Uno dei leitmotiv di Menti morali mi sembra un concetto alquanto immorale di “universalità”. Conscio – come lo erano gli antichi – che ogni cultura ha le sue usanze, Hauser ci ricorda più volte che le leggi morali sono universali; sono le eccezioni di matrice culturale ad essere particolari. Non so se trovare tale ipotesi ad hoc – ché di questo si tratta – sottilmente deliziosa o irrimediabilmente stupida.

Forse è semplicemente formulata in modo astuto. Più volte io e consorte ci siamo impelagati in discussioni interminabili, della serie – uccideresti il dittatore? (sì: ma non eri contro la pena di morte?). Sarò io che tento di ragionare in maniera fin troppo logica – laddove non è ammessa eccezione – ma di fronte a queste discussioni m’incanto. Scorgo che più importante della vita è la sicurezza – la pace. Roba da morti.
Ehi ! Il regicidio (o equivalenti) e la pena di morte non hanno niente in comune.
La pena di morte si riferisce in generale alla costatazione della irrecuperabilità (presunta) di un individuo.
Il regicidio serve (esclusivamente) per rimuovere un riferimento al movimento che potrebbe continuare a supportarlo.
Un Sorriso.
Non sono d’accordo con chi sostiene l’universalità della morale, poiché è indubbio che essa soggiace comunque ai limiti dello spazio-tempo.
Lo stesso precetto che vieta l’omicidio e che dovrebbe essere una – se non la principale – delle regole morali è un precetto relativo. Infatti, ha ed ha avuto delle eccezioni in base ai contesti socio-culturale e spazio-temporale di riferimento.
Nel nostro attuale contesto socio-cultarale, ad esempio, è una cosa riprovevole e anzi costituisce il più grave dei delitti. Ma in altri contesti?
Il più Cattivo: non sono del tutto d’accordo. Dal punto di vista morale, quel che conta è la morte – l’unica cosa che fa smettere di contare. Dunque regicidio o pena di morte pari sono. (Del resto si rimuove il re perché convinti della sua “irrecuperabilità”. Un monarca liberale rischia meno, solitamente.)
Salvox: la morale soggiace anche ai limiti dell’uomo e della sua tecnologia. Un tempo era più difficile uccidere (c’erano le mani nude, le pietre e poco altro); adesso è straordinariamente semplice (mi stupisco sempre che la specie umana non si sia ancora estinta…). Ovviamente neanch’io sono troppo convinto – anzi, proprio per niente – della pretesa universalità della morale; tuttavia cercavo di capire se la scappatoia proposta da Hauser fosse elegante o demente. In fin dei conti, l’omicidio è più o meno vietato ovunque – cosa innegabile; sta’ a vedere i casi (sporadici, tutto sommato) in cui può risultare lecito. Ne riparleremo.
Il fatto che non sia “del tutto d’accordo” con me… lascia spazio ad un tentativo di chiarimento!
La morte “data” non è purtroppo uguale in ogni caso.
Considereresti uguale la morte per mancanza di un vaccino anti-aids di un neonato, con quella di un ubriaco che finisce sotto un treno in una zona non controllata di una ferrovia?
Mi sono limitato a due casi che potrebbero rasentare la similitudine, ma gli esempi potrebbero continuare per chilometri (di ferrovia non controllata).
A proposito di morte mi hai rammentato (credo Dennett o Dawkins, ma vado a memoria e in proposito abbiamo già discusso) un dilemma morale su cosa saresti disposto a fare (esempio spingere un gorilla ad ostruire il passaggio di un treno) per evitare la morte di altri esseri viventi.
Se riesco a ricostruire il tutto magari ci faccio un post.
Un Saluto
difendo un po’ hauser: quello che dice è che la morale è universale e le morali sono locali, nel senso che sotto tutti i cieli troviamo sistemi morali, tutti diversi è vero, ma tutti i popoli hanno una moralità. in questo senso è universale.
Il più Cattivo: delle locomotive impazzite parlerò presto. Là il discorso si fa ancora più interessante; anche perché ci aiuterà a chiarire le differenze tra le varie “morti”.
Alex: veramente ci sono passaggi in cui Hauser dice chiaramente che l’uccisione di un altro essere umano è immorale, ma esistono eccezioni a ciò in ogni cultura. Cosa che logicamente mette un po’ in difficoltà…
Capisco che quando si parla di morale, l’esempio tipico è quello dell’omicidio. Ma esistono anche altri esempi meno estremi di quello: l’adulterio, la fornicazione, l’incesto, il furto.
Comunque gli esempi passati di omicidio non sono rari. Il cannibalismo o il sacrificio umano per esempio.
Considera anche l’omicidio come causa di giustificazione: per legittima difesa, ancora valido per il nostro ordinamento, o quello per onore, da poco aborgato
Cosidera poi che la stessa legge del taglione ha fortemente contraddistinto le prime società umane.
In realtà, da un punto di vista morale, in passato l’omicidio era più “lecito” rispetto ad oggi.
Lo stesso “ius vitae ac necis” ha rappresentato in passato una delle espressioni del potere e in alcune popolazioni lo è ancora.
Per non parlare della guerra, che ha rappresentato, e a tutt’oggi rappresenta, una costante dell’umanità.
Se l’uomo non si è ancora estinto è dovuto al fatto che egli è un animale molto adattabile e molto prolifico.
Parlare di una morale universale, nel senso specificato da ALEX, mi pare un’astrazione.
In questo senso, per assurdo, si potrebbe anche parlare di “moralità animale”, che risulta tanto più evidente quanto più la specie di riferimento tende ad essere sociale.
Certo, l’uomo deve necessariamente avere una morale che gli consenta di vivere la sua socialità, ma il ritenere tale fenomeno una morale universale mi pare una forzatura.
Comunque l’argomentazione che mi porta ad escludere una moralità universale e quella relativista, in base alla quale i concetti antitetici come quelli di bene e male non hanno alcun senso se non li si considera in un contesto di riferimento.
Salvox, mettiamola così. Un omicidio immotivato è ritenuto immorale – o più pragmaticamente: è illegale – ovunque. Quel che vuole esprimere Hauser, da quel che ho letto finora del suo libro, è che ogni cultura ha le sue “eccezioni” al divieto di uccidere nel preciso senso che ogni società sviluppa dei motivi per cui uccidere diventa lecito, o almeno tollerato. Questo riguardo al rapporto tra universalità di una norma e particolarità delle sue eccezioni.
Ovviamente gli altri casi che citi rientrano ancor più in una casistica di variabilità estrema. Per dire, oggi in Italia il furto di grandi capitali è molto più tollerato che quello di un pacco di biscotti (credo che non troverai una simile visione (im)morale in nessun altro paese…).
Interessante, invece, lo spunto della morale che si evolve. Non lo dici esplicitamente ma certo lo sottendi quando affermi che l’omicidio diventa anno dopo anno sempre più illecito. Sarà vero? Diciamo, alla Hauser, che le eccezioni (entro le quali uccidere non è ritenuto immorale) sembrano assottigliarsi sempre più. (Forse ci toglieranno pure l’aborto e l’eutanasia – ma questi sono altri problemi…)
Amico mio,
condivido quello che hai scritto.