Dodici passi

Molti programmi per uscire dalle dipendenze sono strutturati in dodici passi. L’ultimo è quello in cui l’individuo ammette di aver fatto qualcosa di sbagliato. Non è semplice, visto che l’ammissione implica il riconoscimento di un atto illecito, di solito1. Ora, molti possono essere fieri di ciò che fanno, anche (e soprattutto) quando non è conforme. Già i tredicenni capiscono – bevo alcol e mi sento figo. La domanda giusta è: è giusto?

scarpe con tacco maschili

Stavolta, però, poco ci interessa l’aspetto morale. Ci sono casi in cui non c’è incertezza sull’immoralità di certe azioni, e non c’è dubbio che tali azioni siano state compiute. In questi casi dobbiamo curarci dell’aspetto psicologico. Patologico. Ci sono settantatreenni che oscillano tra il vantarsi dei propri atti più biechi e il negarli, o sia non riconoscerli come immorali – come dannosi per gli altri. A costoro dodici passi glieli farei fare. A calci.


Note:
  1. Queste righe sono praticamente la parafrasi di una pagina di Hauser. Mi (si) perdoni.
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15 risposte a Dodici passi

  1. Ehi! ma questo ha il vago sentore di essere un post… politico!

    Sul merito: Questa è l’esemplificazione del motivo per cui non amo la morale come riferimento… anzi ripensandoci non considero la morale un riferimento (mentre considero l’amorale un riferimento) perchè è in fin dei conti la fase embrionale (forse larvale) della religione. In sostanza la morale essendo soltanto la somma di comportamenti ritenuti consoni ad una comunità (br…ivido) può essere o adeguata alle necessità dei dominanti o sclerotizzata in tradizioni che diventino nel tempo dogmi… e così via!

    Un Sorriso

  2. Beh, io qua mi limitavo a definire la morale in senso utilitarista. Uno che danneggia gli altri non in vista di un bene maggiore è immorale, punto. Qua abbiamo dalla nostra pure la quantità, poi…

  3. alex scrive:

    mica tutti fanno l’equazione “immorale=dannoso per gli altri”. cosa c’è di “dannoso per gli altri” nell’autoerotismo?

    (ok, a essere pignoli uno potrebbe dire:
    1. fai del male agli spermatozoi che non diventeranno mai persone
    2. fai del male alle persone che magari vorrebbero approfittare dell’erotismo con te

    sarebbe una legge/usanza strana quella che ti impedisse l’autoerotismo perché l’erotismo piace a tutti e allora non puoi negare agli altri il piacere dell’erotismo con te… un mondo un po’ fricchettone :D )

  4. Mica tutti. Ma io la faccio sì, quell’equazione. Per dire, per me un gay non è immorale finché non mi mette le mani nella patta (sono arrivati “soltanto” a mettermi la gamba tra le mie, nel treno…). ;-)

    (Ok, non mi ha propriamente danneggiato. Come non ci sono riusciti dei rapinatori parecchi anni addietro – messi in fuga da un agente lì per caso…)

  5. Visto che ci siamo posso chiedere se esiste una definizione condivisa di morale?
    Per voi che l’avete studiata all’università c’era un esame in cui una domanda potesse essere di questo tono? Oppure la filosofia resta il mondo del sestessismo e ognuno si definisce le cose a proprio piacimento?

    Due ulteriori richieste (oggi sono un po’ pedante, ma è venerdì ed ho avuto una settimana un po’ storta, perdonatemi):
    1) Quando menzioni l’utilitarismo è riferibile a qualcosa di “pubblico dominio” o è un concetto da filosofi?

    2) la frase :
    Uno che danneggia gli altri non in vista di un bene maggiore è immorale,
    rischia di essere circolare se non è definibile il bene o addirittura rischia di “rendere morali” i razzisti e i fondamentalisti (inclusi gli autori di stragi) di varie nature.

    Un sorriso

  6. Guarda, non confondiamo filosofia e studio della filosofia (specie se trascinato in Facoltà non esattamente eccellenti…). Comunque accontentiamoci di dire che la morale studia il comportamento umano nei confronti di altri esseri viventi; ovviamente ogni filosofo tenterà di proporre le sue “norme” per migliorare la convivenza – dunque la morale, a differenza della psicologia che studia parimenti il comportamento, si muove in un ambito sociale.

    Con utilitarismo intendo né più né meno quello che puoi trovare su Wikpedia. Il bene è ciò che aumenta la felicità dei più. Ovvio che detta così presta il fianco a un sacco di obiezioni, ma in questo momento non me la sento di sviscerare meglio l’argomento…

    Quanto alla frase incriminata, non vedo perché debba rendere morali i razzisti. Forse avrei dovuto aggiungere la clausola del “male minore”. Finché non mi danneggia, l’altro non può né deve essere danneggiato. Il mio timore del danno non può essere a scapito della sua tranquillità. (A meno che non sia noto per precedenti specifici, s’intende.)

  7. Provo a fare un esempio: In una puntata recentemente trasmessa in TV della serie “I Simpsons” i bambini vengono tolti dalla podestà di Margie ed Homer per essere affidati ai Flanders. Questi scoperto che i bimbi non erano stati battezzati e non trovando un sacerdote pronto e disponibile nell’immediato decide di recarsi al fiume per battezzarli egli stesso, i bimbi vengono “salvati” all’ultimo istante da Homer, ecc… ecc…
    In questo caso quale comportamento sarebbe morale o addirittura più morale (br…ivido) quello di Flanders o quello di Homer.
    In fin dei conti dove sta il bene? Quale comportamento avrebbe provocato un “minor” bene?

    Riguardo l’utilitarismo, su cui cercherò di documentarmi, quello che mi spaventa è l’idea “benniana” del siate maggioranza ovvero del fatto che qualcosa che avvantaggi i più possa essere accettabile se svantaggia i meno.

    Cioè alla fine la morale, così dipinta, è un giochino di società in cui è morale ciò che da un vantaggio netto. Il poker tra amici è un gioco a vantaggio zero, il lotto è un gioco a vantaggio negativo (il premio ripartito è inferiore alla somma delle giocate).

    Perdonami se sono stato didascalico, ma discutere di questi temi senza avere un dizionario condiviso mi ricorda discussioni tecniche fatte al lavoro con gli amministrativi 8-) .
    Un Sorriso

  8. Beh, qua si comincia a parlare di danni “psicologici”. Non sono ferrato in materia. Anche perché ogni mente reagisce a modo suo. Valutare i danni fisici, invece, solitamente è più “esatto”.

    Lo svantaggio della minoranza è sempre un rischio, certo. Si dovrebbe adottare un qualche assunto a loro tutela, come non danneggiarli attivamente solo per accrescere il bene dei più. Come accennavo prima, forse si dovrebbe adottare un criterio negativo: non accrescere il male di qualcuno se non per diminuire il male degli altri. Ma non è così semplice. Ne riparlerò in un post. (Davvero, su due piedi in un commento non è facile; ogni frase si aprirebbe a troppe incomprensioni, contraddizioni e confutazioni…)

  9. Da buon dennettiano non accetto l’idea della non indagabilità della mente altrui.
    Concordo sulla difficoltà (anche mia) per trovare equilibri sul procurare vantaggi per qualcuno a discapito di altri!
    Faccio il solito (per chi mi conosce) esempio della fila: se ogni 10 il primo viene “esautorato” mediamente per gli altri 9 c’è un vantaggio netto nel tempo di attesa. Il problema è che nei giochi a somma zero la morale è difficile (forse solo redistribuendo vantaggi pregressi, ma poi ci si divide tra liberali e socialisti… e non se ne esce fuori).

  10. Non ho detto che non è indagabile (anche se, filosoficamente, sarei abbastanza comportamentista – le neuroscienze sono giunte tardi); ho detto che è difficile valutari i danni “mentali”, o l’ammontare di felicità di una persona.

    Quanto all’esempio, capisci bene anche tu che prima o poi gli altri 9 giungono alla conclusione che il povero “esautorato” potrebbero essere loro – non in quel momento, ma magari in futuro. Del resto il dilemma del prigioniero conduce alla strategia quasi stabile del Tit for Tat proprio perché viene ripetuto… In un certo senso è il tempo il giudice delle nostre azioni.

  11. Ehi… ma non ti avevo ripreso perchè te la prendevi con il passato?
    Adesso inverti i ruoli?
    Come tutti gli esempi anche quello va preso nel suo ambito e non usato come una pompa di intuizione… va beh sto divagando…

    Un Sorriso

  12. Le “pompe di intuizione”! Avevo quasi dimenticato quel termine. (Del resto di Dennett mi resta da leggere solo il da poco ripubblicato Coscienza…)

  13. Io ho da poco finito di rileggere sweetdream e l’ho apprezzato molto di più adesso che quando usci. Al tempo ero più “intrippato” con Dawkins e Hitchens.

    Però le pompe di intuizione sono fantastiche!

    Un Sorriso (darwiniano, oggi pomeriggio sono a Modena alla mostra)

  14. Ah! Vero, quello mi manca. Ma mi pare di capire che è una raccolta antologica…

  15. Si, confermo che si tratta di materiali quasi tutti già editi in riviste o altre partecipazioni. Non mi risulta che fossero già disponibili in Italiano e comunque anche le prefazioni che fanno da unione tra i materiali sono interessanti. I collegamenti fanno del pensiero di Dawkins qualcosa che continua ad affascinarmi.

    Un Sorriso

    P.S. La mostra, sicuramente curata ed ampia mi è sembrata un po’ troppo didascalica e diretta verso l’infanzia, un vero controaltare rispetto alla conferenza cui ho assistito la settimana prima.

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