Ine(r)zie mai perse

Qualche addì addietro: capatina alle vigne, quel sacro spazio semestralmente disabitato. Non ci contavo, a dire il vero – e a dire il bello, tutto ciò che conta non si può contare, e forse nemmeno raccontare. Ma proverò, ancora una volta a brandelli, come ogni volta si tenti di rievocare l’indicibile.

fiori di ciliegio

Qualcuno avrà forse letto qual è il mio odore preferito. Gl’iconicamente suddetti, nonostante la parvenza (per un profano, s’intende), son fiori di ciliegio (il mandorlo mette le foglie solo dopo avere sfiorito; peraltro fiorisce, solo e pensoso, nel primo trimestre – sovente bimestre – del novo anno). L’ho odorati, l’ho adorati.

fiori di prato

Senza odore ma con più colore è il fior di prato, tra quelli che costringono a strisciare e strusciare sulla terra come tentante serpe per poter essere ammirati. Fossi un insetto mi ci sfamerei; ma nonostante quel che diceva Franco (o Manlio, chissà) ho ancora forma antropomorfa (paru ’n chistianu, in altre parole). Chissà se stiamo davvero diventando antropologicamente inferiori, discendendo verso l’humus. Infimi. Altrimenti perché dovremmo essere attratti dai fiori, questi esteti per coleotteri?

Ossidia annusa fiori di melo

La consorte, la promotrice della trasferta, a quelli di ciliegio, troppo mielati per il suo olfatto, ha preferito indubbiamente i fiori di melo. Melodie nasali. Me lo dessero il tempo di memorizzarle! Ma non c’è niente di più fragile, persistente e tenace del polline. Frattanto io, o quel che fui ed ero io una dozzina di giorni fa, mi dedicavo a raffazzonati autoscatti. Effettivamente il pizzo lungo senza la filazzèda m’invecchia, m’intristisce e mi dona un’aria sciatta e stancamente metallara

io tetro

Bah. Non so cosa ne pensi il perito, ma a mio avviso (ben poco modesto, perciò con molto fasto) l’abitudine è l’inerzia del corpo. La permanenza nello stato di quiete, o sia di pace, o di moto – di spazi nel tempo, o tempi nello spazio. In parole povere – e dunque tanto più chiare: il mio corpo sapeva esattamente come muoversi tra gradini abbandonati, camini raffreddati, serrande bloccate, tavoli usurpati, muri ammuffiti e libri imbustati. (In pratica lo spazio permane più del tempo, anche perché il tempo è più teor(et)ico che pratico…) Ma non senza attrito riscopriva, quell’ammasso di carbonio e adipe inglobato in acqua, sospeso nell’aria e aderente alla terra che io sono, le resistenze della materia: le vertebre tastavano con timidezza il materasso (κλινη) dalla diversa inclinazione (κλιναμην) – ciò non prima d’aver asceso le scale (κλιμαξ).

lei che danza

Prima, però, abbiamo riscoperto una ben più piacevole – in quanto più dimenticata – abitudine. Quella di ascoltare musica1 in modo appena dignitoso, con un impiantaccio Amstrad surrogato di qualche home theatre. Ok, i bassi sono da cinema, slabbrati, soffiati, sbuffati o subwooferati, dunque per niente definiti: ma almeno il volume, la chiarezza e il bilanciamento generale sono spanne al di sopra di quelli a cui ci avevano abituato le casse del portatile o gli auricolari del lettore mp3 (ecco il brutto dell’essere nomadi: perdere l’armonia). In quell’occasione ci siamo ripromessi di ascoltare almeno un’ora di musica al giorno. Ma le promesse, si sa…


Note:
  1. Ecco la nostra playlist, per l’occasione (tra la poca roba che ambedue ascoltiamo senza inveire a vicenda l’uno contro l’altra, e soprattutto tra quella trovata sparsa e rada nell’hard disk):

    1. Stefano Bollani – Luz Negra
    2. Stan Getz & Chick Corea – La Fiesta
    3. The Doors – Break On Through
    4. Frank Zappa – Peaches En Regalia
    5. Radiohead – Packt Like Sardines In A Crushd Tin Box
    6. System Of A Down – Radio/Video
    7. Petra Magoni & Ferruccio Spinetti – I Will Survive
    8. Joy Division – Love Will Tear Us Apart
    9. Primus – Here Come The Bastards
    10. Rush – YYZ
    11. Blondie – Atomic
    12. Frankie Hi-Nrg MC – Rivoluzione
    13. Radiohead – Airbag
    14. Radiohead – Paranoid Android
    15. Franco Battiato – Strani Giorni
    16. Sex Pistols – Anarchy In The U.K.
    17. The Police – Roxanne
    18. Radiohead – Karma Police
    19. Blondie – Call Me
    20. Pink Floyd – Dogs

    A voi il compito di reperirle, su Youtube o eMule…

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12 risposte a Ine(r)zie mai perse

  1. Triad scrive:

    Belle riflessioni quelle sull’abitudine… Dissento ma apprezzo molto!

  2. Attenderò di conoscere le tue. (Come sai io sono un dilettante della riflessione sull’abitudine, ma non dell’abitudine…) ;-)

  3. Triad scrive:

    Non potremmo essere da meno, tutti. Comunque sto ‘informandomi’ sui pezzi che sconoscevo (molti)… Grazie delle dritte!

    P.s. Che siete carini…

  4. Sappi che molti, specie i primi, sono per entrambi i carini (grazie!) dei pezzi sacri. Ergo indiscutibili. :-P

    (In realtà quella sera abbiamo ascoltato anche qualche altra cosa, tipo Nothing Else Matter dei Metallica o Jump dei Van Halen — roba che garba a me soltanto, la prima essendo giudicata da lei una cosaccia epico-sentimentale e la seconda pacchiana-eighties…) :-(

  5. SalvoX scrive:

    Caro Tommy,
    l’età avanza e diventi più riflessivo.
    Bene, bene.
    Stare alle vigne in primavera è senz’altro ritemprante, ma soprattutto stimolante. ;-)
    Per la playlist, avresti fatto meglio ad ascoltare tutto l’album Animals dei Pink.
    Tra pecore, cani e porci avresti sicuramente apprezzato ancor di più la campagna.
    Un’abbraccio a voi.

  6. Peccato che la permanenza fu meno che breve… :-(

    P.S. Ti ho mai detto che Animals è il mio album preferito, dei Pink Floyd e forse in assoluto?
    P.P.S. Sto cominciando ad imparare i vari assoli da “Dogs” — probabilmente i migliori per gusto, tecnica e varietà mai suonati da Gilmour. Quando tenteremo di ricrearli assieme, ricreandoci noi stessi? ;-)

  7. camu scrive:

    L’abitudine è l’inerzia del corpo, bellissima frase! Mi sa che la riciclo, specialmente perché io sono un abitudinario cronico. Nella playlist aggiungerei appunto “Sono abitudinario” di Elio e le Storie Tese.

  8. Eh, l’avessi avuta nell’hard disk l’avrei messa, anche se la consorte non avrebbe gradito troppo… :-(

  9. Miryam scrive:

    Che dire? Si lascia un po’ di sè laddove si scopre una parte di sè…E dunque saremo sempre zingari, nomadi alla ricerca dell’essere sparso (impresa immane il ricongiungimento di tanti brandelli…).

  10. Taci, o mi ferisci.

  11. Miryam scrive:

    Non parlò più :-(

  12. Miryam scrive:

    Errata corrige…: Non parlo più…:-(

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