La vita è un cumulo di eventi perlopiù insignificanti e, se particolarmente iellati, spesso anche fastidiosi. Altresì l’evento agisce tra le cose – che consumiamo, che si consumano e ci consumano. Queste cose si sottraggono con tenacia al dominio etereo e pacifico dello spazio, del vuoto – dell’impalpabile. Queste cose stanno tra i coglioni, cospirando contro la pace.
Tale subdola e ammiccante teoresi l’ho defecata in questi giorni in cui l’organizzazione degli spazi mi sta ossessionando; più precisamente durante lo svuotamento di un garage – o sia un box auto divenuto ricettacolo di ciarpame velato di nostalgia accumulato durante quattro lustri di appartamento. Ho osteggiato resistenze contro il disfarmi da un lato di:
- n° 3 rasoi elettrici a tre testine;
- n° 4 autoradio a cassetta;
- n° 2 console da videogiochi con relativi joypad, volante e pedaliera;
- n° 2 cellulari con accluse batterie;
- n° 1 videocamera a mini-vhs;
- n° 1 equalizzatore grafico portatile;
- n° 1 registratore a microcassetta;
- n° 1 macchina del caffè;
- n° 33 cavi e cavetti e trasformatori e alimentatori varii,
tutto rigorosamente rotto/da sistemare/non funzionante/obsoleto/non più fruibile (tranne forse un’autoradio di inizio decennio, di cui nessuno però ricordava più il key code). RAEE delle peggiori specie, insomma. Se da questo lato avevamo i rifiuti maschili, dall’altro abbiamo quelli femminili – quelli intoccabili, tanta è la ferina dedizione e protezione feroce che una madre riserva alla propria prole, della quale non vorrebbe mai sentirsi depredata e il cui distacco risulta lungamente angosciante a fronte del breve trauma del cucciolo. Dall’altro lato, dunque – o piuttosto sopra e soprattutto:
- una culla;
- due corredini completi da neonato;
- un abito da sposa;
- un abito da comunione;
- due enciclopedie di scuola di taglio e cucito,
per un totale di due metri cubi d’ingombro superfluo sul groppone.

Ho criticato cinicamente tali sciocchi sentimentalismi – giusto per sentirmi rispondere, con orrore: «IO BUTTEREI VIA I TUOI LIBRI, CHE PER ME NON VALGONO NULLA» (ecco il declino dei tempi: uno straccetto di cotone orlato di bava di baco e qualche asse di truciolato alla formaldeide appaiono più preziosi d’una selva di simboli significanti e parlanti1). Non ho però perso (troppo) la speranza né la pazienza: anch’io sono, o sono stato, un accumulatore compulsivo di bagatelle, cianfrusaglie e lattine di tonno, con le quali ho oberato una stanza che, più pragmaticamente, poteva servire da rifugio a un altro mio conspecifico (e consanguineo per giunta) piuttosto che alle mie lamiere. Di buttarle io non doveva parlarsene, va da sé: non tanto per la mole di lavoro (frequentemente punteggiata da esasperanti – specie per gli astanti – attacchi di rimpianti/rimorsi/rammarichi/nostalgie), quanto piuttosto per l’operazione meno simbolica che fisica dell’oblio – così i sacchi sono stati chiusi e gettati dai miei, e la mia mente ha avuto la giusta pace.
La conclusione a questo punto è immediata. Le cose alle quali tengo voglio che stiano sempre di fronte ai miei occhi2. Tutto il resto – tutto ciò attorno cui solleviamo mura di cartone e nastro adesivo – invece ha da essere smaltito senza pentimento da un estraneo – da uno spazzino della propria anima a cui demandare la responsabilità immor(t)ale della rimozione.
Note:
Ottimo post; del resto ho già iniziato quel processo che ci distanzia dalle cose, gettandole via. Serbo solo i ricordi della mia prima vera fidanzata e una scatola con sciocchezze che non guardo mai e che prima o poi dovrei decidermi a buttare.
Ti capisco perfettamente, anche io nel corso della mia vita ho affrontato vari traslochi (l’ultimo, addirittura, transoceanico) ed ho dovuto rinunciare ad oggetti “di nessun valore economico” ma che per me significavano molto. Ma per forza di cose te ne devi privare, e con loro vanno via bricioli della tua esistenza, finché alla fine non rimane nulla se non gli oggetti insignificanti della vita quotidiana…
@Cateno: so già che comunque non ti separeresti dal computer (non sono da meno); ma i libri? Diamine: sono cose anche loro, benché diverse da tutte le altre…
@camu: vero è che la propria esistenza si sgretola, ma con troppe cose si asfissierebbe comunque. L’importante è mantenere almeno qualche oggetto davvero caro (penso alla mia chitarra elettrica; poi mi torna in mente ancora la mole di libri: che ossessione!).
Ben detto su tutto ma segnatamente sulla “ferina dedizione” materna. E poi mi chiedo che senso abbia un’enciclopedia sul taglio e cucito: forse che il taglio e cucito ora o in una qualche ferina epoca passata abbiano esaurito lo scibile umano?
Semmai è più corretto sostenere che l’”arte” del taglio e cucito abbia raggiunto l’apice nel corso degli anni ’70 (in questo senso un’enciclopedia particolare ha avuto senso in quell’epoca ferina e fiera). Dopodiché si imposero irrimediabilmente i capi di vestiario di massa. Siamo, ahinoi, figli di Levi’s, Lee ed El Charro.
Eh si, hai proprio ragione: gettare via le cose (seppur inutili) a cui si tiene tanto è proprio dura, ma intanto se si vuole guadagnare un pò di spazio, non se ne può fare a meno….Non ti preoccupare, prima o poi lo superiamo tutti…io proprio il mese scorso ho buttato un sacco di cose mie a cui tenevo tantissimo ma che considerando non valevano un cavolo…vabè pazienza…L’ hai sentito o letto della morte di Michael Jackson??Che peccato…era proprio bravo
Io penso di avere mezza soluzione: scannerizzare tutto, se è vero che gran parte dei miei ricordi del passato sono cartacei. Un dvd dovrebbe contenere ciò che non sta in un solo baule. Sempre che non mi abbiate gettato via anche quelli…
P.S. Michael Jackson voglio ricordarlo così.
Tranquillo quelli ci sono ancora insieme alle numerose rivste di “Panorama” e alla moltitudine di videocassette e cd che mi stanno facendo scoprire un “nuovo” mondo della musica
…anche se mancano le tue carissime bottiglie di Keglevich e alcolici vari; in quanto a Jackson hai ragione: meglio ricordarlo così piuttosto che per i suoi scandali come la pedofilia e la
perdita del naso e dell’orecchio”…almeno scopriamo anche che aveva inventiva:-)
Panorama? Non scherziamo con le cose serie! Al massimo ho qualche numero dell’Espresso e mezza collezione di vecchi Focus…
Quanto ai cd, invece, mi sa che qualcuno lo riprenderò (almeno quelli originali). In cambio ti farò qualche dvd colmo di mp3 metallari.
Apposto a ma fratazzu
…mi servono proprio per sopravvivere in questa famiglia
.In quanto ai giornali mi sono sbagliata: sono proprio Focus
.
SI VEDE CHE NON BUTTI VIA NIENTE!
Ps.Avevo dimenticato a dirti che l’altro giorno mentre pulivo lo sgabuzzino/ripostiglio per coniglio che sarebbe dovuta diventare la mia stanza (cosa che poi non è stata così), ho trovato una confezione di unghie su misura , nuove nuove e ben conservate!Ahahah
Ok, devo riprendere tutto quel che ho lasciato in quella casa. Decisamente.