Tra Tommaso ed Edmund

Non credo nella resurrezione di Yehoshua ha Nozri né di alcun altro. Per quel che ne so, è contro ogni legge biologica, e anche fisica. Di conseguenza, come posso giustificare milioni di persone che vi credono? O sono creduloni e credini loro, oggi come allora, o furono mentitori i creatori del caso – tutti: di chi svelò il trucco s’è persa la traccia. Evidentemente mentire a tanti – e con sempiterno successo – non è così difficile come potrebbe sembrare.

san tommaso dipinto da caravaggio

Adesso tentenno se prestar fede o meno al miracolato – colui che dell’inganno ha fatto mestiere. Tecnicamente, tutto quello che mi si presenta sono immagini e voci. Immagini parziali o sfocate, voci confuse o adirate. Voglio crederci, voglio non crederci. Vorrei tanto pensare che il complotto verrebbe svelato almeno da uno dei pochi. Ma sono così tante le cose ascose del capo, celate sotto celie e lire, che oggi preferisco praticare la sana epoché.

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16 risposte a Tra Tommaso ed Edmund

  1. Cateno scrive:

    Il dubbio che mi sorge è un altro: se anche riuscissimo ad avere prove irrefutabili e convincenti del fatto che una certa cosa è diversa o opposta rispetto a quanto si crede comunemente, potremmo mai convincere la maggioranza delle persone di questo? Se anche a prova del fatto che Gesù non è risorto portiamo l’argomento per cui è contrario alle leggi fisiche e biologiche e che non abbiamo nessuna reale esperienza di qualche risorto, ebbene, riusciamo a convincere la maggioranza delle persone che la resurrezione è una bufala?
    Ciò vale anche, che so, per l’11 settembre e per l’aggressione a Berlusconi.
    Io non propendo mai per il complottismo, neanche riguardo a quest’ultimo caso. Ma penso che il punto sia un altro: se anche crediamo che sia stata tutta una montatura, cosa ce ne viene dato che la quasi totalità delle persone crede che sia vero e il governo stesso agisce considerando tale l’accaduto?
    Se è una montatura, dovremmo convincercene tutti (e convincerne tutti) adesso; ma ciò non è possibile; e se anche fosse, i governanti si comporterebbe sempre come se fosse vero e agirebbero di conseguenza. Dal punto di vista politico credo che l’unica cosa da fare sia fregarsene e continuare a considerare Berlusconi allo stesso modo di come lo consideravamo prima.
    Se tra vent’anni tutti sapremo che è stata una montatura, non ce ne faremo niente; perché le porcate le vogliono fare adesso. E ritengo che ci si debba opporre alle porcate indipendentemente dal motivo per cui vengono fatte.

  2. Red Or scrive:

    Tommy, da un certo punto di vista, è il segreto di Pulcinella. Non ci crede nessuno, perché non può crederci nessuno ! ! ! vogliono credere, si vuole credere (dannata volontà, direbbe Arthur). Ma tra voler credere e credere, passa il confine tra dannazione e beatitudine, tra il sentirsi morto ed il sentirsi vivo.
    Non aver bisogno di credere, questa forse è già la beatitudine. Il Ladrone non deve “deve” credere neanche alla resurrezione per entrare nel Regno (Luca 23, 39-43), egli crede prima di volerlo e senza doverlo, perché crede senza credere ancora al “fatto”, che non c’è ancora. Crede prima dell’oggetto su cui la credenza intenzionalmente punta sia dato. Si potrebbe arguire che crede preventivamente, ma a me piace invece dire che crede senza immagine e senza oggettivazione. Non davanti ma dall’alto gli piomba l’evento di salvezza addosso. Non lo può guardare, gli sta di fianco. Parola rivolta “a margine”, senza “im-magine” possibile, senza possibile “riempimento intuitivo”, direbbe Edmund.
    Il Ladrone non ha bisogno di intenzionare la buona novella. E in questo senso non deve fare alcun movimento o sforzo epistemologico per portare a congruenza un senso intenzionale vuoto con l’immagine di uno stato di cose assurdo e impossibile.
    Fede è questo non aver bisogno dell’episteme. E, forse, la fede salva proprio perché prima essa stessa si salva dall’episteme (oggettivante, scientifica, ed anche speculativa, filosofica, ? questo ancora non mi sono chiarito, se il Begriff hegeliano è la stessa cosa del Gegenstand o Objekt gnoseologico, nonostante il suo risiedere nelle regioni iperboree del Negativ).
    Superstizione è allora una forma di episteme, primitiva, grezza, arcaica, di incontrollata e demonica positività. Ma se la fede salva, salva perchè fugge la positività. Se la fede salva perchè si salva dagli stati di cose, a maggior ragione salva perché si salva dalle fantasie ossessive e maniacali.
    Quel quadro che hai inserito nel tuo post è veramente una ossessione visuale, un paradosso figurato. Un vortice di sguardi risucchiato nello squarcio organico, nella ferita del corpo, aperta dal corpo. La materialità dei corpi, così piena e solida nelle dimensioni spaziali dell’irradiazione luminosa, vuol afferrare quello che c’è dietro e dentro, oltre, il corpo. e in questo risucchio vorticoso, l’occhio non guarda l’occhio, nessun volto riguarda altro volto, nessuno riconosce e si riconosce nell’altro sguardo, si manca il momento ed il gesto dell’anima che non è immaginare, semmai riflettersi. Unico oggetto cercato, Graal, dell’anima è lo specchio(Platone Alcibiade 132D -133A). Tutto ciò che di estraniante, superstizioso e demioniaco, anti spirituale, disperatamente volontaristico si trova nella Resurrezione è qui dipinto.

  3. @Cateno: C O N S A P E V O L E Z Z A !
    Questo è quanto ce ne può venire. Forse ti sembrerà poco, ma perchè subisci comunque l’attrattiva del concetto ormai interiorizzato in 2000 anni dell’evangelizzazione (anche forzata).
    Pensala in modo diverso: Il connubbio natura ed ambiente/cultura, ti portano a ritenere che la tua libertà dipenda da fattori trascendenti la natura stessa. Questo ti porterebbe a fare delle scelte di cui poi potresti “pentirti”, ma fondamentalmente prive di consapevolezza. nel momento in cui tirandoti su dai tuoi stessi lacci (bootstrap) riesci invece a giustificare (nel senso di rendere comprensibile e gestibile) quello che ti circonda, hai in realtà “sconfitto” quello che per molti rappresenta l’assurdo, ovvero il determinismo. Riconosco di avere molte pretese nel buttare concetti così complessi e apparentemente distinti in poche righe, io per potermici muovere in modo comunque raffazzonato ed incompleto sono vent’anni che sto studiando (da dilettante) il quanto.
    Però vorrei lasciarti un messaggio preciso: la consapevolezza (spesso triste e latrice di dubbi e delusioni) è poi l’unica vera soddisfazione che non ti potrà mai tradire….

    Un Sorriso

  4. Grazie ragazzi, siete stati più esaustivi di me.

    Cateno: punti il focus, come dire?, dalla verità alla realtà. Il problema è capire dove sta l’impotenza, l’impossibilità di convincere: sta negli altri (cretini per definizione) o nei pochi manipolatori (astutamente abili, o se non altro potenti)? O forse, come sempre, l’abitudine è chiave di tutto? (Non dimentichiamo che possiamo essere avvezzi all’assurdo, a quanto è degno solo di fede.)

    Red Or: fai bene a citare il vangelo, ma il cristianesimo è opera paolina – e per colui che si chiamò Saul, chi non crede alla resurrezione non può dirsi cristiano. (Immagina oggi quanti non lo sarebbero più…)
    Colgo la suggestione di intendere la fede come beatitudine del non dover credere – del credere e basta. Ma ancora più beati, come sapeva Nietzsche, sono gli animali – senza memoria né, di conseguenza, altro che fede nell’attimo. (Ovviamente detta oggi in un senso che non sia metafisico non ha più senso…)
    Alla fine mi sembra che stiamo scivolando nel dubbio se la credenza – la cieca fede – sia positiva o meno; o peggio, se è un bisogno naturale piuttosto che culturale. L’uomo è un animale complicato…
    P.S. Sì, quel quadro è fantastico. Come tutti quelli di Caravaggio.

    Il più Cattivo: consapevolezza, certo. A costo di fare la figura dei folli e la fine dei polli? Oltretutto, non è confortante pensare che il nostro “avversario di credenza” ha dalla sua la medesima consapevolezza. Che è uno stato mentale prima che uno stato di cose; in quanto tale, è consapevolezza allo stesso identico modo un’allucinazione (collettiva o meno) e una corroborata tesi scientifica. (Pensa alle lotte tra creazionisti e darwinisti. Chi sarà l’arbitro della discordia? Il tempo? – lo stesso che ha fatto trionfare la religione organizzata sull’ateismo o il panteismo?)

  5. Ciao Tommy. Sapevo di essere stato succinto e quindi rischiare di essere frainteso.
    Però la consapevolezza è un concetto diverso dalla arroganza, è per me l’equivalente “immanente” del nirvana. L’arroganza (sorella gemella dell’ignoranza) porta le persone a sfidarsi perchè incapaci di confrontarsi, la consapevolezza dovrebbe convincerti che il tuo “dirimpettaio” (la parola prossimo ha purtroppo già un connotato assegnato) è parte del tuo fenotipo esteso e quindi lo sfidarlo è l’equivalente del trattenere il respiro per vedere se da morto respirerai ancora!

    Un Sorriso

  6. Una breve considerazione sulla tua ultima frase.
    La religione organizzata (ovvero una cosa analoga allo struscio al corso in centro) non può trionfare su altre forme di filosofia, in quanto è l’equivalente del furto, se tutti rubano …a chi rubano?

    Un po’ di cattiveria lasciamela… non è ancora la festa della luce o solstizio d’inverno…

    Ed infine un ricordo di Caravaggio… era l’unico che, quando ero a Roma riusciva a farmi entrare in Chiesa (in particolare a Piazza del popolo)

    Un Sorriso

  7. Cateno scrive:

    Tommy, penso che sai che lì Nietzsche (inizio della seconda inattuale) citava paro paro Leopardi! ;-)

  8. Red Or scrive:

    Su quest’altro quadro di Resurrezione http://www.etempodiscrivere.it/?p=3989 Cacciari ha scritto delle cose. Cose che al nostro amico Marco Trainito sapranno di fumo puzzolente.

    Sull’intelligenza animale permettetemi di strascrivere qualcosa.

    Un comportamento funzionale logico, accorto, flessibile e innovativo, quale può essere descritto in terza persona, appartiene agli animale e ne costituisce la qualità intelligente. Tuttavia posso pensare a qualcosa di intelligente che non è neanche animale. Anche un sistema in equilibrio ha questo tipo di intelligenza e persino memoria della sua storia ? posso pensarlo.

    Ma cosa è più intelligente di questa intelligenza automatica, organica, animistica ? Forse il chiedere ragione delle cose e di se stessi. Quando comincio a riflettere su me stesso e sulle cose, quando attraverso questa interrogazione realizzo, esprimo, una comprensione delle cose, in modo da saper che io esisto e che esisto in relazione alle cose e mi chiedo perché esisto e la modalità in cui così mi interrogo e la modalità che ho di relazionarmi alle cose. Quando dunque uso un linguaggio non solo per comunicare, indirizzare segnali-stimolo, ma per rappresentare qualcosa che ha valore, un senso apofantico.

    Quello che c’è di più vicino al pensiero dell’uomo è il canto dell’usignolo come linguaggio che apre l’essere al mondo di quell’animaletto alla sua maniera.

    Tuttavia è ancora un uomo ad indagare il canto degli uccelli
    http://it.wikipedia.org/wiki/Le_merle_noir

  9. Ancora grazie a tutti. Ieri un mal di testa m’ha trattenuto dal rispondervi.

    Il più Cattivo: devo ancora riflettere se possa esistere consapevolezza senza “arroganza”. Forse può esistere una consapevolezza muta – dunque rassegnata. E mi pare che sia già in atto nei confronti delle bravate del caro premier…
    Quanto alla religione organizzata, è vero: mi sembra esistere nella stessa proporzione dei falchi contro le colombe. ;-)

    Cateno: certo che lo so. Mica il caro Giacomo è stato saccheggiato solo da Schopenhauer! Tuttavia “filosoficamente” siamo più propensi ad attribuire il concetto a Nietzsche. Sta’ a vedere se il ricordarsi di Leopardi al momento giusto è vezzo solo italiano o meno…

    Red Or: sostanzialmente concordo appieno sul fatto che l’animale uomo si distingua nettamente dagli altri per l’uso del linguaggio. Un linguaggio che riesce a divenire autoreferenziale, per di più. Tuttavia ti lancio una provocazione: probabilmente il linguaggio si è evoluto a tal punto non per comunicare il vero, bensì il falso – per mentire (e qua torniamo al post di partenza!). Ebbene, scoprire che non siamo l’unica specie animale in grado di mentire è la cosa che più m’inquieta…
    P.S. Non conoscevo Olivier Messiaen, grazie per avermelo segnalato!

  10. Questo mi pare l’articolo più sensato e obiettivo sulla questione. Peccato giunga solo quando ho deciso di sospendere il giudizio…

  11. Innanzitutto una segnalazione.
    Essendo iscritto via e-mail già sapevo del post di lopo cui ti riferisci, ma con “questo tema”, trovarlo come link in Questo sarebbe andato oltre le mie (limitate) capacità intellettuali. Fai come il mitico “Lippi” di Daniele Luttazzi e vieni(mi) incontro trovando un sistema meno criptico di segnalare i tuoi link dentro i post….grazie

    Poi un breve elogio della tristezza:
    La parola da cui partirò è brasiliana, quindi mi prenderò la briga di scriverla come (probabilmente male) la pronuncio : saudagi.
    La lontananza dalla terra natia ed agognata. E’ più di un sentimento, rappresenta l’equivalente (in modo inverso) del “sabato del villaggio”. Comprendere che un tuo “desiderio” sta rimanendo frustrato è per me un valore immenso che soltanto questa “strana” macchina che è l’ Homo Sapiens Sapiens riesce ad esprimere anche poeticamente… i brani “tristi” della musica brasiliana sono quelli che amo di più e che esaltano nel contempo la bellezza di quelli più famosi ed allegri.
    E’ qui il punto dove volevo giungere, l’allegria (ben diversa, credo) dall’arroganza, può essere fantastica, in quanto dovrebbe suscitare (e molto spesso lo fa) gioia di vivere e di condividere che porta alla generosità, proprio ciò che dimostra che l’egoismo del gene non comporta l’egoismo del fenotipo.
    Spero di averti convinto che sia meglio una consapevolezza triste che una arrogante, ma anche che la consapevolezza sia un valore indipendentemente dagli aggettivi che vi affianchi. Io, imprudentemente, sostengo che il mondo sia meraviglioso (Dennett mi criticherebbe, ma lui può e io gli darei ragione) e la consapevolezza di poterne far parte e goderne non la reputo nè triste nè cupa.

    Un Sorriso

    P.S. Il riferimento a Dennett viene da una sua conferenza (con sottotitoli in italiano) goduta ieri sera sempre su TED…

  12. Post- Post- Scriptum…. il tuo commento usava termini diversi da tristezza per connotare in modo negativo la consapevolezza non arrogante, però il termine tristezza per me rappresenta un culmine della poesia umana e spero di avere reso il concetto e magari anche un briciolo di poesia.

    Un Sorriso

  13. Sulla tristezza e sulla saudade Elio e le Storie tese hanno dedicato ben due brani… Che c’entra? Beh, uno inizia dicendo che «la tristezza vien vissuta come un valore negativo – mentre invece va vissuta come un valore positivo». Ok, c’è qualche intento satirico – specie nei confronti di chi della tristezza ne fa la sua maschera; forse però letture del genere potrebbero venirci incontro… (Non è l’unico libro uscito recentemente a rivalutare la mestizia, anche neuroscientificamente, ma è l’unico che trovo in questo momento…)

    Tuttavia così ci stiamo incentrando, come dire, soltanto sull’aspetto mentale e soggettivistico della situazione. Un papa malinconico è per questo meno arrogante di uno arcigno? Forse possiamo dire una sola cosa: che la tristezza spinge all’azione meno, molto meno dell’allegrezza. Alla fine, nella morale, nell’immediato, quel che più conta sono i sentimenti nostri e le azioni altrui… (Una statuetta in faccia mi addolora, lì per lì, chiunque sia a tirarmela. In ogni caso, chiunque sia il “colpevole”, colpa o non colpa – concetto cristiano – merita certamente una pena.)

  14. Continuando di questo passo l’OT è ormai un ricordo.
    Se però gli argomenti trattati sono affascinanti ed i contributi originali, mi troverai presente ed appassionato.
    Senza la pretesa di essere esaustivo, vorrei però segnalarti che un pontefice malinconico o almeno ogni tanto colto da tristezza sarebbe forse un pochino meno insopportabile. Il ghigno che lo rappresenta non mi affascina. Dimenticavo un altro esempio di malinconica tristezza che invece mi esalta e che forse rappresenta la giusta dimensione (umoristicamente parlando) il robot depresso Marvin l’androide di “guida galattica per autostoppisti” del magico, immenso e mai sufficientemente rimpianto DNA.

  15. Douglas! Devo rileggerlo. Ma sono impelagato con (in) Proust…

    Quanto al pontefice malinconico, il candidato più probabile mi sembra il più breve dello scorso secolo, quello che paradossalmente venne definito “il papa del sorriso“…

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