Maschere in rete

Si vede che in questo periodo c’ho una fissazione, un chiodo fisso, un pensiero fesso che spacca i capelli sopra il cranio: il contatto coi differenti è fonte di rafforzamento dell’identità, ma anche di rimodulazione della stessa – che perciò smette di essere la medesima, virando verso la me-diversa. Forse mi faccio troppe paranoie, per usare un gergo giovanile e uno slang sguaiato, ma l’esistenza di un blog non mi sembra affatto priva di effetti collaterali, pieno com’è di affetti personali: c’è sempre il rischio che qualcuno possa confondere l’acqua torbida per l’algida sorgente. La verità è che ogni scrittore porta una maschera. È sempre stato così, dacché l’uomo ha cominciato a tracciare simboli che con la cosa avevano un rapporto tenue, incerto, arbitrario – e se i simboli erano lontani dall’oggetto, figuriamoci dal soggetto. Ora il blogger è il disseminatore di segni e segnali per eccellenza: dunque è l’ultimo dei mascherati.

tat-masks

Queste tracce hanno una peculiarità: possono essere seguite da chicchessia spesso senza che ce ne rendiamo conto, così come possiamo noi stessi divergere da esse qualora cominciamo a muovere i primi seri passi nel mondo oltre la rete. L’abisso tra palco e realtà, per prendere in prestito una locuzione rock, richiede appunto una maschera che ci rende simili a Giani bifronti, sfrontati all’occorrenza e deferenti all’occasione. Si tenga conto tuttavia che una maschera troppo aderente fa sudare, una troppo distante fa soffocare; una eccessivamente sottile ci espone a sfregi, così come una assai spessa ci impaccia. Ogni blogger sceglierà dunque la maschera con la quale si trova più a suo agio – la più comoda, dovesse anche comportare l’inquietudine altrui per l’inconoscibilità propria.

blankface

Grossomodo direi che esistono due categorie di blogger. Partendo dal presupposto che non può coesistere alcun conato di sincerità unitamente alla sfacciataggine d’essere pubblicamente identificabili – tranne forse per certi coraggiosi, o pazzi1 – direi che da un lato si collocano coloro che adoperano un nickname (che spesso assurgono al rango di veri e propri pseudonimi), dall’altro quelli che si presentano con nome e cognome (ciò solitamente avviene anzitutto nell’url; di conseguenza tutto il sito-blog sottoscriverà ciò che sta dopo il www). In realtà tra l’estremo “minore identificabilità” (e dunque maggiore libertà espressiva) e quello “massima reperibilità” (e dunque estrema attenzione alla fama, pena la fame) c’è tutta una gamma di sgradevoli gradazioni. Io credo mi collocassi nella più pericolosa: la via di mezzo.

tavolo4

Non senza qualche difficoltà e qualche remora ho cercato di arginare i danni e tamponare l’effluvio, benché con consapevole (e tanto più colpevole) ritardo. Maggiore socialità corrisponde a minore libertà; ma non è più tempo di sognare l’anarcato. Così preferisco tumulare il mio nome sotto un nomignolo che non sta scritto sul campanello piuttosto che scampanare il mio nome al cielo e poi farmi seppellire dalle terricole – e perciò tanto più terribili – ciance altrui.


Note:
  1. «Noi ci trinceriamo dietro il nostro volto; il pazzo con il suo si tradisce. Egli si offre, si denuncia agli altri. Persa la maschera, rende pubblica la sua angoscia, la impone al primo venuto, propala i suoi enigmi. Tanta indiscrezione irrita. È normale che lo si leghi e lo si isoli» (E.M. Cioran, Sillogismi dell’amarezza, Adelphi, Milano 1993: p. 50).
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30 risposte a Maschere in rete

  1. Per le immagini che impreziosiscono questo invalido post non ringrazierò mai abbastanza l’ottima Sara Lando. Assolutamente da visionare, come balsamo per gli occhi (o collirio per i capelli?), il suo set Masks.

  2. Cateno scrive:

    Tommy, ci penso spesso ma ancora mi sfugge: perché questa preoccupazione a celarti? Io forse sono troppo appariscente e narcisista, ma davvero non comprendo perché temi di mostrarti troppo.

  3. Io sono anche più narcisista e appariscente di te (hai mai notato quant’è truzzo questo blog? e quante immagini mie contiene!), ma comincio a temere le alunne e le madri, le suocere… e le loro figlie. :-D

    Comunque ribadisco: anche tu indossi una maschera. Che non è, per fortuna, quella iperseria del nostro egregio collega tuo alter ego. ;-)

  4. antonio scrive:

    Io temo che Tommy abbia ragione, caro Cateno. A mostrarsi, soprattutto sinceramente, se va bene, si viene rifiutati, a meno che non si sia dei mediocri che però sanno vendere se stessi. Talvolta si vine perfino considerati dei pericolosi criminali se solo si esprimono giudizi onesti e se si concede qualche pillola di saggezza non parliamo neppure delle conseguenze (nella migliore delle ipotesi si viene crocifissi in sala mensa).

  5. La verità, caro Antonio, è che la gente — la massa — cerca per l’appunto mediocri che sappiano vendersi. Possibilmente a buon prezzo (anche se il volgo afferra a malapena la convenienza immediata).

    Comunque temo di star dando eccessiva importanza a questo blog che tuttalpiù soddisferà curiosità pruriginose di adolescenti, tralasciando assolutamente la menzogna dal vivo — la maschera più conveniente da indossare e più difficile da adoperare ad arte.

  6. antonio scrive:

    Diciamola tutta: la maschera è un’invenzione teoretica. Se qualcuno non avesse inventato l’identità nessuno avrebbe messo la maschera per sentirsi vivo. Uccisa l’identità, liberi tutti.

  7. Zanna scrive:

    La mia è una bolla di vetro !
    Afflitta dalle tue stesse paranoie continuo a espormi per celarmi o_o

  8. alex scrive:

    uhm…
    a metà strada. in verità non so cosa dirti.

    però mi chiedo: se qui sei in un modo e “a lezione” in un altro, dove sta il problema?

  9. @antonio: quindi, se quel qualcuno non avesse inventato l’identità, potremmo ancora essere parte del Dio-Tutto? :-P (A proposito, leggerò anche il controverso capolavoro di Jaynes quanto prima. Che pacchia essere già laureati… ;-) )

    @Zanna: eh, ma stando esposti nella bolla di vetro si rischia di soffocare… :-)

    @alex: il problema sta esattamente in questo possibilissimo dialogo:

    ALUNNA – Mamma mamma, guarda cos’ho trovato su internet! Il mio maestro ha un sito fighissimo!
    MADRE – Oh, son contenta.
    ALUNNA – Toh, guarda che foto ha messo! Il papa nudo!
    MADRE (avvicinandosi indispettita) – Come? Uhm, fa’ vedere.
    ALUNNA – E ci sono pure…
    MADRE (mettendo a fuoco l’opera blasfema) – AAAARGH!
    ALUNNA – …le donnine nude

  10. Pensa a quanto con facebook non ci renda conto di avere qualcosa che del Blog prende la visibilità, dimenticandosi quel minimo di spessore che offre. C’è gene che online viene riconosciuta per nome e cognome per le minchiate che scrive o per le foto.

    Per la mediocrità e la fama..beh è vero che le persone mediocri amano essere adulate, e mediocri sono 3/4 dei blogger famosi che conosco. Ma lo sono anche mega manager etc etc..

    Insomma il problema non è internet, ma lo spiacchiamento gratuito di persone che non valgono niente.

  11. alex scrive:

    ok, ma sono “nudi artistici” ;)
    (intendo, se temi un drastico calo delle entrate dal tuo mestiere di sofista a domicilio, vendili come arte: i sofisti fanno così)

  12. @Antonio Patti LdF: non a caso su Facebook, proprio ieri, ho fatto seppuku. :-D

    (Comunque, a ripensarci, tu sei un altro esempio di blogger sulla via di mezzo, in bilico tra uso del nickname e sfrontatezza dell’ostentazione di nome e cognome. Come la vivi questa situazione ambigua?)

    @alex: dunque dovrei finanche dissertare d’arte con le casalinghe ragusane che avranno deciso a priori (ma a posteriori dopo la visione di questo sito) di impedirmi l’educazione delle loro figliuole? La vedo ardua. :-P

  13. antonio scrive:

    Tommy, alla tua domanda rispondo di sì, ma non parliamo di Dio-Tutto, ma solo di Tutto.

  14. Zanna scrive:

    Non lo so guarda, sto iniziando a pensare che la bolla di vetro non sia poi così male; anche se non so ancora in quale categoria di blogger rientri…anzi ho appena realizzato di essere “una-blogger” :)

  15. Presto realizzerai anche di essere pericolosamente una bombarola. ;-)

  16. Zanna scrive:

    Che bello esiste ancora qualcuno in grado di cogliere le mie battute e non darmi della cretina…uhm ora che ci penso forse mi stavi sfottendo!

  17. Zanna scrive:

    Capolavoro indiscusso :)

  18. Beddu Tommy io oltre che essere un blogger in bilico, sono anche un, permettimi il termine a pochi giorni dall’assunzione definitiva, operatore della comunicazione digitale quindi:
    1) ho coscienza di quello che succede ogni volta che si scrive una minchiata in Rete
    2) ho bisogno di essere riconosciuto
    3) ho voglia di creare e mantenere un’identità, un personaggio e un Brand. Per questo sarò sempre Antonio Patti, in Rete Lavorodafilosofo. I contenuti e un po’ di seo fanno la differenza. Non sembra, ma è tutto abbastanza calcolato..sia la parte umanistica che quella tecnica ;-)

  19. Dunque, in base al punto 1, conti fino a tre…centomila prima di scrivere qualcosa? Oppure, in ossequio al punto 3, anche l’apparente nonchalance è frutto di calcolo? :-P

    (In realtà sulla questione del personaggio concorderei tendenzialmente con te. Però arguisco pure che un personaggio incomodo, come delineato dal tuo omonimo al quarto commento di questo post, non sia destinato a grandi opere, ma solo a sofferenze maggiori di quelle che sarebbe lecito attendersi.)

  20. alex scrive:

    bene, dose d’ansia:
    stamattina mi ha scritto il prof con cui lavoro per dirmi di fare l’iscrizione sul sito del miur come ricercatore per boh, non ricordo più cosa. comunque, vado, mi iscrivo e il miur mi da una pagina personale.

    penso: devo riempirla col curriculum. e mi appresto alla noia di scrivere tutto.

    non devo scrivere niente. è già tutto scritto. dall’identificazione tramite dati anagrafici (compreso codice fiscale) al cv et studiorum. tutto. c’è già scritto cosa ho studiato, cosa sto studiando, dove lavoro. tutto.

    ora, anche tu in quanto laureato ci dovresti essere. ma non lo sai, a meno che tu non sia iscritto al sito del miur…

  21. A ben considerarci non è particolarmente inquietante. Abbiamo frequentato un’università pubblica, statale. Ci sarebbe da meravigliarsi se lo Stato non detenesse — e mantenesse scrupolosamente — i nostri dati e ogni traccia dei nostri rapporti con esso.

  22. alex scrive:

    ma non lo sai. è quello che inquieta. non te lo dicono. dovrebbero dirti “la nomino dottore in filosofia e sappia che sarà schedato sul sito del miur”.

    oltretutto come filosofo, soprattutto in questo periodo, sei un pericolo per la società: come zingari, comunisti, debosciati e omosessuali.

  23. Non parlarmene. Mi sta vendendo il timore ad aprir bocca, ma forse è proprio quel che va fatto. Del resto, siamo ormai apertamente al golpe. È lo sfascio.

  24. «Come ve lo immaginavate, voi, un golpe? Coi blindati per le strade, il coprifuoco e gli arresti in massa? Avete visto troppi film» (Malvino).

    Ho voglia di cominciare uno sciopero della fame e della sete (vediamo se imporranno il sondino a un ateo anarchico, nel nome della legge!): e invece stasera la consorte mi annega in una situazione conviviale. Con dei berlusconani. (Ecco: andatele a dire sul suo blog che ha delle amicizie dubbie, o perlomeno più incoscienti di Eluana.)

  25. Maya scrive:

    Avete amicizie berluscoidi????? (prima di leggere l’ultima riga, pensavo si parlasse di parentado)

    Lo dico sempre io, che e’ meglio soli XD

  26. Avete? Parla al singolare, grazie!

    (Glielo dico sempre anch’io che è meglio soli — fosse per me non vedrei mai nessuno –, ma il suo ritorno a Ragusa l’ha fatta immergere in una sfrenata e asfissiante vita sociale perlopiù a contatto con borghesi — dunque berluscoidi — di cui la vostra cittadina è ben fornita. Maya, salvala!)

  27. Maya scrive:

    Io? Salvala tu :D mica posso plagiarla quelle poche volte che ci becchiamo online :D

    Comunque e’ vero, i ragusani sono una gran bella razza… ne parlavamo io e relativa meta’ proprio l’altra sera… con la crisi mangeranno pure pane e cipolla, ma il macchinone e gli abiti firmati guai a chi li tocca!

    Pero’ posso dire che la schiera di berluscoidi si sta sfaldando. Ci e’ capitato di assistere ad una scena spettacolare: via Roma, un gruppetto di vecchietti che si raccontavano l’un l’altro tutti i modi in cui avrebbero voluto picchiare il nano se lo avessero avuto sottomano :D ci hanno illuminato la giornata :D

  28. Ossidia scrive:

    @Tommy Si, certo io coi borghesi, per quanto la mattina esco con mia nonna! Si infatti, io vita sociale, per quanto invito una volta ogni sei mesi le mie amiche di liceo! Ok ammetto che non hanno una chiara coscienza politica, ma mi sono di conforto nei momenti tristi. Non è sempre meglio essere soli.

  29. @Maya: l’apparenza è tutto, per il ragusano. Ma ti dirò, sono abbastanza appariscenti anche i carrelli che vedo alla Coop, così assurdamente pieni, tra le altre cose, di bottiglie di Ferrarelle…

    Quanto al berlusconismo non credo che morirà, né in tempi brevi né con la dipartita del fondatore (che Iddio lo chiami presto a sé, se lo reputa caro!). Lo rivoteranno — e qui mi aggancio a Ossidia che ammette che i suoi amici «non hanno una chiara coscienza politica»: il danno è che gente simile ha diritto al voto, e che ignorando le radici dei mali perpetueranno l’errore e l’inganno.

    @Ossidia: dalla prossima settimana prenderò meticolosamente nota di tutte le tue occasioni di vita sociale. A proposito, è ora di andare a visitare la partoriente, e di aiutare la sposina a scegliere la cucina, e di misurare i progressi di crescita della figlia pasciuta e viziata della zietta, e di offrire la cioccolata pseudo-equosolidale alle amiche al wine-bar (Cicchetto? Prima Classe?), eccetera.

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