Uno tra i vezzi filosofici più diffusi è senz’altro quello di storpiare il senso comune delle parole – come se non bastasse già andare oltre il buon senso, quella qualità meglio distribuita a detta di Descartes ma anche quella più detestata dall’Autentico Filosofo™, tanto è il dileggio ch’egli tributa alla pubblica folla (scherno invero pienamente ricambiato, già dai tempi di Talete). Ma siccome il Filosofo è anche un paranoico, di quelli che temono di farsi capire troppo – o di risultare così oscuri al punto da non riuscire a ve(n)dere – allora non sarà insolito ch’egli rimarchi le sue Parole con profusione d’iniziali maiuscole.
Come se non bastasse, poi, il Filosofo è solito affezionarsi a una selezione accurata di sacri lemmi, di quelli che permettano di scorgere i sacrileghi nonché di distinguersi tra gli altri scellerati sedicenti filosofi1. Ora, posso capire un tedesco2, ma un italiano che cominci a scrivere in quel modo mi risulta subito odioso. Sembra quasi che voglia nascondere qualcosa. O, peggio, che voglia rendere magniloquenti delle parole di per sé insignificanti, o non più sensate d’uno scioglilingua a base di palle di pelle di pollo o d’Apollo.
Fidatevi, ce ne sono ancora molti in giro di filosofi del genere – del Genere Majuscolo, direi. Ci sono quelli che tributano ogni onore allo Spazio piuttosto che al Tempo, o al Corpo anziché alla Mente (o peggio all’Anima, e ancor peggio allo Spirito – nel venticinquesimo secolo3!): la divinizzazione del Verbo è compiuta; la contesa è cominciata. Il bello, o sia il brutto, è che la pessima abitudine è così inveterata da essere diventata un meme: scorgiamo già chi scrive Abitudine, per dirne una…

Ora io propongo una cosa. Se quel di cui si parla4 non ha più alcuna attinenza col termine originario, perché non usare un’altra parola affatto? Esempio: lo Spazio di cui parli è così metafisico che non ha più nulla dello spazio che tutti conosciamo, o crediamo di conoscere (è già così difficile definire quello minuscolo…). Perché dunque continuare a chiamarlo così? Dico io, chiamalo “ziospa”5, se proprio vuoi mantenere un occulto riferimento al termine terra terra. Bene: lo Ziospa potrai scriverlo maiuscolo senza temere d’incappare nelle mie ire, te lo assicuro. Similmente il Tempo può diventare Sdlon6.
Come dite, che fanno schifo questi termini? Che si è perso qualsiasi riferimento alle parole di partenza? Beh, meglio così: erano già così poco nobili («Fammi spazio!»; «Dammi tempo!»; «Non ho più spazio nello stomaco!»; «Che tempo di merda oggi!»). Del resto, quando mai mettere una corona in testa a un povero di spirito ne ha fatto un aristocratico7? E poi già nei vostri concetti c’erano ben pochi riferimenti ai significati di partenza. Allora dove sta il problema? Forse che si svelerebbe l’inganno? Forse, dico, che se io proponessi la Metafisica dello Sdlon e dello Ziospa ricaccerei la filosofia nell’ambito della letteratura fantastica, come voleva Borges?
Note:
- Il Filosofo, si sa, è unico nel suo genere; altresì vorrebbe essere l’unico esemplare della sua specie, ciascuno – forse allo scopo di smettere di riprodursi e passare alla Storia come l’Ultimo (l’Unico!) Filosofo, come voleva lo Hegel.
- Il quale notoriamente, oltre ad adoperare una lingua impronunciabile da qualsiasi persona non abbia un QI superiore a 111, ha l’usanza di trascrivere con l’iniziale in grande qualsiasi nome, comune e non comune, di Cosa e Non-Cosa, cioè Animale.
- Dopo la morte di Socrate, è chiaro.
- Altro vezzo tedesco, il riflessivo che rende subito tutto più riflettente…
- Che sembra un po’ una bestemmia piemontese, ma voi pronunciatela piana e piano.
- Tramite un cifrario di Cesare con chiave -1, come qualcuno avrà arguito…
- Beh, forse questo succede continuamente tuttora. I termini originari erano “barbone” e “monarca”: ma io ho voluto sostituirli con quelli più filosoficamente connotati, stravolgendo il senso della frase…
MA Che Stai A Di’?!
Ho un’idea migliore: releghiamo la filosofia ad un’attiva secondaria per gente profondamente impegnata in altre attività costruttive. Secondo me comincerebbero a venir fuori cose forse persino interessanti.
Ma che stai leggendo, santiddìo?
Rido. Anzi Rido. Anzi dior. Anzi odir. Anzi diro o dirò.
Quasi convincente, ma pretendere che i filosofi rinuncino ai loro vezzi vizzi vanesi…
@Triad: Dico Il Mio Pensiero.
@Oblomov: se ciò comporta anche l’abolire ogni Facoltà di Filosofia, ci sto. (Comunque non ti nascondo che relegherei la mia attività di “filosofo” a margine di quella di lettore: chi vuole giocare con le parole dev’essere prima disposto a sorbirsi quelle degli altri…)
@Ferrigno: Proust e Palahniuk (due degli Autori più filosofici ch’io conosca).
@Cateno: rodi o ordi?
@antonio: io stesso non son scevro da vezzi e vizi avvizziti e avvilenti.
Ci mancherebbe…
io lavoro nella facoltà in cui “insegna” severino, fai tu. e con lui tutti i suoi emuli. ti dico un donà, buttato lì.
il trionfo del “non si capisce un cazz”
la cosa grave è che in genere chi si iscrive a filosofia cerca queste cose qui! e severino, e cacciari, e donà, per dire 3 dei più seguiti della mia facoltà senza andare fuori.
ah le matricole senza senso…
)
(ah, quella matricola in particolare… no, lascia stare
noi proviamo a contrastare il dominio dell’insensato, ma è un lavoro complicato quando la cultura in genere propone quel modello lì, dalle scuole secondarie alle pagine culturali dei giornali. al tuo blog quando decidi di partire per i mondi iperurani
liberati dalla malafilosofia! unisciti alla lotta!
Fortunatamente non ho mai letto nulla di Severino. Ma ne ho sentito parlare in termini fascinati — “gagliardo, riprende Parmenide!”, come se fosse un merito.
Che la “cultura” proponga sé stessa come Cultura è tristemente vero. Forse ne parlerò in un ulteriore post sulle forme della sedicente cultura, nonché su quelle della stessa filosofia. (Ah!, quanti propositi…)
Per finire: ebbene sì, non mi escludo i mondi iperurani. Dipende molto da come mi alzo al mattino. Devo dire però che, anche quando do l’impressione di farfugliare, io mi capisco benissimo.