Letture integrali?

Talvolta, leggendo un libro, un dilemma m’assale e m’assilla: devo proprio leggerlo tutto? senza perdermi alcuna parola e neanche una riga? Questo, capirete, accade più spesso affrontando un saggio – specie se prolisso o non esattamente vivace1. Ora, secondo taluni la pratica è lecita. Per Pennac si tratta di uno dei diritti del lettore2. Per molti docenti è la prassi. Ma per me? Per voi? Non nascondiamocelo: ci sono parti di libri – per il resto interessanti – davvero noiose, o insulse, o peggio ancora incomprensibili – magari perché eccessivamente tecniche, al di là delle nostre capacità. Ma senza provare a leggere, come si può sapere cosa ci attenderà? D’altra parte è vero che scorrere gli occhi con inerzia su pagine per noi mute è solo tempo sottratto ad altre letture. Forse la strategia migliore è saltare righe, a caso?


Note:
  1. Da giovincello, tuttavia, saltai qualche pagina di Il Maestro e Margherita. Ci penso ancora con disonore.
  2. Li riporto anche qua: «Il diritto di non leggere – Il diritto di saltare le pagine – Il diritto di non finire un libro – Il diritto di rileggere – Il diritto di leggere qualsiasi cosa – Il diritto al bovarismo – Il diritto di leggere ovunque – Il diritto di spizzicare – Il diritto di leggere a voce alta – Il diritto di tacere».
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7 risposte a Letture integrali?

  1. Ophelia scrive:

    Pensavo la stessa cosa proprio ieri pomeriggio mentre mi tediavo con le prime pagine di un saggio di Fulvio Tessitore. Poi, grazie al cielo, si fece veramente simpatico e comprensibile, dalla metà in poi. Lettura (e studio) salva dalla falce dei tagli.
    Comunque la tendenza a saltare le pagine a me sorge, nei romanzi, nelle divagazioni descrittive eccessivamente prolisse. L’ho fatto spesso. Ahimé.

  2. MarcoT scrive:

    Secondo me vale il principio di Pennac, ma solo relativamente ai libri che si leggono di solito per suggerne il contenuto (quindi soprattutto saggi). I libri che si leggono per scopi non puramente informativi uno li legge per intero senza nemmeno accorgersi delle parti poco interessanti o ardue. L’erte sopraffina, poi, è quella di non leggere un libro e parlarne come di un libro letto, secondo quanto dice Pierre Bayard in “Come parlare di un libro senza averlo mai letto”, un libro che io non ho mai nemmeno visto ma che conosco benissimo grazie al fatto che ne parla spesso Umberto Eco (e potre anche citare esattamente cosa dice di Eco Bayard nel suo libro che non ho mai letto). :-) ))

  3. Ophelia: nei romanzi no però, per carità! Io cerco di non farlo mai, nemmeno nei saggi. Col risultato che, come accennato, leggo intere pagine “in automatico”, senza intenderle o senza lasciarmi prendere. È accaduto con molte pagine di Menti morali – niente affatto incomprensibili, ma parecchio tediose e monotone. E mi ha infastidito che questa cocciutaggine da lettore integrale ha tolto tempo ad altri libri più proficui.

    MarcoT: o mamma, mi apri l’universo delle conoscenze di seconda e terza mano! Del resto è un po’ quel che sto facendo adesso, in un senso più serio, leggendo Il libero arbitrio di De Caro, una vera miniera di informazioni storiche e teoriche sulla libertà metafisica. Comunque, scorgendo sì serî lettori barare in siffatta maniera, sarei tentato di rompere il voto… :-P

  4. Cateno scrive:

    Prova a leggere l’Etica saltando qualcosa! ;-)

  5. Infatti non ci metto mano. Anzi – l’ho letta, l’ho letta tutta! :lol:

  6. Triad scrive:

    Bella questione – cioè brutta…
    Io non salto un rigo di alcuni libri; non si potrebbe. Saggi o romanzi che siano. Di altri sono costretto a saltare interi capitoli. Ma sempre con l’intenzione che prima o poi debbo leggere anche quelli – per questione di (in)sanità mentale…

  7. Brutta davvero.
    Purtroppo a me leggere d’un libro solo “un capitolo o due” mi ripiomberebbe nella depressione degli anni universitari – del leggere per dovere e senza alcun piacere…

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