuttavia, che sia in parte colpa dei programmi scolastici. Ho un’esperienza di seconda mano e per lo più confinata alle scuole medie, ma certe modalità assodate di insegnamento – su tutte, quella della geografia – mi sembrano francamente obsolete. Forse però – e torniamo al punto di partenza – dipende tutto dagli insegnanti: non solo dalla loro effettiva bravura, ma anche dal tempo a cui appartengono: si avverte già un gap generazionale tra un trentenne e un quindicenne, figuriamoci con un sessantenne…
Con ciò non voglio dire che la scuola debba ridursi a una sciacquatura, o che sia lecito inglobarvi massicciamente elementi evasivi e televisivi in quantità (come credo già accada); sarebbe utile, tuttavia, fornire a questi giovani disperati degli strumenti per orientarsi nella merda che cresce attorno a loro (e che essi stessi contribuiscono a fare arrivare fino al collo). Ma questo è già trasmettere una coscienza, più che un insegnamento…
…. e ti sembra poco? Comunque l’importanza dell’istituzione scolastica va abbondantemente al di là delle considerazioni già portate….
Un Sorriso
Mi sembra qualcosa di difficilissimo, ben più che insegnare. Mi sembra anche una cosa non concessa di solito all’insegnante. Ecco perché auspico il ritorno del precettorato.
Forse il buon insegnante è colui che ci riesce senza che lo debba trovare scritto nel programma scolastico. Io ne ho trovati nel mio curriculum di studente diversi. Alcuni sono riuscto ad apprezzarli forse soltanto alcuni anni più tardi.
Un’altra nota…dolente: i programmi (e per alcuni livelli scolastici anche i testi) sicuramente non è semplice trovarli aggiornati ed esserne entusiasti, però … i miei figli hanno appena cominciato e qualche piacevole sorpresa nel leggerli con loro l’ho trovata. Non credere che sia entusiasta o che ritenga che sia tutto perfetto, ma già soltanto l’approccio verso i concetti basilari della storia mi ha piacevolmente sorpreso. Certo inizialmente facevo riferimento ai testi con cui combattei io (i miei ricordi sono ovviamente riferiti al tempo del liceo fatto tra la fine dei settanta e l’inizio degli ottanta) però temevo di trovare stereotipi che invece non ho trovato.
Sinceramente io sono lieto per questo emendamento.
ed io no…. (che facciamo accendiammo un flame … o soltanto la gelmonti?)
Un Sorriso
bellissimo refuso … accendiammo… presente e passato , mah ??? Freud ci avrebbe sguazzato
Sono favorevole a favorire lo studio; sono contrario a obbligarvi.
(Gelmonti è la più brutta chimera mai immaginata.)
Purtroppo non è una chimera, ma la triste realtà della scuola pubblica italiana.
Riguardo le valutazioni, forse soltanto politiche, riguardo l’obbligo scolastico o il favorire la formazioni, il problema è molto più ampio come scrivevo precedentemente. Dall’anno scorso ho ricominciato ad interessarmi di problemi legati al futuro (prossimo, non remoto) della scuola e ti posso garantire che molto c’è da fare, ma le direttive degli ultimi anni (non soltanto dei berlusconani(1) ma in generale anche dei prodiati(2) ) stanno scombussolando senza frutto un sistema sulla cui fragilità temo non ci sia bisogno di molte prove.
Un Sorriso
Nota 1 : berlusconani è un nome “in common creative license”
di http://www.tommydavid.com
di jabberwock.blogspot.com
Nota 2 : prodiati è un nome “in common creative license”
Mi pare che la segnalazione di Tommy David (condivisibile in tutto, come sul fatto che una buona scuola è fatta sì da insegnanti bravi ma anche da studenti bravi, con la conseguenza che i ponti d’oro…) sia finita a tarallucci e vino, con Marco T. (che, se ho capito bene, fa l’operatore sociale o socialista presso un istituto pedagogico) per il quale il problema si risolve «con l’auspicio contestuale che quest’epoca di merda coi post-fascisti clericali e liberisti al potere finisca presto».
Lasciando da parte le amenità, mi pare che la questione posta sul come costruire ponti d’oro (anche se non penso che debbano proprio necessariamente essere d’oro zecchino) sia cruciale. Come evitare che la selezione degli insegnanti non risponda a esigenze clientelari etc.? Questo è un problema serio. La mia opinione è che il primo passo sia una proposta che in Italia fu fatta dal liberista Luigi Einaudi (ma la proposta non è liberista o antiliberista, ma semplicemente una buona proposta), cioè l’abolizione del valore legale del titolo di studio: con in vigore il valore legale del titolo di studio, è piuttosto evidente che qualsiasi strumento selettivo degli insegnanti che veda protagonisti gli studenti finirebbe col premiare le scuole dal diploma facile, per così dire. In secondo luogo, il nostro infelice paese soffre di un male molto diffuso, la politicizzazione (bisognerebbe salvare la scuola dagli insegnanti con il 18, ma anche dagli insegnanti politicizzati): il cinema prende finanziamenti pubblici, i giornali pure etc., l’arruolamento degli insegnanti risponde a esigenze di consenso popolare e sindacale. Io la chiamo l’invasione dei barbari. Penso che l’imperativo categorico da parte della cultura e degli intellettuali sia la depoliticizzazione. Dovremmo tentare di depoliticizzare tutto ciò che è depoliticizzabile, a partire dalla scuola. È evidente che un insegnante quarantaduenne o cinquantaduenne che perda il posto è un problema. È un problema che dev’essere risolto, ma il modo migliore per risolverlo non è certo quello di fare della scuola un ufficio di collocamento. In sintesi la ricetta dovrebbe essere grosso modo questa: abolizione del valore legale del titolo di studio, depoliticizzazione e desindacalizzazione della scuola (la scuola non è un ufficio di collocamento), concorrenza da promuovere sia attraverso finanziamenti pubblici differenziati, sia attraverso l’introduzione di principi manageriali nella gestione delle scuole.
Luigi: sull’abolizione del valore legale del titolo di studio sono perfettamente d’accordo. Anche per sfoltire il numero crescente di universitari a tempo perso che bramano – più i loro genitori che essi – il “pezzo di carta”.
Sulla depoliticizzazione della scuola, invece, non ho dati a sufficienza per giudicare. O meglio: avevo un professore che, si diceva, fosse entrato grazie a una pedata del vecchio PCI; ma non mi risulta che ultimamente simili stratagemmi funzionino ancora (tranne che nelle scuole private). Ad ogni modo non vedo perché un insegnante politicizzato non potrebbe essere bravo. Ne avevo un altro, al liceo, palesemente di destra; tuttavia moderato e, a modo suo, anche abbastanza imparziale. (Quanto a competenza, avrei tenuto quest’ultimo e defenestrato il primo – a dispetto delle mie vaghe simpatie politiche.)
Non mi esprimo neanche sulla «introduzione di principi manageriali nella gestione delle scuole», ché sinceramente non capisco di cosa si tratti e mi pare piuttosto lessico berlusconano…
P.S. Marco è insegnante in un liceo pedagogico. Anche se oggi questo mestiere si configura spesso come quello dell’operatore sociale (era forse questo che intendevi?).
Caro Tommy David,
se il mio lessico è berlusco-nano, direi che ho fatto male a lasciare un mio commento. Non lo farò più. Sulle provocazioni dell’operatore sociale o socialista, che dire? Confido nello spirito e nella vivacità intellettuale di Marco Trainito.
Fai male solo a lasciare commenti anonimi e con indirizzi email cangianti e fittizi.
Caro Tommy David,
mi accusi di lasciare commenti anonimi, ma non mi risulta che il mio nome di battesimo sia anonimo (sarebbe una contraddizione in termini). Mi accusi di lasciare indirizzi fittizi, ma anche questo è falso. Questo modo di accusare ingiustamente le persone mi sembra piuttosto …-nano, non trovi?
So ancora confrontare due stringhe alfanumeriche e riconoscere se sono differenti (ma ti concedo che tu abbia sbagliato a digitare). Più controversa la questione dell’anonimato in rete. Ne riparleremo.
Non lo so che cosa esattamente mi concedi concedendomi il beneficio che io abbia sbagliato a digitare, saprei con più esattezza il contenuto della concessione se tu mi avessi concesso il beneficio del dubbio che io abbia sbagliato a digitare. Quello che mi sfugge sono le ragioni del tuo atteggiamento… diciamo dipietr-ano. Certo, la questione dell’anonimato in rete è controversa, ma se è così, l’accusa di anonimato dovrebbe essere estesa a tutti o quasi tutti coloro che partecipano ai forum in rete, il fatto che tu la rivolga a me, la cosa francamente mi lascia molto perplesso. Non si capisce che cosa dovrei dovuto fare per evitare quella accusa gratuita… forse favorire i documenti?
ps. spero di aver digirato tuttp bene, questa volta
errata: dovrei dovuto; corrige: avrei dovuto
Hai appena scovato che anch’io sbaglio a digitare. Ma tant’è – non pavoneggiarti troppo. Qua intanto la discussione s’è fatta politicissima, e tutto è nato semplicemente dal fatto che, nel tuo primo commento, ravvisavo una certa sprezzante ironia nei confronti di Marco (cosa che dal mio ignorante punto di vista – spero ne converrai – apparve come una indelicatezza nei confronti di un altro commentatore). Poi emerge l’intuizione (agevolata…) che tu lo conosca, e allora tutto cambia (tranne la tua ultima affermazione riguardo all’«introduzione di principi manageriali nella gestione delle scuole», che detta così, senza alcun approfondimento, continua a suonarmi di liberalismo da quattro soldi).
La questione dell’anonimato (e con ciò mettiamo da parte i dipietrismi e le carlucciate…), invece, saltava fuori proprio nei tuoi confronti – e non verso gli altri – perché tu sei, da un po’ di tempo a questa parte, l’unico e ultimo commentatore a me sconosciuto (o di presenza o anche tramite un link al sito o blog personale). Tutto qui. Ergo riserva i documenti non a me, ma a chi di competenza.
Alla prossima.
«Hai appena scovato che anch’io sbaglio a digitare»
Gli specchi sono scivolosi.
«Qua intanto la discussione s’è fatta politicissima»
Non mi passa neanche per la capa. Sono una persona seria, io.
«tutto è nato semplicemente dal fatto che, nel tuo primo commento, ravvisavo una certa sprezzante ironia nei confronti di Marco»
L’ironia nei confronti di Marco T la rivendico.
«La questione dell’anonimato…»
Qui non ti seguo. Non ti seguo proprio. Col dire che ho fatto male a lasciare commenti anonimi intendevi dire che ho fatto male a lasciare commenti senza averti prima conosciuto di presenza o anche tramite link? Se sapevo che occorreva conoscerti di persona (o tramite link) per lasciare un commento senza incorrere in certe accuse, ci sarei stato più attento. In ogni caso, mi pare che tu disponga della facoltà di selezionare i commenti da pubblicare.
Luigi, se il tuo intento è quello di testare la mia soglia di sopportazione, dillo. Ho già avuto a che fare con degli scassaminchia; forse è per questo che (ti) sembro così prevenuto.
Conosco il blog attraverso un link provinciale (periferico) presente su sitosophia. Evidentemente esistono siti (come uomini) che aspirano ad avere uno stile ed altri che si accontentano di avere un look. Per le manie di persecuzione esistono persone competenti. Io… di solito… non perseguito nessuno. Rimango davvero stupefatto e amareggiato dai contenuti dell’ultimo commento.
Onde evitare che questo mio commento si presti ad alimentare le tue immaginazioni persecutorie, desidererei che non fosse pubblicato.
Rivendico il look. È tutto.
vorrei condividere con voi una bruttissima esperienza k ho appena avuto.
come è di diritto una volta al mese c’è la solita assemblea di istituto, in cui si discute di tutti i vari e eventuali punti ecc..è successo k l’assemblea per motivi di ordine è stato sciolta ; allora siamo tornati in classe erano le 12 e 30 e quel giorno dovevamo uscire alle 2 e dovevamo anche fare un compito in classe xk la prof non avendo potuto interrogare prima ha deciso k i nostri voti del trimestre dovevano uscire da quel test..e visto k era molto irritata dal fatto k lei aveva dovuto rimandare il compito e ora si trovava un ora persa ha deciso di sfogarsi con me..io in buona fede le ho chiesto :ma per caso usciamo prima? lei: perchè? io :ma perchè di solito quando gli anni precedenti hanno sciolto l’assemblea ci mandavano via visto anche k non avevamo neanche un libro o un qualcosa da fare.non lo avessi mai fatto lei ha capito male e ha frainteso le mie parole io non le ho certo imposto di non far niente perchè non volevo le ho solo fatto una domanda con il rispetto che si ha per un prof ed ha iniziato a dire :ah! pensi k nn si può fare niente vuoi vedere come come ti faccio fare il compito!! .tutta la classe essendo stata presa alla sprovvista perchè impreparata si è un pò incavolata contro di me.allora mi chiedo se sia giusto fare una cosa del genere e aggredire in un modo così brutto uno studente mettendolo anche un pò contro la classe ??e inoltre come andrebbe giudicato il prof per le sue azioni?? io mi sento in colpa x tutto quello che è accaduto..sto male xk i miei compagni prenderanno un brutto voto. ma infondo cosa ho detto di male non ho certo insinuato quello k ha detto la prof ho solo chiesto MA PER CASO USCIAMO PRIMA??
Il discorso è questo : purtroppo ci sono insegnanti-da maestre a prof- ke non hanno veramente capito una sega di come si gestisce una classe, ma dico, hanno a che fare con i figli degli altri, e per di più minorenni, cosa sono quelle pretese, quelle forme di sfruttamento, i compiti di castigo, le note ! Ma vaffanculo, e poi, quelli che prendono a sberle i bambini, se capitasse alla mia bambina che torna a casa in lacrime, di sicuro vado da quella maestra e le pianto tre pugni sul muso, poi ke mi denunci, meno pure il giudice che mi condanna e la polla che mi arresta, perchè chi non sa lavorare correttamente, è bene che vada a zappare un campo di insalata !
Davvero il problema è l’educazione. E da qualche tempo mi sono convinto, sulla scorta di Illich, che la migliore soluzione sia la descolarizzazione. Chi vuole apprendere, apprenda.
Si, ottimo, tanto al giorno d’oggi che serve un diploma o una squallida laurea quando di lavoro non ce n è, le ditte chiudono e chi rimane fa lavorare chi vuole, un diploma poteva servire negli anni 70, all’epoca la manovalanza si faceva il culo, adesso, guadagna di più un camionista che un tecnico di laboratorio, io stesso ho insegnato per 3 anni, poi, non ho ancora capito il motivo perchè sono stato dimenticato, e non ero un rompiballe, anzi, ero più un papà che gestiva la classe, avevo un istinto paterno sui miei bambini, e così per sopravvivere mi sono orientato su altri dannati lavori del cazzo, rischiando di non avere più la forza di fare il marito prima di dormire ! No, non va bene, ma ormai vado avanti così, spero solo che la mia bambina non torni mai a casa in lacrime…..