Curo questo sito oscuro in modo ottuso e impuro: sono io a procurare scorie in uno stillicidio da suicidio. Che davvero non abbia di che scrivere? No, è differente: in società non faccio la differenza, né posso più vantarmi d’essere differente. Sofferenza. Spengo l’impegno, sogno il disimpegno diurno, la campagna, la vigna, la legna – e invece è rogna e fogna. Le altre cose mi feriscono; gli amici mi rapiscono la sostanza prima che la stanza.
Così non segnalo nulla d’interessante. Sconosco il futuro, non posso cambiare il presente e sono schiavo del passato: le solite cose; ciò che conta è sapere – se può interessarvi – che vivo di fronte a una libreria variopinta, quotidianamente godendo dei frutti acerbi dell’odio universale: la misantropia mi costringe dentro, a casa, a scrivere robette limitate. Leggo, pure, pare. Penso? Penso di sì – come tutti, insomma. Che altro serve s’ignora? Un tozzo di pane talvolta. (Non è fame ma voglia di qualcosa di dolce. E viva la morte!)

Mi perdoni il DD…
Il tuo metodo di catalogazione è fortemente limitato nell’applicazione a librerie piccole. Se un giorno non dovessi ricordare più il colore di un libro (cosa altamente probabile) come fai a ritrovarlo velocemente? In quel caso ricordare la casa editrice ti servirà a poco soprattutto se sei, come me, un fan di alcune edizioni in particolare e magari di qualcuna ne hai proprio tanti. Ancorare la memoria almeno a uno dei dati sicuri, e cioè in questo caso scegliere un metodo parzialmente alfabetico, secondo me è sempre la cosa migliore.
)
(Detto questo così la libreria è una figata! Clap Clap
Se l’avessi una casa in cui chiudermi dentro sarebbe già qualcosa, e invece varco la soglia del risveglio quotidiano alla costante ricerca della ‘mia’ patria, casa o stanza ( a seconda del grado di ottimismo mattutino )… Sono nei bordelli, ma mi diverto a starci dentro, come al solito insomma… ti saluto caro vecchio rincoglionito… e sappi che siamo tutti alla meno peggio nel mare delle nostre nevrosi di un tempo che sono solo maturate con noi
Le ultime righe sono nient’affatto disprezzabili. In attesa del pezzo forte.
@Ophelia: Ok, il metodo che ho usato non è il massimo della fruibilità, ma dal punto di vista estetico è davvero niente male.
(Ammira anche l’effetto delicatamente sfumato degli Adelphi…)
Sì, tutto sommato questa libreria è piccola (due metri per due; la prossima estate ne farò un’altra…). Se poi ci fai caso, gli scaffali “larghi” sono larghi 60 cm; poche collane sforano quell’estensione lineare. Insomma, mi dirigo verso lo scomparto della casa editrice (quella dovrei ricordarla in perpetuo, spero!) e in mezzo minuto al massimo pesco il titolo cercato.
@Fad: lieto di ritrovarti! La casa, beh: sono pur sempre ospite (non posso dire di mia proprietà manco i libri, strettamente parlando…). S’è solo aperto un nuovo ciclo per me, un ciclo cittadino e meridionale; vediamo quanto durerà. A proposito, buona fortuna coi “bordelli” (poi mi spieghi meglio magari…); quanto alle nevrosi non temere, mutano anch’esse: ne spuntano di nuove e altre, ormai marce, cascano e si decompongono senza lasciar quasi traccia (semmai fecondando nuovi e inediti stati mentali).
@antonio: pensa, la consorte ha voluto che ordinassi i libri in quel modo perché, sostiene, le recano pace agli occhi. La continua ricerca di questa dolcezza ci spinge ad agire – sovente a dormire anche più del normale. (Quanto al pezzo forte, verrò a chiedervi di tramare con me…)
E’ vero, la pace si trova solo nella bellezza e nel sonno. Io ormai dormo pochissimo e di bellezza i miei occhi non ne vedono. Pertanto…
Ahimè, ti compatisco allora…
Che irripetibile occasione la vita, che straordinaria opportunità, che unica possibilità, che incurabile mania, la vita che vive ancora nel pensarsi, oltre se stessa, più che vita.
E nella morte arrendendosi entra la vita, giacchè la morte è l’arrendersi della vita e non il puro nulla. E la vita nell’arrendersi non fa come non fosse mai stata, si arrende per troppo o troppo poco vivere. Nella morte si entra vivi.
(provocazione al tuo pessimismo metodico)
Ehm. Quel menu a tendina distrugge l’estetica globale e sbilancia anche lo sguardo, oltre ad essere di un colore orrendo e terribilmente, come dire, BRUTTO. Capisco gli annunci, ma non sei mica il Mercatino eh.
@Red Or: il tuo ottimismo immotivato – e la chiara identificazione della morte come riconferma dello spirito vitale – non fa presa su di me. Sono troppo codardo, ma soprattutto troppo pigro, per suicidarmi.
@Ophelia: a quale menù ti riferisci? Quello che ti chiede, talvolta, che annuncio visualizzare? Non è colpa mia, ma di Google che non trova pubblicità attinenti al post.
(E comunque ‘sti annunci sono ancora in via del tutto sperimentale: se non riesco a fare almeno sei euri al mese – in modo da ottenere l’assegno da 70, soglia minima di pagamento, almeno una volta l’anno – li tolgo senza pietà…)
Mi perdoni? Un onore!
Meno male…