Sarebbe davvero ingeneroso non riconoscere almeno alcuni meriti alla permanenza in città. Il problema è che, pur sforzandomi, non riesco a trovarne di confacenti. Sarebbe un pro il non ritrovarsi con la cucina piena di terra in capo a un paio di giorni? O non avere più quell’acre odore di fumo di legna bruciata costantemente addosso sul cappotto? Questione di punti di vista. Personalmente preferivo la Terra. Ma siamo sull’asfalto – ovvero sul Petrolio – e dobbiamo farcene una ragione.
Così mi guardo attorno, e il primo lato positivo della città che riesco a trovare è questo: finalmente i libri stanno fuori dalle buste1 e ben ordinati in vetrina! Certo, questo dipende in parte dalla casa, ma ancor più dalla zona: l’umidità tipica di qualsiasi casa in campagna non è minimamente paragonabile a quella di una qualsiasi residenza cittadina (a meno che il vicino del piano di sopra non abbia tubature che perdano, ma questo è un altro discorso…).

Un altro aspetto grato può essere che se serve qualcosa la si ha a portata di piede. In realtà non ne ho ancora usufruito, sia per la mia economia2 di contenimento dei consumi sia per l’abitudine, radicata in quattro anni di permanenza campestre, di provvedere ad accumulare scorte di viveri quantomeno settimanali (ma sovente anche quindicinali e mensili…). Nel frattempo continuo a venire svegliato ogni mattina dai venditori ambulanti. E il bello è che la Ragusana m’ha sempre detto che di queste cose se ne vedono solo nel catanese! Cazzate: tutta la Sicilia è paese. Certo, alcune zone meno: ma questo è tutto quel che si può dire.
Poi… vediamo. È senz’altro un pro la minore necessità di riscaldamento – cosa che fa il paio con la ridotta umidità. Qui – fuori! – si sta tranquillamente sopra i 15 gradi nelle ore soleggiate; dentro casa suppongo stiamo costantemente attorno ai venti (nel senso di 20°C, non di spifferi d’aria come accadeva alle vigne…). La stufa è inutile e i termosifoni, pur presenti (al bosco mancavano – follia!), staranno ancora spenti per un bel po’, cosa impensabile per qualsiasi padano. Certo, mi manca il camino – specie quest’anno che avevo parecchia legna da ardere. Ma se è per questo mi mancano anche i gatti – a proposito, abbiamo già perso (di vista?) i nostri due nuovi (a)mici di un mese soltanto. Sob.

Dovrebbe essere un pro l’unico effettivo motivo per cui siamo giunti qua: avere maggiori opportunità. Lo so che la cosa fa un po’ ridere (cercare opportunità in Sicilia?3), ma rispetto al nostro dorato isolamento boschivo (per di più col paese più vicino davvero molto chiuso…) qua è un’altra cosa. Ora, la curiosità è lettrice di blog, per cui mi chiederete: cosa stai facendo lì? Per adesso mi guardo intorno. Cerco contatti. Tesso reti. Definitivamente, faccio cose. Del resto non ho un figlio da mantenere né un mutuo da pagare; nessuna rata mi perseguita a fine mese, né il letto/tetto è a pagamento (finora). In poche parole mi basta una pagnotta al dì, o giù di lì. Inoltre non ho nulla da perdere: le “occasioni” altrove sarebbero subordinate ad altri problemi (l’inevitabile affitto anzitutto, e poi quella sensazione di sfruttamento della propria opera che è propria della nostra generazione di laureati…) e penso che per il momento non vale davvero la pena di affannarsi.
Lo so, lo so: ho eluso la domanda. Consideratemi diversamente occupato, ora e sempre. Per il resto sappiate che ho aperto un account su MySpace. Lo so, lo so che fa schifo! E me ne vergogno pure. Ma devo dire che mi sta aiutando a inserirmi nel panorama musicale ragusano. E se è vero che a Ragusa il rock non tira, è anche vero – e questo è un pro – che qua chi suona rock ambisce a produrre pezzi propri. Cosa che nel paesello mancava totalmente, complici anche i tanti pub che facevano suonare cover e solo cover (e quello era un pro catanese: qualche euro lo si accumulava anche così…). Se va bene, poi, ho anche trovato un gruppo. Con buona pace dei Neurogramma, s’intende.

A questo punto mi rendo conto che ogni pro enunciato nasconde almeno un paio di inevitabili contro che potrei facilmente obiettare, provenendo dalla fantastica e formativa esperienza di quarantotto mesi di semi-isolamento. Ad esempio una tipica paranoia da solitario potrebbe essere: e se mi succedesse qualcosa? Ora, a me in quattro anni non è successo assolutamente nulla di grave e urgente: niente assassini né sincopi4. Così lo scontato e presunto pro “se accade qualcosa c’è sempre qualcuno che può accorrere” si tramuta in “c’è sempre qualcuno vicino che rompe le palle in tutte le direzioni spaziotemporali”.
Note:
- Ricorderete che tenevo i libri imbustati ermeticamente per evitare che si torcessero a causa dell’umidità…
- Dal greco: gestione della casa.
- Per di più da queste parti di opportunisti e raccomandati non ne mancano…
- Beh, mezza m’era presa quando stavo perdendo un polpastrello, ma avevo amorevoli curanti attorno…
Guarda che la disposizione per casa editrice tira per un po’ ma in breve mostra le sue inefficienze. Bada…
Perdonami, ma non ho affatto capito cosa intendi dire.
Aspetta… intendevi l’ordine dei libri? Considera che gli Adelphi gialli chiari sono di Nietzsche, quelli gialli scuri Schopenhauer, i Bompiani mezzi azzurri chiari mezzi più scuri sono Aristotele e Platone e i Raffaello Cortina blu scuri Dennett, per dirne alcuni…
Rieccoti! Allora risiedi a Ragusa: ti invidio un po’, se non fossi a PV probabilmente sarei lì. Del resto se avessi accettato quella proposta di lavoro a RG non avrei conosciuto la mia attuale consorte, brutta storia.
Insomma: ti si apre un ventaglio di possibili futuri.
In bocca al lupo!
Sì: mi sono rotto il collo sugli altipiani iblei, patria sua (ahimè). E i futuri che si aprono, più che possibili, sembrano improbabili.
(Meglio comunque del catanese, almeno pare.)
Allora tutto cambia…