Della vita amara

Curo questo sito oscuro in modo ottuso e impuro: sono io a procurare scorie in uno stillicidio da suicidio. Che davvero non abbia di che scrivere? No, è differente: in società non faccio la differenza, né posso più vantarmi d’essere differente. Sofferenza. Spengo l’impegno, sogno il disimpegno diurno, la campagna, la vigna, la legna – e invece è rogna e fogna. Le altre cose mi feriscono; gli amici mi rapiscono la sostanza prima che la stanza.

arcobaleno di Feltrinelli

Così non segnalo nulla d’interessante. Sconosco il futuro, non posso cambiare il presente e sono schiavo del passato: le solite cose; ciò che conta è sapere – se può interessarvi – che vivo di fronte a una libreria variopinta, quotidianamente godendo dei frutti acerbi dell’odio universale: la misantropia mi costringe dentro, a casa, a scrivere robette limitate. Leggo, pure, pare. Penso? Penso di sì – come tutti, insomma. Che altro serve s’ignora? Un tozzo di pane talvolta. (Non è fame ma voglia di qualcosa di dolce. E viva la morte!)

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12 risposte a Della vita amara

  1. Ophelia scrive:

    Il tuo metodo di catalogazione è fortemente limitato nell’applicazione a librerie piccole. Se un giorno non dovessi ricordare più il colore di un libro (cosa altamente probabile) come fai a ritrovarlo velocemente? In quel caso ricordare la casa editrice ti servirà a poco soprattutto se sei, come me, un fan di alcune edizioni in particolare e magari di qualcuna ne hai proprio tanti. Ancorare la memoria almeno a uno dei dati sicuri, e cioè in questo caso scegliere un metodo parzialmente alfabetico, secondo me è sempre la cosa migliore.
    (Detto questo così la libreria è una figata! Clap Clap :D )

  2. Fad scrive:

    Se l’avessi una casa in cui chiudermi dentro sarebbe già qualcosa, e invece varco la soglia del risveglio quotidiano alla costante ricerca della ‘mia’ patria, casa o stanza ( a seconda del grado di ottimismo mattutino )… Sono nei bordelli, ma mi diverto a starci dentro, come al solito insomma… ti saluto caro vecchio rincoglionito… e sappi che siamo tutti alla meno peggio nel mare delle nostre nevrosi di un tempo che sono solo maturate con noi

  3. antonio scrive:

    Le ultime righe sono nient’affatto disprezzabili. In attesa del pezzo forte.

  4. @Ophelia: Ok, il metodo che ho usato non è il massimo della fruibilità, ma dal punto di vista estetico è davvero niente male. :-D

    libreria

    (Ammira anche l’effetto delicatamente sfumato degli Adelphi…)

    Sì, tutto sommato questa libreria è piccola (due metri per due; la prossima estate ne farò un’altra…). Se poi ci fai caso, gli scaffali “larghi” sono larghi 60 cm; poche collane sforano quell’estensione lineare. Insomma, mi dirigo verso lo scomparto della casa editrice (quella dovrei ricordarla in perpetuo, spero!) e in mezzo minuto al massimo pesco il titolo cercato. :-P

    @Fad: lieto di ritrovarti! La casa, beh: sono pur sempre ospite (non posso dire di mia proprietà manco i libri, strettamente parlando…). S’è solo aperto un nuovo ciclo per me, un ciclo cittadino e meridionale; vediamo quanto durerà. A proposito, buona fortuna coi “bordelli” (poi mi spieghi meglio magari…); quanto alle nevrosi non temere, mutano anch’esse: ne spuntano di nuove e altre, ormai marce, cascano e si decompongono senza lasciar quasi traccia (semmai fecondando nuovi e inediti stati mentali). :-)

    @antonio: pensa, la consorte ha voluto che ordinassi i libri in quel modo perché, sostiene, le recano pace agli occhi. La continua ricerca di questa dolcezza ci spinge ad agire – sovente a dormire anche più del normale. (Quanto al pezzo forte, verrò a chiedervi di tramare con me…) ;-)

  5. antonio scrive:

    E’ vero, la pace si trova solo nella bellezza e nel sonno. Io ormai dormo pochissimo e di bellezza i miei occhi non ne vedono. Pertanto…

  6. Ahimè, ti compatisco allora…

  7. Red Or scrive:

    Che irripetibile occasione la vita, che straordinaria opportunità, che unica possibilità, che incurabile mania, la vita che vive ancora nel pensarsi, oltre se stessa, più che vita.

    E nella morte arrendendosi entra la vita, giacchè la morte è l’arrendersi della vita e non il puro nulla. E la vita nell’arrendersi non fa come non fosse mai stata, si arrende per troppo o troppo poco vivere. Nella morte si entra vivi.

    (provocazione al tuo pessimismo metodico)

  8. Ophelia scrive:

    Ehm. Quel menu a tendina distrugge l’estetica globale e sbilancia anche lo sguardo, oltre ad essere di un colore orrendo e terribilmente, come dire, BRUTTO. Capisco gli annunci, ma non sei mica il Mercatino eh.

  9. @Red Or: il tuo ottimismo immotivato – e la chiara identificazione della morte come riconferma dello spirito vitale – non fa presa su di me. Sono troppo codardo, ma soprattutto troppo pigro, per suicidarmi. ;-)

    @Ophelia: a quale menù ti riferisci? Quello che ti chiede, talvolta, che annuncio visualizzare? Non è colpa mia, ma di Google che non trova pubblicità attinenti al post. :-P
    (E comunque ‘sti annunci sono ancora in via del tutto sperimentale: se non riesco a fare almeno sei euri al mese – in modo da ottenere l’assegno da 70, soglia minima di pagamento, almeno una volta l’anno – li tolgo senza pietà…)

  10. Triad scrive:

    Mi perdoni? Un onore!

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