Se Spinoza può permettersi gli arretrati, perché non io? Ecco: prima del terremoto c’è stato quel G8, o G20 o che cacchio altro fosse. Una roba mostruosa, come a dire: noi siamo la dozzina di grandi che contiamo e decidiamo, voi chi cazzo siete? (Corollario: fatevi ciucciare il petrolio, se ne avete, e non rompete i coglioni, ché qua abbiamo macchine da tenere in moto.) Ma non voglio fare il comunistazzo qui. Anche perché, un po’ come le mezze stagioni, non ci sono più i comunisti di una volta – quelli mezzi anarchici per intenderci, troppo codardi o troppo socialisti per esserlo per intero. Quelli di oggi, sinistroidi o sinistrati – vale a dire essenzialmente oppositori dell’Onorevole Cavaliere – sono troppo schifati dall’Italia, com’è d’obbligo, e guardano forsennatamente e fottutamente verso modelli esteri, esterni, paterni, materni o moderni. Al punto da prendere le difese del President, o della Queen.

Per tutti gli anarchici narcolettici! Io in questa foto ci vedo sorrisi sinceri di chi è stato baciato dal fato, benedetto dal soldo, beato tra le donne e ogni altro uomo. Sì! Sono un elitista (e anche un po’ etilista). Ma non sto in nessuna lista, a differenza di questi homines sapientes più saputelli degli altri; né mai erediterò alcunché, tranne qualche debito. Posso dire, nietzscheanamente o niccianamente (in modo very nice), di essere – di sentirmi – aristocratico, ma non sono un principe né un pilota (né mai diventerò ricco grazie ai libri). Europa! La sovranazione che contiene più sudditi.
L’Italia, poi, è proprio piena di figli di sultana. (Ne provate pena?)
Sultana…?la carne de la Pu**ana?
Ti autocensuri?
Lo leggiamo assieme questo articolo?
Au contattami che devo dirti una cosa sulla tempra che ti può interessare
“Homo homini lupus” proclamava T. Hobbes nell’occuparsi della natura umana.
Tutto il resto è utopia, caro amico mio.
Credi che un giornò l’umanità potrà raggiungere il bene per tutti e l’amore universale?
Credi che l’umanità finirà di ricorrere alle guerre per risolvere le sue misere dispute?
Credi forse che un giorno l’umanità riuscirà a sconfiggere le mallattie e la fame?
Credi che l’umanità riuscirà a vincere definitivamente la morte?
Io credo proprio di no.
Le risorse si stanno esaurendo e l’umanità è sempre più numerosa.
Per quanto tempo ancora l’umanità si potrà riprodurre.
Son convinto che, dopo aver sconfitto le malattie e fors’anche la morte, dopo aver debellato la fame, l’uomo si accorgerà di essersi riprodotto a dismisura e ognuno sgomiterà inutilmente per avere il suo bel posto al sole.
Allora si saranno “uccelli senza zucchero” ..!
Amico mio,
le disquisizioni trattate nell’ articolo che hai proposto di leggere, non mi convincono assolutamente. Secondo me, le osservazioni ivi contenute non sono per nulla esatte e anzi sono solo astratte disquisizioni, prive di alcuna cognizione di causa e facilmente criticabili perché non tengono conto della reale natura umana.
Premesso che l’uomo è un animale sociale e che deve necessariamente vivere con i propri simili, tenuto conto che l’evoluzione dell’umanità è caratterizzata dalla specializzazione che ciascun individuo riesce a raggiungere nella società; di modo che ognuno dei componenti di essa non ha bisogno di sapere il tutto, in quanto ci sarà sempre qualche altro componente della stessa società, specializzato in un determinato settore, a cui rivolgersi.
Va, anche, considerato che l’essenza umana tende alla sopraffazione dell’altro (mors tua, vita mea – homo homini lupus).
Ne discende che per rendere possibile la convivenza tra gli uomini è inconfutabilmente necessario che vi siano delle regole nec cives ad arma ruant.
Ciò posto, mi pare evidente che le definizioni ed i concetti espressi dal tuo amico e che tu stesso ingiustamente hai ritenuto di giudicare ottimi non possono ricevere il mio plauso e, anzi, ritengo opportuno criticarle con forza.
Della libertà e dell’anarchia
Una corretta ed essenziale definizione del concetto di libertà non può prescindere da una osservazione biologica dell’uomo, che è un animale. Animale pensante, ma pur sempre animale.
E’ incontestabile che l’uomo in quanto animale deve necessariamente soddisfare le proprie esigenze fisiologiche: respirare, alimentarsi, dormire, muoversi, eliminare le proprie scorie, riprodursi, ecc.
Sotto tale aspetto è evidente che la libertà si identifica con la possibilità per l’essere umano di soddisfare tali necessarie esigenze fisiologiche, senza restrizioni di sorta.
Ma tali necessarie esigenze fisiologiche trovano il limite nelle pari necessarie esigenze degli altri individui nostri simili.
In altri termini se un individuo, pensando erroneamente di essere illimitatamente libero, intendesse defecare dove un altro individuo normalmente è solito nutrirsi, sicuramente quest’ultimo non sarà per nulla d’accordo col primo. E, dopo averlo avvisato la prima volta, sicuramente lo aggredirà in malo modo, qualora quello intendesse ostinatamente utilizzare come latrina il proprio desco.
Dunque la libertà di ognuno trova il suo limite necessario nella libertà degli altri.
Ma poiché la natura ferina dell’essenza umana non è tendenzialmente pacifica e, anzi, è avvezza alla sopraffazione, ecco che gli individui componenti una società devono darsi delle regole che valgano per la maggioranza di coloro che vivono in quel contesto sociale e, pertanto, le devono condividere affinché loro stessi possano coesistere nel medesimo contesto spazio-temporale.
Tra le varie risposte coesistenziali a queste necessità vi sono gli ordinamenti giuridici che, in quanto estrinsecazione della natura umana, sono comunque più o meno fallaci, tenuto anche conto che ogni regola ha sempre delle eccezioni.
Parlando di sistemi di governo e disquisendo sul concetto di libertà, è semplice ritenere che non può esistere un sistema migliore della democrazia, in quanto sistema ottimale che tende a salvaguardare la libertà e i diritti della maggior parte di tutti i consociati: e quindi anche la libertà di coloro che non condividono tale sistema ma che comunque vivono in quello stesso confine spazio-temporale.
Alla luce delle superiori considerazioni è possibile ritenere lo Stato democratico come istituzione rappresentativa, legittimata dalla maggioranza dei consociati: altro che “agenzia”..!
Quindi, istituzione legittimata dallo stesso consesso che ha stabilito le regole per consentire all’essere umano di estrinsecare la sua necessaria socialità in quel contesto spazio-temporale.
Dunque, l’altrui libertà assurge a interesse generale, proprio della collettività. Interesse generale che viene tutelato da principi e norme che la stessa società si da e, per la cui applicazione, predispone anche dei mezzi coercitivi. Se la società ha stabilito che l’omicidio è un delitto, lo ha fatto nell’interesse di tutti i suoi partecipanti. E’ quindi è giusto che persegua il delinquente con mezzi coercitivi appositamente predisposti.
Le superiori considerazioni inducono a ritenere l’anarchia incompatibile con la socialità umana, che necessita regole per il suo estrinsecarsi.
Pertanto, l’anarchia va contro ciascuno di noi ed è, quindi, incompatibile con qualsiasi risposta coesistenziale integrativa necessitata dalla socialità umana. Se lo Stato mi richiede di fare una certa cosa è perché è la stessa collettività che me lo richiede ed io stesso ne beneficio in quanto componente di quella collettività.
In altri termini, se la regola del codice della strada prevede che in Italia alla guida di un veicolo si deve mantenere la destra è perché chiunque si trovi a guidare sappi che in quell’ambito si mantiene la destra per evitare collisioni con altri veicoli.
Per tali ragioni l’anarchia si rivela come assurda utopia, in quanto non può prescindersi dalle convenzioni.
Almeno che non si ritenga il comportamento anarchico temperato dall’amore universale.
Ma in questo caso ci sarebbe comunque una regola di comportamento sociale e, dunque, incompatibile con il concetto stesso di anarchia.
Se io fossi coerentemente anarchico non potrei pretendere che altri si astengano dal depositare le proprie scorie sul mio desco, se io depositassi le mie sul loro.
E, dunque, in una democrazia se la collettività mi richiede di contribuire alle spese di gestione della cosa pubblica non posso considerare tale richiesta come furto se tale richiesta è giustificata da esigenze della stessa collettività.
Se utilizzo le strade, le scuole, gli ospedali, le istituzioni è giusto che devo sopportarne anche il costo. E se in questo momento non ho necessità di qualcuno di quei servizi, sicuramente lo staranno utilizzando gli altri consociati, che a loro volta contribuiranno a mantenere quegli stessi servizi quando io ne avrò bisogno e loro no.
E’ questo il patto sociale.
Non condivido minimamente ciò che ha scritto quel tipo di cui ha chiesto di leggere l’articolo?
Agenzia? compagnie private? multinazionali? coercizioni ? comunità? club volontario?
Secondo me usa definizioni errate, parla a sproposito e dice cose assurde.
Quel blog è meglio per lui se lo chiude. Ci ho letto solo delle assurde convinzioni basate su presupposti insussistenti e fuori luogo, messi li a far mucchio.
Altro che lume rinnovato. Piuttosto l’oscuro farneticare di chi vive parassiticamente a spese della collettività.
Robinson Crusoe era certamente anarchico, ma sicuramente non era libero, perché non poteva scegliere altro che vivere da solo in quella maledetta isola.
La libertà, infatti, va intesa anche come possibilità di scelta: sono libero finché posso scegliere. E proprio nel momento in cui ho scelto ho perso la mia libertà, a meno che io abbia sempre la possibilità di cambiare idea e scegliere ancora.
Ma come può considerarsi libera la volontà condizionata dallo stato di necessità o dallo stato di bisogno?
Certamente, nessuno può mettere in dubbio che tutta la nostra esistenza è condizionata dai bisogni e dalle necessità che ci accompagnano fin dal primo attimo della nostra vita e che ci inducono a fare scelte più o meno compatibili con la libertà.
Non si può considerare libera la scelta del congolese che attraversa tutta l’Africa, a piedi o con mezzi di fortuna, per poi imbarcarsi in Libia, sperando di arrivare sano e salvo in Europa. E’ evidente che la sua scelta è dettata dallo stato di bisogno che lo induce ad affrontare un viaggio pericoloso, che lo può portare persino alla morte.
Sicuramente, nell’epoca in cui viviamo, il comportamento di noi occidentali non è tanto influenzato dai bisogni primari quanto quello della maggior parte dei popoli del terzo mondo. Per la maggior parte di noi non ci sono problemi legati alla fame. Per cui possiamo senz’altro dire che nel nostro contesto spazio-temporale abbiamo tutti la possibilità di vivere un’esistenza libera e dignitosa. Ma tale possibilità ci porta spesso a fare delle scelte di opportunità, che condizionano senza dubbio la nostra volontà. Sicuramente è coartata la volontà di colui il quale per necessità o bisogno accetta di lavorare alle dipendenze di chi gli offre un lavoro a condizioni disumane.
E allora, se tutte le nostre scelte sono più o meno condizionate dai bisogni e dalle necessità, anche la nostra libertà è da considerarsi gravemente limitata.
Alle stesse conseguenze si giunge anche nel caso in cui intendessimo la libertà come facoltà di poter pensare, di poter estrinsecare la nostra personalità, di poter esprimere le nostre idee e i nostri sentimenti: saremo comunque influenzati dai nostri simili in quanto la società condiziona, più o meno direttamente, ognuno di noi. Siamo animali sociali e, dunque, la nostra libertà non può prescindere da quella degli altri.
Pertanto considerando la società come organismo fatto di più individui che vivono in un contesto spazio-temporale, le cui azioni sono interconnesse tra di loro, è evidente che per garantirne l’esistenza come organismo è necessario che essa si sostenga col contributo di tutti coloro che ne fanno parte in ragione delle rispettive possibilità.
Non è possibile l’esistenza di una società evoluta senza tasse. Certo possiamo mettere in dubbio la legittimità di alcune, ma ciononostante dobbiamo prendere atto che non possiamo farne a meno.
Pertanto, amico mio non farti ingannare da colui il quale ipotizza di vivere senza regole nel nome di una libertà che non potrà mai realizzare perché incontestabilmente limitata dalla pari libertà altrui. Come le cellule del nostro corpo dobbiamo necessariamente collaborare tra di noi per contribuire tutti al bene della collettività, che non è un organismo altro da noi, ma concreta essenza del nostro essere sociali.
Egregio Salvo X,
scusami ma non sono stato libero di collegarmi nei giorni scorsi. Adesso, non senza qualche stupore, mi ritrovo un trattatello contro l’anarchia e sul retto concetto di liberta…
I problemi che giustamente sollevi sono tanti e complessi (forse proverò a riassumerli in un post, prima o poi). E, soprattutto, sembrano coerenti con la premessa dell’homo homini lupus (cosa che condivido al 99%). La mia pena è proprio tentare di conciliare una simile visione negativa della natura umana (o della Natura tout court) con un possibile orientamento (ordinamento?) anarchico della società, nella convivenza di individui tendenzialmente mutualmente sopraffacentesi.
Forse il nostro errore è quello di immaginare l’anarchia unicamente come caos. A questo pongo frettolosamente l’obiezione che anarchia non è mancanza di regole, è mancanza di Stato. Certo, tu giuridicamente sai bene che se viene meno lo Stato cadrebbero anche le regole — che vengono rispettate perlopiù per timore della pena. Ma ne siamo certi? Uno Stato al di sopra delle regole mi sembra dannoso. È quello che abbiamo in Italia. E non solo, visto che ogni élite si configura (quasi) sempre in termini di sopraelevazione rispetto alle leggi.
Bah. Devo (ri)leggere Platone, e cominciare Rawls.
Scusami se mi sono dilungato molto col trattatello.
Mi sentivo in vena di scrivere qualcosa.
Lo sai che ogni tanto mi piace discutere su argomenti generali. Non che mi ritenga il depositario della Verità, sai bene che non do nulla per assolutamente certo e anche il relativismo è relativo.
Aspetterò il post che hai preannunziato.
Se vuoi puoi girare il “trattatello” al tuo amico che ho criticato. Mi scoccia registrarmi per “inserirglielo” io stesso.
Già che ci sei, perché non proponi qui anche un post sull’esistenza di Dio? O forse lo hai già fatto?
ps: ma perché non riesco a vusualizzare i tag html che inserisco nei miei contributi ai tuoi post?
E’ bello inserire anche illustrazioni alle parole.
Hai disattivato la funzione per i partecipanti o sono io obsoleto?
Vi abbraccio.
Scusami tu piuttosto: al momento non mi sento in vena di articolare discorsi più complessi di quelli del mio precedente commento. Oltretutto m’è andato in pappa l’hard disk, quindi ho pene…
Avevo già pensato di segnalare la tua risposta all’autore di quell’articolo: faròllo quanto prima.
Non ho scritto molto sull’esistenza di Dio, essendo per me un argomento del tutto inutile (nel senso che è inutile argomentare l’esistenza di un dio!). Puoi tuttavia spulciare ciò che sta sotto il tag dio o dentro la categoria religione.
Quanto all’html, sono abilitati solo alcuni tag. Quello per le immagini credo sia disattivato per i commentatori…
A rivederci (a proposito, sei riuscito a beccare Chick il bacchetta?).