L’estraneo non è solo qualcuno da discriminare o un nemico da abbattere, come posso avere erroneamente suggerito nei miei post precedenti. Lo straniero può essere anche qualcuno che affascina1 – il diverso da accogliere e comprendere, dopo l’inevitabile antitesi, per giungere a una pacifica sintesi, per decifrare la stessa umanità dell’altro, per scoprirsi e sentirsi membri di un medesimo gruppo2 a prescindere dalla cultura originaria di appartenenza. È il motivo condotto sobriamente e con vana efficacia nell’ultimo film che ho visto, L’ospite inatteso.

Era anche un concetto ben vivo presso i Greci, il più feroce dei popoli, che contemplavano la xenia, quell’ospitalità sacra, del divino, che fa apparire d’improvviso i cristiani sotto una luce impietosa. Non è facile capire come, quando e perché questa nobile tradizione si sia persa. Due dei primi e principali etologi, Lorenz e Morris, hanno ipotizzato che sia colpa del sovrappopolamento. Non solo troppi possibili ospiti rendono gli ospitanti inospitali3, ma anche il fatto che gli sconosciuti superino il numero dei noti rende gli ignoti ostili4 o, nel migliore dei casi, del tutto indifferenti.
Note:
- È quel che ha suggerito anche Fabristol in un commento.
- Basta trovare una caratteristica comune – l’appartenere alla stessa specie è l’ultima risorsa – perché scatti il filantropico meccanismo…
- «Bisogna aver fatto una volta l’esperienza di arrivare all’improvviso, ospite inatteso, in una casa situata in una regione poco popolata, dove i vicini siano separati da molti chilometri di strade disagiate, per riuscire a valutare quanto ospitale e generoso possa essere l’uomo quando la sua disponibilità ai contatti sociali non viene sottoposta di continuo a eccessive sollecitazioni». Konrad Lorenz, Gli otto peccati capitali della nostra civiltà.
- «[L’uomo] era divenuto un cittadino, membro di una supertribù, e la differenza fondamentale era che nella supertribù non conosceva più personalmente ogni membro della sua comunità. Fu questo mutamento, il passaggio da una società personale a una impersonale, a provocare nei millenni successivi le più grandi sofferenze dell’animale umano». Desmond Morris, Lo zoo umano.
Già a sbirciare i commenti? Lèggiti bene le note, ché contengono importanti citazioni…
Le avevo lette, le note!
Post interessante. Scrivine di altri simili e mi riprometto di saccheggiarli come Dio comanda (mi riferisco al dio cristiano) per la stesura della mia ignobile tesi.
Cateno: anche seguire i link è importante (e non lo dico tanto per te, quanto per altri troppo pigri…).
Antonio: mi spiace non avere sviluppato meglio il discorso. Attenderò, con immane pazienza, che lo faccia tu nella tua tesi. Intanto cercherò di scrivere altri post simili, ispirazione e conoscenze permettendo…
le note non le ho lette, ma suggerisco di verificare la ferocia e l’ospitalità presso le popolazioni germaniche. altro che i greci e in subordine i cristiani! (i “barbari” ti davano anche una donna per “scaldarti il letto”, in quelle lande battute dai venti gelidi del nord)
credo che una delle concause della fine dell’ospitalità sia il fatto che non serve più. spiego: non che tutti hanno una casa, ma che lo straniero ospitato era fonte di notizie, di novità, di divertimento dalla routine quotidiana. storie di viaggi, di paesi lontani e così via. ormai con radio, tv e internet non serve più.
a meno che la rete non diventi il nuovo luogo di ospitalità.
(ps ad ammazzare l’istituto dell’ospitalità ci ha pensato molto anche la nascita delle osterie-ricovero durante il medioevo)
“quell’ospitalità sacra, del divino, che fa apparire d’improvviso i cristiani sotto una luce impietosa.”
Perché? I cristiani non erano ospitali? Non vedevano nell’ospite l’incarnazione di cristo?
Ebrei 13,2 “non trascurate l’ospitalità, poiché alcuni esercitandola senza saperlo, ospitarono degli angeli”. E poi: Isaia 58,7; Luca 14,13; Romani 12,13; e Matteo 25,35.
Alex: non sapevo delle liete tradizioni germaniche! Dobbiamo concluderne che i popoli più feroci sanno essere anche i più ospitali?
Ancora più interessanti, poi, le tue ipotesi sulla causa della fine dell’ospitalità. Grazie.
Ossidia: hai svolto bene il tuo lavoretto di ricerca, complimenti! (Sembri una cristiana abboccata all’amo del provocatore…) Adesso non ne ho le forze, ma ho la certezza che in un’oretta (ma anche meno) riuscirei a trovarti nella Bibbia almeno altrettanti passi che confutino quelli da te riportati.
(E comunque, al di là delle scritture, quel che conta è il concreto comportamento. Anzi, il fatto che più volte si esorti all’ospitalità mi lascia pensare che gli Ebrei non dovessero essere granché accoglienti…)
Davide (ma qui sei già Davide o ancora Tommy?
), allora anche i Greci non dovevano essere granché accoglienti, dato che ritenevano l’ospitalità sacra?
Circa l’ospitalità ebraica, Lot era talmente ospitale che pur di preservare il culo dei suoi ospiti voleva concedere ai sodomiti le proprie figlie. (Gen 19, 8 )
Ossida, non ti facevo così biblica!
Chiamami Tommy qua, su. (Per ora sono Davide solo via email…)
Dell’ospitalità greca ne parlerò in un post a parte. Va da sé che immagino i Greci fossero più accoglienti: ritenevano l’ospite sacro (divino!) più dell’ospitalità. Ma comunque… Sono speculazioni, temo.
Quanto alla Bibbia, cerchiamo appassionatamente, e interpretiamo quel passo spassionatamente: Lot era l’unico ospitale tra i sodomiti, e fu comunque barbaro (oltre che babbo) nell’offrire le proprie figlie (sacrificabili rispetto agli ospiti in quanto donne, probabilmente).