Decreto D’Alia? Non mi turbi

Personalmente stento a comprendere i motivi di allarmismo concreto nei confronti del cosiddetto Decreto D’Alia. Intendiamoci: sono per l’assoluta libertà di parola, almeno finché non sovrasti quella altrui. In tal senso questa legge mi ripugna profondamente; tuttavia potremo pronunciarmi a ragion veduta solo dopo l’effettiva applicazione. Tenterò di delineare brevemente alcuni scenari, riducendo le varianti all’osso.

D'Alia

Se effettivamente tale decreto verrà utilizzato per ripulire Facebook da tanti gruppi scioccherelli, non ne vedo gran danno. Primo, perché abbiamo tutti ben chiaro di cosa si tratti: partigianerie del tutto scevre da qualsivoglia argomentazione razionale. Altro che apologia! Sarebbe come impedire di esternare il tifo per il Real Marcianise piuttosto che per l’Igea Virtus.

Se Facebook verrà davvero oscurato, e per intero, forse allora più italiani del previsto capiranno come ragiona il Padrone Premier. Non immagino ribellioni, ma solo una fine dello spasso capriccioso: torneranno alla cara vecchia tv (forse è proprio quel che vogliono). Forse qualcuno ha mai nutrito fiducia negli utenti di Facebook, italiani medi?

Se l’oscuramento riguarderà siti all’infuori di Facebook, andranno fatti dei distinguo. Verranno oscurati solo siti come quello di Grillo? Avrà il modo di rifarsi e di comunicare in altri modi. Del resto prima dei blog e ancor prima dei forum c’erano le mailing list. Verranno presi pure i pesci piccoli? Si daranno da fare anch’essi o soccomberanno, com’è loro destino.

Non si sottrarranno alla censura nemmeno mailing list e siti privati? Forse è il caso più estremo ed eccessivo, ma quello nel quale spero di più. Internet, interconnettendoci tutti, in realtà ha provocato dei profondi solchi: la rete ha delle maglie lasche. Non così la stampa clandestina, o le associazioni basate sulla presenza umana corporea. È in quelle che io vedo veramente delle forze rivoluzionarie, non nei comodi grillini!

Il caso più patologico – e dunque più verosimile – è quello in cui la gente spontaneamente ubbidirà alla legge. Ma timorosa di cosa? Non vi sono sanzioni, se non per i “fornitori dei servizi di connettività” (che dunque diventeranno i guardiani attivi, gli sbirri del sistema). Evidentemente o riterranno la legge in qualche modo giusta, o valuteranno più importante la loro ostinata e vanesia presenza sul blog che la libertà di parola.

Ai singoli blogger direi: temete l’oscuramento del sito? Starete più attenti a scrivere. (È fin troppo facile inneggiare al reato su internet; facciamolo in piazza – come mi auguro – se ne abbiamo le palle! Ma là è difficile: la legge “liberticida” esiste già, e nessuno se n’è mai lamentato.) Volete fare qualcosa? Potete accodarvi (e dunque in qualche modo unirvi) attivamente o passivamente.

Post simili:
Questa voce è stata pubblicata in www.davidetomasello.it e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Decreto D’Alia? Non mi turbi

  1. Cateno scrive:

    Io credo che il vero problema sia un altro, e ciò che a forza ci concedere qualcosina qui e qualcosina là arriveremo a cedere tutto. Queste legge non avrà conseguenze nefaste, sostiene; concordo quasi in pieno con quanto ne dici. Ma è una cessione; oggi è toccato a questo aspetto; fatta piazza pulita di questo, a cosa toccherà dopo? Piccole concessioni alla volta, alla lunga ne fanno tante grandi.

  2. Onan scrive:

    Io non ho Facebook e so a malapena come funziona, ho un blog ma lo uso poco, sono un consumatore base di internet. Ad un livello formale le Sue affermazioni sono condivisibili, però Lei dimentica una cosa, che siamo in Italia e quindi rimanendo alla comunicazione: il segnale della televisione (sia analogico che digitale) ha problemi, le frequenze di canali radio importanti (radiorai) sono spesso disturbate e sovrastate illegalmente, moltissimi italiani non possono ancora avere una connessione internet degna di questo nome perché abitano in determinati luoghi o perché costa moltissimo. Il numero di connessioni internet in Italia è molto basso ed invece di aumentare progressivamente (come in tutti i paesi europei) diminuisce. E poi i vecchi problemi, mercato drogato, monopolio truccato, finta concorrenza, etc. In questo contesto Inernet è un “lusso”, e questo non è scontato, soprattutto in un paese che è economicamente in crisi. La politica potrebbe intervenire seriamente e migliorare la situazione. invece di permettere un normale sviluppo di queste tecnologie queste persone spalleggiano gli impenditori che pensano “solo” a mungere gli utenti. Invece di rendere europeo il mercato delle telecomunicazioni, agiscono perché vi sia più controllo, sono solo interessati ai contenuti.
    E poi ci sono già le leggi sull’apologia di reato”, contro l’adescamento pedofilo, contro la pedofilia, contro le truffe commerciali, etc. C’è la possibilità di querelare gli autori dei post che insultano o dicono calunnie su qualcuno (in questi anni di siti ne sono stati chiusi, anche di blog, ho visto in rete alcune sentenze contro i loro autori). Ma insomma a cosa serve veramente questo decreto?

  3. @Cateno: è la cara vecchia fallacia del piano inclinato (o china scivolosa). Ne ha parlato recentemente anche L’Estinto. Chissà se apprezzeresti la teoria (freudiana?) della repressione: l’accumulo di soprusi sarà letale a chi li perpetra.

    @Onan: credo che chi voglia tenersi informato sappia (e sempre saprà) come farlo. Il problema è l’informazione di massa — e su quella temo che internet incida veramente poco.

    A cosa serva il decreto, seriamente (e senza avallare facili dietrologie o ennesime rivendicazioni della dittatura in cui siamo già) non saprei. A mio modo di vedere, nella migliore delle intenzioni, è una cura palliativa: attenua i sintomi senza colpire le cause. A meno che non reputino minacciosi e realmente scatenanti il malessere sociale i vari movimenti dei Grilli, dei Travagli, dei Saviani. A quel punto concorderei piuttosto con Barnard.

  4. Onan scrive:

    Non capisco però cosa vuol dire che internet “incida poco” sulla “informazione di massa”. La vera informazione di massa non la fa nemmeno la carta stampata (letta da pochi, campa con le italiche tasse e la pubblicità), non sono nemmeno tutti i canali televisivi generalisti (hanno percentuali di share ridicoli alcuni canali). Informazione di massa in Italia la fanno solo due tg (nel prime time), un paio di talk show, tre o quattro canali radiofonici e poi la fa la pubblicità in mezzo ai programmi. Nient’altro incide sulla “informazione di massa”, anche perché internet interessa e mobilita soprattutto persone giovani e l’Italia è un paese di anziani…
    Barnard è molto bravo, è una persona sera, è interessante il suo metodo, lui vede sempre dietro al successo (non solo commerciale ma anche critico o di altro tipo) le mani occulte del liberismo che esaltano solo chi è innocuo, l’utile idiota che confonde, concentra l’attenzione e non mette in discussione lo stato di cose esistenti. Ciò è vero, ma invece di ragionare caso per caso e di distinguere Barnard finisce per dire che praticamente qualunque persona in Scena (perimetro che Barnard tende sempre più ad allargare) è organica e/o manipolata dal Sistema. E finisce per esaltare i piccoli eroi quotidiani la cui critica è stata talmente forte da essere stata subito interrotta (la censura, l’esclusione, la morte, etc). Insomma “[...] io solo / Combatterò, procomberò sol io.” La liquidazione della politica? Non so però internet potrebbe avere potenzialmente un ruolo positivo…

  5. Triad scrive:

    D’accordissimo con Onan.

  6. Caro Onan, sull’informazione di massa la pensiamo nell’identica maniera. Ecco perché sono alquanto scettico sull’entità della censura (ché di questo si tratterà) di internet: siamo certi che quel che vogliono sia oscurare la rete? Cosa dovrebbe intimorire il Potere, qualche graffio da grillo? Assai più pericolosi sono i grilletti…

    In questo scenario mi chiedo con ancor più urgenza quale possa essere il ruolo (pro)positivo di internet. Forse subiamo perché non sappiamo che fare, o forse perché è difficile concordare sul da farsi (ma concordare tra chi? tra interna(u)ti?). Forse quel decreto urta la nostra sensibilità perché imbavaglierà l’opinione che si fa strada nelle menti di molti — ed è un pensiero crudo, cruento. Forse però — anzi sicuramente — il Sistema sa già che basterà lasciarci la congrua dose di svago. No, non oscureranno Facebook. Non è nell’interesse di nessuno.

    P.S. Barnard lo conosco ancora troppo poco per poter esprimere un giudizio articolato; le sue tesi mi sembrano comunque interessanti e degne d’attenzione.

  7. Stanotte voglio essere ottimista (o meglio, non allarmato). Pensando alle parole “internet” e “illegalità” mi sorge spontanea la terza: “p2p”. O sia download di materiale protetto da copyright. Beh, la legge c’è, ma non hanno mai punito nessuno, o quasi

  8. Onan scrive:

    Ti do ragione, e rilancio affermando che effettivamente ciò che internet permette è il libero e gratuito scambio di idee e di dati (musica, testi, film) senza scopo di lucro. Anche decidere di condividere determinate cose, far girare certi contenuti piuttosto che altri sui programmi “p2p” è un’azione politica nel senso più vago/vario del termine. Pensa alle centinaia di libri di filosofia anglo-americana che si trovano in formato pdf su rapidshare o eMule messi in rete dagli studenti americani. Ci si costruisce una enorme biblioteca (o discoteca o videoteca) spendendo “solo” per il collegamento internet. Allora se è questo che certi uomini politici hanno intenzione di frenare (o di rendere più caro aumentando molto il costo delle connessioni) non ci siamo proprio. Anche perché non siamo negli Stati Uniti o in altri paesi europei. Certe cose qui non si recuperano se non “illegalmente”, perché sia il mercato che i servizi (biblioteche, discoteche, videoteche pubbliche e gratuite) sono asfittici, carenti, lenti e scomodi.

  9. Come darti torto? Però rimango di quell’idea: al più freneranno, ma non bloccheranno le attività “illegali” (anche perché tecnicamente difficilissimo). Certo, così sarà più difficile fare circolare idee, ma al contempo sarà anche più pericoloso — anzitutto per i censori.

    Mi viene da pensare a come ci si scambiava la musica tempo fa: con le cassette, e per un breve periodo coi cd, mano a mano e faccia a faccia. Certo, prima che le fotocopie di un libro di filosofia angloamericano giungano fin qui ce ne vorrà; ma arriveranno. (E comunque sono convinto che chi tutela le proprie idee col copyright non ha buone idee, ma anzitutto idee da vendere. Questo però è un altro discorso…)

  10. Aggiungerò qualche altra riflessione tecnica (ma non troppo), prendendo spunto anche da qui.

    Giusto ieri notte, riflettendo sulle modalità di filtraggio, pensavo: cosa pretendono, che i provider — i custodi, o gli “sbirri” come li ho definiti — assumano uno staff di censori? O i bavagli si baseranno sulle segnalazioni (come accade ai reati sulla terra)?

    Il fatto è che, parlando di filtri, si trascura che questi, per discernere il reato e ancor peggio l’apologia di reato, devono essere semantici. Non parliamo, poi, dello sforzo ermeneutico — per ora peculiarità esclusivamente (super)umana!

    In poche parole: se io sostenessi che adoro Lolita (il libro di Nabokov), i filtri mi oscurerebbero automaticamente come pedofilo? :lol:

    Cerchiamo di capire che, prima che cattive o inique, sono leggi stolide come chi le promulga — riflesso di un’ignoranza plateale.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ricevi un avviso se ci sono nuovi commenti. Oppure iscriviti senza commentare.