In questo periodo, l’avranno notato i miei lettori più accaniti e perspicaci, non sto più scrivendo come un tempo. È questione di quantità – è questione di qualità. Mi sto forse adagiando sugli allori sociali, se è vero che «borghesia è qualunque insieme di individui scontenti di ciò che hanno e soddisfatti di ciò che sono» (Nicolás Gómez Dávila1). In realtà in tal senso io non dovrei affatto essere borghese, scontento come sono di me stesso e satollo di ciò che mi possiede possiedo (tranne di libri e chitarre, sia chiaro!); cionondimeno l’elevazione sociale è (ac)caduta, come un’occasione, e s’è manifestata anche con l’innalzamento spaziale, come sapeva bene il Ballard del Condominio. Ebbene – siamo approdati al penultimo piano. Catapultati in alto. Adesso ci tocca tanta leggerezza, onde ricadere più lentamente – planando.

Appendice: breve storia dei miei appartarmi
Fase prima. Ragazzetto dietro una ringhiera di balcone, coi vetri. Monito perenne: CASCALASSOTTO! – non solo io, ma anche il vetro, o forse esso soltanto. Diciannove metri e poi la pace. Diciannove anni, e poi la guerra.
Fase seconda. Scroccone d’affittaiuole catanesi. Tra il centro storico e il corso borghese, clandestino.
Fase terza. Quella della verità, che sta in mezzo. Niente impacci – niente impicci. Ritirato al bosco. Contentezza.
Fase quarta. Tugurio turato. Manco un anno è durato. Tempo un mese è mucato.
Fase quinta. L’attualità. Cronaca è.
Note:
- Io lo leggo dalle edizioni Adelphi – questo aforismo si trova, assieme ad altri sulla borghesia, a pagina 19 di In margine a un testo implicito – ma voi altri potrete averne un assaggio qua. Lo suggerisco particolarmente a qualunque aspirante filosofando…
Il post è chiaramente abortito; ciò mi conferma l’insospettata attitudine borghese: mi sono proclamato soddisfatto di pubblicarlo comunque. Così è; e come ci ricorda Wikipedia, «un borghese era quindi una persona che aveva una casa nel centro di un villaggio anziché nel castello, e praticava un libero mestiere». Sono attualmente disoccupato; ergo sono aristocratico.
No…perchè credi che il post sia abortito? la “brevitas” è tutto ed è la manifestazione più alta della sostanza presente (pensieri, in tal senso)come essenziale…aspetta…che questa la metto su filosofando! forse…
Comunque per tornare a noi e all’argomento, dunque sei approdato alla fase, come la definisci tu, borghese: casa tua, mestiere (work in progress…) da esercitare, dinamica vita di coppia. C’è del rovinoso, secondo te? forse è solo la fase pre-adulta delle nostre vite, Davide.
Io, per quel che ne so di me, vivo in una fase limbica di attesa, di (ri)costruzione. Credo che sia messo meglio tu, alla fine.
Ergo (come sempre dico) ti faccio i miei auguri per le tue belle novità
A presto!
Lo avverto come abortito forse per il semplice motivo che una volta tentavo di “argomentare” più diffusamente le cazzatelle che scrivevo. Forse credevo più nella logica — forse ero più analitico.
Approfondirò un pochino in questo commento. Ecco: non sono approdato nella fase borghese, in realtà: la casa non è mia, il lavoro è a dir poco precario (ma non nel senso statale del termine…), la vita di coppia non è regola(menta)ta da alcun contratto. Ma — ecco l’avversativa — è come se lo fosse. Dunque della borghesia (stracciona) mantengo (a malapena) solo la parvenza.
In altri termini: rispetto a prima mi sono indubbiamente borghesizzato; me ne pento e me ne dolgo, ma con moderazione.
Certo, la cosa che più di tutte ti fa borghese l’hai nascosta però: dillo quanto m’hai stonato la testa sul top della cucina, sulla disposizione ideale dei vari pezzi di quest’ultima, sul colore giusto delle mattonelle, mentre io avevo solo voglia di dormire.
Una foto in cui sembro meno grassoccia e meno bianchiccia non ce l’avevi?
Crepa.
E ricorda che per me si poteva benissimo rimanere con gli elettrodomestici di ripiego — altro che d’incasso!
P.S. Domani mi compro la chitarra.
Ma come siete carini…:-/